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Davanti ai cancelli di Mirafiori PDF Stampa E-mail
mercoledì 16 maggio 2007

Davanti ai cancelli di Mirafiori

E ora? Sciopero generale!

 

Giuliano Dall'Oglio*

 

Nel mese scorso c'è stato un grande sciopero alla Fiat Mirafiori, che è culminato nella decisione, da parte dei sindacati, di indire uno sciopero generale. Questa decisione è in netta contrapposizione con le voci di una (presunta) ripresa del settore, sbandierata tanto dall'amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne quanto dai media borghesi, che vogliono coprire la crisi del settore automobilistico in Italia.
Mirafiori, cuore pulsante di Torino e simbolo della Torino che lavora, subisce gli effetti della crisi del settore automobilistico, che da anni si sta spostando in luoghi dove la manodopera costa meno, come ad esempio nei Paesi dell'Est, cosa che ha portato a un periodo di stagnazione occupazionale nella città (nel senso che il lavoro non lo vedi manco guardando con il telescopio).

 

Opinioni raccolte davanti ai cancelli di Mirafiori

 

Siamo andati a vedere che aria tira tra gli operai di Mirafiori, anche per parlare della loro situazione: davanti ai nostri occhi è apparso un diffuso sentimento di scoramento e demoralizzazione da parte degli operai, con cui siamo riusciti a scambiare qualche parola.
Abbiamo parlato con un operaio di mezz'età iscritto al sindacato Fiom-Cgil che rifletteva, in maniera malinconica, sulle tante conquiste ottenute da anni di lotte come ad esempio la riduzione dell'orario di lavoro, la maggiore sicurezza sul posto di lavoro e i piccoli aumenti di stipendio ottenuti durante gli anni; si è inoltre parlato anche della questione legata al Tfr (trattamento di fine rapporto), in relazione al quale il PdAC ha promosso in tutta Italia la costituzione di comitati contro lo scippo del Tfr.
Riguardo a questo argomento, abbiamo notato una buona presa di posizione da parte degli operai, secondo cui i soldi derivanti dal Tfr, che dovrebbero andare a finire nei fondi pensione, alla fine saranno "presi" dai sindacati in combutta con i padroni. Continuando la conversazione con l'operaio, è emerso che i sindacati sono impantanati e che, ora come ora, chi lavora lo fa per dieci; in aggiunta, è risultato enorme il calo di posti di lavoro avvenuto a Mirafiori: infatti venti anni fa circa 40 mila persone lavoravano lì, mentre ora ne sono rimaste solo 12 mila.
Ritornando a parlare di Tfr, gli stessi operai ammettono che c'è poca informazione e che quella poca che c'è è abbastanza confusa; un operaio, con grande sfiducia nei sindacati, ci ha anche parlato dei tipi di fondi pensione messi in piedi per assorbire il Tfr: tra questi c'è il Cometa. Il funzionamento dei fondi è ignorato dalla gran parte dei lavoratori, l'unica cosa che intuiscono è che una buona parte dei soldi affidati a questo fondo finiranno nelle casse dei sindacati, che guadagneranno molto da questa truffa legalizzata.
Parlando con un'operaia aderente ai Cobas e chiedendole se non fosse l'ora di occupare lo stabilimento, lei ha affermato che sarebbe la cosa migliore ma che le principali confederazioni sono amiche del padrone.

 

L'esito del referendum e gli scioperi

 

Un doveroso accenno deve essere fatto ad altri avvenimenti che hanno scosso il territorio torinese: anzitutto, il voto al referendum sulla piattaforma proposta da CGil-Cisl-Uil, che ha visto nelle Carrozzerie il voto contrario di circa l'83% dei lavoratori; questo fatto è indicativo della necessità di una nuova piattaforma che sia indipendente dagli interessi dei padroni e dalle cricche sindacali.
Inoltre, la succursale torinese della Thyssen Krupp, famosa acciaieria che ha qui in Italia la sua "sede centrale" a Terni, ha bloccato per diverse ore Corso Regina Margherita a Torino: questo gesto eclatante è dovuto alla minaccia di chiudere lo stabilimento che dà lavoro a centinaia di persone. Unica nota stonata, l'accordo raggiunto all'assemblea degli operai della Pinifarina, ovvero l'accettazione dei 630 euro di premio produttività proposti dall'azienda: questa può rappresentare una "vittoria di Pirro" per i lavoratori della fabbrica grugliaschese ma l'offerta dell'azienda era di 52 euro (una vera elemosina).
In generale, comunque, la situazione nelle fabbriche torinesi è "calda", nonostante lo scoramento dovuto alla delusione nei confronti delle burocrazie sindacali: gli scioperi che hanno percorso Mirafiori, oltre che tante fabbriche del Piemonte, parlano da soli. La partecipazione è stata ampia, accompagnata da cortei interni e presidi nelle strade. Le assemblee hanno dato voce alla richiesta degli operai: sciopero generale contro la riforma delle pensioni.
La ricetta per uscire dalla crisi in cui sono impantanate diverse fabbriche c'è ed è quella della nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio ma per fare ciò ci vuole un "governo di tute blu" che sappia pianificare l'economia e porre fine a questa situazione di sfruttamento dell'uomo sull'uomo.

 *PdAC, Torino

 
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