In migliaia a Vicenza
contro la nuova base
Usa
Ma non deve finire qui !
di Roberto
Angiuoni
A dieci mesi esatti dalla imponente manifestazione del 17 febbraio,
in almeno trentamila (reali) hanno sfilato di nuovo per le strade di Vicenza per
opporsi alla guerra e alla costruzione della nuova base Usa del “Dal Molin”.
Il furgone alla testa dello spezzone del PdAC in
corteo
(sul nostro sito web -nella sezione foto- molte altre
immagini del corteo)
Dichiarare “risolta” questa spina al fianco degli abitanti di Vicenza, come
hanno prepotentemente fatto alla corte di Bush il ministro degli Esteri Massimo
D’Alema e il suo compagno di partito -nonché ex burocrate stalinista e attuale
Presidente della Repubblica- Giorgio Napolitano, non ha che stimolato una
partecipazione al corteo che si annunciava ben più contenuta.Non son bastate
quelle dichiarazioni; non è servito posticipare oltre misura la data del corteo
(che poteva e doveva coincidere con la discussione della finanziaria) né
contenerne l’organizzazione (lo ha dimostrato l’esiguo numero di pullman
“ufficiali” che si è mosso per questa giornata): il popolo della sinistra
anti-governista e anti-militarista ha dimostrato che non vuole ancora
arrendersi!Lo stesso popolo ha espresso in questa manifestazione tutto il
suo sdegno verso l’altra “Sinistra”, quella di governo (Prc, PdCi, Verdi, Sd),
quella che ha accettato il raddoppio della base Usa, ha sostenuto tutte le
missioni di guerra, ha contribuito al varo di una Finanziaria che scarica bombe
e pallottole contro lavoratori e civili di mezzo mondo; la stessa sinistra
socialdemocratica che, da sempre agente dei briganti borghesi nei movimenti di
lotta, ha nei fatti boicottato la manifestazione, inviando a Vicenza una
semplice delegazione (capeggiata dal fosco Russo Spena e dal sottosegretario
Paolo Cento) .
A differenza dei casariniani di Global Project e del Presidio
Permanente (sponda della Cosa Rossa nel movimento) e a differenza anche di
molti dirigenti del “Patto nazionale contro la guerra e la precarietà” che va da
Sinistra Critica (che ora, finalmente uscita da Rifondazione, promette di
collocarsi... "tendenzialmente all'opposizione" del governo) fino al fantomatico e opportunista Pcl (trenta attivisti sabato, ma
migliaia nelle dichiarazioni fantasiose di Ferrando), noi
pensiamo, come la gran parte di chi ha manifestato sabato in corteo, che sia
inutile, illusorio e deleterio per il movimento contro la guerra continuare a
interloquire con la direzione di Rifondazione e il suo nuovo cartello elettorale
(La Sinistra-L'Arcobaleno) o pensare di pungolarli da sinistra.
Vale anche
per quel attiene alla richiesta di “moratoria” rivolta dal Presidio Permanente
al governo Prodi: non sarà un pezzo di carta, firmato da 170 filistei
parlamentari, a impensierire Prodi, D’Alema o Napolitano (che faranno di quella
carta lo stesso uso che Totò, nel film “I due colonnelli”, proponeva ad un
generale nazista), ma soltanto una lotta prolungata, di netta opposizione, fino
alla loro cacciata.
La partecipazione del PdAC al
corteo
Il PdAC, come il 17 febbraio, ha presenziato
massicciamente al corteo di sabato. Lo spezzone del Partito di Alternativa
Comunista è stato tra i più vivi, attivi e numerosi (benché oscurato -ancora una
volta- dalla cronaca del quotidiano governista Il Manifesto, che in
quanto a censura delle realtà più combattive del mondo di sinistra non ha più
nulla da invidiare né a Liberazione né a L’Unità di vecchia
memoria). Dal nostro camion son partiti comizi itineranti; slogan contro la base
e contro il governo; le musiche dell’Internazionale Comunista in varie lingue.
Dai microfoni del nostro furgone è intervenuto, nel corso del corteo ufficiale,
anche Chris Capps, disertore dell’esercito Usa. Chris ha partecipato, insieme
con Russell Hoitt, altro disertore americano di stanza fino a poco tempo fa alla
caserma Ederle di Vicenza, col nostro partito e gli altri sostenitori
dell’appello “Fermiamo la guerra! Stop the War now!”, al presidio mattutino del
Comitato Vicenza Est , ripreso dalle telecamere di Mtv e poi trasformatosi in un
riuscitissimo corteo che ha condotto tutti i presenti fino al concentramento
della manifestazione ufficiale.
Dopo il 15 dicembre, che
fare?
La lotta per bloccare la costruzione della base
Usa non si è certamente consumata col corteo di sabato, né deve proseguire pel
mezzo esclusivo di “ricorsi legali”, destinati come ovvio a sorte tutt’altro che
positiva (crediamo davvero si possa rovesciare -con qualche improbabile istanza
alla giustizia borghese- una decisione assunta dall’intero Parlamento italiano,
dal Presidente della Repubblica, dal sindaco di Vicenza, dal presidente della
regione Veneto, da potenze imperialistiche del peso degli Stati Uniti e
dell’Unione Europea?). Tanto più respingiamo come fumo negli occhi del movimento
la farisaica promessa dei parlamentari della Cosa Rossa di portare la questione
Vicenza al tavolo della “verifica” di gennaio del governo Prodi.
No, questa
battaglia può esser vinta solo con la generalizzazione della nostra lotta, solo
con un’azione prolungata e unitaria di tutti gli sfruttati contro il/i governo/i
guerrafondaio/i.
E’ una battaglia che, al contempo, va condotta a livello
internazionale. Vicenza è ormai il quartier generale della Gendarmeria Europea;
è una delle rampe di lancio della guerra in Medio Oriente e sarà sicuramente
coinvolta nella preparazione dei prossimi conflitti.
Per questo motivo,
impediremo la costruzione della base solo se sapremo dirigere la nostra lotta
anche alle altre basi e fabbriche di guerra (che vanno riconvertite
immediatamente ad usi civili); se offriremo il nostro sostegno alle popolazioni
che resistono contro le nuove occupazioni coloniali, se ci impegneremo fin da
subito per la cacciata di tutti i governi di guerra. Battaglia politica in cui
sono impegnate anche le altre sezioni europee della Lega Internazionale dei
Lavoratori.
In Italia dobbiamo batterci per la costruzione di un fronte
unitario, che coinvolga le forze antagoniste della sinistra, il sindacalismo di
classe, i lavoratori, i comitati contro la guerra, gli immigrati, i collettivi
studenteschi nella preparazione di uno sciopero generale continuato contro il
governo Prodi e che non si fermi dinanzi a futuri nuovi governi targati Veltroni
o Berlusconi.
Questo fronte unico di lotta non promanerà mai da accordi o
“patti” pasticciati e di vertice tra le singole aree della sinistra radicale, ma
potrà solo scaturire della costituzione di strutture unitarie (per delegati)
democraticamente organizzate. Non chiediamo nulla d’impossibile: basta rompere
(a tutti gli effetti!) con le forze della sinistra riformista e abbandonare
singoli interessi di bottega, cioè quella che è la logica di “sopravvivenza” del
proprio gruppo o apparato.
E’ tempo, in parole povere, di costruire
un'opposizione vera e un’alternativa concreta, quindi comunista, contro
la barbarie capitalista.
Un'altra immagine dello spezzone di Alternativa
Comunista, cui hanno partecipato tanti giovani
(sul sito web si possono vedere altre foto)
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