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Come il governo Prodi usa gli immigrati: bestie da
soma a basso costo
Le gesta di un
ministro solidale... con i più forti
Michele Scarlino
Tutti ricordiamo le promesse
fatte circa un anno fa da Prodi e dai suoi sostenitori (i vari Bertinotti,
Giordano e Diliberto) durante la campagna elettorale. A distanza di un anno il
bilancio ci pare poco consolante ed anzi conferma tutte le più infauste
previsioni: stiamo assistendo ad un sistematico e durissimo attacco ai
lavoratori con lo scippo di pensioni e Tfr; la legge 30 che doveva essere prima
abrogata, poi "superata", è ad oggi ad un suo pieno ed indiscusso mantenimento;
si parlava di pace, ma l'Afghanistan è sotto gli occhi di tutti; si parlava
della chiusura dei Cpt (centri di permanenza temporanea) per gli immigrati e
nemmeno su questa vicenda si riesce a scorgere una "rottura" con il precedente
governo di centrodestra.
Le proposte di Ferrero
L'attacco con leggi razziste e
discriminanti nei confronti dei migranti è partito con la legge
Turco-Napolitano varata dal centrosinistra, legge che ha istituito in Italia i
Cpt, veri e propri lager per immigrati. Sulla scia ed in continuità con quella
legge il governo Berlusconi ha varato la tristemente famosa legge Bossi-Fini
che ha aggravato ancora di più le già penose condizioni di vita, di soggiorno e
di lavoro degli immigrati, costretti a vivere in clandestinità, lontani dalle
proprie famiglie e vivendo nei fatti una doppia oppressione: quella subita in
qualità di lavoratore e quella subita in qualità di immigrato. Una doppia
oppressione insostenibile per loro ed intollerabile per tutti (tranne per chi
ci guadagna).
Il ministro alla solidarietà
sociale Ferrero insieme ad Amato, ministro dell'Interno, ha firmato un Ddl
(decreto legge) riguardante la questione dei migranti. Era questo uno dei
"cavalli di battaglia", un evergreen
del centrosinistra "pregovernativo" (e specialmente della sua sinistra): "La Bossi-Fini è una legge
scandalosa!", "i Cpt vanno chiusi senza se e senza ma". Di questi slogan al
ministro Ferrero (che un tempo amava urlare anche lui) deve essere rimasto ben
poco nel cuore. Leggendo il decreto che porta la sua firma non si legge da
nessuna parte della chiusura dei Cpt, tutto al più si cerca di "umanizzarli"
dando il permesso di far visita al Cpt al sindaco (con o senza la banda del
paese?), ai presidenti di regione e provincia e ad alcune associazioni
autorizzate. Una cosa che addirittura va a peggiorare la Bossi-Fini (che, vi
ricordo, era da abrogare) è la "cauzione": in pratica, grazie al ministro Ferrero,
un immigrato dovrà dimostrare di avere una sorta di cauzione (c'è scritto:
"...che sia in possesso di risorse finanziarie adeguate al periodo di permanenza
sul territorio nazionale") su eventuali danni o reati che commetterà in Italia.
Qualcuno leggendo il decreto magari
cercherà qualche segno, un minimo cenno (ormai ci si accontenta di poco...) al
quale potersi appigliare così da poter dire la famosa frase "siamo in
discontinuità col governo Prodi". Purtroppo se vi accosterete con questa
speranza resterete molto delusi. Il decreto è, persino nel suo lessico, lesivo
della dignità dei migranti: l'immigrato è merce e lavoratore (come da buona
tradizione liberal/borghese). Non è un uomo, non è padre, non è madre e nemmeno
figlio, non è malato non ha bisogni o desideri e nemmeno sogni. E' declassato
da uomo a merce.
Le rivolte e le proteste dei migranti hanno bisogno di sostegno
incondizionato
In Italia solo ora le varie
comunità dei migranti stanno prendendo coraggio, spinti dalla miseria e dall'oppressione,
ed iniziano a reclamare i loro sacrosanti diritti. Siano prova di questo i
recenti fatti di Milano, dove la comunità cinese è letteralmente esplosa, con
forme addirittura di guerriglia urbana, a causa della ghettizzazione e dello
sfruttamento cui è sottoposta, oppure le riuscite manifestazioni che gli
immigrati hanno organizzato a Roma ed in altre grosse città italiane. Tutto
questo è segno della presa di coscienza della loro miserrima condizione da
parte delle masse lavoratrici immigrate. Questi "primi fuochi" non vanno spenti
ma, al contrario, vanno sostenuti ed incoraggiati sino alla presa di coscienza
da parte dei lavoratori immigrati ed italiani che il nemico e lo sfruttatore è
uno, che abbiamo lo stesso padrone. Il lavoratore italiano non deve credere
alla spiccia propaganda borghese che dipinge lo straniero come quello che "ruba
il pane ed il lavoro". E' vero tutto il contrario: il lavoratore straniero è
costretto a venire qua proprio da chi ha interesse a far aumentare l'offerta di
forza lavoro al fine di pagarla meno. In pratica la borghesia costringe
l'immigrato a venire qua e poi scatena con i suoi mass-media una "guerra tra
poveri" ossia una guerra tra lavoratori che avvantaggia il profitto di pochi.
Noi lavoreremo per una vera e leale unificazione delle lotte dei lavoratori
tutti, indipendentemente dalla loro nazionalità affinché si riconosca e si combatta
il nemico, unico ed uguale per tutti i lavoratori.
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