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CORREO INTERNACIONAL
Pubblicazione
della Lit-Ci - Nuova serie. Numero 130
Palestina
Cosa significano gli
scontri fra Hamas ed Al Fatah?
La situazione
nei territori palestinesi si è acuita con lo scontro fra le due organizzazioni
di maggior peso. Hamas ha preso il controllo della Striscia di Gaza ed ha
espulso le forze di Al Fatah, mentre il Presidente dell'Amministrazione
Nazionale Palestinese (Anp), Mahmud Abbas, massimo dirigente di Al Fatah, ha
fatto un colpo di Stato di fatto, espellendo Hamas dal governo.
Organizzazioni della sinistra palestinese hanno definito questi scontri come
"una tragedia", facendo appello alla cessazione delle ostilità ed all'unità di
entrambe le organizzazioni nella lotta contro Israele. La stessa posizione è
stata sostenuta da diverse correnti di sinistra in altri Paesi.
È indubitabile che questi scontri debilitino la lotta di liberazione del popolo
palestinese. Da questo punto di vista, si tratta, effettivamente, di "una
tragedia" perché significano un trionfo di Israele e dell'imperialismo.
Tuttavia, ciò
non può impedire una più profonda analisi da parte nostra su cosa rappresenti
oggi ciascuna delle forze in conflitto e così constatiamo che una delle due
organizzazioni (Al Fatah) non difende più gli interessi del popolo palestinese
poiché la sua direzione si è trasformata in un agente diretto di Israele e
dell'imperialismo. Questa caratterizzazione è centrale per definire la
posizione che debbono assumere i rivoluzionari di fronte al conflitto.
La liberazione della Palestina: una lotta storica
Dobbiamo
inquadrare gli attuali scontri, per quanto brevemente, in una prospettiva
storica. La risoluzione dell'Onu che creò lo Stato di Israele, nel 1948,
legalizzò l'usurpazione realizzata dal sionismo di oltre la metà del territorio
palestinese storico (55%). Dopo la sua creazione, Israele, per il tramite delle
organizzazioni armate sioniste invase parte del territorio concesso ai
palestinesi e si appropriò di un ulteriore 20%, espellendo più di 800 mila
palestinesi (un terzo della popolazione), dando luogo al dramma dei rifugiati.
Così venne creata un'enclave imperialista che avrebbe agito come gendarme
contro la nascente ondata rivoluzionaria antimperialista araba, al centro di
una regione strategica per le sue riserve petrolifere. Perciò, dalla creazione
di Israele, il popolo palestinese, e in generale le masse arabe, hanno la
necessità di lottare per la liberazione della propria terra espellendo
l'occupante sionista.
Gli accordi di Oslo (1993)
La fondazione di
Al Fatah, da parte di Yasser Arafat, nel decennio del 1960 rispondeva a questa
necessità, espressa dalla sua parola d'ordine "Per una Palestina laica,
democratica e non razzista" e dalla sua politica di lotta per la
distruzione di Israele. Ciò gli permise di trasformarsi nella direzione delle
masse palestinesi.
Ma nel decennio del 1980, Arafat ed Al Fatah abbandonarono il loro programma,
passarono ad accettare la creazione di "due Stati" (israeliano e palestinese) e
iniziarono a incentrare la loro politica sulla negoziazione con l'imperialismo.
Ciò si concretizzò nella loro capitolazione negli "Accordi di Oslo" (1993). In
cambio dell'ipotetica esistenza futura di questo piccolo Stato palestinese,
accettarono la creazione dell'Amministrazione nazionale Palestinese (Anp), una
sovrastruttura coloniale con un'autonomia molto limitata, simile ai bantustan
del Sudafrica all'epoca dell'apartheid.
L'Anp
A partire dalla
creazione dell'Anp nei territori di Gaza e Cisgiordania, Arafat e la direzione
di Al Fatah assumono il potere di questa ridotta amministrazione e svolgono un
nuovo ruolo: "gerenti autoctoni" di una struttura coloniale. Il sionismo
utilizza questa capitolazione per estendere le sue colonie in Cisgiordania e
Gaza, controllare l'acqua e costruire passaggi "solo per ebrei" in questi
territori. La vita degli abitanti palestinesi diventò un vero inferno.
Al tempo stesso, in un panorama di corruzione totale, i quadri di Al Fatah
usavano a proprio vantaggio le finanze dell'Anp. Frattanto, le masse
palestinesi soffrivano ogni tipo di privazione. La perdita di prestigio di Al Fatah
nella popolazione palestinese andò aggravandosi.
Abbas, l'uomo dell'imperialismo in Palestina
Dopo la morte di
Arafat (oggi denunciata come un assassinio), l'elezione di Mahmud Abbas come
suo successore ha accentuato questa dinamica. Israele ha cominciato a costruire
il "muro della vergogna", separando i territori e approfittandone per sottrarre
ancor più territorio palestinese. L'imperialismo chiaramente scommette
sull'appoggio ad Abbas come suo agente in Palestina. La direzione di Al Fatah
ha portato a tal punto la sua collaborazione con Israele e l'imperialismo che
A. Korei (primo ministro per un periodo) è proprietario di un'impresa che
vendeva grandi quantità di cemento alo stato sionista per la costruzione del
"muro della vergogna".
Il trionfo elettorale di Hamas mette in crisi i
piani di Oslo
L'imperialismo e
Israele cercavano di "legalizzare" la situazione coloniale dell'Anp attraverso
elezioni palestinesi. È in questo quadro che si verifica la vittoria di Hamas
alle elezioni parlamentari dell'Anp, nel 2006.
Come dicemmo nel
Correo Internacional 118, questo risultato è stata una vittoria delle
masse palestinesi contro i piani di Oslo. Benché Hamas sia una direzione
borghese e fondamentalista religiosa, il fatto di mantenere nel suo programma
l'appello alla distruzione di Israele, ha fatto sì che le masse palestinesi
l'abbiano votata per respingere il tradimento di Al Fatah.
L'imperialismo
ed Israele hanno disconosciuto apertamente il risultato elettorale e hanno
cominciato a fare pressioni per ottenere che il nuovo governo dell'Anp, diretto
da Hamas, riconoscesse Israele e accettasse la continuità degli accordi di
Oslo. Per questo, hanno ridotto gli approvvigionamenti nella striscia di Gaza, hanno
bloccato gli aiuti finanziari degli Usa e dell'Unione Europea (imprescindibili
per il funzionamento dell'Anp) fino a sottrarre le entrate fiscali che sono
riscosse da Israele per conto dei territori palestinesi. L'obiettivo era
"portare alla fame" il popolo palestinese e il governo che era stato eletto.
La provocazione di Abbas
Abbas, che
mantiene l'incarico di presidente dell'Anp, ha lavorato "dall'interno" per
obbligare Hamas ad accettare la resa, seguendo lo stesso percorso fatto prima
da Al Fatah. Abbas non è semplicemente una direzione borghese che capitola: si
è trasformato in un agente diretto di Israele e degli Usa nei territori
palestinesi, un collaborazionista simile a ciò che fu il "governo di Vichy"
nella Francia occupata da Hitler, o come quello di Karzai, nell'odierno
Afghanistan.
Il settore della
sicurezza del suo governo riceve ora la consulenza della Cia! Il suo uomo
chiave in questo settore, Mohamed Dahlan, ha costruito un "esercito
particolare" della presidenza, con armi fornite direttamente dagli Usa e
Israele ha permesso che gli venissero fornite queste armi. Dahlan ha anche
creato a Gaza un dispositivo per realizzare azioni criminali, reprimere la
popolazione e fare costanti provocazioni contro il governo diretto da Hamas.
Ciò ha generato una rivolta che ha portato agli scontri delle scorse settimane.
Un golpe bonapartista
Da che hanno
vinto le elezioni, i dirigenti di Hamas hanno proposto di formare un "governo
di unità nazionale" con Al Fatah. Anche dopo che è stato evidente che Abbas
stava preparando un golpe contro il governo, d'accordo con Israele, Hamas ha
continuato con quest'appello e facendo negoziati per il tramite di Egitto ed Arabia
Saudita.
Fintantoché si è
formato un governo con vari ministri indicati da Abbas. Però neanche questa
coalizione è stata accettata dagli Usa, dall'Unione Europea (allineata
chiaramente con la posizione di Bush) e da Israele. I quali avrebbero
boicottato ogni governo con la presenza di Hamas se quest'organizzazione non
avesse riconosciuto esplicitamente l'esistenza di Israele. Attraverso il console
generale degli Usa a Gerusalemme, Jacob Walles, e di un emissario speciale dei
servizi segreti, Keith Dayton, si è preparata la scelta di armare gli uomini di
Abbas per liquidare Hamas.
Le masse hanno spinto Hamas ad andare più lontano di
quanto volesse
È stata la
preparazione di questo autentico golpe bonapartista, predisposto da Abbas e
appoggiato dall'imperialismo e da Israele, ciò che ha prodotto la reazione
delle masse di Gaza ed ha spinto Hamas ad espellere da questo territorio gli
agenti diretti dell'imperialismo, l'apparato militare armato da Dahlan e la
polizia di Al Fatah, i quali, nonostante il loro moderno armamento, non hanno
combattuto efficacemente.
Crediamo che ciò
sia stato un trionfo delle masse palestinesi perché, malgrado la difficile
situazione in cui si trova oggi la striscia di Gaza, hanno liberato questo
territorio dal controllo di Israele e dei suoi agenti.
Dopo
l'espulsione dei suoi uomini, Abbas ha portato a termine il suo golpe
bonapartista e, disconoscendo il risultato elettorale del 2006, ha nominato un
"governo di emergenza", capeggiato da Salam Fayyad, ex funzionario del Fmi e
della Banca mondiale, che ha la doppia nazionalità palestinese e statunitense.
È una beffa crudele per l'eroica lotta del popolo palestinese contro
l'imperialismo Usa ed Israele.
Questo nuovo
fantoccio ha un compito: appoggiarsi sull'apparato di Abbas ed Al Fatah,
installato in Cisgiordania, per schiacciare la resistenza, riprendere Gaza e
imporre il piano sionista e imperialista di liquidare ogni possibilità di
liberazione reale della Palestina. Per questo, oltre all'apparato repressivo,
cercherà di utilizzare due elementi. Da un lato, la difficilissima situazione
sociale ed umanitaria di Gaza, tentando di sconfiggerla per fame. Dall'altro, i
milioni di dollari che l'imperialismo e Israele, adesso sì, hanno cominciato a
consegnare nelle mani del nuovo governo.
Da che parte debbono stare i rivoluzionari?
La sinistra
mondiale ha l'obbligo di tenere una posizione chiara di fronte a questi
avvenimenti. Per noi, in questo conflitto, da un lato stanno l'imperialismo,
Israele ed i suoi agenti collaborazionisti; dall'altro, le masse palestinesi in
lotta per la propria liberazione.
Per questo, non abbiamo dubbi: stiamo categoricamente nel campo della
resistenza, indipendentemente da quale sia la sua direzione. In altre parole,
ci posizioniamo incondizionatamente nel "campo militare" di Hamas. Che
significa questo? Che, senza dare nessun appoggio politico ad Hamas né facendo
appello a dare fiducia alla sua direzione, siamo per il suo trionfo nella
battaglia contro i collaborazionisti perché questo "campo militare" è oggi
quello delle masse palestinesi e della loro lotta contro decenni di
oppressione. È la medesima posizione che prendemmo insieme alla Resistenza
contro i nazisti ed i collaborazionisti, nella Seconda Guerra Mondiale, o
insieme ai Vietcong nella guerra del Vietnam.
Al tempo stesso,
riteniamo imprescindibile che tutte le organizzazioni della resistenza
palestinese nei territori di Gaza e Cisgiordania, come quelle dei campi
profughi dei Paesi limitrofi e della diaspora mondiale, si uniscano per
disconoscere il governo fantoccio di Fayyad e uniscano le loro forze per
lottare insieme contro i nemici esterni ed interni della causa palestinese.
(questo articolo e il resto del Correo
sono stati tradotti da Valerio Torre dall'originale in spagnolo).
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