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Fioroni e l'istruzione: un ossimoro inaccettabile PDF Stampa E-mail
mercoledì 16 maggio 2007

Fioroni e l'istruzione: un ossimoro inaccettabile

Amaro resoconto dopo un anno di politiche classiste

 

Claudio Mastrogiulio

 

Considerazioni generali sulla scuola

 

Una delle eredità maggiormente utopistiche che qualche sessantottino ci ha lasciato in dote era quella secondo cui la scuola potesse in qualche modo configurarsi come una sorta di oasi in mezzo al deserto. Dopo cinquant'anni di regime democristiano ed una quindicina di quello che i politologi borghesi chiamano seconda repubblica, si è potuto osservare che questo tipo di considerazioni avessero la pregnanza paragonabile al solo pensiero della riformabilità del sistema nel suo insieme; vale a dire vicina allo zero. Questo abbozzo di analisi è frutto della lineare consequenzialità che va a delineare un determinato sistema economico-sociale in tutte le sue sfaccettature; e la scuola è una di queste. Merita infatti di essere inserito nel novero delle utopie irrealizzabili il progetto di poter avere sotto i nostri occhi, in una società strutturata secondo la cinica e squallida suddivisione in classi: una scuola in cui si possa usufruire di una reale ed equa possibilità di apprendere ed insegnare senza inutili ed abbondanti affanni; una scuola in cui non si tagli ad ogni rintocco di finanziaria il numero del personale non docente; una scuola in cui non ci sia una precarizzazione selvaggia nei confronti degli insegnanti, vale a dire di coloro i quali rappresentano il fulcro dell'istruzione; una scuola in cui gli stanziamenti per il miglioramento dell'edilizia vengano aumentati anziché essere puntualmente diminuiti. In poche parole risulta impossibile pensare che possa esistere una scuola pubblica propriamente detta se lo Stato non risponde alle necessità del pubblico e delle classi sociali meno abbienti.
Al contrario, impernia le sue controriforme sul progressivo ingresso del privato nelle scuole e, da ciò, sulla conseguente trasformazione delle stesse in aziende private modellate secondo i diktat del padronato locale. Sembrerebbe questo, agli occhi di chi si affaccia per la prima volta nel panorama politico italiano, un quadro apocalittico e probabilmente acuito nelle sue vicissitudini dal solito comunista disfattista, sospettoso ed ipercritico. Purtroppo, per gli studenti figli di salariati e per i lavoratori del mondo scolastico, questo tipo di resoconto è una lucida presa di coscienza per quel che riguarda l'attualità.

 

Qualche nota sulla controriforma appoggiata dalla "sinistra radicale"

 

Quanto detto sopra è stata soltanto una breve introduzione oltre che sull'approccio che è necessario far proprio nei confronti di una delle tante sovrastrutture del capitalismo durante il suo dominio, anche su quello che è il portato eccezionale per quel che concerne i connotati di classe della riforma Fioroni. Nell'ultima Finanziaria "lacrime e sangue" del governo Prodi faceva un irritante capolino, con tutta l'aggressività che ben si confà ad un governo di fronte popolare innestato da solchi di ideologia reazionaria, il capitolo scuola. Si è delineato quindi un periodo di sostanziale continuità rispetto al precedente ministro espressione del governo berlusconiano, con una pletora di leggi che ha costituito e tuttora costituisce uno dei più importanti attacchi alla scuola pubblica della storia dell'Italia a regime liberal-borghese. Si pensi ad esempio alla progressiva riduzione del personale non docente che si va a configurare nel più globale e complesso attacco del governo Prodi al lavoro salariato in tutte le sue diverse peculiarità. Un ulteriore punto su cui è fondamentale porre l'accento e l'attenzione è l'aumento degli alunni per ogni classe, situazione che è inequivocabilmente collegata alla diminuzione delle cattedre e, di conseguenza, al processo di precarizzazione selvaggia che si sta osservando nel mondo della scuola. Una considerazione ancor più attenta meritano le condizioni in cui versano gran parte degli edifici scolastici pubblici italiani; una situazione fortemente e dolosamente aggravata anche da parte di quest'ultima espressione ministeriale del potere borghese con la totale insufficienza per quel che riguarda gli stanziamenti all'edilizia scolastica. Indubbiamente legato a quest'aspetto è la totale immoralità dei finanziamenti alle scuole che chiamano "parificate", vale a dire alle scuole private vicine al clero o a qualsivoglia gruppo di potere più o meno riconosciuto. Basti pensare soltanto all'ultimo finanziamento di 150 mln di euro alle scuole private che, secondo il ministro a cui stanno a cuore le sorti della "famiglia", sono stati necessari per andare incontro "alla gravità della situazione in cui esse versavano".
Ma il clou della riforma della scuola voluta da Fioroni è la trasformazione della scuola pubblica in una fondazione. Questa mutazione comporta numerose conseguenze tra cui è necessario ricordare l'ingresso inesorabile nei consigli dei vari istituti scolastici delle imprese private, le quali, faranno ovviamente quanto in loro potere per accrescere i propri profitti a discapito del livello occupazionale e soprattutto del livello culturale della scuola stessa. Altre importanti conseguenze sono: la polarizzazione incentrata sul ritorno alla scuola di classe per quel che riguarda il "doppio canale" di morattiana memoria, il quale viene assolutamente mantenuto così come era stato strutturato durante il governo precedente. E' inoltre possibile riscontrare la totale insufficienza di norme che regolino il rapporto di alternanza lavoro-scuola; questo accade nel più ampio ed a lungo termine progetto del potere di assicurarsi oltre ad una futura classe dirigente a sua immagine e somiglianza, anche una futura classe lavoratrice abituata sin dal momento della primissima formazione ad essere sfruttata ed a non vedere riconosciuti i propri diritti.
Risulta chiaro che un tale progetto di destrutturazione della scuola pubblica deve trovare un'opposizione caratterizzata da una radicalità netta. La quale può essere offerta solo da un partito, come il PdAC, le cui prospettive non si fermano alla contingenza di una mera conquista transitoria ma arrivano a prefigurare un'alternativa di società e di sistema.  

     

 
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