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Accordo sulle pensioni, Protocollo sul lavoro: continua l'attacco ai lavoratori! PDF Stampa E-mail
lunedì 27 agosto 2007

Accordo sulle pensioni, Protocollo sul lavoro: continua l'attacco ai lavoratori!  

GOVERNO PRODI: GOVERNO DEI PADRONI.

PREPARIAMO UN AUTUNNO DI LOTTA    

Contestualmente alle missioni imperialiste, all'aumento delle spese militari, al via libera alla costruzione di una nuova e più grande base militare Usa a Vicenza, il governo ha approntato una guerra sociale contro i pensionati, i giovani, i lavoratori.

 

Dopo aver estorto con metodi truffaldini il Tfr dei lavoratori, a fine luglio governo, burocrazia sindacale e associazioni padronali hanno concentrato l’attacco su quel che rimane della pensione pubblica e sulle tutele contrattuali.
 
Il 20 luglio è stato firmato l’Accordo sulle pensioni che, attraverso il sistema degli scalini, riesce persino a peggiorare la legge Maroni, portando l’età pensionabile a 62 anni, con 35 di contributi o a 61 con 36, a partire dal 2013. Inoltre introduce un meccanismo automatico di taglio dei rendimenti pensionistici attraverso la revisione ogni tre anni dei coefficienti (del 6-8% nel 2010).
 
Il 23 luglio è stato firmato il Protocollo sul mercato del lavoro e sulla competitività, che conferma tutte le norme precarizzanti previste dal pacchetto Treu e dalla legge Biagi (dal lavoro interinale a tempo indeterminato, ai contratti a termine che potranno durare oltre i 36 mesi, senza causali ne tetti contrattuali, con procedure conciliative fatte presso gli uffici del lavoro con l’assistenza sindacale); abolisce la contribuzione aggiuntiva sugli straordinari, questi costando alle aziende di meno saranno utilizzati per allungare la settimana lavorativa, e così peggiorare le prospettive occupazionali dei precari e dei disoccupati; prevede la detassazione e la decontribuzione dei contratti di secondo livello per la parte che forma il premio di risultato, aziendale e territoriale (il salario variabile), dando un colpo al Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro.
 
Il Ministro del Lavoro ha rivendicato questi “interventi e misure” proprio perché, come ha dichiarato, “costituiscono l’attuazione di un disegno organico” da parte del governo. Lo stesso ha fatto il Ministro delle Economia auspicando inoltre una politica di “austerità” da avviare con la prossima Finanziaria. Questa politica “organica” contro i lavoratori e le masse popolari ha trovato copertura e sostegno nella sinistra di governo (le quattro forze del "cantiere" per un nuovo partito socialdemocratico: Prc, Sd di Mussi, Pdci, Verdi) e nelle burocrazie sindacali; e ha incassato la mezza opposizione (o mezzo sostegno...) dei cosiddetti "parlamentari ribelli", inclusa Sinistra Critica di Cannavò. Le manifestazioni di pressione sul governo, come è nelle intenzioni dei promotori quella del 20 ottobre, non incidono sull’organicità della politica del governo Prodi e mirano ad alimentare tra i lavoratori illusioni sulla possibilità di condizionare l’esecutivo “amico”.
 
Il referendum sugli accordi, come successo nel ’95 sulla riforma Dini, può ridursi nel raffazzonare delle pseudo-votazioni per far passare anche questa ennesima controriforma. Gli accordi di luglio vanno respinti attraverso la mobilitazione dei delegati e dei lavoratori. Il referendum, per essere valido, deve svolgersi sotto stretto controllo dei lavoratori e soprattutto deve essere piegato alla costruzione dello sciopero generale.
Oggi è più che mai evidente che ogni forza di sinistra che voglia realmente tutelare i lavoratori non può far parte o sostenere (con entusiasmo o con "critica", dall'interno o dall'esterno) questo governo dei padroni. La strada da percorrere è un'altra: quella dell’opposizione unitaria e di classe contro il governo.
 
Il PdAC partecipa all’assemblea unitaria di Roma del 12 settembre con l’obiettivo della costruzione di una vertenza generale e unificante contro il governo e il padronato, a partire dal No agli accordi di luglio; per la salvaguardia della pensione pubblica calcolata col metodo retributivo, con 35 anni di contributi; per l’abolizione  del Pacchetto Treu e della Legge 30; per la salvaguardia del potere d’acquisto dei salari e delle pensioni, per una prospettiva di alternativa di classe.
 
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