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Licenziato perché comunista
Mirko Seniga, operaio
edile, è stato licenziato perché indossava una spilletta di Progetto Comunista
Ora che la vertenza si è conclusa, descrivici il luogo e le condizioni
del lavoro del quale sei stato privato per motivi politici.
Lavoravo per Picazzi Pietro Snc,
una ditta edile di Cremona specializzata nella posa di cartongesso, da sei
anni. Io mi occupavo della posa e dell'organizzazione del lavoro nei cantieri,
in quanto ero l'unico dipendente specializzato in una tale mansione. Tuttavia,
nell'arco di questi sei anni ho svolto varie mansioni, dalla fatturazione alla
contabilità dell'ufficio, gestione del magazzino, fino al definitivo
trasferimento sui cantieri. Qui spesso venivo affiancato da manovalanza
irregolare, perlopiù immigrati, sottopagata e utilizzata per portare avanti i
lavori. Avevo un contratto di secondo livello, a tempo indeterminato. Dopo
quattro anni ho richiesto il passaggio dal secondo al terzo livello... in una
categoria che ne prevede quattro (non era nemmeno il livello più alto). Questo
in un primo momento mi è stato concesso, ma poi è stato ritrattato: ciò è
avvenuto perché non ho taciuto e mi sono lamentato.
Di cosa in particolare? In che occasione ti hanno comunicato il
licenziamento?
Già da tempo subivo provocazioni
di vario tipo, dal lasciarmi a piedi sul cantiere con saluti romani a frasi
provocatorie ("non sarete amici di quel comunista di Mirko"). Per
quanto il titolare parlasse di "semplici scherzi", in realtà era solo
l'inizio di una serie di angherie fino a quando mi hanno lasciato per la
seconda volta a piedi sul cantiere: proprio in questa occasione, mi è stato
negato l'aumento salariale che già era stato concordato. A quel punto, ho
cominciato una serie di vertenze sindacali, dalla malattia professionale a quella
sul passaggio di livello. Tutto questo fino al momento in cui sono stato
licenziato con il pretesto che "indossavo una spilla politica",
appunto la spilletta con la falce e il martello di Progetto Comunista. Non a
caso, il mio ex padrone è un leghista.
Hanno scritto nero su bianco che il motivo del licenziamento era la
spilletta con la falce e il martello...
Sì, precisamente i motivi che
hanno addotto per licenziarmi erano due. Uno riguardava il fatto che io non
avevo dato un preavviso relativamente al giorno della vertenza per il passaggio
di livello (preavviso totalmente inutile, visto che era arrivata una
raccomandata ad entrambe le parti da parte del giudice di pace). L'altro motivo
addotto - e poi scritto nero su bianco nella lettera di licenziamento -
riguardava il fatto che io non potevo, a loro dire, portare sul mio borsello la
spilla di Progetto comunista, perché poteva "infastidire". Io mi sono
rifiutato di toglierla e non ho dato questa soddisfazione al padrone.
Credi che ci sia anche una ragione politica più profonda, legata al
fatto che nella tua città il Partito di Alternativa Comunista (prima come
Progetto Comunista) ha sempre costruito momenti di lotta e opposizione alle
politiche padronali?
Sì, certo. Posso anche riferire
quanto mi è stato detto dall'altra titolare che è sempre stata di
"sinistra", che indossava la maglietta di Che Guevara e che a volte
frequenta il centro sociale "Dordoni". Ecco, questa presunta compagna
mi ha "accusato", in riferimento alla mia spilletta con la falce e il
martello, di avermi anche visto "fare un saluto comunista". Al che io
ho chiesto dove mi avesse visto fare un saluto comunista, se sul cantiere. Lei
l'ha negato, affermando di avermi visto in manifestazione. Ma il motivo politico
del licenziamento è emerso quando la stessa titolare mi ha chiesto se io ero
ancora in Rifondazione... Dopo di questo, mentre io ero in malattia a causa di
un'ernia al disco, si è passati al licenziamento.
Come si è conclusa la vicenda?
Il licenziamento è stato impugnato
tramite la Cgil
locale e hanno dovuto riconoscere anche il passaggio di livello che non avevano
concordato e alla fine ho avuto un "risarcimento" di 6500 euro a
fronte di un licenziamento ingiustificato. La vicenda ha avuto una certa
risonanza sulla stampa, sia locale che regionale (in particolare, è stata
ripresa dalle pagine regionali del Corriere
della sera).
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