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UN RINNOVO “VUOTO A PERDERE”¯. PDF Stampa E-mail
martedģ 04 settembre 2007

Contratto del Turismo

UN RINNOVO “VUOTO A PERDERE”.

 

di Enrico Pellegrini (*)

 

Nel quadro generale delle recenti innovazioni legislative e in un clima pressoché vacanziero (una costante questa per numerosi colpi presi nel recente passato dall’intero movimento operaio) è stato rinnovato a fine luglio 2007 il Contratto nazionale del Turismo scaduto ormai da 19 mesi.

L’intesa coinvolge una platea di circa novecentomila lavoratori anche se inglobati nelle più diverse tipologie di assunzione, motivo per cui il suddetto rinnovo acquisisce per moltissimi addetti un’importanza di natura formale giacché diverse aziende speculando e non riconoscendo appieno la normativa, ivi contenuta, assumono solamente il mero riferimento economico su cui poi redigono contratti a progetto, a chiamata, a prestazione d’opera ecc.
Il segretario generale Filcams Corraini esulta al termine della trattativa: a suo parere è stato raggiunto un grande risultato e si è posto un limite alla “voracita’” delle controparti (Aica, Confcommercio, Confesercenti, ecc).
Va detto subito che negli ultimi anni il Ccnl Turismo ha accresciuto il proprio peso all’interno di dinamiche economiche generali che testimoniano sempre piu’ spostamenti di capitale dal settore dell’industria, del manifatturiero, del tessile a quello dei servizi, della logistica e giocoforza della crescente domanda turistica.
Un contratto che, cifre alla mano, entra nel conto spesa di migliaia di  aziende alberghiere, ristoranti, bar, campeggi, soggetti questi che concorrono a formare un buon 10% di PIL e su cui, ultimamente, è anche caduta la benevola pioggia dei regali legati all’abbattimento del cuneo fiscale voluto dal governo “amico”.
Analizziamone i contenuti principali.
La quadriennalizzazione contrattuale recepita per gli aumenti economici ricalca esattamente ciò che era già stato fatto nell’ultimo rinnovo e pone una domanda all’intero corpo sindacale: la Filcams che livello di “autonomia” possiede nell’ottica di un’unita’ confederale all’interno della Cgil?
Come mai senza alcun mandato congressuale né tantomeno senza alcuna discussione interna si procede sorvolando sui pur miseri paletti imposti dagli accordi del 23 luglio 1993?
Sembrano ingenue domande retoriche in tempi di Partito Democratico ma pur sempre doverose per chi lavora nel settore e che a ogni giro di partita contrattuale si vede portar via qualcosa in un clima di fragili certezze normative e durate occupazionali.
Come si diceva, l’aumento economico viene misurato nei quattro anni e consta di 135 euro a regime riferiti al IV livello (2006-2009).
La cifra stanziata, al di là delle gioiose esternazioni di Corraini, è alquanto ridicola: la maggior parte dei lavoratori è inquadrata al V livello, ed ecco che i 135 euro si trasformano in 126,61 di cui poco meno di 40 stanziati nei primi due anni a decorrere dallo scorso mese di luglio 2007.
Ed il periodo pregresso? Niente paura: è prevista una una tantum di recupero vacanza contrattuale che in riferimento ai mesi lavorati vedrà dare ratealmente ai lavoratori 350 euro (sempre riferiti al IV livello); 160 euro ad agosto 2007, ed i restanti 190 a febbraio 2008.
Si capisce benissimo che con questa procedura è stato fatto un ulteriore regalo alle imprese: i moltissimi lavoratori stagionali non percepiranno la seconda rata di febbraio e questo si ripercuoterà nella loro tenuta complessiva del potere d’acquisto salariale, denotando un’ulteriore perdita a danno delle loro già sofferte e precarie condizioni economiche e occupazionali.
Altra nota dolente è l’aver concesso la possibilità di assumere part time ad 8 ore settimanali gli studenti alle loro prime esperienze lavorative. Ma quale idea di contrattazione si trova dietro a queste impostazioni? E quali benefici economici può avere uno studente che si trova a lavorare due giorni la settimana con turni da 4 ore quotidiane? Di fatto l’intera operazione è foriera di future aperture rivolte all’intera platea lavorante ed è questa la breccia pericolosa apertasi nel versante della totale flessibilità in entrata.
Assorbendo completamente il Dgls 276/03(legge 30) si apre alla discussione territoriale sull’apprendistato stagionale e su cui già era in vigore la facoltà di impartire tale formazione ai giovani lavoratori in un periodo non superiore ai 48 mesi. Questi cosiddetti contratti a causa mista sono di fatto uno strumento di elusione salariale e contributiva nonché di incentivazione fiscale per aziende che, il più delle volte, non garantiscono la continuità lavorativa ai suddetti apprendisti, licenziandoli al termine del loro percorso “formativo”. Ulteriore grosso regalo elargito alle imprese del settore è l’aver acconsentito a forme di una flessibilità riferita all’orario settimanale e ai riposi obbligatori.
Nell’arco dell’anno vi potranno essere delle deroghe (massimo 5) in cui il riposo settimanale potra’ esser goduto addirittura dopo dodici giorni di lavoro (anche se la nuova normativa qui non è chiarissima, e si parla di un diritto a non meno di due giorni di riposo dopo il quattordicesimo giorno lavorato).
In aggiunta a questo, per una volta ogni trimestre l’orario settimanale di lavoro (40 ore full time) potrà esser considerato come media nell’arco di due settimane.
E’ evidente che cosi’ facendo si apre una destrutturazione complessiva di tutto l’impianto contrattuale, e si accontentano le controparti facendo pagare meno l’eventuale lavoro straordinario, andando ad annullare quelli che un tempo erano i capisaldi dell’asse normativo che regolava l’intoccabilità del fisso orario settimanale. C’e’ da dire che tutto questo non rappresenta un’assoluta novità, dal momento che una forte dose di flessibilità oraria era gia’ prevista dalla normativa precedente, ma con questa nuova impostazione si apre definitivamente alla multiperiodalità dell’orario settimanale anche in questa categoria con buona pace dei vari Ichino di turno che gridano alle "rigidità dei diritti" dei lavoratori italiani.
A giustificazione di tutto questo, non manca nemmeno una buona dose di retorica familistica nelle pagine in cui la reale necessita’ d’impresa (leggi profitto) evidenzia come “(….) al fine di rispondere ad esigenze dei lavoratori, di conciliazione della vita professionale, con la vita privata e le esigenze familiari”, vengono adottate le suddette “clausole flessibili”.
Bassissimi aumenti retributivi, aggiustamenti normativi a danno dei lavoratori e a vantaggio delle imprese, aperture su flessibilita’ estrema e continuo riferimento a tipologie di assunzione largamente avvantaggiate (apprendistato e part time in primis); sono questi gli ingredienti principali di questo rinnovo a cui seguiranno numerosi e altri continui favori che nell’ambito della politica generale il vicepremier Rutelli, in occasione della Giornata nazionale del Turismo tenutasi a Trieste il 17 luglio scorso, non ha omesso di promettere a centinaia di imprese del settore attraverso incentivi e deducibilità fiscali legati per lo più alla crescente domanda turistico-congressuale.
Di contro a tutto questo ci si auspica la ripresa di una vera mobilitazione all’interno delle assemblee nei luoghi di lavoro, dove di qui a poco, non senza fatica, moltissimi compagni e compagne tenteranno di rimandare al mittente tutto ciò che per Corraini rappresenta motivo di vanto e di merito.



(*) Rete 28 Aprile in Filcams Cgil

 
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