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Problemi di organizzazione PDF Stampa E-mail
mercoledì 16 maggio 2007

Problemi di organizzazione[1]

Selezione dalle "Tesi sulla struttura, i metodi e l'azione dei partiti comunisti"

 

Nahuel Moreno

 

L'importanza dell'organizzazione

 

In generale, il problema dell'organizzazione sembra alquanto secondario, tendiamo a sottovalutarlo e impallidisce di fronte ad altre questioni, siano esse filosofiche ... ovvero appassionanti discussioni sulla situazione economica o politica ... Tuttavia, la questione organizzativa è il centro, in qualche misura, dell'attività marxista rivoluzionaria. Così come il programma e la politica rispondono alla domanda: "quali sono i compiti, obiettivi o parole d'ordine che mobilitano oggi le masse verso la rivoluzione socialista?"; la questione organizzativa risponde alle domande: "Che organizzazione si dà oggi il movimento di massa per lottare? Con che organizzazione prenderà ed eserciterà il potere la classe operaia? Come si organizza il partito che si propone di stare alla testa della lotta, la rivoluzione ed il potere operaio in ogni tappa della lotta di classe?" ...
Per Lenin, l'organizzazione è una "qualità molto più profonda e permanente" della rivoluzione che non la stessa violenza rivoluzionaria. Cioè in un polo sta l'azione, il movimento, la lotta, la spontaneità delle masse. Nell'altro sta l'organizzazione che struttura, dà continuità, permanenza a queste azioni o mobilitazioni. Senza grandi lotte e mobilitazioni non c'è rivoluzione. Ma senza organizzazione neppure: le lotte si dissolvono, le azioni eroiche delle masse si disperdono ...
Tanto è vero che il partito non maneggia solo parole d'ordine che chiamano alla lotta fissando un obiettivo, bensì consegne organizzative. Ora, per esempio, agitiamo l'obiettivo della lotta, dei salari, chiamiamo ad una forma o metodo concreto di lotta: lo sciopero generale; e tuttavia, agitiamo come organizzare questa lotta: assemblee nelle fabbriche, elezione dei delegati, picchetti di sciopero, ecc.
Il problema dell'organizzazione è difficilissimo, molto complesso, perché racchiude in sé una contraddizione che talvolta si fa acuta. Ogni organizzazione o struttura è conservatrice, proprio perché tende ad evitare che ciò che esiste scompaia, si distrugga. Ma allo stesso tempo la classe operaia si dà o abbisogna di organizzazioni rivoluzionarie per lottare contro la borghesia e sconfiggerla, cioè distruggere il sistema capitalista ...
Proprio per questa contraddizione è così difficile la questione organizzativa. Se davvero un partito rivoluzionario va ad essere direzione del movimento di massa, si trasforma nel problema dei problemi: che relazione organica si stabilisce fra il partito e le masse?
I soviet sono un forma organizzativa del movimento di massa. Governano con buona o cattiva politica. La politica è molto importante, ma senza soviet non si sarebbe potuto prendere il potere, per quanto buona fosse la politica dei bolscevichi. Sono l'esercito che mobilita in modo organizzato le grandi masse per prendere il potere e governare. Ma, a sua volta, è il partito, che è lo stato maggiore di quest'esercito, ad essere il nucleo dell'avanguardia più combattiva e cosciente. E ciò pone un altro problema: che forma organizzativa deve avere il partito per poter dirigere e tenere una relazione sempre più stretta con i soviet e con le masse che vi sono rappresentate?
Il primo problema, quello dell'organizzazione delle masse, è in un certo qual modo più semplice del secondo. Il partito non può inventare né imporre forme organizzative alle masse. Esse stesse le creano. L'abilità del partito è scoprirle quando ne appaiono i primi sintomi e agitarle perché si generalizzino. O, se non compaiono, indicare pazientemente alle masse qualche forma organizzativa coerente con la situazione e l'esperienza storica ...
Il problema dell'organizzazione del partito, al contrario, sta nelle nostre mani. Le masse possono fare prodigi di eroismo e forgiare magnifiche organizzazioni rivoluzionarie per prendere il potere. Ma se noi non troviamo la nostra stessa forma organizzativa che ci permetta di costruire lo stato maggiore di quelle lotte ed organizzazioni, se non riusciamo ad organizzare con fermezza, a strutturare con legami d'acciaio la nostra influenza e la simpatia che suscita la nostra politica ed il programma fra le masse, noi e la rivoluzione siamo perduti[2].



[1] Estratto. Traduzione di Valerio Torre

[2] Quello che qui abbiamo presentato è un sintetico estratto di un testo di Moreno del 1984 che costituisce, al di là di talune situazioni contingenti da lui descritte ed analizzate, un vero e proprio "abc" di come si costruisce un partito marxista rivoluzionario. Prendendo le mosse dalla teoria e dalla storia dell'organizzazione operaia rivoluzionaria, Moreno giunge ad una minuziosa disamina di aspetti relativi all'organizzazione della struttura del partito: dalle sedi al giornale, dai quadri alla gerarchizzazione, da come la direzione deve motivare i quadri e i militanti a come evitare il settarismo e l'opportunismo. È un vero peccato che ragioni di spazio ci abbiano costretto a pubblicare solo pochi rapidi passaggi di un'opera che invece merita sicuramente una maggiore attenzione soprattutto da parte di chi - come noi - si è impegnato nella difficile opera della costruzione del partito rivoluzionario della classe operaia. Ci ripromettiamo di ovviare pubblicando a parte l'intero testo (Ndt).

 
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