IL TAVOLO SUL NUOVO
MODELLO CONTRATTUALE
Un altro passo verso il modello sindacale
aziendalistico e corporativo
di Antonino
Marceca
Lo stesso giorno in cui il governo decideva di porre la
fiducia sul Protocollo Damiano su pensioni e mercato del lavoro, ripristinando
la versione sottoscritta il 23 luglio 2007 con l’aggiunta del job on
call (lavoro a chiamata) per i lavoratori dei settori turismo e spettacolo,
si avviava il confronto tra i massimi dirigenti del padronato e della burocrazia
sindacale per la modifica del modello contrattuale concertativo, in vigore dal
23 luglio 1993.
E cosi il 27 novembre significativamente nella foresteria di Confindustria a
Roma è stato predisposto il tavolo del confronto che ha visto seduti da un lato
il presidente di Confindustria, Cordero di Montezemolo, il vicepresidente,
Alberto Bombassei, il direttore generale, Maurizio Beretta, e dall’altro i
segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e
Luigi Angeletti. Il coinvolgimento del governo e delle altre organizzazioni
avverrà in un secondo momento, la Confcommercio si è detta disponibile e
interessata. Intanto la fiducia accordata al governo da parte de La Sinistra
(Prc, Pdci, Sd e Verdi) sul Protocollo Damiano avvia il depotenziamento del
Contratto nazionale di lavoro.
La posizione di Confindustria e dei sindacati
concertativi
I dirigenti di Confindustria si sono presentati al
tavolo portando il documento elaborato dalla loro giunta nel settembre 2005
(vedi l’articolo di approfondimento sul numero di novembre 2005 di Progetto
Comunista) e ribadito la richiesta di una maggiore flessibilità
sull’organizzazione del lavoro, sull’orario e sul salario. In particolare per
Confindustria è necessario che nel salario diventi preponderante la parte
variabile, cioè quella legata all’andamento dell’azienda, rispetto alla quota
fissa stabilita dalla contrattazione nazionale. Da qui la volontà
confindustriale di procedere verso un forte ridimensionamento del Contratto
nazionale di lavoro, il quale nella parte economica si limiterebbe a recuperare
l’inflazione programmata, mentre la contrattazione aziendale recupererebbe una
parte di produttività.
In definitiva il padronato mira ad un aumento del tasso di
sfruttamento della forza lavoro attraverso l’incremento del plusvalore. Un
indirizzo condiviso dal governo e rafforzato dalla triennalizzazione della parte
economica dei contratti. Il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani,
ha dato un giudizio positivo sull’avvio del negoziato da cui sarebbe emersa la
necessità di procedere su quattro questioni: “la riforma degli enti
previdenziali; la riduzione fiscale a partire dal lavoro dipendente; la
semplificazione del numero dei contratti di lavoro e il rafforzamento del
secondo livello di contrattazione (...) in armonia con il protocollo sul
welfare”. Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ha sottolineato
la positività dell’incontro che si propone di “dare una prospettiva al sistema
contrattuale capace di suscitare maggiore produttività e maggiore salario”,
sottolineando l’impegno congiunto con Confindustria per “ottenere un fisco più
basso, sia nel secondo livello che nelle detrazioni”, non dissimile il giudizio
del segretario della Uil, Luigi Angeletti.
La questione salariale e i contratti
La
presenza di una "questione salariale" nel Paese è ormai evidenziata da diverse
pubblicazioni (Eurispes, Ires, Istat) e perfino dai vertici di Bankitalia, ma
quello che non si dice è che tale questione è strettamente correlata con il
modello contrattuale concertativo: dal 1993 a oggi infatti le retribuzioni lorde
a stento recuperano i livelli di inflazione reale, infatti l’inflazione
programmata sulla cui base si presentano le piattaforme è notoriamente inferiore
a quella reale (l’Ires calcola uno scarto di sei punti nel ’94-’96 e uno scarto
di quattro punti nel 2001-2004); non sono recepiti gli aumenti di produttività
se non in minima parte; il rinnovo dei contratti avviene con un ritardo
crescente; il fiscal drag non è stato mai restituito; la precarietà
introdotta con il pacchetto Treu e con la legge Biagi ha fatto infine il resto.
In sintesi possiamo affermare senza ombra di dubbio che le piattaforme sindacali
presentate alle controparti padronali, proprio in obbedienza al metodo
concertativo sono state assolutamente inadeguate e insufficienti a garantire un
reale recupero del potere d’acquisto dei salari.
La contrattazione aziendale,
che il nuovo modello contrattuale vorrebbe rendere centrale, copre appena il 25%
delle imprese, dove avviene la contrattazione del “premio di risultato”;
d'altronde l’83% del tessuto produttivo italiano è fatto di piccole imprese dove
non c’è contrattazione, non c’è rappresentanza sindacale e non ci sono diritti e
tutele. Il secondo livello presuppone un accordo sugli obietti aziendali che
solo se raggiunti, parzialmente o totalmente, prevede un ritorno economico per i
lavoratori, il premio di risultato. Questo è salario variabile, soggetto sempre
a contrattazione, che per il meccanismo dato subordina i lavoratori agli
obiettivi aziendali.
Intanto i contratti non vengono rinnovati, l’Istat
segnala la presenza di ben 32 contratti di categoria scaduti, il cui ritardo
medio di rinnovo è superiore a tredici mesi (nell’artigianato di ben 7 anni),
una massa di 7,2 milioni di lavoratori di varie categorie (metalmeccanici,
ferrovieri, dipendenti pubblici, bancari, lavoratori del commercio, lavoratori
addetti alle pulizie, ecc). A fronte di questa grave situazione il rapporto
Istat del 26 settembre 2007 segnala come gli scioperi legati al mancato rinnovo
dei contratti nel periodo gennaio-agosto 2007 sono crollati del 46,7% rispetto
allo stesso periodo del 2006, effetto congiunto del “governo amico” e della
politica sindacale concertativa.
Tre esempi chiariscono il quadro politico
sindacale: la proposta di Federmeccanica per il rinnovo del contratto dei
meccanici esplicita il senso del “rinnovo del modello contrattuale” discusso al
tavolo tra Confindustria e sindacati concertativi: 66 euro per il rinnovo del
contratto nazionale e 33 euro legati alla flessibilità da conquistare a livello
aziendale; la piattaforma del commercio con la richiesta di appena 78 euro al
quarto livello è espressione di una piattaforma che sul piano salariale non
recupera né l’inflazione né la produttività; la Finanziaria 2008, per il
contratto dei dipendenti pubblici in scadenza a fine anno, prevede per il
biennio 2008-2009 soltanto l’indennità di vacanza contrattuale, sancendo
l’avvenuta triennalizzazione.
La necessità di un forte sindacato di classe e di un
forte partito comunista
La piena realizzazione del nuovo modello
contrattuale necessariamente accelererà il processo di costruzione del sindacato
aziendalistico e corporativo, il cui processo di unificazione in una sola
confederazione passa attraverso la soluzione del problema degli... esuberi che
si verrà a determinare nella burocrazia sindacale di Cgil, Cisl e Uil:
probabilmente per una lunga fase assisteremo a un sindacato aziendalistico e
corporativo unico e trino, come la santissima trinità. Questo processo ha subito
un’accelerazione con la formazione del Partito Democratico e sopratutto in Cgil
fa sentire i suoi effetti: qui le minoranze di sinistra subiscono una crescente
repressione, qualcosa che ricorda l’esperienza vissuta in Cisl negli
anni Ottanta dalla sinistra Fim di Tiboni. Questo spiega in parte perché Giorgio
Cremaschi, seppur con notevole ritardo e in modo contraddittorio, alla fine ha
accettato la necessità di strutturare la Rete 28 aprile in Cgil. Quest’aria
sindacale oggi fa parte di una maggioranza di centrosinistra nella Fiom ma è in
minoranza nelle altre categorie. La sua prospettiva nell’immediato è pertanto
strettamente legata alla tenuta dell’attuale maggioranza in Fiom Cgil e alla
presentazione di un documento alternativo al prossimo congresso della
Cgil.
Se la strutturazione della sinistra in Cgil è un fatto importante, nel
contempo non è sufficiente, riteniamo infatti necessario l’avvio di un processo
di unificazione nel sindacalismo di sinistra. In quest’ambito il sindacato con
maggiore radicamento è la Cub Rdb, cui principalmente, quindi, spetta il compito
dell'aggregazione del sindacalismo di sinistra: indipendente dai governi e dai
padroni, democratico nella sua struttura organizzativa, dove sia garantito il
diritto al dissenso pubblico alle aree programmatiche politico-sindacali che si
vogliano costituire. Un processo di unificazione che, con i dovuti passaggi, in
prospettiva deve coinvolgere tutto il sindacalismo di sinistra, ovunque
collocato, fino alla costruzione di un forte sindacato di classe unificato. Ma
fin da subito, a partire dalla necessaria unità nelle lotte, le organizzazioni
sindacali di sinistra devono costruire un argine al piano inclinato su cui
stanno rotolando i salari, i diritti e le tutele dei lavoratori. Un processo
dialetticamente connesso alla costruzione di un forte partito comunista, un
lavoro in cui sono già impegnati i militanti del Partito di Alternativa
Comunista.
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