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Dove sarebbe la novità ? PDF Stampa E-mail
giovedì 07 giugno 2007

A proposito del Partito democratico...

Dove sarebbe la novità?

 

Francesco Fioravanti

 

 

Domenica 14 ottobre si svolgeranno le primarie del Partito Democratico. Quest'appuntamento rappresenta l'atto finale di un processo che vede coinvolti i due principali partiti della coalizione governativa (Ds e Margherita), uniti dalla volontà di rispondere ad un'esigenza concreta nata dal contesto politico italiano: quella di portare in dote alla borghesia un partito in grado di rappresentare organicamente i suoi interessi, andando così a colmare quel vuoto lasciato negli anni '90 dalla scomparsa della Democrazia Cristiana, per lungo tempo garante e gestore delle sorti del capitalismo italiano.

 

Il nuovo compromesso storico nel partito unico

 

La nascita del Pd è stata caratterizzata da forti polemiche, sia interne che tra gli stessi protagonisti del progetto. La formazione del nuovo soggetto non poteva avvenire senza che prima si fossero delimitati al suo interno i rapporti di forza necessari a garantire l’equilibrio futuro del partito per evitare che si partorisse una creatura nata già morta. Per molto tempo abbiamo assistito, attraverso le informazioni che hanno fornito i mass-media  ad un dibattito incentrato su questioni che, se analizzate superficialmente, sarebbero anche potute apparire di secondaria importanza, ma che in realtà celavano ben altro: la collocazione internazionale del partito, la necessità di caratterizzarlo o meno come partito laico, i suoi rapporti con altri soggetti politici, nascondevano bisogni ed esigenze di blocchi di apparato interessati a rafforzare i legami con diversi settori del mondo industriale e finanziario, naturali referenti di quelli che sono stati definiti gli azionisti del Pd. Il coinvolgimento dei "cittadini", l'allargamento alla "società civile", la costruzione dal basso del nuovo partito, in realtà hanno rappresentato solamente belle parole utilizzate per nascondere quello che realmente si andava a delineare: una fusione fra burocrazie partitiche che intendono sposare compiutamente la causa del grande capitale, impegnandosi a portarne avanti le politiche e a difenderne le esigenze. Il partito nuovo che i dirigenti Ds e Margherita millantano di voler costruire in realtà non ha nulla di tale: nuove non sono le facce, nuovo non sarà il programma.

 

La farsa delle primarie e dei programmi alternativi

 

Con le primarie di ottobre assisteremo quindi all'ultima recita dei democratici in salsa italiana. A confrontarsi, oltre a personaggi sconosciuti in cerca di un briciolo di notorietà, saranno tre dei principali dirigenti del centro-sinistra: Walter Veltroni, Rosy Bindi ed Enrico Letta. Come appare del tutto evidente i tre non partono assolutamente alla pari: i piani alti di Margherita e Ds hanno investito pesantemente sul sindaco di Roma, presentandolo di volta in volta come l'uomo nuovo del centro-sinistra italiano, l'unico in grado di contrastare il ritorno di Berlusconi, il leader abile a catturare consensi trasversali e a proporsi come "luminosa guida" per il futuro. Molti sono stati anche gli elogi spesi dai principali organi di stampa della borghesia italiana - a testimonianza della condivisione complessiva del progetto politico - ed interessante è stato in questo senso il dibattito che si è svolto sulle pagine di Repubblica e Corriere della Sera. I principali giornalisti dei due quotidiani, nei loro articoli di fondo, hanno sottolineato la bravura e le capacità dimostrate in questi anni alla guida della capitale da parte del leader in pectore del Pd e si sono spesso soffermati sulla sua storia personale, dipingendolo come distante dalla figura di grigio burocrate di partito; ma allo stesso tempo hanno voluto chiedere a Veltroni un impegno preciso: quello di prendere una posizione chiara sul dibattito che attraversa la coalizione governativa, cercando di imprimere in questo modo una svolta riformatrice all'azione di governo. La risposta di Veltroni a queste richieste è stata esemplare: le sue prime parole da candidato alla guida del Pd sono state spese a favore del taglio delle tasse, in difesa della flessibilità (precarietà e  difesa della legge Biagi) e a sostegno della linea che invoca maggiore sicurezza nelle città italiane. Ci verrebbe da chiedere: in che cosa Veltroni si differenzia dagli altri e dove sta la radicale novità? Forse nel fatto che Veltroni ha scritto un libro sul suo viaggio in Africa e gli altri no?

In questo quadro è abbastanza imbarazzante parlare della campagna per la conquista della leadership svolta dai tre concorrenti. Di fatto non esistono differenze programmatiche, nemmeno minime, ed è naturale che la contesa abbia assunto talvolta i tratti della farsa.

 

Una trappola per i lavoratori

 

Ciò che deve interessare ai lavoratori italiani, e di conseguenza anche al PdAC , è il fatto che la nascita del Pd sgombera il campo da qualsiasi equivoco: il suo programma coincide sia con quello della borghesia che con quello della coalizione; per gli altri partiti dell' Unione i margini di manovra sono praticamente inesistenti. Ecco perchè è del tutto fuorviante affermare - come fanno i leader della sinistra riformista - che col Pd bisogna dialogare e confrontarsi perchè questo è il naturale interlocutore per una prospettiva di governo. Esso è il naturale interlocutore di chi è interessato a gestire questo sistema per salvaguardare i propri privilegi -come nel caso dei dirigenti del Prc, del Pdci, ecc.- non di chi mira a rappresentare genuinamente gli interessi degli sfruttati.

 

 

 
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