Ripartiamo dalle lotte!
Intervista
a Fabiana Stefanoni
candidata
alla presidenza
per Alternativa Comunista
a cura della redazione web
Incontriamo la compagna Fabiana Stefanoni, candidata
presidente del PdAC alle prossime elezioni politiche, per una prima
chiacchierata sullo scenario politico.
Fabiana, il Partito di Alternativa
Comunista cercherà di presentarsi alle prossime elezioni politiche. Perché
questa scelta per un partito rivoluzionario?
Il
nostro è un partito impegnato nelle lotte, è lì che sta il baricentro di chi
vuole rovesciare con la rivoluzione questa società corrotta; non crediamo che
la soluzione per i lavoratori possa venire dalle urne: tuttavia, da leninisti,
pensiamo che il momento elettorale possa costituire un'ottima tribuna di propaganda
del programma dei rivoluzionari, perché in queste settimane ci sarà
un'attenzione concentrata di milioni di lavoratori e giovani sui temi politici
e anche i comunisti potranno godere di qualche spazio di visibilità in più che non
in fasi ordinarie. La campagna elettorale, la raccolta di firme davanti ai
luoghi di lavoro, nelle piazze, sono una grande occasione per stringere nuovi
contatti, diffondere i nostri volantini e il nostro giornale, farci conoscere.
La
neonata Sinistra Arcobaleno, nonostante l'ipocrisia del nome, ha tradito coi
fatti gli interessi dei lavoratori, dei giovani precari, delle donne, degli
immigrati, votando, in due anni di governo, a favore della guerra e di
politiche di esclusione razziale, lasciando invariate e, anzi, peggiorando le
condizioni di vita e di lavoro dei precari e delle donne. Oggi, con la
decisione di abbandonare la falce e martello, vogliono sancire, anche sul
terreno simbolico, il definitivo abbandono di una prospettiva comunista, che
per noi, invece, resta l'unica prospettiva credibile per far fronte alla
tragica realtà del capitalismo, che emerge oggi in tutta la sua recrudescenza:
nuove guerre, interi popoli oppressi e ridotti alla fame, immiserimento
crescente di fette sempre più ampie della popolazione, disoccupazione, scempio
ambientale e distruzione delle risorse, diffusione del lavoro precario e
sottopagato, politiche razziste o di esclusione nei confronti degli immigrati,
discriminazioni sessuali. Questo è il capitalismo e non può essere che questo:
non c'è modo (lo abbiamo visto decine di volte negli ultimi due secoli) per
governarlo in modo "diverso", per "riformarlo". Per questo
va abbattutto e per abbatterlo bisogna creare le condizioni necessarie nelle
lotte, guadagnando la maggioranza dei lavoratori politicamente attivi, dei
giovani, degli immigrati, a un programma rivoluzionario.
Il
nostro Partito è nato agli inizi del 2007, grazie allo sforzo generoso di tanti
compagni, provenienti da Rifondazione comunista e delusi dalle politiche
governiste, ma anche tanti attivisti del sindacalismo di base, dei movimenti e
della sinistra Cgil: i nostri militanti sono soprattutto giovani precari e
studenti, operai, donne e immigrati. Viviamo quotidianamente sulla nostra pelle
l'ingiustizia del capitalismo e faremo di tutto per evitare, persino sul piano elettorale,
che scompaia la possibilità di dire No a questo sistema, per riappropriarci
della politica vera (che è fatta di militanza e impegno, non di carriere
burocratiche), per propagandare l'esigenza di un governo dei lavoratori per i
lavoratori, unico in grado di abolire la proprietà privata dei mezzi di
produzione e dunque il lavoro salariato e lo sfruttamento bestiale di milioni
di uomini e di donne da parte di un pugno di famiglie di miliardari. Noi
diciamo: non è fallita "la sinistra", ma piuttosto è fallita la
sinistra governista, quella che si è illusa (o meglio: ha illuso) che fosse
possibile avviare "svolte riformatrici" alleandosi con la borghesia. La
falce e il martello, con cui ci presenteremo alle elezioni, ha questo
significato per noi.
La legge elettorale impone ai partiti
privi di gruppo parlamentare una difficilissima raccolta di firme (migliaia in ogni circoscrizione in pochissime settimane)
per poter presentare le liste.
Ne
siamo consapevoli. E, anche per superare gli ostacoli formali imposti dalle
leggi borghesi, la nostra proposta iniziale, nelle scorse settimane, è stata
quella di tentare un confronto con le altre organizzazioni a sinistra della
"cosa rossa" in vista di un possibile blocco elettorale di forze
distinte, una lista unitaria avente come discrimine non solo la conservazione
della falce e martello ma anche e soprattutto ciò che essa per noi rappresenta:
cioè l'autonomia di classe del movimento operaio dalla borghesia e dai suoi
governi. Dunque una lista che proclamasse da subito (senza incertezze, senza
ipotesi di sostegni alternati o "critici" ai governi) l'indisponibilità
a sostenere, in qualsiasi forma, un eventuale governo di centrosinistra,
nazionale o locale. Quest'ultimo punto per noi è imprescindibile: l'esperienza
recente del governo Prodi ha dimostrato che il Partito Democratico e i suoi
satelliti sono gli interlocutori privilegiati di Confindustria. Il padronato
italiano non ha mai ottenuto tanto quanto in questi due anni di governo di
centrosinistra, a partire dai famigerati accordi di luglio, con cui si è
avviata addirittura la messa in discussione del contratto collettivo di lavoro,
con il beneplacito delle burocrazie di Cgil, Cisl e Uil.
La
nostra proposta di blocco elettorale non voleva nascondere le profonde differenze
tra noi e le altre organizzazioni che sono nate a sinistra di Rifondazione,
Sinistra critica e Pcl in primis:
differenze anche su questioni fondamentali, che non intendiamo fingere di
ignorare. Noi siamo contrari alla costruzione di partiti leggeri, di semplici
iscritti; così come non siamo interessati alla costruzione di "reti
anticapitalistiche", ecc. Tuttavia, visto che nessuno, al di là dei
desideri, è autosufficiente sul terreno elettorale, e vista l'esiguità delle
forze in campo, ci pareva che quantomeno una discussione in tal senso potesse
rispondere alle esigenze di tanti lavoratori che si sentono smarriti, che
capiscono che la rimozione dei simboli non è un fatto puramente grafico ma la
conclusione di un processo e che cercano un'alternativa reale. Invece, abbiamo
dovuto constatare la risposta negativa sia di Sinistra Critica che del Pcl, i
quali, con atteggiamento settario, hanno invitato tutti gli altri a presentarsi
sotto le loro bandiere (il Pcl proclamando da subito che si sarebbe presentato
da solo; Sinistra Critica avanzando una strana proposta "unitaria"
che avrebbe dovuto condurre -così hanno dichiarato in varie interviste- a
costituire una lista denominata "Sinistra Critica"). Come Partito di
Alternativa Comunista abbiamo a quel punto deciso di presentare la lista del
Partito in ogni circoscrizione dove siamo presenti, consapevoli della
difficoltà di questa impresa ma sapendo che non abbiamo nulla da perdere
nell'avvio di una campagna di propaganda di massa.
Sei l'unica candidata alla presidenza donna
a sinistra.
Come
sai, la formula "candidato presidente" è quella prevista dalla legge
elettorale. Ne abbiamo approfittato per sintetizzare, per così dire, con la
candidatura di una donna, un aspetto essenziale della nostra battaglia di comunisti.
Tanto più in questo momento, considerati i rinnovati pesantissimi attacchi del
Vaticano, delle gerarchie cattoliche e di esponenti politici di entrambi gli
schieramenti dell'alternanza borghese ai diritti delle donne. I recenti vergognosi
fatti di Napoli, con l'irruzione della polizia al policlinico per sospetto
"feticidio", sono stati solo la manifestazione più eclatante di un fenomeno
molto preoccupante. Non dimentichiamoci che la proposta del Foglio di una "moratoria" per
l'aborto ha trovato il plauso entusiasta non solo del Vaticano e del
centrodestra, ma anche di tanti esponenti di spicco del cosiddetto Partito
democratico, Binetti in testa. La legge 194 è messa in discussione non solo
dalle crociate degli esponenti cattolici oltranzisti, ma anche nella realtà
quotidiana di noi donne. L'obiezione di coscienza di molti medici, incoraggiata
dalle amministrazioni locali, rende impossibile di fatto abortire in molti
ospedali (in Veneto più dell'80% dei ginecologi sono obiettori, addirittura il
100% dei ginecologi delle cliniche private convenzionate, purtroppo sempre più
diffuse); il Movimento per la
Vita colonizza, col blenepacito dei dirigenti, molti reparti
di ginecologia in tutte le regioni d'Italia, così come associazioni
antiabortiste di vario tipo partecipano alla gestione dei consultori (questo
sia nelle regioni di centrodestra che in quelle di centrosinistra); in
Lombardia Formigoni non solo ha approvato la sepoltura dei feti, ma ora impone
l'abbassamento da 22 a
21 settimane del limite utile per praticare l'aborto terapeutico, consentito
nel caso in cui il feto presenti malformazioni o sia a rischio la salute della
donna. Ma, del resto, della salute della donna evidentemente poco importa, come
dimostra il fatto che in due anni di governo Prodi il centrosinistra, tanto
solerte nel riconoscere legittimità alle ignobili rimostranze degli
antiabortisti, non ha nemmeno tentato di abolire la Legge 40, approvata nel
2004. Questa legge limita la fecondazione eterologa alle coppie eterosessuali e
solo dopo accertamento di sterilità o infertilità; inoltre, per difendere i
presunti diritti di una parte infinitesimale di materia visibile solo al
microscopio, l'embrione, obbliga la donna all'impianto di tutti gli embrioni
(con gravissimi rischi per la sua salute). Per lo Stato italiano l'embrione va
tutelato come persona, mentre, evidentemente, le donne sono delle non persone
sui cui corpi ci si può permettere ogni scempio. Ma il centrosinistra al
governo (che ha compreso e comprende -anche se ora fingono di dimenticarsene-
non solo i partiti borghesi ma anche quelli socialdemocratici, come il Prc) ha
anche altre colpe: la ministra Turco non solo non ha abolito la legge 40, ma spesso e
volentieri ha assecondato le rimostranze del Vaticano, addirittura frenando
sull'utilizzo della pillola abortiva RU486. Così, la cosiddetta sinistra
radicale di governo - l'Arcobaleno per intenderci - ha avuto la grave
responsabilità di aver avallato una situazione inaccettabile: gli equilibri di
governo e le esigenze di alleanza con la Confindustria e il Pd di Bindi e
Binetti hanno fatto sì che nessuno abbia mosso un dito, fuori e dentro il
parlamento, in difesa delle donne. Ma le donne stanno di nuovo facendo sentire
la loro voce nelle piazze, come dimostrano le manifestazioni di questi ultimi giorni.
Non è casuale nemmeno la scelta di
candidare alla presidenza una lavoratrice precaria.
Ovviamente.
La realtà del lavoro precario è ormai una piaga che riguarda la stragrande
maggioranza dei giovani, ma anche dei meno giovani. La legge 30 non solo non è
stata minimamente messa in discussione dal governo Prodi, ma anzi è stata
riconfermata con gli accordi di luglio ed è applicata su scala sempre più
larga. Assumere lavoratori precari conviene al padronato, non solo per il
risparmio di costi, ma anche perché un lavoratore precario è più ricattabile:
protestare o svolgere attività sindacale significa mettere a rischio il rinnovo
del contratto. Lo ha dimostrato tragicamente la vicenda della Thyssenkrupp, con
lavoratori costretti a ritmi pesantissimi e a svolgere ore e ore di lavoro
straordinario, rischiando la vita per non mettere a rischio il posto di lavoro.
Mentre gli operai continuano tragicamente a morire sui luoghi di lavoro (a
centinaia), Damiano propone la detassazione delle ore di straordinario e
Veltroni, in campagna elettorale, promette di combattere la precarietà
regalando soldi... alle imprese. E' con questa gente che, a sentire l'ex
ministro della Solidarietà del Prc, Paolo Ferrero, si sarebbe costruita una
"svolta a sinistra". E dopo tutto questo, il Prc ha anche il coraggio
di organizzare un "convegno operaio" a Torino, di fronte alla
Thyssen!
E tu che lavoro fai?
Io
sono un'insegnante precaria, e lo resterò a lungo. Nella scuola, il precariato
è ormai strutturale. In molte classi di concorso l'età media dell'assunzione in
ruolo, cioè a tempo indeterminato, è più vicina ai 50 anni che ai 40. Gli
insegnanti precari, infatti, costano meno allo Stato, perché per quasi tre mesi
all'anno non sono pagati. Ogni anno per decenni si ripete per noi il calvario
delle convocazioni di fine agosto, dove ci è dato sapere se e dove dovremo
prendere servizio dopo pochi giorni. Il cattolicissimo ministro Fioroni, in
ossequio al Vaticano, ha infatti aumentato i finanziamenti pubblici alle scuole
private cattoliche: non solo la scorsa Finanziaria ha regalato 100 milioni di
euro alle private, ma per la prima volta i finanziamenti sono stati estesi
anche alle scuole superiori. Tutto questo mentre gli istituti pubblici sono
fatiscenti, non ci sono i fondi per fare i corsi di recupero e, soprattutto,
vengono tagliati gli organici. Il ministro ha infatti previsto il taglio di ben
40 mila posti, tra docenti e personale tecnico amministrativo, di cui i primi
11 mila sono già operativi. Ad essere penalizzati saranno soprattutto i
precari, che vedranno ulteriormente diminuire i posti a disposizione per le
supplenze, ma anche per gli insegnanti in ruolo si prevedono trasferimenti e
disagi. I tagli sono stati effettuati con l'aumento del numero di alunni per
classe, che nelle scuole superiori potrà arrivare fino a 33 alunni per classe!
Il ministro lancia ipocrite campagne contro il bullismo, come se non fossero
proprio condizioni di studio e lavoro inagibili a fomentare fenomeni di questo
tipo. Anche qui, occorre ricordare che le forze dell'attuale Sinistra
Arcobaleno (Prc, Pdci, Verdi, Sd) hanno votato sempre a favore delle proposte
di Fioroni, compresi i tagli previsti dalla Finanziaria. Occorre, invece,
rilanciare una mobilitazione in difesa della scuola pubblica, con un fronte
unico di lotta tra lavoratori della scuola e studenti.
Parlaci del comitato "Via le
truppe", di cui sei coordinatrice nazionale.
Il
comitato "Via le truppe" è nato all'indomani dell'invio di
contingenti militari in Libano: si colloca nell'ambito di una campagna europea
per il ritiro delle truppe da tutti gli scenari di guerra. Abbiamo lanciato una
petizione che, anche in Italia, ha avuto come primi firmatari esponenti del
mondo dell'arte, della cultura e anche dello spettacolo (come musicisti dei
Modena City Ramblers) ma, soprattutto, molte realtà di lotta e di movimento, da
comitati di operai a comitati in difesa dell'ambiente. In diverse città
d'Italia, sono nati comitati "Via le truppe", che si sono impegnati
nella raccolta firme, hanno fatto controinformazione, hanno costruito momenti
di protesta aderendo a iniziative sia locali che nazionali. Purtroppo, anche
sul terreno del No alla guerra, la partecipazione della cosiddetta
"Sinistra radicale" al governo ha frenato notevolmente la
mobilitazione. Constatiamo ora l'ipocrisia della stessa sinistra che annuncia a
gran voce, per ragioni di calcolo elettorale, il voto contrario alla missione
in Afghanistan. Ma non dimentichiamo che, fino a ieri, i deputati dell'attuale
Sinistra Arcobaleno hanno sempre votato a favore della guerra: missioni in
Libano e Afghanistan, aumento delle spese militari in Finanziaria, allargamento
della base Usa a Vicenza. Per noi è la dimostrazione che non si può governare con
la borghesia "buona" (che sarebbe rappresentata, a sentir loro, dai
Marchionne, dai De Benedetti, dai banchieri come Profumo...) e al contempo proclamarsi
"pacifisti": il capitalismo (in tutte le sue varianti di governo) vuole
la guerra in nome del profitto, per opporsi alla guerra occorre lottare contro
il capitalismo; per porre fine realmente a tutte le guerre occorre rovesciare
il capitalismo, i suoi governi, le sue istituzioni corrotte, costruire un
percorso che porti al dominio dei lavoratori. Anche sul versante della lotta
alla guerra, bisogna ora più che mai rilanciare una grande mobilitazione: se la Sinistra Arcobaleno
fosse realmente intenzionata a fare un bilancio di questa ennesima esperienza
governista disastrosa, dovrebbe rompere con i liberali guerrafondai del Pd,
dirsi indisponibile a nuove alleanze di governo con loro, rilanciare
l'opposizione di massa alle politiche borghesi.
E invece non è così...
Per
niente. La Sinistra Arcobaleno
ha cercato fino all'ultimo un'alleanza programmatica col Pd, dovendo cedere
solo dopo un rifiuto di Veltroni, che spera evidentemente di recuperare
consenso nell'elettorato di centro. Ma si annuncia una nuova stagione di
accordi nel caso di vittoria del centrosinistra e, soprattutto, si rilanciano
le alleanze a livello locale, basta pensare alle amministrative a Roma (dove ci
sarà un tandem sindaco-vicesindaco composto da Pd e Prc). Insomma, nulla
cambia: la Sinistra arcobaleno
nasce per fare da stampella ai liberali del Pd e garantire una copertura a
sinistra di politiche antioperaie, liberiste e razziste. Non cesseremo di
ricordare anche che tutti i partiti dell'Arcobaleno hanno votato a favore del
Pacchetto sicurezza. E' un provvedimento scandaloso, che serve per dare la
caccia a rom, rumeni e altri cittadini comunitari sgraditi all'italiano purosangue.
Il "pacchetto sicurezza" è stato varato, nella sua prima versione
(poi aggravata), all'indomani della violenta aggressione di una donna. Atto
gravissimo, certo; ma che solo un governo ignobile poteva utilizzare a pretesto
per lanciare una feroce campagna anti-immigrati. Un'indagine dell'Istat,
relegata in un invisibile trafiletto del Corriere
della sera dell'11 dicembre 2007, dimostra che 9 stupratori su 10 sono
italiani nativi, senza contare le violenze in famiglia. Mentre la vera "insicurezza"
si sconta nei luoghi di lavoro, nella difficoltà di gran parte delle famiglie
ad arrivare a fine mese, nella precarietà della vita di tutti i giorni, il
governo Prodi, col voto a favore di Rifondazione, Pdci, Verdi, Sd, ha aperto la
caccia allo straniero. Evidentemente, l'arcobaleno che hanno in mente è
colorato di guerra e discriminazione.
Una falce e martello con un quattro...
Non
solo difenderemo la falce e martello, ma per la prima volta nella storia
d'Italia cercheremo di fare in modo che sulle schede elettorali compaia anche
il simbolo della lotta anti-stalinista del bolscevismo, cioè il quattro, che
sta ad indicare il richiamo alla Quarta Internazionale fondata da Trotsky. Per
noi la costruzione del Partito in Italia va di pari passo con la costruzione
internazionale, non esiste l'una senza l'altra. Siamo infatti, orgogliosamente,
sezione italiana della Lit (Lega Internazionale dei Lavoratori), di cui fa
parte, tra l'altro, anche il Pstu brasiliano, principale partito di opposizione
di sinistra al governo Lula.
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