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Licenziato perché comunista PDF Stampa E-mail
lunedì 16 aprile 2007

Licenziato perché comunista

Mirko Seniga, operaio edile, è stato licenziato perché indossava una spilletta di Progetto Comunista

 

Ora che la vertenza si è conclusa, descrivici il luogo e le condizioni del lavoro del quale sei stato privato per motivi politici.

Lavoravo per Picazzi Pietro Snc, una ditta edile di Cremona specializzata nella posa di cartongesso, da sei anni. Io mi occupavo della posa e dell'organizzazione del lavoro nei cantieri, in quanto ero l'unico dipendente specializzato in una tale mansione. Tuttavia, nell'arco di questi sei anni ho svolto varie mansioni, dalla fatturazione alla contabilità dell'ufficio, gestione del magazzino, fino al definitivo trasferimento sui cantieri. Qui spesso venivo affiancato da manovalanza irregolare, perlopiù immigrati, sottopagata e utilizzata per portare avanti i lavori. Avevo un contratto di secondo livello, a tempo indeterminato. Dopo quattro anni ho richiesto il passaggio dal secondo al terzo livello... in una categoria che ne prevede quattro (non era nemmeno il livello più alto). Questo in un primo momento mi è stato concesso, ma poi è stato ritrattato: ciò è avvenuto perché non ho taciuto e mi sono lamentato.

Di cosa in particolare? In che occasione ti hanno comunicato il licenziamento?

Già da tempo subivo provocazioni di vario tipo, dal lasciarmi a piedi sul cantiere con saluti romani a frasi provocatorie ("non sarete amici di quel comunista di Mirko"). Per quanto il titolare parlasse di "semplici scherzi", in realtà era solo l'inizio di una serie di angherie fino a quando mi hanno lasciato per la seconda volta a piedi sul cantiere: proprio in questa occasione, mi è stato negato l'aumento salariale che già era stato concordato. A quel punto, ho cominciato una serie di vertenze sindacali, dalla malattia professionale a quella sul passaggio di livello. Tutto questo fino al momento in cui sono stato licenziato con il pretesto che "indossavo una spilla politica", appunto la spilletta con la falce e il martello di Progetto Comunista. Non a caso, il mio ex padrone è un leghista.

Hanno scritto nero su bianco che il motivo del licenziamento era la spilletta con la falce e il martello...

Sì, precisamente i motivi che hanno addotto per licenziarmi erano due. Uno riguardava il fatto che io non avevo dato un preavviso relativamente al giorno della vertenza per il passaggio di livello (preavviso totalmente inutile, visto che era arrivata una raccomandata ad entrambe le parti da parte del giudice di pace). L'altro motivo addotto - e poi scritto nero su bianco nella lettera di licenziamento - riguardava il fatto che io non potevo, a loro dire, portare sul mio borsello la spilla di Progetto comunista, perché poteva "infastidire". Io mi sono rifiutato di toglierla e non ho dato questa soddisfazione al padrone.

Credi che ci sia anche una ragione politica più profonda, legata al fatto che nella tua città il Partito di Alternativa Comunista (prima come Progetto Comunista) ha sempre costruito momenti di lotta e opposizione alle politiche padronali?

Sì, certo. Posso anche riferire quanto mi è stato detto dall'altra titolare che è sempre stata di "sinistra", che indossava la maglietta di Che Guevara e che a volte frequenta il centro sociale "Dordoni". Ecco, questa presunta compagna mi ha "accusato", in riferimento alla mia spilletta con la falce e il martello, di avermi anche visto "fare un saluto comunista". Al che io ho chiesto dove mi avesse visto fare un saluto comunista, se sul cantiere. Lei l'ha negato, affermando di avermi visto in manifestazione. Ma il motivo politico del licenziamento è emerso quando la stessa titolare mi ha chiesto se io ero ancora in Rifondazione... Dopo di questo, mentre io ero in malattia a causa di un'ernia al disco, si è passati al licenziamento.

Come si è conclusa la vicenda?

Il licenziamento è stato impugnato tramite la Cgil locale e hanno dovuto riconoscere anche il passaggio di livello che non avevano concordato e alla fine ho avuto un "risarcimento" di 6500 euro a fronte di un licenziamento ingiustificato. La vicenda ha avuto una certa risonanza sulla stampa, sia locale che regionale (in particolare, è stata ripresa dalle pagine regionali del Corriere della sera).

 

 

 
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