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La lotta dei marittimi dello stretto di Messina
Tra scioperi, occupazione
della dirigenza navale e illusioni istituzionali
Giacomo di Leo
La condizione lavorativa dei marittimi e la sicurezza ed
efficienza dei trasporti della Sicilia sono addirittura peggiorati dopo il
tragico incidente nello stretto di Messina: quattro lavoratori morti e ottanta
viaggiatori feriti, di fatto dimenticati dal governo nazionale.
Lavoratori sotto
attacco
Tale azienda persiste nelle dismissioni dall'area dello
stretto e, conseguentemente, sta procedendo alla riduzione delle nuove tabelle
di armamento, portando da dieci a sette i membri dell'equipaggio, con l'approvazione
di Capitaneria di Porto e Ministero dei Trasporti ( taglio di 94 precari) .I
governi dell'alternanza borghese hanno sostenuto gli armatori privati,nello
sfruttamento della forza-lavoro,grazie anche alla riduzione e alla
precarizzazione degli organici. Il personale è stato tagliato da 1800 a 626 unità. Si
verifica una elevata diffusione contratti a termine per 78 giorni l'anno,
impropriamente definiti "contratti a viaggio", l'armatore garantisce il
rapporto di lavoro solo per il periodo del viaggio stabilito in fase di
contrattazione. Anche la Rete Ferroviaria
Italiana (Rfi), da oltre 10 anni, adotta questo tipo di assunzione per le
sostituzioni del personale di ruolo per colmare i vuoti lasciati dal personale in
quiescenza, superando di gran lunga la percentuale di precariato
contrattualmente prevista (10%) solo nei periodi di aumento della produzione. I
marittimi precari non hanno alcuna forma di tutela: "licenziabili dopo una sola
traversata dello stretto". A questa lucida e criminale politica di riduzione
della forza-lavoro si è opposta a più riprese la volontà di lotta dei
marittimi, stanchi delle continue promesse dei soliti politicanti locali e
della continua soverchieria di Rfi, che li costringe dietro pressioni e minacce
(pena il richiamo disciplinare) a lavorare per trenta giorni consecutivi, senza
osservare i turni di riposo,come denunciano i precari del sindacato autonomo
precari, e tanti altri che sono stati l'anima di questa rivolta sociale, che ha
contagiato altri settori sociali, come i lavoratori della Birra Messina
(Heineken). Alla luce del tragico incidente avvenuto nello stretto l'ondata di
scioperi dei marittimi di Rfi ha assunto un valore politico ancora maggiore di
azione esemplare per tutti i lavoratori, i precari e i disoccupati di Messina. Durante
l'ultimo sciopero, il terzo!
Istituzioni e
sindacati
Dopo il tragico incidente, i lavoratori hanno ben
individuato i loro avversari di classe, scandendo slogan contro il sindaco
Genovese, che democristianamente è sempre disponibile con "i poveri lavoratori"
fino ad accompagnarli a Roma e sostenerli con dei bei discorsi, per poi tornare
a Messina ed avvantaggiare gli armatori privati in particolare la Caronte &Tourist del
gruppo Franza. Questa compagnia usufruisce di diversi approdi, tra cui il molo
Norimberga e l'approdo di Tremestieri.Dal primo partono i tir per Salerno,che
attraversano il centro cittadino con tutti i danni immaginabili. La navigazione
della Cartour entra in contrasto con quella dei traghetti della Rfi che
rischiano anche collisioni con le imbarcazioni private cosi come denunciato dai
comandanti dei vettori navali pubblici e dal "Comitato la nostra città" in un
esposto alla Procura della Repubblica. Ritornando alla vertenza evidenziamo
come i marittimi precari hanno effettuato a più riprese lotte radicali, come il
blocco dei traghetti; l'ultimo è stato quello della nave traghetto "Sibari",all'indomani
del fallimento dell'ennesima trattiva-farsa svolta a Roma tra Rfi settore
navigazione e sindacati. L'occupazione degli uffici della dirigenza navale, che
dura da quasi un mese, è un ulteriore tentativo di accendere le luci su questa
drammatica situazione, che ha spinto i precari e le loro famiglie a barricarsi
dentro quegli uffici della stazione marittima. Mentre i politici locali fanno
la passerella dentro i locali occupati, da Roma giungono notizie a dir poco
allarmanti:dall'analisi degli orari estivi si desume che insieme ai traghetti
saranno tagliati 5 treni a lunga percorrenza,circa un terzo dei servizi che
collegano giornalmente l'isola col resto d'Italia. Mentre il consiglio comunale
di Messina si autoconvoca per dare l'impressione (?) di essere a fianco dei
precari, il ministro dell'economia Padoa Schioppa preannunzia misure
"difficili ed impopolari"per le ferrovie al fine di "risanare" il
bilancio. In questa grave situazione i precari necessitano di una direzione
sindacale e politica alternativa a quella odierna,che li ha depotenziati
illudendoli che avrebbero risolto i problemi nei tavoli istituzionali e/o
mediante le interrogazioni parlamentari. Mediocre, altresì, lo "spessore" dell'interrogazione
parlamentare presentata da Rifondazione Comunista: gli onorevoli del Prc, come
al solito, si augurano che il governo dei padroni si ravveda. Nel frattempo
alcuni dirigenti dei sindacati di base dirigono i precari nel primo blocco dei
traghetti di un armatore privato in coincidenza dello sciopero nazionale contro
il governo indetto dalla RdB-Cub il 30 marzo; che non sia questo il percorso
alternativo da intraprendere? Per non trasformare lo sciopero regionale-nazionale
dei ferrovieri del 13 aprile nell'ennesima passerella dei bonzi sindacali e/o
politici...
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