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Dopo il seminario internazionale della Lit PDF Stampa E-mail
giovedì 07 giugno 2007

Dopo il seminario internazionale della Lit

Un passo in avanti nella ricostruzione della IV Internazionale

 

Ruggero Mantovani

 

Un seminario di formazione teorica, internazionale e giovane

 

"Senza teoria rivoluzionaria non vi può essere movimento rivoluzionario", così scriveva Lenin nel Che fare?, riferendosi anzitutto alla necessità della formazione teorica e politica dei militanti e dei quadri impegnati sul terreno della costruzione del partito rivoluzionario e della lotta di classe.
Un momento significativo in questa direzione è stato il seminario della Lit (Lega Internazionale dei lavoratori-Quarta Internazionale) organizzato dal PdAC, sezione italiana della Lit, che si è tenuto ad Otranto dal 25 al 30 luglio del 2007. Un seminario caratterizzato non solo dalle lezioni tenute dai relatori, dal ricco dibattito e dagli approfondimenti storici e teorici degli oltre 120 militanti (di cui una cospicua parte è arrivata da Spagna, Portogallo, Francia, Belgio, e da Russia, Turchia, Marocco, Nuova Caledonia), ma anche da momenti di allegria e festa, agevolati dal magnifico contesto ambientale offerto dal territorio di Otranto.
Un seminario di formazione teorica, internazionale e giovane che ha confermato l'esistenza di una nuova generazione di rivoluzionari. Un seminario che ci indica la necessità di accrescere e potenziare una scuola di educazione politica il cui portato essenziale non può essere il riflesso di un esercizio di acculturazione libresca sui temi del marxismo rivoluzionario, ma la formazione di quadri e di militanti che si pongono sul terreno della costruzione del partito mondiale della classe operaia.

 

"Ripartire dall'ottobre per sconvolgere ancora il mondo!"

 

La prima relazione dal titolo "Dalla rivoluzione di febbraio all'ottobre 1917: tutto il potere ai Soviet", tenuta dal compagno Antonino Marceca, partendo da una minuziosa ricostruzione dei principali avvenimenti storici della vicenda Russa (dalla formazione del movimento operaio all'evoluzione della borghesia liberale, alla rivoluzione del 1905), ha dettagliatamente approfondito la rivoluzione Russa del 1917. Il relatore ha messo in evidenza come la rivoluzione di febbraio, malgrado egemonizzata dalla classe operaia, abbia visto la borghesia impossessarsi del potere politico grazie alla politica di collaborazione di classe espressa dal menscevismo e all'inefficacia del partito bolscevico, all'epoca minoritario e confuso. Solo con le Tesi di Aprile di Lenin, il partito bolscevico ricondurrà la sua politica alla conquista della maggioranza dei lavoratori espressi nei soviet, imprimendo nella storia universale dell'umanità un avvenimento mai accaduto precedentemente: tutto il potere alla classe operaia e ai contadini.
La seconda relazione dal titolo "Dalle Tesi di aprile allo scioglimento dell'assemblea costituente. Il programma transitorio del bolscevismo", tenuta dalla compagna Fabiana Stefanoni, ha mostrato come la concezione del programma transitorio, lungi dall'essere una pura enunciazione di desideri, ha rappresentato un metodo e una guida per l'azione nell'esperienza pratica del movimento operaio, assolvendo un ruolo fondamentale in alcune esperienze storiche del movimento comunista internazionale. La relatrice ha in particolare affrontato il contenuto transitorio espresso con le Tesi di Aprile da Lenin nel 1917, con cui il rivoluzionario russo ha indicato alla classe operaia e contadina la necessità di rompere ogni collaborazione di classe con la borghesia e al contempo, nel vivo della rivoluzione, ha dimostrato alle masse che la soluzione delle conquiste parziali (pace, lavoro e pane) sarebbe stata possibile solo con la presa del potere da parte dei soviet e con lo scioglimento dell'assemblea costituente.
La terza relazione dal titolo "La formazione del partito bolscevico e l'influenza della rivoluzione russa sul movimento operaio italiano e sulla formazione del Pcd'I", tenuta dal compagno Ruggero Mantovani, ha ricostruito i principali avvenimenti storici che concorsero alla formazione del partito bolscevico fino alla rivoluzione del 1917, descrivendo come la politica rivoluzionaria espressa dal bolscevismo, ebbe una specifica influenza sul movimento operaio italiano e sulla nascita del Pcd'I: dalle inadeguatezze del massimalismo socialista al fallimento del biennio rosso; dagli errori della prima direzione del Pcd'I, al III congresso celebrato a Livorno nel 1926. Il relatore ha sottolineato in particolare l'atteggiamento contraddittorio di A. Gramsci, il quale nel momento in cui vinceva la battaglia contro l'infantilismo bordighista e riorientava il partito al bolscevismo, espresso nei primi quattro congressi dall'Internazionale comunista da Lenin e Trotsky, sul terreno internazionale maturò un atteggiamento conformista rispetto alla bolscevizzazione e alla campagna antitrotskista, con cui lo stalinismo cominciò a seppellire la politica bolscevica.
La quarta relazione dal titolo " Il partito leninista: la differenza tra la Comune di Parigi e la Comune di Pietrogrado", trattata dal compagno Francesco Ricci attraverso una minuziosa ricostruzione storica dei principali avvenimenti, ha mostrato come la borghesia, dopo la rivoluzione francese, avesse perso progressivamente la sua carica rivoluzionaria. Il relatore, offrendo un'originale ricostruzione della Comune di Parigi, ha evidenziato come il suo fallimento fosse da addebitarsi essenzialmente alla mancanza di un partito rivoluzionario: quel partito, il partito bolscevico, che, viceversa, rappresentò il grimaldello della classe operaia russa nell'ottobre del 1917, senza il quale, come disse Trotsky, la rivoluzione non avrebbe vinto.
La quarta relazione dal titolo "Dal movimento di Zimmerwald alla formazione della Terza Internazionale", trattata dal compagno Valerio Torre, partendo da una dettagliata ricostruzione della II Internazionale e dal quadro storico e sociale del contesto internazionale dei primi anni venti, ha analizzato il movimento pacifista che si espresse, come reazione al tradimento del grosso della socialdemocrazia europea, alle conferenze di Zimmerwald e di Kienthal e come questo movimento rappresentò la nascita, seppur "di fatto", della III Internazionale, che vide i natali formalmente nel 1919.
La sesta relazione dal titolo "I dieci giorni che sconvolsero il mondo. Le ripercussioni della rivoluzione russa sul movimento operaio internazionale. L'attualità del programma bolscevico come unica risposta delle odierne illusioni di Chavez", trattata dai compagni Daniel Martins della sezione portoghese (Ruptura-Fer) e Joao Calvao della sezione spagnola (Prt-Ir), partendo da una approfondita analisi dell'economia capitalistica mondiale, ha affrontato nello specifico il contesto socio-economico del Venezuela. I relatori hanno evidenziato come proprio le contraddizioni di un paese semidipendente, in rapporto all'imperialismo, mostrano l'inadeguatezza, oltre che l'inganno, del chavismo: un mix di populismo e nazionalismo piccolo borghese, particolarmente egemone sulle burocrazie del movimento operaio che di fatto impedisce lo sviluppo delle contraddizioni capitalistiche del Venezuela nella prospettiva della costruzione di un governo operaio. La relazione ha mostrato, inoltre, come anche agli inizi del terzo millennio si riproponga la necessità della costruzione del partito mondiale del proletariato che prospetti come unica soluzione la presa del potere della classe operaia.
La settima lezione dal titolo "L'attualità della rivoluzione bolscevica e la battaglia della Lit per la ricostruzione della Quarta Internazionale" trattata dal compagno Josè Pau partendo da una analisi dettagliata della storia della IV Internazionale, ha approfondito, in particolare, i temi della crisi maturata al suo interno nei primi anni '50: la regressione politica imposta dal centrismo pablista e l'inadeguatezza dell'opposizione di sinistra che di fatto, al di là di alcuni tentativi di organizzazione frazionista, contribuì a disperdere le innumerevoli avanguardie sparse per il mondo. Nell'ambito di quella crisi storica il relatore ha valorizzato la posizione di Moreno e della tendenza internazionale a cui diede vita, che negli anni successivi tentò, malgrado alcuni errori di valutazione e di posizione, di ricostruire la IV Internazionale delle origini, di cui la storia della Lit oggi rappresenta la continuità politica e programmatica.

 
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