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Contro la nuova base Usa PDF Stampa E-mail
lunedì 17 dicembre 2007
In migliaia a Vicenza
contro la nuova base Usa
Ma non deve finire qui !
 

di Roberto Angiuoni
 
A dieci mesi esatti dalla imponente manifestazione del 17 febbraio, in almeno trentamila (reali) hanno sfilato di nuovo per le strade di Vicenza per opporsi alla guerra e alla costruzione della nuova base Usa del “Dal Molin”.
 
 
 1
 
 
 
 
Il furgone alla testa dello spezzone del PdAC in corteo
 
(sul nostro sito web -nella sezione foto- molte altre immagini del corteo)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Dichiarare “risolta” questa spina al fianco degli abitanti di Vicenza, come hanno prepotentemente fatto alla corte di Bush il ministro degli Esteri Massimo D’Alema e il suo compagno di partito -nonché ex burocrate stalinista e attuale Presidente della Repubblica- Giorgio Napolitano, non ha che stimolato una partecipazione al corteo che si annunciava ben più contenuta.Non son bastate quelle dichiarazioni; non è servito posticipare oltre misura la data del corteo (che poteva e doveva coincidere con la discussione della finanziaria) né contenerne l’organizzazione (lo ha dimostrato l’esiguo numero di pullman “ufficiali” che si è mosso per questa giornata): il popolo della sinistra anti-governista e anti-militarista ha dimostrato che non vuole ancora arrendersi!Lo stesso popolo ha espresso in questa manifestazione tutto il suo sdegno verso l’altra “Sinistra”, quella di  governo (Prc, PdCi, Verdi, Sd), quella che ha accettato il raddoppio della base Usa, ha sostenuto tutte le missioni di guerra,  ha contribuito al varo di una Finanziaria che scarica bombe e pallottole contro lavoratori e civili di mezzo mondo; la stessa sinistra socialdemocratica che, da sempre agente dei briganti borghesi nei movimenti di lotta, ha nei fatti boicottato la manifestazione, inviando a Vicenza una semplice delegazione (capeggiata dal fosco Russo Spena e dal sottosegretario Paolo Cento) .
A differenza dei casariniani di Global Project e del Presidio Permanente (sponda della Cosa Rossa nel movimento) e a  differenza anche di molti dirigenti del “Patto nazionale contro la guerra e la precarietà” che va da Sinistra Critica (che ora, finalmente uscita da Rifondazione, promette di collocarsi... "tendenzialmente all'opposizione" del governo) fino al fantomatico e opportunista Pcl (trenta attivisti sabato, ma migliaia nelle dichiarazioni fantasiose di Ferrando), noi pensiamo, come la gran parte di chi ha manifestato sabato in corteo, che sia inutile, illusorio e deleterio per il movimento contro la guerra continuare a interloquire con la direzione di Rifondazione e il suo nuovo cartello elettorale (La Sinistra-L'Arcobaleno) o pensare di pungolarli da sinistra.
Vale anche per quel attiene alla richiesta di “moratoria” rivolta dal Presidio Permanente al governo Prodi: non sarà un pezzo di carta, firmato da 170 filistei parlamentari, a impensierire Prodi, D’Alema o Napolitano (che faranno di quella carta lo stesso uso che Totò, nel film “I due colonnelli”, proponeva ad un generale nazista), ma soltanto una lotta prolungata, di netta opposizione, fino alla loro cacciata.
 
La partecipazione del PdAC al corteo
Il PdAC, come il 17 febbraio, ha presenziato massicciamente al corteo di sabato. Lo spezzone del Partito di Alternativa Comunista è stato tra i più vivi, attivi e numerosi (benché oscurato -ancora una volta- dalla cronaca del quotidiano governista Il Manifesto, che in quanto a censura delle realtà più combattive del mondo di sinistra non ha più nulla da invidiare né a Liberazione né a L’Unità di vecchia memoria). Dal nostro camion son partiti comizi itineranti; slogan contro la base e contro il governo; le musiche dell’Internazionale Comunista in varie lingue. Dai microfoni del nostro furgone è intervenuto, nel corso del corteo ufficiale, anche Chris Capps, disertore dell’esercito Usa. Chris ha partecipato, insieme con Russell Hoitt, altro disertore americano di stanza fino a poco tempo fa alla caserma Ederle di Vicenza, col nostro partito e gli altri sostenitori dell’appello “Fermiamo la guerra! Stop the War now!”,  al presidio mattutino del Comitato Vicenza Est , ripreso dalle telecamere di Mtv e poi trasformatosi in un riuscitissimo corteo che ha condotto tutti i presenti fino al concentramento della manifestazione ufficiale.
 
Dopo il 15 dicembre, che fare?
La lotta per bloccare la costruzione della base Usa non si è certamente consumata col corteo di sabato, né deve proseguire pel mezzo esclusivo di “ricorsi legali”, destinati come ovvio a sorte tutt’altro che positiva (crediamo davvero si possa rovesciare -con qualche improbabile istanza alla giustizia borghese- una decisione assunta dall’intero Parlamento italiano, dal Presidente della Repubblica, dal sindaco di Vicenza, dal presidente della regione Veneto, da potenze imperialistiche del peso degli Stati Uniti e dell’Unione Europea?). Tanto più respingiamo come fumo negli occhi del movimento la farisaica promessa dei parlamentari della Cosa Rossa di portare la questione Vicenza al tavolo della “verifica” di gennaio del governo Prodi.
No, questa battaglia può esser vinta solo con la generalizzazione della nostra lotta, solo con un’azione prolungata e unitaria di tutti gli sfruttati contro il/i governo/i guerrafondaio/i.
E’ una battaglia che, al contempo, va condotta a livello internazionale. Vicenza è ormai il quartier generale della Gendarmeria Europea; è una delle rampe di lancio della guerra in Medio Oriente e sarà sicuramente coinvolta nella preparazione dei prossimi conflitti.
Per questo motivo, impediremo la costruzione della base solo se sapremo dirigere la nostra lotta anche alle altre basi e fabbriche di guerra (che vanno riconvertite immediatamente ad usi civili); se offriremo il nostro sostegno alle popolazioni che resistono contro le nuove occupazioni coloniali, se ci impegneremo fin da subito per la cacciata di tutti i governi di guerra. Battaglia politica in cui sono impegnate anche le altre sezioni europee della Lega Internazionale dei Lavoratori.
In Italia dobbiamo batterci per la costruzione di un fronte unitario, che coinvolga le forze antagoniste della sinistra, il sindacalismo di classe, i lavoratori, i comitati contro la guerra, gli immigrati, i collettivi studenteschi nella preparazione di uno sciopero generale continuato contro il governo Prodi e che non si fermi dinanzi a futuri nuovi governi targati Veltroni o Berlusconi.
Questo fronte unico di lotta non promanerà mai da accordi o “patti” pasticciati e di vertice tra le singole aree della sinistra radicale, ma potrà solo scaturire della costituzione di strutture unitarie (per delegati) democraticamente organizzate. Non chiediamo nulla d’impossibile: basta rompere (a tutti gli effetti!) con le forze della sinistra riformista e abbandonare singoli interessi di bottega, cioè quella che è la logica di “sopravvivenza” del proprio gruppo o apparato.
E’ tempo, in parole povere, di costruire un'opposizione vera e un’alternativa concreta, quindi comunista, contro la barbarie capitalista.
 
 
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Un'altra immagine dello spezzone di Alternativa Comunista, cui hanno partecipato tanti giovani
 (sul sito web si possono vedere altre foto)

 
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