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Good Year
Una storia di dismissione e di strage operaia
Intervista a cura di Pia Gigli
Quando nel 2000 la Good Year, dopo
quarantasei anni, decise di chiudere la fabbrica di Cisterna di Latina, la
parola d'ordine "nazionalizzazione della fabbrica" era ormai di tutti gli
operai in lotta da mesi. Grazie all'allora governo di centrosinistra e alle
istituzioni locali, la storia si concluse pessimamente per gli operai con
prepensionamenti, cassa integrazione, e incertezze per i 170 operai rimasti.
Non solo, proprio nel 2000 cominciarono ad essere noti casi di tumori e
malattie tra gli operai. Questa triste eredità vive oggi nella lotta parallela
e comune dei giovani e degli anziani.
Abbiamo incontrato Massimiliano
Nardi, Operaio ex Good Year, oggi Rsu/Cgil in Meccano e Agostino Campagna, oggi
in pensione, membro di un comitato di ex operai Good Year che sta portando
avanti una battaglia contro i padroni americani per malattie e morti sospette.
Massimiliano quali
sono oggi le condizioni di chi è rimasto, dopo la chiusura della fabbrica?
Oggi siamo in 170 a lavorare in Meccano ma
siamo appoggiati in altre aziende del gruppo Meccano Holding che si occupano
della produzione di materiali aeronautici. La forza lavoro complessiva,
compresi gli interinali è di circa 800 dipendenti. Siamo frammentati in quattro
realtà aziendali diverse e stiamo cercando unità tra noi nella lotta quotidiana
per il salario. Proprio in questi giorni siamo in agitazione e abbiamo deciso
di scioperare, visti i ritardi sull'erogazione del salario variabile e
superminimo. Sono impegni che la
Meccano non rispetta.
Cosa è successo nel
sito ex Good Year?
La Meccano ha avuto il sito
in regalo e svariati milioni di euro di finanziamenti europei con le garanzie
della Regione Lazio per la bonifica del vecchio capannone dove sorgeva la Good Year, oltre a fondi
per la formazione: insomma una reindustrializzazione assistita e mancata. Lì l'azienda
ha promesso che ricostruirà il capannone (ha già la concessione edilizia), e in
base ad un accordo del 2005 si è impegnata a far partire la produzione e a
mantenere l'occupazione per 5 anni. Ma ad oggi la bonifica è ferma e non
sappiamo quali sono gli ostacoli.
A giudicare dal mancato rispetto
degli accordi da parte dell'azienda in questi anni, non c'è dubbio che accanto
alle rivendicazioni salariali contingenti occorre vigilare e mettere in atto
tutte le azioni necessarie per tornare a lavorare nella nostra fabbrica.
E tu Agostino come
giudichi quel che è avvenuto in questi anni?
Pessimamente. Vedo tutta l'arroganza
di questo nuovo padrone, inoltre dal governo regionale di centrosinistra e
dall'assessore al lavoro di Rifondazione Comunista ci saremmo aspettati una
politica diversa per i lavoratori, piuttosto che l'elargizione di finanziamenti
a pioggia per il padrone, con scarso controllo sugli impegni presi e sugli
accordi. Occorre una maggior mobilitazione da parte dei lavoratori.
Quella stessa grinta
che ti fa continuare a lottare contro la Good Year dei veleni?
Certo. Pensa che nel 2001 abbiamo
cominciato a denunciare pubblicamente le morti di tumore. Fino ad oggi ci sono
stati 150 morti e 60 operati di tumore. E' in corso una causa presso il
tribunale di Latina perché vogliamo incastrare 3 presidenti e 9 direttori che
si sono succeduti dal '64 al 2000, quelli che io chiamo gli "intoccabili",
perché forse godono di qualche protezione. Finché c'era la fabbrica hanno
tentato di "comprare" il silenzio di chi si ammalava con somme di denaro o
occupazione per i figli e che poi magari è rimasto fregato perché la fabbrica
ha chiuso e lui è morto.
Come sta andando la
vertenza?
Spero che riusciremo a fare
giustizia per quella che è una vera e propria strage. Nel processo di
produzione delle gomme abbiamo inalato e toccato a mani nude sostanze tremende
di cui i padroni conoscevano perfettamente la nocività: si trattava di talco,
amianto, nerofumo, ossido di zinco, ammine aromatiche, idrocarburi policiclici.
E sono cominciati ad arrivare tumori a polmoni, vescica, pancreas, prostata.
Poi sono arrivate anche le mascherine, ma quelle leggere, inutili.
I periti del tribunale hanno
riconosciuto il nesso di causalità tra sostanze manipolate e malattie. Questo è
un fatto positivo, ma a fronte di questo i padroni e chi li assiste sostengono
che il numero di morti e malati di tumore rientrano nella media della provincia
di Latina, quindi non direttamente legati alla Good Year.
Credo che lo stesso tribunale e
quelli che hanno tentato, in maniera propagandistica, di costituirsi parte
civile al nostro fianco come Legambiente e il comune di Cisterna, avrebbero
dovuto spingere per fare una verifica puntuale di tutti gli ex dipendenti G.Y.
dal ‘64 ad oggi e verificare il numero esatto di morti e di malati tenendo
conto che il periodo di incubazione può essere di diversi anni, e una indagine
epidemiologica sulle popolazioni intorno alla fabbrica. Questo è il punto.
Andrebbero coinvolte le popolazioni e incalzate le istituzioni.
Invece fino ad oggi sono andato
io, casa per casa, a raccogliere le cartelle cliniche, tentando di vincere timori
e reticenze.
Come coinvolgere le
popolazioni e creare mobilitazione?
So che in provincia esistono
comitati di lavoratori che lottano per la salute in fabbrica. Cominciamo ad
unirci, a confrontarci e a parlare insieme con le popolazioni, magari
organizzando proprio qui a Cisterna un'assemblea pubblica.
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