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sabato 22 marzo 2008

  Alitalia

NODO ALLA GOLA

 

 

di Andrea Spadoni (*)


Vendere o fallire. Ci siamo trascinati per quindici anni tra cambi di amministratori delegati (otto) tutti liquidati profumatamente, piani industriali (nove) di cui si è realizzata solo la parte relativa al taglio del personale e alla sua precarizzazione. Abbiamo continuato a svolgere quotidianamente il nostro lavoro, a servire i viaggiatori quotidianamente, vituperati da stampa e politici. Uno stillicidio insensato e inspiegabile, oppure no, c’è una spiegazione.

Nessuno ha voluto mettere ordine in quest’azienda, per non assumersi la responsabilità di fare scelte politicamente pericolose, quelle che vanno a salvaguardare la massa di denaro (e di potere) che l’azienda genera, ma che va ad alimentare le tante lobby che si appoggiano storicamente sull’Alitalia. Si è tirato a campare, sono stati bruciati 15 miliardi di euro (pubblici) in 15 anni, si è disintegrato un patrimonio umano e tecnologico tra i primi nel mondo (tali eravamo fino a pochi anni fa), fino ad arrivare a una realtà che solo facce di bronzo come Prodi, Berlusconi, Casini, Bertinotti, Fini e compagnia cantante hanno il coraggio di mistificare e su cui si permettono di dissertare, come se la qualità o la stessa esistenza di un servizio pubblico fosse assimilabile a quella di una squadra di calcio.
Le casse sono vuote, i crediti esauriti, Alitalia perde 1,5 milioni al giorno, i tour operator non comprano più i nostri voli, il personale è ridotto all’osso, le professionalità sempre più esaurite, gli aerei sempre più vecchi e obsoleti, il management incapace o approssimativo.
Il governo, i governi tutti, hanno fatto marcire la situazione, sorretti e sospinti dalle burocrazie e dalle corporazioni sindacali. Quello attuale, moribondo, sembra voler salvare il salvabile, mentre Berlusconi spara le sue solite balle, fomentato dai razzisti della Lega.
Nessuno dice che con 138 milioni, 10 cent. ad azione, l’Air France comprerebbe tutta l’Alitalia, compreso il 2% di azioni Air France (entrato nelle casse dell’azienda dopo uno scambio azionario di qualche anno fa) che vale, oggi, 150 milioni!
Vista dall’alto, la crisi Alitalia sembra giocarsi tra questioni relative alla sua italianità o meno, alla centralità reale o solo politica di Malpensa e del nord, soprattutto all’opprtunità di un suo recupero attraverso però la vendita a privati ("industrialmente seri", come i francesi, o politicamente sponsorizzati, come Toto) in alternativa il commissariamento. Tutto reso più iperbolico e paradossale dall’amplificazione elettorale, ancora una volta caratterizzata dallo slogan: Il mio culo per un voto! (Il Male).
Da qua sotto, al solito, la visione è tutt’altra, molto più prosaica e realistica: ci stiamo preparando all’ennesima (forse ultima, forse no) aggressione al nostro posto di lavoro, al nostro salario, ai nostri diritti. Come non bastassero i morti e i feriti che abbiamo lasciato sul campo del risanamento attraverso tutti i cosiddetti ammortizzatori sociali: cassa integrazione, solidarietà, mobilità, prepensionamento, flessibilità, precarietà, mancati rinnovi contrattuali, blocco degli straordinari e dei corsi di formazione, azioni ai dipendenti…
Oggi, riparte il solito teatrino. I maggiori artefici di questo scempio, ossia le burocrazie sindacali (Cgil Cisl Uil e Ugl) e le corporazioni di piloti (Up e Anpac, espressione di An) e assistenti di volo (Sdl, legata a Rifondazione, Avia e Anpav) tuonano dissenso e minacciano battaglia se il loro settore di riferimento non sarà salvato (a un palmo dal culo mio…). Ben sapendo che, ormai, non rimane più molto da salvare, continuano a condurre una trattativa a perdere solo per salvare la faccia (e i voti), una trattativa sulla quale hanno rinunciato già da un decennio. In pratica, si fanno "pagare" per gestire il tracollo! Immagino che le compagne lavoratrici e i compagni lavoratori resteranno stupiti, ma in Alitalia, con 18 mila lavoratori ci sono più di 500 delegati ufficiali (più numerosissimi distacchi e incarichi e permessi regionali, per congressi…), ossia circa un delegato ogni 36 lavoratori…
A lottare davvero rimane solo la Cub Trasporti che, pur con i suoi limiti strutturali e teorici, continua più che strenuamente a difendere l’unica posizione sindacalmente possibile: mantenimento della compagnia nella proprietà e nel controllo pubblici, azzeramento delle consulenze e delle forniture, rientro di tutti i settori esternalizzati e reintegro dei lavoratori coinvolti, ricostituzione di una azienda unica, azzeramento dei vertici dirigenziali.

L’Air France promette quasi tremila esuberi e condanna altri cinquemila lavoratrici e lavoratori a un futuro incerto, anzi nefasto, in cambio del risanamento. I politici di destra-centro-sinistra fanno campagna elettorale mentre i burocrati e i corporativi del sindacato prendono tempo e, così facendo ci portano verso il fallimento (18 mila posti di lavoro, più l’indotto, più il collasso del sistema logistico del Paese). Le lavoratrici ed i lavoratori, esauriti da 15 anni di vertenze a perdere (regolarmente perse…) si chiedono: padella o brace?

 

 

(*) Dirigente Cub trasporti Alitalia

 
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