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La lotta dei marittimi dello stretto di Messina PDF Stampa E-mail
lunedì 16 aprile 2007

La lotta dei marittimi dello stretto di Messina

Tra scioperi, occupazione della dirigenza navale e illusioni istituzionali

 

Giacomo di Leo

 

La condizione lavorativa dei marittimi e la sicurezza ed efficienza dei trasporti della Sicilia sono addirittura peggiorati dopo il tragico incidente nello stretto di Messina: quattro lavoratori morti e ottanta viaggiatori feriti, di fatto dimenticati dal governo nazionale.

 

Lavoratori sotto attacco

 

Tale azienda persiste nelle dismissioni dall'area dello stretto e, conseguentemente, sta procedendo alla riduzione delle nuove tabelle di armamento, portando da dieci a sette i membri dell'equipaggio, con l'approvazione di Capitaneria di Porto e Ministero dei Trasporti ( taglio di 94 precari) .I governi dell'alternanza borghese hanno sostenuto gli armatori privati,nello sfruttamento della forza-lavoro,grazie anche alla riduzione e alla precarizzazione degli organici. Il personale è stato tagliato da 1800 a 626 unità. Si verifica una elevata diffusione contratti a termine per 78 giorni l'anno, impropriamente definiti "contratti a viaggio", l'armatore garantisce il rapporto di lavoro solo per il periodo del viaggio stabilito in fase di contrattazione. Anche la Rete Ferroviaria Italiana (Rfi), da oltre 10 anni, adotta questo tipo di assunzione per le sostituzioni del personale di ruolo per colmare i vuoti lasciati dal personale in quiescenza, superando di gran lunga la percentuale di precariato contrattualmente prevista (10%) solo nei periodi di aumento della produzione. I marittimi precari non hanno alcuna forma di tutela: "licenziabili dopo una sola traversata dello stretto". A questa lucida e criminale politica di riduzione della forza-lavoro si è opposta a più riprese la volontà di lotta dei marittimi, stanchi delle continue promesse dei soliti politicanti locali e della continua soverchieria di Rfi, che li costringe dietro pressioni e minacce (pena il richiamo disciplinare) a lavorare per trenta giorni consecutivi, senza osservare i turni di riposo,come denunciano i precari del sindacato autonomo precari, e tanti altri che sono stati l'anima di questa rivolta sociale, che ha contagiato altri settori sociali, come i lavoratori della Birra Messina (Heineken). Alla luce del tragico incidente avvenuto nello stretto l'ondata di scioperi dei marittimi di Rfi ha assunto un valore politico ancora maggiore di azione esemplare per tutti i lavoratori, i precari e i disoccupati di Messina. Durante l'ultimo sciopero, il terzo!

 

Istituzioni e sindacati

 

Dopo il tragico incidente, i lavoratori hanno ben individuato i loro avversari di classe, scandendo slogan contro il sindaco Genovese, che democristianamente è sempre disponibile con "i poveri lavoratori" fino ad accompagnarli a Roma e sostenerli con dei bei discorsi, per poi tornare a Messina ed avvantaggiare gli armatori privati in particolare la Caronte &Tourist del gruppo Franza. Questa compagnia usufruisce di diversi approdi, tra cui il molo Norimberga e l'approdo di Tremestieri.Dal primo partono i tir per Salerno,che attraversano il centro cittadino con tutti i danni immaginabili. La navigazione della Cartour entra in contrasto con quella dei traghetti della Rfi che rischiano anche collisioni con le imbarcazioni private cosi come denunciato dai comandanti dei vettori navali pubblici e dal "Comitato la nostra città" in un esposto alla Procura della Repubblica. Ritornando alla vertenza evidenziamo come i marittimi precari hanno effettuato a più riprese lotte radicali, come il blocco dei traghetti; l'ultimo è stato quello della nave traghetto "Sibari",all'indomani del fallimento dell'ennesima trattiva-farsa svolta a Roma tra Rfi settore navigazione e sindacati. L'occupazione degli uffici della dirigenza navale, che dura da quasi un mese, è un ulteriore tentativo di accendere le luci su questa drammatica situazione, che ha spinto i precari e le loro famiglie a barricarsi dentro quegli uffici della stazione marittima. Mentre i politici locali fanno la passerella dentro i locali occupati, da Roma giungono notizie a dir poco allarmanti:dall'analisi degli orari estivi si desume che insieme ai traghetti saranno tagliati 5 treni a lunga percorrenza,circa un terzo dei servizi che collegano giornalmente l'isola col resto d'Italia. Mentre il consiglio comunale di Messina si autoconvoca per dare l'impressione (?) di essere a fianco dei precari, il ministro dell'economia Padoa Schioppa preannunzia misure "difficili ed impopolari"per le ferrovie al fine di "risanare" il bilancio. In questa grave situazione i precari necessitano di una direzione sindacale e politica alternativa a quella odierna,che li ha depotenziati illudendoli che avrebbero risolto i problemi nei tavoli istituzionali e/o mediante le interrogazioni parlamentari. Mediocre, altresì, lo "spessore" dell'interrogazione parlamentare presentata da Rifondazione Comunista: gli onorevoli del Prc, come al solito, si augurano che il governo dei padroni si ravveda. Nel frattempo alcuni dirigenti dei sindacati di base dirigono i precari nel primo blocco dei traghetti di un armatore privato in coincidenza dello sciopero nazionale contro il governo indetto dalla RdB-Cub il 30 marzo; che non sia questo il percorso alternativo da intraprendere? Per non trasformare lo sciopero regionale-nazionale dei ferrovieri del 13 aprile nell'ennesima passerella dei bonzi sindacali e/o politici...

 

 
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