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Otranto come Vicenza? PDF Stampa E-mail
giovedì 07 giugno 2007

Otranto come Vicenza?

Le spese militari cui il governo Prodi non sa dir di no...

 

Michele Rizzi

 

Un anno fa la Marina Militare italiana presentò, per conoscenza e senza la richiesta di autorizzazioni, un progetto che prevede l'ampliamento della base militare di Punta Palascìa ad Otranto, sulla scogliera della parte più ad est dello stivale italiano.
Si tratta di un sito che fa parte del Parco Naturale di Otranto-Leuca e sarà presto incluso nel costituendo Parco marino. È, dal punto di vista naturalistico, una delle più belle zone dell'otrantino.
Il progetto della Marina militare, secondo la quale non occorrerebbe neanche un'autorizzazione in quanto il territorio è parte del demanio militare (nonostante Cassazione e Consiglio di stato dicano il contrario), prevede nuovi alloggi, due torri di cemento, un parcheggio e la ristrutturazione di una palazzina.

 

Il comitato "Giù le mani da Punta Palascia!"

 

Di fronte all'arroganza della Marina, decisa comunque ad andare avanti nell'ampliamento della base, si è costituito a fine agosto un comitato di lotta "giù le mani da Punta Palascia!" che ha visto convergere in un vasto fronte di lotta organizzazioni ambientaliste, sindacali e politiche, tra cui il Coordinamento salentino contro la guerra, il circolo Arci Zei ed il Forum donne native e migranti, cui ha sin da subito aderito il Partito di Alternativa comunista.
Il 18 agosto si è tenuta la prima manifestazione di protesta a Punta Palascia in cui hanno sfilato i militanti del comitato davanti alla base militare per chiedere il blocco di ogni inizio dei lavori. A quanto pare la Marina militare (checché ne dica il sottosegretario rifondarolo Laura Marchetti, presente alla manifestazione), attraverso il raddoppio della base e in accordo con il Governo nazionale, vuole potenziare un meccanismo di maggiore controllo delle coste pugliesi, in funzione anti immigrati.
Non è stato, dopotutto, proprio il Governo Prodi ad aver aumentato le spese militari ed aver dato il via libera per il raddoppio della base militare di Vicenza? Tutto questo bisognerebbe spiegarlo in fretta alla Marchetti che, nonostante sia un'esponente del governo, continua a raccontare alla stampa di essere contraria alla politica militarista del governo Prodi, mentre i suoi colleghi parlamentari rifondaroli, non potendo opporsi al governo che appoggiano, si limitano ad interrogazioni parlamentari.

 

Un autunno di lotta contro la base

 

Nel frattempo il fronte di lotta contro l'ampliamento della base di Punta Palascia si amplia, con l'adesione di altre organizzazioni e di semplici cittadini fortemente determinati ad impedire l'ennesima azione devastatrice dell'ambiente che l'esercito imperialista italiano, questa volta sul suolo nazionale, si accinge a perpetrare.
A quasi un mese dalla prima manifestazione (che aveva già portato in piazza 3000 persone) il 15 settembre si è tenuta una seconda mobilitazione che ha visto aumentare la partecipazione popolare e l'opposizione al progetto, con l'appoggio anche di artisti e semplici salentini che non vogliono, come i vicentini, un arsenale sotto casa.
Per la riuscita della lotta e di fronte all'estendersi delle adesioni e delle mobilitazioni è importante che siano isolate all'interno del Comitato quelle posizioni (opportuniste e con un evidente ed immediato tornaconto per chi le propone) che puntano a mediare con le autorità istituzionali che a loro volta mediano, al ribasso, con le autorità militari.
Sono sicuramente importanti le sentenze sia del Consiglio di Stato che della Cassazione che affermano che "le opere destinate alla difesa militare sono soggette alle leggi a tutela del paesaggio e la loro costruzione in zona vincolata necessita, pertanto, della preventiva comparazione con l'interesse alla cui tutela è posto il vincolo paesaggistico", però è importante non fare grosso affidamento su di esse, poiché ogni legge rispecchia la natura di classe dello stato che le emana.
È quindi fondamentale che il Comitato prosegua la sua lotta, cominciando con l'isolare i dirigenti della sinistra governista, radicali a parole, che fanno parte di un governo imperialista e guerrafondaio, affinché la mobilitazione popolare (e solo essa può esserne capace) porti al ritiro del progetto di raddoppio della base, alla sconfitta dei vertici della Marina militare, alla sconfitta del Governo Prodi e dei suoi lacchè.

 

Michele Rizzi

Salvatore Cossa

 
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