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Otranto come Vicenza?
Le spese militari cui
il governo Prodi non sa dir di no...
Michele Rizzi
Un anno fa la Marina
Militare italiana presentò, per conoscenza e senza la
richiesta di autorizzazioni, un progetto che prevede l'ampliamento della base
militare di Punta Palascìa ad Otranto, sulla scogliera della parte più ad est
dello stivale italiano.
Si tratta di un sito che fa parte del Parco Naturale di
Otranto-Leuca e sarà presto incluso nel costituendo Parco marino. È, dal punto
di vista naturalistico, una delle più belle zone dell'otrantino.
Il progetto della Marina militare, secondo la quale non
occorrerebbe neanche un'autorizzazione in quanto il territorio è parte del
demanio militare (nonostante Cassazione e Consiglio di stato dicano il
contrario), prevede nuovi alloggi, due torri di cemento, un parcheggio e la
ristrutturazione di una palazzina.
Il comitato "Giù
le mani da Punta Palascia!"
Di fronte all'arroganza della Marina, decisa comunque ad
andare avanti nell'ampliamento della base, si è costituito a fine agosto un
comitato di lotta "giù le mani da Punta Palascia!" che ha visto convergere in un
vasto fronte di lotta organizzazioni ambientaliste, sindacali e politiche, tra cui
il Coordinamento salentino contro la guerra, il circolo Arci Zei ed il Forum
donne native e migranti, cui ha sin da subito aderito il Partito di Alternativa
comunista.
Il 18 agosto si è tenuta la prima manifestazione di protesta
a Punta Palascia in cui hanno sfilato i militanti del comitato davanti alla
base militare per chiedere il blocco di ogni inizio dei lavori. A quanto pare la Marina militare (checché ne
dica il sottosegretario rifondarolo Laura Marchetti, presente alla
manifestazione), attraverso il raddoppio della base e in accordo con il Governo
nazionale, vuole potenziare un meccanismo di maggiore controllo delle coste
pugliesi, in funzione anti immigrati.
Non è stato, dopotutto, proprio il Governo Prodi ad aver
aumentato le spese militari ed aver dato il via libera per il raddoppio della
base militare di Vicenza? Tutto questo bisognerebbe spiegarlo in fretta alla
Marchetti che, nonostante sia un'esponente del governo, continua a raccontare
alla stampa di essere contraria alla politica militarista del governo Prodi,
mentre i suoi colleghi parlamentari rifondaroli, non potendo opporsi al governo
che appoggiano, si limitano ad interrogazioni parlamentari.
Un autunno di
lotta contro la base
Nel frattempo il fronte di lotta contro l'ampliamento della
base di Punta Palascia si amplia, con l'adesione di altre organizzazioni e di
semplici cittadini fortemente determinati ad impedire l'ennesima azione
devastatrice dell'ambiente che l'esercito imperialista italiano, questa volta
sul suolo nazionale, si accinge a perpetrare.
A quasi un mese dalla prima manifestazione (che aveva già
portato in piazza 3000 persone) il 15 settembre si è tenuta una seconda
mobilitazione che ha visto aumentare la partecipazione popolare e l'opposizione
al progetto, con l'appoggio anche di artisti e semplici salentini che non
vogliono, come i vicentini, un arsenale sotto casa.
Per la riuscita della lotta e di fronte all'estendersi delle
adesioni e delle mobilitazioni è importante che siano isolate all'interno del
Comitato quelle posizioni (opportuniste e con un evidente ed immediato
tornaconto per chi le propone) che puntano a mediare con le autorità
istituzionali che a loro volta mediano, al ribasso, con le autorità militari.
Sono sicuramente importanti le sentenze sia del Consiglio di
Stato che della Cassazione che affermano che "le opere destinate alla difesa
militare sono soggette alle leggi a tutela del paesaggio e la loro costruzione
in zona vincolata necessita, pertanto, della preventiva comparazione con
l'interesse alla cui tutela è posto il vincolo paesaggistico", però è
importante non fare grosso affidamento su di esse, poiché ogni legge rispecchia
la natura di classe dello stato che le emana.
È quindi fondamentale che il Comitato prosegua la sua lotta,
cominciando con l'isolare i dirigenti della sinistra governista, radicali a
parole, che fanno parte di un governo imperialista e guerrafondaio, affinché la
mobilitazione popolare (e solo essa può esserne capace) porti al ritiro del
progetto di raddoppio della base, alla sconfitta dei vertici della Marina militare,
alla sconfitta del Governo Prodi e dei suoi lacchè.
Michele Rizzi
Salvatore Cossa
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