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28 ottobre a Roma
GLI IMMIGRATI IN PIAZZA PER I
LORO DIRITTI
La prima e più grande manifestazione
d'autunno contro il governo
di Claudio
Mastrogiulio
Domenica 28 ottobre 2007 sono scesi in
piazza a Roma, bissando la dimostrazione di forza evidenziata il giorno prima a
Brescia, più di diecimila immigrati. La manifestazione, organizzata dal
combattivo “Comitato Immigrati in Italia”, si è caratterizzata per delle note
positive e incoraggianti rispetto alla prospettiva di una crescita del movimento
di opposizione dei lavoratori immigrati e italiani al governo Prodi.
Una immagine della
manifestazione romana: decine i manifestanti con le bandiere di Alternativa
Comunista
La genuinità delle parole d'ordine si sono felicemente accompagnate alla
presenza in piazza di migliaia di immigrati esausti, avviliti, ma anche consci
del fatto che uniti nella lotta si possono raggiungere risultati positivi in
termini transitori (il permesso di soggiorno per tutti incondizionatamente e
immediatamente), ma soprattutto in termini generali (la cittadinanza italiana
per chiunque viva e lavori in Italia e per i figli degli immigrati nati nel
nostro Paese).
La radicalità delle parole d'ordine non si è
fermata alle richieste di sanatoria e di permesso di soggiorno generalizzato ma
ha abbracciato la risposta fiera della piazza a tutte le politiche razziste in
termini di immigrazione che in Italia si stanno susseguendo senza sosta da più
di dieci anni.
Tutto è partito dalla Turco-Napolitano che
ha avuto l'infame demerito di istituire i Cpt, vale a dire veri e propri lager
di Stato, decretati per legge ed in cui si assiste puntualmente all'abolizione
dei diritti umani nei confronti di uomini e donne che hanno avuto la sola colpa
di essere nati qualche centinaio di chilometri più a sud o più ad est rispetto
al gotha del capitalismo internazionale. Questi puntuali attacchi alle
condizioni degli ultimi della società sono continuaticon la Bossi-Fini. Questa
legge rappresenta la più ferrea applicazione della rozza logica di
discriminazione e sfruttamento che sottende all'approccio dei poteri forti
italiani nei confronti degli immigrati. Non ci dilunghiamo troppo sulle
peculiarità di questa legge, dato che basta anche solo osservarne le conseguenze
per capire da quali logiche sia stata partorita e soprattutto per quale fine. Il
governo Prodi (ministro del Prc, Ferrero, alla "solidarietà") ha legiferato
sull'immigrazione in sostanziale continuità con la precedente parentesi
amministrativa del capitalismo non inserendo né la chiusura dei Cpt nè la
regolarizzazione del milione di immigrati presenti in Italia. Anzi una delle
decisioni prese in merito è stata quella che vede come prerogativa
imprescindibile per l'ingresso in Italia il cosiddetto "sponsor", vale a dire la
certificazione di avere un padrone che aspetta i flussi migratori non
accompagnati da alcun diritto per poter accrescere sempre più i propri profitti
e le proprie rendite.
Durante la manifestazione sono stati più
volte ricordati due episodi che dimostrano l'essenza razzista e repressiva del
governo italiano e di tutte le politiche che a esso sono riconducibili:
l'assurdo blocco di 2.000 lavoratori immigrati che partivano da Napoli per
raggiungere Roma ed unirsi alla manifestazione; la morte di almeno sette
immigrati -proprio l'altro giorno- nelle acque della Calabria, immigrati che
tentavano disperatamente di raggiungere l'Italia per migliorare la propria vita
e che per tutta risposta vengono lasciati in balìa di sfruttatori illegali come
gli scafisti oppure soggetti alle barbarie degli sfruttatori "legali" come le
forze dell'ordine e il potere a cui rispondono.
I padroni italiani hanno bisogno degli
immigrati, è infatti evidente che i lavori più umili e rispetto ai quali i
lavoratori italiani vedono un riscontro per le loro tutele, sono sempre più
affidati ai lavoratori stranieri. Come detto il capitale ha un bisogno congenito
di questo importante e significativo pezzo della classe operaia ma, in
continuità con la sua essenza sfruttatrice e classista, non vuole riconoscere a
questi lavoratori i più basilari dei loro diritti, le più elementari delle loro
tutele.
L'unità tra i lavoratori come unica
risposta
I poteri forti italiani, nel loro disegno organico di
sfruttamento indiscriminato, hanno dalla loro la sovrastruttura giuridica che ne
fa da garante, accompagnata ovviamente da tutta quella pletora di cani e lacchè
che in maniera calzante il vecchio Engels chiamava "bande armate a servizio del
capitale". La risposta alle politiche dei governi borghesi di centrodestra e
centrosinistra in materia di immigrazione e di lavoro non può che essere
unitaria, radicale, netta e caratterizzata da forti connotati di classe. Non
vedere l'ampiezza di questo disegno organico risulta quanto mai improbabile se
si osservano i parallelismi non soltanto temporali ma anche più prettamente
politici tra gli attacchi ai diritti al lavoro, a una pensione, a una vita
dignitosa nei confronti dei lavoratori italiani e gli attacchi alle più basilari
condizioni di vita che devono caratterizzare qualsiasi essere umano, qualunque
sia la sua nazionalità, qualunque sia la sua provenienza.
L'organicità e la cooperazione che le classi
dominanti hanno dimostrato tra loro al di là dei confini nazionali è stata
evidente quando, ad esempio, sono stati firmati i primi "protocolli d'intesa"
tra le forze dell'ordine costituito italiane e quelle dei diversi Paesi di
provenienza per permettere più facilmente la cacciata degli immigrati
dall'Italia. La stessa essenza unitaria dovrà caratterizzare la risposta degli
immigrati e di tutti gli sfruttati che contestualmente al perdurare della difesa
degli interessi di Confindustria e di tutti i poteri forti italiani hanno visto
peggiorare inesorabilmente le loro condizioni di vita. Continuare sulla strada
tracciata con le manifestazioni del 27 e 28 ottobre è necessario per poter
attuare una continua, reale e duratura dimostrazione di forza ma soprattutto
dimostrazione di fierezza, dignità e volontà di riscatto da parte di tutte
quelle forze sociali oppresse più o meno evidentemente dal giogo sfruttatore
del capitalismo.
Roberto Angiuoni (dirigente PdAC) tiene un
comizio applauditissimo
Una manifestazione esemplare, la più grande contro il governo in questo
autunno.
Il Partito di Alternativa Comunista è stato
tra gli organizzatori dell'imponente manifestazione romana (così come ha
partecipato anche alla manifestazione del Nord, tenuta sabato a Brescia).
Alternativa Comunista è stata, insieme con l’organizzazione del “Che Fare”, l'unica sigla
politica presente massicciamente in piazza, a dispetto di quei partitini
nominali o binominali (il diminutivo è per la loro consistenza politica e non
numerica) che sono presenti solo quando c'è da comparire sulla stampa (che ha
ignorato la manifestazione, nonostante persino l'Ansa parlasse di diecimila
manifestanti a Roma). Spiace rimarcare che mancavano (o sono passati
velocemente, senza militanti al seguito) i parlamentari "critici" e i sedicenti
"leader" di movimento: forse perché non c'erano i riflettori della Tv?
Comunque sia, si sono persi la più grande
manifestazione finora fatta, in questo autunno, contro il governo Prodi. Una
manifestazione che può dare la linea a tutte le prossime
mobilitazioni.
Il PdAC partecipe fin dalla sua nascita,
quotidianamente, nelle lotte degli immigrati, era ben presente. E il nostro
intervento è stato tra i più applauditi in piazza,
motivo che ci permette di affermare e ribadire con forza che le posizioni di
coerenza e nettezza politica pagano in termini di legittimità all'interno di un
movimento così eterogeneo, variegato ma anche genuino e sincero. Le nostre
parole d'ordine sono state mirate a sottolineare la continuità tra le
politiche dei due poli borghesi, il parallelismo tra le guerre sociali e
militari di Prodi, ponendo l'accento infine sulla necessità dell'unità rispetto
al prossimo fondamentale appuntamento che la classe lavoratrice e i giovani
(nativi e immigrati) avranno il dovere di non mancare e rispetto al quale
dovranno presentarsi con la stessa forza e la stessa radicalità osservate in
questa manifestazione, vale a dire lo sciopero generale del 9 novembre.
potete vedere altre decine di foto della
imponente manifestazione degli immigrati.
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