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La
"matematica creativa"
Ovvero, come non
si costruisce un partito rivoluzionario
Valerio Torre
Nello scorso numero di questo giornale
abbiamo pubblicato un estratto di uno scritto di Nahuel Moreno, il fondatore
della Lit-Ci, su come si costruisce un partito marxista rivoluzionario. In
questo articolo, invece, ci soffermeremo sull'ipotesi opposta: come, cioè, non
si costruisce quel partito.
Intendiamo riferirci al Pcl di Ferrando,
ma precisiamo da subito che lo scopo che ci prefiggiamo non è quello di addentrarci
in una polemica che non ci interessa, bensì di fornire, a beneficio di quei compagni
che ancora ci chiedono di rifare l'unità con i ferrandiani per poter avere un
soggetto politico più grande e più forte, talune informazioni che li aiuti a
comprendere l'erroneità di quest'ingenua convinzione.
Un po' di storia
È bene ricordare che
nel
gennaio 2006, in
occasione della sua II Conferenza nazionale, la vecchia Amr Progetto comunista
(allora interna al Prc) si scisse esattamente a metà e noi (la maggioranza del
Direttivo nazionale, la quasi totalità dei giovani, i quadri operai) demmo vita
a Progetto Comunista-Rifondare l'Opposizione dei Lavoratori (Pc-Rol),
successivamente divenuto l'attuale PdAC: ciò in dissenso con le idee con cui
Ferrando e Grisolia intendevano portare avanti la costruzione di un partito.
Idee che erano alla base di una concezione di tipo federalistico dell'organizzazione,
con una base lassa, senza la condivisione dei principi fondanti del marxismo
rivoluzionario, eppure - non sembri questo un paradosso - stretta acriticamente
intorno ad un guru intoccabile e per questo ipercentralizzata. Sul nostro sito
sono reperibili articoli per approfondire il tema di quella rottura.
Infine, dopo il tentativo - fallito - di
recuperare la candidatura al Senato (che Bertinotti gli aveva dapprima concesso
contro il parere della maggioranza della dirigenza della vecchia Amr Progetto
Comunista e poi ritirato), Ferrando decise di costituire il movimento per il
Partito comunista dei lavoratori sulla base di "quattro criteri" buoni per
formare un rassémblement
senza una vera linea politica: quattro criteri che hanno consentito l'ingresso
nel mPcl di ogni tipo di corrente, compresi gruppi di maostalinisti.
La dissoluzione del Pcl
Dopo qualche mese speso a magnificare le
migliaia e migliaia di inesistenti iscritti (compreso qualche nome famoso, come
Lucio Manisco, che ha sdegnatamente smentito) - a beneficio di una stampa che è
stata interessata a Ferrando finché la notizia della revoca della candidatura
poteva ancora suscitare un qualche interesse, dopodiché l'ha giornalisticamente
"scaricato" - il Nostro alfine ha convocato nella più totale
clandestinità un'assemblea nazionale per delegati del mPcl.
Non se ne sarebbe saputo nulla - e
diciamo pure che le sorti del movimento operaio non ne avrebbero comunque
risentito - se in rete non fossero circolati dei documenti che davano conto
dello svolgimento di quell'assemblea: all'esito della quale 1/3 degli iscritti
è di fatto stato espulso per aver sostenuto emendamenti al documento nazionale
in discussione e condiviso posizioni critiche rispetto a quelle del "guru". E,
nelle ultime settimane, altre sezioni del mPcl hanno abbandonato
l'organizzazione in dissenso con quelle espulsioni.
Lungi da noi l'idea di difendere le
posizioni di questi ultimi: sono le posizioni contro cui noi abbiamo combattuto
quando eravamo nell'Amr Progetto comunista. Ed allora proprio la frazione di Ferrando
condusse contro di noi un'aspra battaglia per difendere questi compagni
tacciandoci di settarismo.
Ma è significativo notare che oggi, a
distanza di un anno e mezzo, tutti quelli che esprimevano le idee che noi
ritenevamo incompatibili con la costruzione di un partito comunista realmente
rivoluzionario, ed in difesa dei quali Ferrando si scagliò contro di noi, lo hanno
abbandonato[1].
Il Pcl, dunque, che ancora deve nascere,
è, soprattutto per le modalità con le quali il suo gruppo dirigente intende
costruirlo, già sulla strada della dissoluzione.
La "matematica creativa"
Della concezione federalista del Pcl[2]
si hanno, oltre che nelle vicende che hanno portato all'espulsione cui facevamo
cenno, parecchi altri riscontri. Basti pensare che le linee programmatiche
della sezione di Brindisi comprendono ... il bilancio partecipativo[3];
mentre il programma elettorale che il Pcl ha elaborato per le elezioni
amministrative a Rapallo prevede il coordinamento fra le forze di polizia con
ronde notturne per il controllo della sicurezza nei quartieri[4]
e, come unica forma di municipalizzazione, quella ... delle pompe funebri!
E, a proposito di elezioni. Il partito di
Ferrando si è presentato alle recenti amministrative in una decina di
situazioni con programmi come quello testé richiamato e proclamandosi sulla
stampa come "terzo polo" elettorale.
Non intendiamo commentarne il risultato,
ma non possiamo fare a meno di evidenziare che il Pcl fa sul proprio sito
un'analisi del voto utilizzando criteri che potremmo definire di "matematica
creativa". Già: perché sommare le percentuali ottenute in elezioni provinciali,
comunali superiori ed inferiori a 15.000 abitanti (come se il voto di Genova
potesse essere raffrontato con quello di ... Canicattini Bagni[5]!),
farne la media e poi sostenere che il Pcl ha quasi l'1% dei consensi su base
nazionale - aggiungendo peraltro, come ha fatto Ferrando sul proprio sito, che
si tratta di una percentuale "simile a quella che fu di Dp nel 1990" - significa far torto
non tanto alla storia della sinistra politica in Italia, quanto ai canoni
basilari dell'aritmetica. Comprendiamo che "storcere il bastone" dei dati
elettorali può servire a distogliere lo sguardo dal risultato di Rieti[6],
ma ...
Costruire un partito
autenticamente rivoluzionario
Crediamo di aver fornito a quei compagni,
che ancora ingenuamente pensano ad una possibile ricomposizione con i
ferrandiani, elementi sufficienti per lo scopo che ci eravamo prefissi.
Il PdAC ha iniziato, senza fruire di
palcoscenici mediatici e senza autorappresentarsi come il terzo polo
costituito, ma nella consapevolezza dei propri limiti e della pochezza delle
proprie forze, la difficile eppur necessaria opera di costruzione del partito
rivoluzionario della classe operaia in Italia. I compagni impegnati in
quest'avventura vi stanno dedicando tutte le proprie energie nella
consapevolezza di non essere soli, poiché parte - come sezione italiana - della
più grande tendenza internazionale, la
Lit-Ci, che intende costruire il partito mondiale della
rivoluzione. Ed anche il modesto, ma significativo, risultato conseguito alle
recenti amministrative[7] ci
conforta nel difficile cammino che ci sta davanti, poiché le centinaia di nuovi
contatti stretti durante la campagna elettorale si trasformano in nuove
adesioni al partito e lo rafforzano.
[1] Da Veruggio con tutto il gruppo dei
sindacalisti genovesi, che ha preferito restare nel Prc ad occupare posti negli
organismi dirigenti, al gruppo veneto de Il
Pane e le Rose, a quello laziale di Monti, a quelli umbro ed avellinese,
fino, da ultimo, alla consistente sezione di Cosenza
[2] Intesa nel senso per cui alla periferia
è lasciata, in barba al principio del centralismo democratico, ampia libertà di
movimento a condizione che non si mettano in discussione i capi; e ciò poi
determina l'ipercentralismo cui accenniamo nel testo.
[3] Che costituisce, com'è noto ai più, un
notevole inganno per le masse.
[4] Se non andiamo errati, la Lega Nord propone
qualcosa di simile!
[5] Canicattini Bagni è il comune nel quale
il Pcl ha conseguito il risultato più elevato, sbandierato con grande evidenza
sul sito.
[6] Dove al candidato sindaco sono andati 18
voti, mentre alla lista la bellezza di 5!
[7] Un risultato che, a differenza di altri,
non abbiamo sbandierato con clamore, convinti - come siamo - che non è sul
terreno elettorale della democrazia borghese (che, secondo Lenin, del
palcoscenico della lotta di classe costituisce solo un angolino) che si
costruisce una forza rivoluzionaria.
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