Vicenza e No Dal
Molin
Il No alla nuova base deve essere anche un No al governo
di guerra Prodi
Patrizia Cammarata
Il
2 giugno 2007 è iniziata la settimana di mobilitazioni contro il vertice del G8
a Rostock, culminata in una manifestazione internazionale cui hanno partecipato
decine di migliaia di persone.
In quegli stessi giorni, il 3 giugno, in Italia, il Presidente del Consiglio
Romano Prodi, ospite della giornata conclusiva del Festival dell'Economia a
Trento, è stato contestato da circa duecento manifestanti del movimento No Dal
Molin contro la costruzione di una nuova base militare Usa a Vicenza.
La
protesta segue il presidente del Consiglio
E' di certo una novità positiva
e importante che il movimento No Dal Molin si sposti da Vicenza per dare seguito
all'azione di contrasto nei confronti di Prodi, considerando che l'esecutivo di
centrosinistra da lui capeggiato sostiene la necessità della costruzione della
nuova base di guerra. La protesta, quindi, continua a mantenersi attiva e
vivace, e il movimento si fa sentire e si esprime ogni giorno attraverso una
miriade di iniziative, assemblee, banchetti informativi, comunicati stampa,
ecc... In questo momento, mentre scriviamo, la stragrande maggioranza dei
militanti, singolarmente o a gruppi, si sta organizzando per arrivare a Roma il
9 giugno e partecipare alla manifestazione contro Bush e le politiche
guerrafondaie del governo Prodi, a favore
del ritiro delle truppe italiane da tutti i fronti di guerra (Afghanistan in
primis), per la chiusura e la riconversione ad uso civile delle basi militari
Usa e Nato. Il movimento ha compiuto grandi passi ed è cresciuto anche grazie
alla nascita di numerosi comitati che operano nei vari territori militarizzati
di Vicenza e provincia.
Ma quale controparte?
E'
auspicabile, ora, che riesca a focalizzare con precisione la controparte di
quest'importante battaglia. Controparte rappresentata da Bush e dalla sua
politica di guerra, sostenuta in Italia non solo dall'amministrazione cittadina
di destra, dal Presidente del consiglio Romano Prodi e dal ministro Parisi -
che, ricordiamo, ha deluso le aspettative di alcuni portavoce del movimento che
lo scorso anno avevano pubblicamente espresso fiducia in un suo intervento,
dopo essere stati da lui ricevuti a colloquio in cambio dell'annullamento della
già organizzata manifestazione a Roma - ma che è rappresentata anche dai
partiti ed esponenti politici locali e nazionali della cosiddetta Sinistra
Critica di Rifondazione, da Verdi, Comunisti Italiani e Sinistra Democratica di
Mussi. Tutti quei politici che, mentre a Roma votano le missioni di guerra o la
fiducia a Prodi e ai suoi 12 punti programmatici, a Vicenza lanciano appelli
contro la costruzione della nuova base militare. La vincente Val di Susa non
permette a Fassino, nativo del posto, di presenziare in quei luoghi, mentre a
Vicenza, fino a questo momento, sono arrivati indisturbati politici di
centrodestra e centrosinistra, ministri (ad es. il verde Pecoraro Scanio),
segretari di partiti di governo (ad es. Franco Giordano). Quando Prodi lo
scorso gennaio si espresse a favore della costruzione della base, il movimento
vicentino scese in piazza e occupò la stazione dei treni al grido di: "Governo
Prodi vergogna" e "Governo Prodi, governo di guerra". Lo stesso movimento,
però, finora ha sempre permesso ai politici che sostengono questo governo di
guerra di fare la passerella a Vicenza e di continuare, indisturbati, a "fare
il gioco sui due tavoli".
Vicenza,
4 giugno 2007
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