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Il Partito di Alternativa Comunista debutta alle elezioni comunali PDF Stampa E-mail
lunedì 16 aprile 2007

Latina

Il Partito di Alternativa Comunista debutta alle elezioni comunali

 

Ruggero Mantovani*

 

Alle prossime elezioni amministrative per il rinnovo del Consiglio Comunale di Latina (che si terranno il 27 e 28 maggio), sarà presente anche la lista del Partito di Alternativa Comunista.
Un risultato importante, sia per l'impegno profuso dai compagni delle sezioni di Latina e di Roma, sia per la composizione delle candidature. A differenza di qualsiasi altra formazione politica presente nella città capoluogo, hanno deciso di candidarsi con il nostro partito ben sette operai che in questi anni sono stati tra i protagonisti nella costruzione dei comitati di lavoratori esposti all'amianto in importanti multinazionali (la Nexans - ex Alcatel e la Chemtura - ex Uniroyal); un esponente di uno storico movimento femminista a Latina particolarmente attivo contro la violenza sulle donne; un dirigente nazionale della RdB Cub; giovani precari, disoccupati e pensionati.
Una lista, quella di Alternativa Comunista, che vede, inoltre, candidati alcuni dirigenti nazionali del partito che hanno rappresentato, per oltre un decennio, Rifondazione Comunista su posizioni pubbliche dell'allora area di Progetto Comunista: Ruggero Mantovani, candidato a sindaco (già consigliere comunale del Prc) e Pia Gigli, capolista (per anni segretaria cittadina). Un importante risultato, poiché, al di là di quello che sarà l'esito elettorale, la nostra lista è l'unica a sinistra dell'Unione: da Rifondazione alla Margherita, il centrosinistra sostiene un candidato democristiano.
A Latina, dopo quasi quindici anni di governo, quello che fu il laboratorio politico italiano della destra, e in seguito del centrodestra berlusconiano, è definitivamente fallito. Un fallimento politico che assume in questi giorni forme grottesche: Forza Italia e Udc hanno disertato la presentazione della candidatura a sindaco dell'on. Vincenzo Zaccheo (sindaco uscente), alzando pubblicamente il prezzo della spartizione del potere.
In questa crisi politica, Alleanza Nazionale, è stato il partito del centrodestra più esposto ad un profondo logoramento. La gestione spregiudicata del potere ha prodotto: il deturpamento del territorio, l'aggravamento fino all'inverosimile della fiscalità locale, la privatizzazione dei servizi primari, la mortificazione del decentramento democratico. Al suo interno ha generato un'implosione, il cui effetto è stato il proliferare di piccole e medie liste con candidature tutte provenienti da An. Sul terreno del consenso sociale ha ingenerato una perdita di egemonia e di controllo politico su rilevanti settori di elettorato.
Un quadro politico tanto più paradossale se si tiene conto che il moltiplicarsi di liste, nate prevalentemente da una scollatura di An, pretenderebbe una qualche legittimità politica in nome di una fantomatica "antipolitica", o lanciando strali di moralizzazione, dopo che, per anni, hanno sostenuto il centrodestra a Latina, in Provincia e nella Regione Lazio.
Una crisi politica, quella del centro destra, a cui Alternativa Comunista contrappone pubblicamente un cambiamento di rotta deciso.
Un cambiamento che è espressione della volontà e delle speranze di buona parte della sinistra politica, sindacale, dei ceti popolari e dei giovani. Un cambiamento che non è garantito dall'Unione, che, a Latina, si limita a denunciare la crisi politica dell'avversario e, sul terreno programmatico, a proporre una maggiore razionalizzazione dell'amministrazione introducendo qualche correttivo sul terreno della gestione ordinaria del governo cittadino, senza avanzare nessuna reale alternativa. Dal Prc alla Margherita, i partiti dell'Unione si candidano alla gestione delle medesime politiche amministrative in una logica di mera alternanza.
Per Alternativa Comunista l'unico voto utile è il voto che riparte dai bisogni dei lavoratori, dei precari e dei pensionati. Un voto che intende costruire un nuovo governo cittadino: dei lavoratori, per i lavoratori. Il PdAC, con la sua presentazione autonoma dai due poli, ha lanciato un appello a tutte le forze di movimento, al sindacalismo non concertativo, ai sinceri militanti della sinistra di Latina per rompere con le forze estranee agli interessi dei lavoratori e costruire una nuova forza di rappresentanza dei ceti popolari. Per costruire una vera opposizione di classe, al centrodestra e al centrosinistra, che prospetti, anche a Latina, l'alternativa socialista come l'unica prospettiva storica dei ceti popolari.

*Candidato sindaco per il PdAC a Latina

 
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