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La polizia ammette “l’errore” commesso alla Diaz
Dopo sei anni i primi
barlumi di verità sui fatti del G8
Michele Scarlino
Dopo anni di silenzio, smentite,
mezze confessioni e mezze verità, comincia a prendere forma sotto gli occhi di
tutti quello che è successo durante i tre giorni del G8 di Genova nel luglio
del 2001. A
“riaprire il caso” le parole dell’allora capo dell’Ucigos, la classica e
sempreverde polizia politica, Giovanni Superi (diventato
poi direttore del servizio informazioni generali della polizia di prevenzione)
che ha dichiarato che la polizia alla Diaz “ha forse esagerato”. Ci sono poi le
dichiarazioni dell’allora vicequestore Fournier che ammette “esagerazioni”
nelle versioni ufficiali fornite in quelle ore alla stampa ed alle televisioni.
Le parole sono gravi, non perché noi (come chiunque avesse un minimo di
lucidità mentale) non sapessimo cosa avesse fatto e come aveva agito la polizia
in quei tremendi giorni – qualcuno, senza troppo esagerare, parlò di clima
“cileno” - ma perché finalmente persino la polizia è arrivata ad ammettere
azioni di cui non andar molto fieri, azioni difese all’epoca dai maggiori
partiti di governo e di opposizione.
Insomma la tesi ufficiale della
“reazione della polizia alle violenze dei no-global” sta cadendo pian piano
anche ufficialmente, per dar spazio a barlumi di verità.
La notte dell’assalto alla Diaz: le intercettazioni
E’ notizia sempre di pochi giorni
fa il rinvenimento di alcune intercettazioni di telefonate fatte proprio la
notte dell’assalto alla scuola Diaz al 113 di Genova. La maggior parte delle
chiamate sono dei residenti della zona della Diaz che chiamano la polizia per…
denunciare i pestaggi della polizia! Quantomeno paradossale… ecco, di seguito,
una telefonata tipo:
Residente - Buonasera, guardi
che si stanno suonando di brutto qua sotto, dove c'è il centro, il Forum
113 - Sì, sapevamo già, grazie.
R - Ma è un macello!
113 - Grazie, sapevamo già. Salve
Ci sono poi altre intercettazioni
di conversazioni intercorse quella notte tra i poliziotti, con battutacce sulla
morte di Carlo Giuliani e non proprio gentili parole rivolte ai manifestanti.
Ecco una, tra le tante:
Ore 21:35. Non è stata ancora decisa l’irruzione, ma vengono inviate delle
pattuglie per verificare la situazione attorno alla scuola. Una funzionaria
della centrale operativa parla al telefono con una pattuglia della Digos.
In piazza Merani ci hanno segnalato la presenza di questi dieci zecconi
maledetti che mettevano i bidoni della spazzatura in mezzo alla strada.
Dopo una ventina di minuti circa - ore 21: 57 - la stessa poliziotta, con
tono scherzoso, parla con un collega (R) via radio.
R: “Ma guarda che io dalle 7 di ieri e di oggi sono stato in servizio
fino alle 11, quindi… ho visto tutti sti balordi, queste zecche del cazzo… comunque…
Poliziotta: “Speriamo che muoiano tutti…”
R: “Eh, sei simpatica”
Poliziotta: “Tanto uno già va beh…(riferito a Carlo Giuliano, ndr) e
gli altri… comunque uno a zero per noi…
Le Dichiarazioni del prefetto Gratteri
Altra scandalose dichiarazioni le
ha fornite Gratteri, allora direttore dello Sco (Servizio centrale operativo),
quello che, per capirci, guidò l’assalto alla Diaz e che oggi, visto il buon
lavoro fatto a Genova, è stato promosso questore.
L’assalto alla Diaz fu
giustificato dicendo che all’interno dell’edificio c’erano black block (cosa
poi rivelatasi completamente falsa) e che all’interno dell’edificio, dove
alcuni manifestanti si erano poggiati per passare la notte, furono rinvenute
bombe molotov, coltelli e spranghe, tutte armi da usare l’indomani, ultimo
giorno di G8. Dopo che centinaia di ragazzi sono stati pestati ed incarcerati
per queste accuse Gratteri, durante l’interrogatorio per il processo sui fatti
della Diaz, ha ammesso che è stata la polizia ad introdurre le molotov nell’edificio,
proprio per giustificare i pestaggi sui giovani manifestanti.
Quella accaduta a Genova è stata
una vera e propria azione intimidatoria che aveva l’intento di zittire sul
nascere il movimento di protesta in Italia, con pestaggi e manganelli in pieno
stile dittatoriale, alla faccia dei “garantisti” e dei politici tutto “pane e
democrazia”. Lo stato borghese, tra un’elezione democratica e l’altra, usa
tutti i mezzi di cui dispone (e tra questi le forze di polizia) per zittire le
opposizioni serie, coerenti e perciò non gradite.
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