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mercoledì 16 maggio 2007

Morti sul lavoro

Una vera (e impunita) mattanza

 

Michele Scarlino

 

"È assurdo che si debba morire sul lavoro. E, aggiungo io, per salari bassi, talvolta indecenti". E' con queste parole che il primo maggio scorso Giorgio Napolitano ha reso "giustizia" alle morti bianche sul lavoro. Se non ci fossero lavoratori morti di mezzo, farebbero sorridere (amaramente) tutti gli accorati appelli dei vari politici italiani, da Napolitano a Bertinotti, da Fassino a Fini, da D'Alema a Casini, che si battono contro "la piaga degli infortuni sul lavoro". Insomma le morti sul lavoro sono una vergogna. Bravo Napolitano, fai bene a dirlo. Peccato che Napolitano, da buon borghese, dimentichi che lui è l'autore, ad esempio, della legge che porta il suo nome (la Turco-Napolitano, appunto) che ha reso gli immigrati ricattabili, quindi uomini senza diritti, sfruttabili e mansueti, ad uso e consumo del padroncino di turno.
I signori ed i signorotti che oggi piangono "lacrime amare" e celebrano i morti sul lavoro sono gli stessi che hanno precarizzato il mondo del lavoro (con il pacchetto Treu il centrosinistra e con la legge 30 il centrodestra), gli stessi che hanno reso clandestini (con la Turco-Napolitano prima e con la Bossi-Fini poi) gli immigrati e che hanno in concreto creato le condizioni ottimali affinché gli infortuni moltiplicassero in maniera impressionante com'è avvenuto dal 2000 ad oggi.

 

Qualche numero del fenomeno

 

Quella delle morti bianche è una realtà sotterranea, spesso relegata nelle cronache dei giornali locali, ma che vista nel suo insieme assume le caratteristiche dell'emergenza. Dall'ottobre 2003 all'ottobre 2006 ci sono state 5252 morti sul lavoro (dati Eurispes). In assoluto il maggior numero di morti si sono avuti in Emilia Romagna e Lombardia, regioni dove c'è maggiore impiego di forza lavoro. Il dato interessante è che proporzionalmente il maggior numero di morti si ha al Sud, in particolare in Molise, Calabria, Puglia, Basilicata, Sicilia e Campania. Quindi nei posti dove maggiore è la disoccupazione ed il lavoro sommerso, sottopagato e con lavoratori ultra sfruttati, dove è presente la precarietà lì è maggiore il numero degli incidenti. Il maggior numero di vittime si ha nell'edilizia e nei trasporti e l'85% degli incidenti avviene in ditte che lavorano in subappalto.
Tra i lavoratori quelli più colpiti sono gli immigrati (hanno tra le loro fila il triplo degli infortuni), i giovani tra i 18 e i 34 anni (contribuiscono per circa il 50% degli incidenti) ed i precari che negli ultimi anni hanno raddoppiato il numero degli infortuni.
Da questi dati si evince che gli infortuni e gli incidenti sono favoriti dal lavoro nero, dalla precarietà, dallo sfruttamento e dalla clandestinità degli immigrati, dal lavoro minorile, oltre che, ovviamente, dal risparmio (o dall'assenza) sulle misure di sicurezza, dalla mancata informazione dei lavoratori sui rischi della mansione che stanno svolgendo e dalla faciloneria di molti padroni e padroncini locali.
Ad oggi non c'è in Italia un testo unico che tuteli la salute dei lavoratori. Ci sono diverse norme (Dpr 547/55, Dpr 303/56, Dlgs 277/91, Dlgs 626/94 ecc) che affrontano in modo disorganico la questione. Inoltre c'è da considerare che queste norme, già ambigue ed insufficienti, sono spesso derogate (in peggio) a normative regionali e comunali. Ad aggravare la situazione arriva la proposta contenuta nel "pacchetto Bersani" che, tra le altre cose, propone di esternalizzare i controlli sui macchinari e sugli ambienti di lavoro, questo ad ulteriore scapito della già precaria sicurezza dei lavoratori.

 

La mattanza va fermata subito con una vertenza generale di tutti i lavoratori

 

Come abbiamo visto da parte del governo, a parte i bei discorsi ed i vari proclami di rito, non c'è la benché minima volontà di risolvere il problema. Non è una questione di "volontà" da parte di questo o di quel politico. Il problema è di classe: un governo (sia di destra sia di sinistra) che fa gli interessi della borghesia non può salvaguardare gli interessi dei lavoratori e, tra questi, nemmeno la loro salute. Voler realmente salvaguardare la salute significherebbe: abolire le leggi precarizzanti, abolire le leggi contro gli immigrati, aumentare le norme di sicurezza (che per l'impresa sono un costo) e così di seguito. Un governo rappresentante della classe padronale non si adopererà mai per salvaguardare la salute dei lavoratori.
Ancora una volta il destino della classe lavoratrice dipende dai lavoratori stessi: solo con una vertenza generale dei lavoratori sostenuta dallo sciopero generale contro il governo ed il padronato si può migliorare la situazione ridando dignità ai lavoratori.
Nelle aziende devono essere assicurati corsi di formazione per i delegati alla sicurezza e per tutti i lavoratori sui rischi del lavoro che svolgono. Deve essere assicurato il controllo dei lavoratori sulle aziende sanitarie (Spisal) e sui medici aziendali. Per un lavoro che sia dignitoso e sicuro sciopero generale contro il governo.

 

 
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