Partito di Alternativa Comunista
Logo
Menu principale
Home Page
Politica italiana
Politica internazionale
Sindacato
Notizie locali
Il nostro giornale
teoria e formazione
Appuntamenti
Per ricevere le circolari
Per contattarci
Link
Fotografie
Chi Siamo
GADGETS

CLICCA QUI

PER L'ACQUISTO DI 

  GADGETS e LIBRI DEL

PARTITO DI ALTERNATIVA COMUNISTA

  cd5

 

Archivio Leon Trotsky
 
 
archivio trotsky

Simbolo del Partito di Alternativa Comunista

simbolo_pdac 

  simbolopermodulo

 

Documenti da scaricare


Supplementi speciali
sulla Crisi e sul Partito

 

sindacato e lavoro
 
 
Lega Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale
logo lit-ci
 
Ordine del giorno di Progetto Comunista al Cpn del Prc (gen 2006) PDF Stampa E-mail
lunedì 23 gennaio 2006

Presentiamo in questa sede l'ordine del giorno presentato in occasione del Comitato Politico Nazionale del Prc dalla maggioranza dei membri del Cpn della mozione 3 - Progetto Comunista. Segue la dichiarazione di voto CONTRO la presentazione delle liste elettorali da parte del Cpn di Rifondazione Comunista.

ORDINE DEL GIORNO DI PROGETTO COMUNISTA
Comitato Politico Nazionale del Prc
(Roma, 20-21 gennaio 2006)

La crisi economico-finanziaria viene scaricata sui lavoratori

La crisi economico-finanziaria che investe l'Italia, nel quadro della crisi capitalistica internazionale, in quest'ultima fase ha subito un'evidente accelerazione, investendo, negli ultimi anni, il tessuto delle piccole e medie imprese di tutto il Paese. Dopo la fase delle delocalizzazioni nei Paesi dell'Est Europeo, connessa alla ricerca di forza lavoro a bassissimo costo, abbiamo assistito alle chiusure aziendali di interi comparti produttivi, dal tessile al meccanico: la crisi non risparmia il terziario, commercio e servizi.

In queste settimane è emerso, dopo tangentopoli, "bancopoli", segno evidente della concorrenza spietata tra le diverse fazioni della borghesia nel nostro Paese nelle scalate bancarie e di potere, col coinvolgimento di entrambi gli schieramenti di centrosinistra e centrodestra e di istituzioni borghesi come la Banca d'Italia e la magistratura. Uno scontro intercapitalistico interno ed internazionale, che vede la penetrazione nel capitale finanziario del Paese, e quindi nell'industria, di capitali esteri più solidi e più forti.

L'intreccio Unipol-Bnl e Bpi-Antoveneta rappresentano l'ultimo episodio di una sequenza iniziata con la privatizzazione del sistema bancario e la scalata di Tronchetti Provera in Telecom Italia, operazioni che vedono coinvolti, in un inestricabile intreccio, rendite e profitti, capitalismo delle nobili casate e dei parvenu, banche e imprese cooperative, governo e opposizioni; a ciò segue la bancarotta di Parmalat e Cirio, fino alla vicenda dei bond argentini. Mentre nel breve periodo l'aristocrazia finanziaria (Unicredit, Capitalia) mantiene il controllo su Fiat e Corriere della Sera, "gli olandesi" del Abn Amro assumono il controllo di Antoveneta e "gli spagnoli" del banco di Bilbao iniziano la scalata alla Banca Nazionale del Lavoro: entrambe di conseguenza penetrano nel tessuto industriale del paese. Mario Draghi, già vicepresidente di Goldman Sachs con interessi diretti nell'operazione della Banca di Bilbao sulla Bnl, assume oggi la direzione della Banca d'Italia in sostituzione di Antonio Fazio, estromesso non tanto per la scontata corruzione, ma perchè liquidato dalla finanza internazionale.

Una crisi economico-finanziaria che i capitalisti e i loro governi nazionali e locali scaricano sui lavoratori e le masse popolari, come tra gli altri il caso Telecom Italia dimostra con i gravi effetti negativi su qualità del servizio, tariffe e occupazione. I giornali locali ogni giorno annunciano licenziamenti, mobilità, cassa integrazione che colpiscono migliaia di lavoratori, mentre autorevoli esponenti delle organizzazioni padronali, supportati dagli esponenti del governo e dell'opposizione liberalriformista, chiedono ed ottengono aumento di flessibilità e precarietà, privatizzazione del sistema pensionistico e scippo del Tfr/Tfs, dei servizi pubblici essenziali, della scuola e della sanità pubblica. Conquiste storiche della nostra classe di riferimento, acquisite dopo dure lotte nel corso di decenni, sono messe in discussione. E' di questi giorni l'annuncio di oltre mille licenziamenti da parte della Fiat.

Confindustria vuole il controllo totale sul lavoro salariato, la resistenza dei metalmeccanici

La giunta di Confindustria ha presentato il 22 settembre le sue proposte sui contratti e le relazioni industriali in vista della revisione del patto del 23 luglio '93 e per il nuovo patto concertativo da realizzare insieme a Cisl, Uil e Cgil e al nuovo probabile governo di centrosinistra. Dopo aver individuato le cause delle loro difficoltà economiche nell'alto costo del lavoro propongono l'abbattimento della quota fissa dei salari e una maggiore flessibilità, in entrata e in uscita, congiunta ad un aumento della precarietà attraverso l'utilizzo di tutte quelle tipologie contrattuali precarizzanti in funzione delle loro esigenze di mercato e alla gestione unilaterale e flessibile dell'orario di lavoro. Nel tentativo palese di stringere una camicia di forza attorno alle lotte operaie e popolari propongono "un patto costituzionale" al futuro governo e a Cgil Cisl e Uil che definisca regole e sanzioni. La Confindustria del liberalriformista Montezemolo, dopo aver chiesto ai lavoratori di faticare di più e con meno salario, vuole imporre regole per limitare il diritto di sciopero in tutti i comparti, depotenziare il ruolo delle Rsu nella contrattazione aziendale, impedire la democrazia sindacale attraverso procedure di conciliazione ed arbitrato assistite da sanzioni.

La vertenza dei metalmeccanici ha assunto in questo quadro un carattere generale di difesa di tutta la classe, specialmente dopo al firma, in linea con gli altri accordi nelle diverse categorie, del contratto delle telecomunicazioni che in cambio di appena 97 % di aumento al 5° livello, in un settore dove le imprese macinano profitti, cede in flessibilità. I lavoratori metalmeccanici hanno dimostrato in questi tredici mesi di scioperi e manifestazioni fino ai blocchi stradali e ferroviari degli ultimi giorni di non voler accettare scambi a perdere tra salario e flessibilità, di non indietreggiare e andare fino in fondo nella difesa del salario, dei diritti e delle tutele. L'ipotesi di accordo siglato da Fiom, Fim e Uilm con Federmeccanica giovedì 19 gennaio, da respingere quando sarà sottoposto al referendum dei lavoratori nelle fabbriche, è insufficiente a salvaguardare il potere d'acquisto dei salari: la cifra lorda di 100 %, parametrati secondo i livelli, di fatto si riduce a pochi euro netti se consideriamo l'effetto degli scaglionamenti, lo slittamento di sei mesi della durata contrattuale, il ritardo rispetto alla scadenza del contratto. In cambio di una cifra simbolica si apre in tema di flessibilità: passa l'orario plurisettimanale aggiungendo alla necessità stagionale anche "le ragioni produttive e di mercato" da contrattarsi "in modo non ostativo dalle Rsu; l'apprendistato si estende sia in termini di durata che di lavoratori coinvolti. La costituzione di una commissione paritetica che valuti entro giugno l'applicazione dell'orario plurisettimanale e nel contempo discuta di " competitività, produttività, orario, mercato e condizioni di lavoro" oltre a "contratti a termine e quelli di somministrazione" fa rientrare dalla finestra quanto apparentemente uscito dalla porta: l'applicazione della legge 30 e l'avvio del nuovo modello contrattuale in un quadro di concertazione con il nuovo probabile governo di centrosinistra.

Nel congresso in corso nella Cgil il passaggio della burocrazia sindacale riformista di Lavoro Società nella maggioranza concertativa di Epifani è stato giustamente punito dai lavoratori con la perdita di oltre il 50% dei voti rispetto al precedente congresso, mentre le tesi alternative sulla contrattazione e sulla democrazia sindacale hanno avuto una evidente affermazione: la costruzione di una sinistra sindacale classista in Cgil, aperta al confronto e al coordinamento con i settori classisti del sindacalismo di base, è all'ordine del giorno.

Il programma dell'Unione: coerente con il "lacrime e sangue" annunciato da Prodi

Le primarie truffa, presentate come lo strumento attraverso il quale "spostare a sinistra l'impianto del programma dell'Unione", si sono confermate invece come lo strumento dell'elezione plebiscitaria di Prodi e della sua legittimazione. Una sconfitta a prescindere dai numeri: perché implicava il riconoscimento dei "principi dell'Unione" con tutto quello che ne consegue, sia in politica estera - regole di Maastricht; direttiva Bolkestein; patti militari, Nato inclusa; le guerre dell'Onu; sostegno all'imperialismo italiano inclusa l'occupazione militare dell'Irak - sia in politica interna, con la continuità nelle leggi e nelle manovre finanziarie: contro i lavoratori italiani ed immigrati; la privatizzazione dei servizi essenziali, della scuola, della sanità e della previdenza.

La forza acquisita dopo le primarie dal centro liberale viene espressa nero su bianco nelle duecentosettantaquattro pagine del programma presentato il 10 gennaio ai partiti dell'Unione per le prossime elezioni politiche, bozza non a caso firmata da Andrea Papini, fedelissimo di Prodi. Il lavoro dei quattordici tavoli programmatici votato all'inizio di dicembre da tutti i partiti dell'Unione, dall'Udeur al Prc, ha trovato sintesi nella bozza di programma. Un programma che prevede: un'accelerazione di liberalizzazioni e privatizzazioni; una politica fiscale e finanziaria mirata al rientro del deficit statale; l'introduzione del federalismo fiscale; il prolungamento dell'età pensionabile; continuità in tema di flessibilità e precarietà del lavoro salariato con la conferma degli assi del "pacchetto Treu" e della legge 30; l'abbattimento del costo del lavoro col blocco degli aumenti salariali; espulsioni e rimpatri per gli immigrati; il ritiro delle forze di occupazione in Irak solo se concordato con il governo fantoccio del paese colonizzato. Tutto questo è incompatibile con un partito che si richiama alle ragioni dei lavoratori e delle lavoratrici, delle giovani generazioni di studenti e precari scese in piazza per un altro mondo possibile.

La bozza di programma presentata dai liberali dell'Unione evidenzia la natura borghese del governo di cui Rifondazione Comunista farà parte, nel caso di una probabile vittoria del centrosinistra: governo in cui i ministri della sinistra dello schieramento e i sindacati concertativi avranno esclusivamente una funzione di copertura e stabilizzazione sociale, di avallo della subalternità al liberalismo. Abbiamo chiesto e chiediamo la rottura delle forze di sinistra con i liberali dell'Unione (maggioranza Ds e Margherita), i futuri azionisti del partito democratico, per liberare i lavoratori da questo abbraccio mortale. Le forze della sinistra che intendono difendere gli interessi immediati dei lavoratori, i sindacati - compreso il sindacalismo di base -, i movimenti di lotta popolari, il movimento degli studenti nelle scuole e nelle Università devono unire le proprie forze e lavorare per la costruzione di un polo autonomo di classe, in alternativa a entrambi gli schieramenti di centrodestra e di centrosinistra e alle loro politiche.

Per una risposta operaia e socialista alla crisi capitalista

E' necessaria una svolta profonda nella politica del nostro partito, non possiamo limitarci a suggerire correzioni del programma dell'Unione, non possiamo continuare ad illudere i nostri militanti proponendo, come fanno i dirigenti dell'Ernesto, un'offensiva della sinistra dell'Unione in nome delle "priorità del programma": ma programma di quali forze sociali? per il governo di quale classe? E' necessario rompere con i liberali dell'Unione, con i rappresentanti dei banchieri.

Sono altri gli obiettivi che il Prc si deve porre: il rilancio del movimento per il ritiro immediato e incondizionato delle forze di occupazione dall'Irak e in solidarietà con il popolo oppresso di Palestina; la ricostruzione della sinistra sindacale in Cgil, a partire dal sostegno critico all'esperienza della Rete 28 aprile; la convergenza contro la concertazione di tutto il sindacalismo di classe, confederale e di base, attorno ad una piattaforma che unifichi tutto il lavoro salariato, tutti comparti e categorie, disoccupati e precari, italiani e immigrati. La lotta dei metalmeccanici di questi mesi e giorni, la manifestazione nazionale degli immigrati all'inizio di dicembre a Roma, l'occupazione dell'Università di Milano e altre città, le lotte popolari in Piemonte contro la Tav e a Bologna contro Cofferati, le grandi manifestazioni per la difesa dei diritti delle donne rivelano una enorme volontà e potenzialità di lotta e resistenza che dobbiamo saper unificare e rilanciare contro il padronato e il governo Berlusconi oggi, contro l'eventuale governo Prodi domani (altro che proporre come fa l'area Erre- un "sostegno condizionato", intermittente, al prossimo governo dei banchieri).

Di fronte agli effetti della crisi capitalistica e al tentativo del padronato e dei loro governi di scaricarne gli effetti sui lavoratori e le masse popolari è necessario elaborare una risposta operaia e socialista alla crisi capitalistica. Un programma che includa obiettivi immediati e transitori a partire dal rilancio delle lotte per un forte aumento salariale uguale per tutti; l'assunzione dei giovani lavoratori precari; l'apertura sotto controllo operaio dei libri contabili delle aziende; la nazionalizzazione, senza indennizzo e sotto controllo operaio delle fabbriche che licenziano e chiudono; la nazionalizzazione, sotto controllo operaio e senza indennizzo, delle banche investite da bancopoli. E' necessario cioè avanzare e propagandare un programma per la costruzione nelle lotte di una alternativa e quindi di un governo- dei lavoratori. Ma per fare questo bisogna sconfiggere il tentativo di arruolare Rifondazione nel futuro governo dei banchieri, rimuovendo così una sponda politica di opposizione per i movimenti e le lotte dei lavoratori, facilitando un processo di "pace sociale" che, in una società divisa in classi, significa una guerra combattuta solo dalla classe dominante.

Liste elettorali: Progetto Comunista non è disponibile a sostenere Prodi

Per quanto riguarda le liste elettorali, constatiamo che per la prima volta si apre la rappresentanza parlamentare anche alle minoranze, cosa in sé corretta: ma fatta in termini irrisori rispetto alla reale consistenza nel partito delle quattro minoranze (41%). Non solo: significativamente, per quanto riguarda Progetto Comunista, la scelta viene fatta direttamente dalla Segreteria nazionale. Questa modalità pare indirizzata a cooptare insieme all'ex portavoce dell'area (Ferrando) anche l'area stessa, tentando di eliminare l'unica voce di opposizione coerente alla linea governista.

La candidatura al senato di Marco Ferrando non è stata discussa in nessuna riunione, locale o nazionale, dell'area. Ed essa registra nei fatti la contrarietà della maggioranza (10 su 17) dei membri del Cpn eletti al recente VI Congresso del Prc per Progetto Comunista in rappresentanza di oltre 3000 voti; la contrarietà dei coordinatori della mozione congressuale in 15 regioni; la contrarietà della quasi totalità del gruppo dirigente dei GC aderenti al documento; la contrarietà del direttore del giornale dell'area e della rivista dell'area; una larga e diffusa contrarietà fra i militanti, manifestatasi in queste ore con decine di e-mail e fax.

A questi fatti evidenti non si può rispondere (come invece hanno fatto Ferrando e Grisolia) con una specie di "raccolta di firme" in qualche città e regione: firme di compagni a cui non è stato detto del dibattito in corso e dei motivi alla base della contrarietà della gran parte del gruppo dirigente democraticamente scelto in un percorso congressuale. Firme (comunque non rappresentative di 3000 sostenitori del documento) di compagni cui non è stato detto che il presupposto della candidatura di Ferrando al senato è la richiesta preventiva di un impegno a votare la fiducia al governo Prodi. Atto quest'ultimo, come è evidente, in contrasto con le fondamenta stesse della mozione congressuale di Progetto Comunista.

La maggioranza della rappresentanza in Cpn di Progetto Comunista non ha concordato tale scelta e ribadisce la propria inflessibile opposizione alla deriva governista del partito, chiamando tutti i militanti del Prc a salvaguardare il progetto di fondo della rifondazione comunista: l'opposizione di classe per l'alternativa rivoluzionaria dei lavoratori.

Francesco Ricci

(Esecutivo nazionale)

Alberto Airoldi

Luca Belà

Patrizia Cammarata

Nicola di Iasio

Pia Gigli

Ruggero Mantovani

Antonino Marceca

Michele Rizzi

Fabiana Stefanoni

Valerio Torre

(Cpn)


Segue la:

DICHIARAZIONE DI VOTO CONTRARIO ALLA PROPOSTA DI LISTE ELETTORALI

Esprimiamo la nostra contrarietà alla proposta di liste elettorali avanzata dalla Segreteria nazionale per i seguenti motivi:

1) per la prima volta si apre la rappresentanza parlamentare anche alle minoranze. Ciò è in sé positivo: ma questo avviene in termini irrisori rispetto alla reale consistenza nel partito delle minoranze stesse;

2) ogni area congressuale ha assunto le proprie scelte con un dibattito nel quadro dirigente e tra i membri del Cpn. Solo per la Terza mozione (Progetto Comunista) la scelta è stata presa direttamente dalla Segreteria nazionale in accordo con l'ex portavoce (Ferrando), senza il consenso dei rappresentanti dell'area nell'organismo deputato alla scelta, il Cpn.

La candidatura al senato di Marco Ferrando non è stata discussa in nessuna riunione, locale o nazionale, dell'area. Ed essa registra nei fatti la contrarietà della maggioranza (10 su 17) dei membri del Cpn eletti al recente VI Congresso del Prc per Progetto Comunista in rappresentanza di oltre 3000 voti; la contrarietà dei coordinatori della mozione congressuale in 15 regioni; la contrarietà della quasi totalità del gruppo dirigente dei GC aderenti al documento; la contrarietà del direttore del giornale dell'area e della rivista dell'area; una larga e diffusa contrarietà fra i militanti, manifestatasi in queste ore con decine di e-mail e fax.

A questi fatti evidenti non si può rispondere (come invece hanno fatto Ferrando e Grisolia) con una specie di "raccolta di firme" in qualche città e regione: firme di compagni a cui non è stato detto del dibattito in corso e dei motivi alla base della contrarietà della gran parte del gruppo dirigente democraticamente scelto in un percorso congressuale. Soprattutto nel richiedere queste firme (comunque non rappresentative di 3000 sostenitori del documento) non è stato detto che il presupposto della candidatura di Ferrando al senato è la richiesta preventiva di un impegno a votare la fiducia al governo Prodi. Atto quest'ultimo, come è evidente, in contrasto con le fondamenta stesse della mozione congressuale di Progetto Comunista.

La maggioranza della rappresentanza in Cpn di Progetto Comunista ribadisce dunque la propria inflessibile opposizione alla deriva governista del Prc, chiamando tutti i militanti del partito a salvaguardare il progetto di fondo della rifondazione comunista: l'opposizione di classe per l'alternativa rivoluzionaria dei lavoratori.

Francesco Ricci

(Esecutivo nazionale)

Alberto Airoldi

Luca Belà

Patrizia Cammarata

Nicola di Iasio

Pia Gigli

Ruggero Mantovani

Antonino Marceca

Michele Rizzi

Fabiana Stefanoni

Valerio Torre

(Cpn)

 
Articoli correlati
Sottoscrizione

 Sostieni Alternativa Comunista

donando (in modo sicuro)

anche pochi euro

per aiutarci a costruire l'organizzazione

che serve per un'alternativa di società

paypall


 

Ultimi articoli
NEWS Progetto Comunista n33
  progetto  com 33
MODENA 28 GENNAIO

ORE15.00

presso

l'ISTITUTO STORICO

DELLA RESISTENZA

 

via CIRO MENOTTI  

incontro-dibattito

  modena28gennaio

CREMONA 21 GENNAIO

  
  
  
TROTSKY IN LIBRERIA

 PROGRAMMA DI TRANSIZIONE

Grazie a una coedizione Massari Editore

e Progetto comunista 

programma di transizione

CONGRESSO PDAC 2010

clicca qui per leggere

 

foto congresso primo piano

 

Abbonati subito a Progetto Comunista

 
abbonamento progetto 1


Sito realizzato con Joomla CMS realizzato sotto licenza GNU/GPL. Amministrazione. Sito in versione Alfa.