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AGLI ATTACCHI DEL GOVERNO SI RISPONDE CON GLI SCIOPERI! PDF Stampa E-mail
martedì 20 novembre 2007
Le lezioni francesi
AGLI ATTACCHI DEL GOVERNO SI RISPONDE CON GLI SCIOPERI!
 
 
di Michele Scarlino
 
Nelle ultime settimane, e particolarmente durante la scorsa, la Francia è stata scossa da scioperi e lotte studentesche e operaie molto dure. La settimana scorsa hanno incrociato le braccia i dipendenti pubblici, i ferrovieri e gli operatori del trasporto pubblico (metropolitane, autobus, ecc), gli edili ed i carpentieri, con un’alta adesione nella categoria, gli operai e gli impiegati della compagnia telefonica francese (l’equivalente dell’italiana Telecom). A questi numeri si sono poi legati, uniti nella lotta, gli studenti e i lavoratori della scuola.
I numeri dello sciopero sono poderosi (incredibili se paragonati, purtroppo, all’Italia). Ha scioperato il 61,5% dei ferrovieri con relativa paralisi della Francia: il secondo giorno di sciopero erano attivi 150 Tgv (treni ad alta velocità) su 700 mezzi ed il primo giorno di sciopero solo 70 Tgv potevano circolare. Tra gli autisti d’autobus ha scioperato il 44%, alta l’adesione anche tra gli edili e tra i privati. Nei dintorni di una Parigi in tilt si sono contate file d’automobili per ben 277 Km.
Lo sciopero, o meglio la serie di scioperi, è stato proclamato in risposta al duro attacco che Sarkozy e il primo ministro francese Fillon stanno cercando di sferrare nei confronti dei francesi. In pratica si sta cercando di attuare la controriforma delle pensioni in Francia e, su questo provvedimento, i lavoratori stanno vendendo cara la pelle. Le pensioni sono da tempo il pallino della borghesia europea e di tutti governi d’Europa (basti pensare alla controriforma italiana) e la Francia non sfugge a questo disegno di progressivo indebolimento e impoverimento delle condizioni dei lavoratori.
Il progetto, denominato “Riforma pensionistica dei regimi speciali”, prevede di portare a 40 gli anni di contributi da versare (rispetto agli attuali 37 e mezzo) e riguarda, nell’immediato, un milione e mezzo di francesi e per il futuro, ovviamente, tutti i lavoratori. Per facilitare questa controriforma la stampa e le televisioni hanno iniziato una campagna mediatica a sostegno del governo senza precedenti in Francia.
 
Dall’altro lato…gli studenti
A rendere incandescente il clima francese, oltre alla questione delle pensioni, bisogna aggiungere l’altro duro attacco che Sarkozy sta sferrando contro i lavoratori del futuro (cioè gli studenti), ovvero la “Autonomia” delle università, ulteriore felpato passo verso la privatizzazione del sapere.
Il provvedimento “libertà e responsabilità delle Università”, meglio conosciuta come “legge Pécresse”, dal nome del ministro che l’ha proposta, è stato approvato nel silenzio della stampa francese l’11 Agosto scorso e prevede che entro i prossimi cinque anni tutte le università della Francia abbiano completa autonomia nella gestione dei bilanci e delle "risorse umane", una vera e propria autonomia amministrativa e finanziaria: ciò significa rettori (e presidi) manager che avranno in mente, come primo obbiettivo, il rispetto del bilancio e non l'istruzione degli studenti.
La risposta degli studenti è arrivata in queste settimane con occupazioni e scioperi nei licei e nelle università del Paese. Sono ormai 37 le università occupate dagli studenti (circa la metà degli atenei della Francia) compresa la Sorbona, anche se solo per poche ore prima dell’arrivo della gendarmeria che, generalmente, non usa chiedere permesso prima di entrare. Le occupazioni hanno contagiato anche i licei e le periferie del Paese, le città meno importanti.
La particolarità che distingue queste occupazioni dalle precedenti è che gli studenti, senza mezzi termini e senza giochi di parole, hanno allontanato dalle assemblee il maggior sindacato studentesco burocratizzato (inizialmente d’accordo con la legge, poi, magicamente, diventato “critico” verso lo stesso) e hanno iniziato a condurre la battaglia per il ritiro della legge in maniera autonoma.
La cosa più importante che va rilevata è l’immediata simpatia nata tra movimento operaio e movimento studentesco: i riusciti scioperi delle scorse settimane hanno ancora una volta dimostrato quanto sia prolifica l’unione nella lotte per entrambe i movimenti.
Il pericolo maggiore, come accade sempre in queste occasioni, non è rappresentato dal governo, ma dalla burocrazia sindacale e politica (rappresentata dalla Cgt sindacalmente e dal Pcf politicamente) che in qualche maniera cerca di imbrigliare, con un accordo al ribasso, la spinta dei lavoratori. Ovviamente non sarà un accordo o una decisione di “incontro” con il governo a far ritirare l’accordo: come avvenuto per il Cpe, solo uno sciopero prolungato a oltranza sino al ritiro dei due provvedimenti (scuola e pensioni) potrà dare una speranza ai lavoratori francesi ed europei.
 
Fare come la Francia (e la Germania)
Mentre in Francia accade quanto appena detto, in Germania, a causa del rinnovo dei contratti, si sono bloccati i trasporti pubblici. Altissima l’adesione soprattutto nel territorio della ex Ddr dove la sindacalizzazione è più alta. Gli scioperanti tedeschi, con una straordinaria quanto inaspettata prova di forza, hanno letteralmente paralizzato il sistema dei trasporti tedesco tanto da costringere alcune fabbriche della Rhur, cuore produttivo europeo, a mandare a casa gli operai che non avevano materia prima con la quale lavorare a causa dello sciopero. In Germania la battaglia sarà più dura a causa della stasi del movimento studentesco e degli altri lavoratori tedeschi che non hanno seguito gli scioperanti del trasporto pubblico. Ma mentre in Europa accade tutto questo in Italia cosa accade?
Mentre una indagine della Ires-Cgil dimostra la caduta a picco di potere di acquisto da parte dei salari e una povertà tra i giovani pari al 7,5%, la sinistra di governo, comprese le sue appendici critiche, unita con il sindacato burocratizzato e, di fatto, stampella di governo, svolge esattamente quello che la borghesia le chiedeva: imbrigliare il movimento operaio disorientandolo e ammutolendolo.
A distanza di due anni dalla nascita del governo Prodi si può dire che il Prc sta compiendo bene il ruolo datogli dalla borghesia. Sono passate guerre, finanziarie pesantissime, provvedimenti contro gli immigrati degni del ventennio fascista: il tutto con il voto di deputati “comunisti”.
Come Alternativa Comunista pensiamo che l’unica via da seguire anche da noi sia quella indicata dai lavoratori e dagli studenti francesi. Servono nuove lotte e veri scioperi contro il governo. Serve una vera, decisa e dura opposizione - come duri sono gli attacchi del governo Prodi – senza puntelli o appoggi al governo, né pieni né critici (stile Sinistra Critica). Serve un forte partito comunista rivoluzionario.
La via dell'opposizione, l’unica che abbia portato storicamente dei vantaggi ai lavoratori, si costruisce fuori e contro i governi della borghesia, con la lotta di piazza. Solo con la costruzione di un grande sciopero generale unitario per la cacciata di questo governo i lavoratori italiani potranno riprendersi il maltolto.
La nostra piena solidarietà militante va dunque ai lavoratori e agli studenti francesi e ai compagni del Gsi, sezione francese della Lit, impegnati nelle lotte. Ancora una volta, la Francia ci indica la via.
 
 
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