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Cambiamenti climatici e sistema di produzione capitalista PDF Stampa E-mail
lunedì 16 aprile 2007

Cambiamenti climatici e sistema di produzione capitalista

 

Alberto Cacciatore

 

Il Comitato intergovernativo sul mutamento climatico (Ipcc) - organismo dell'Onu che comprende scienziati e rappresentanti di governi - nel quarto rapporto presentato a Parigi e a Bruxelles, stima un aumento della temperatura della terra, entro la fine del secolo, da 1,8 a 4 gradi. Ciò provocherà siccità, alluvioni, uragani, estinzioni di specie animali e vegetali, malattie, inondazioni delle coste e delle isole abitate da centinaia di milioni di persone. Gli esperti dell'Ipcc ritengono che il riscaldamento climatico sia dovuto alle emissioni umane di gas serra - tra questi l'anidride carbonica e il metano - e chiamano in causa le responsabilità politiche che hanno portato a questa situazione, cioè le scelte di sviluppo energetico e produttivo centrate sui combustibili fossili e sulla deforestazione. Un tale appello non ha alcuna credibilità, dal momento che viene lanciato da quegli stessi scienziati che, per ottenere l'approvazione della 2° parte del rapporto da parte dei principali Paesi del mondo, hanno attenuato i contenuti del documento piegandosi alle forti pressioni dei governi di Stati Uniti, Cina ed Arabia Saudita. Ad ulteriore prova del forte condizionamento delle lobbies politiche ed economiche sulle agenzie dell'Onu. D'altra parte nel caso dell'Ipcc, si tratta di scienza intergovernativa (come recita il nome stesso del comitato) vale a dire, di scienza negoziata. Il meccanismo del consenso dà potere di veto a ogni paese visto che le decisioni devono essere prese all´unanimità. E, cosa stupefacente, questo rapporto dovrà servirà come guida per i governi di tutto il mondo, per definire la politica ambientale dei prossimi decenni e per provvedere alla riduzione dei gas serra dopo il 2012, quando scadranno i termini previsti all'interno del protocollo di Kyoto.

 

Il protocollo di Kyoto e la politica energetica del governo Prodi

 

Questo protocollo impegna i paesi industrializzati e quelli cosiddetti ad economia in transizione (i paesi dell'Est europeo) a ridurre le loro emissioni totali di gas serra del 5% entro il periodo compreso fra il 2008 e il 2012 in riferimento alle emissioni del 1990. L'aumento dei gas serra nell'atmosfera e l'aumento della temperatura del pianeta sono la dimostrazione più eloquente che quando il sistema di produzione capitalista tenta di dare soluzione alla crisi ecologica, che peraltro esso stesso determina, con soluzioni interne alla logica di mercato, fallisce. Infatti, il protocollo di Kyoto ai fini della riduzione delle emissioni di gas serra fissa dei tetti all'emissione e, all'interno di quei limiti, demanda ai governi nazionali di distribuire alle imprese interessate quote di emissioni. L'obiettivo è di creare un mercato nel quale chi riduce le proprie quote di emissioni di gas serra può venderle a chi non ha ridotto la quota di emissione che gli è stata assegnata. Attraverso questo meccanismo di mercato si vorrebbe incentivare a inquinare meno e produrre un costo per chi inquina. Ma il risultato vero è che, se si paga si può inquinare, e se si inquina meno di quello che sarebbe consentito si può vendere il proprio diritto di inquinare ad altri. Cosa fa il governo Prodi? Mentre Bersani sponsorizza i rigassificatori e D'Alema parla di carbone "pulito", Pecoraio Scanio -sensibile alle pressioni delle associazioni ambientaliste borghesi che nel frattempo hanno piazzato alcuni dei loro più "prestigiosi" esponenti in ministeri e commissioni parlamentari- garantisce che il governo è impegnato nell'applicazione del Protocollo di Kyoto, considerato evidentemente, nonostante le sue pessime prove, un'utile strumento.E a proposito di riduzioni delle emissioni, il piano di assegnazione delle emissioni del governo Prodi consegnato alla Commissione Europea, assegna ai grandi complessi industriali una quota sorprendentemente alta di permessi ad emettere anidride carbonica per il quinquennio 2008-2012. Vengono premiate le centrali a carbone, le acciaierie, le industrie del cemento e il settore termoelettrico che potranno accrescere i loro profitti e, allo stesso tempo, potranno comprare i permessi di inquinamento alla "Borsa delle emissioni", istituita dal governo Prodi per la costituzione di un mercato nazionale per l'acquisto e la vendita dei diritti di emissione. L'impegno ecologista del governo Prodi si è inoltre manifestato con l'elaborazione di un piano sull'energia che prevede una pioggia di finanziamenti alle imprese - la cosiddetta "ecoindustria" - che vogliano investire nel settore delle energie rinnovabili e nell'innovazione dei processi produttivi volti a ridurre l'intensità energetica delle lavorazioni. L'incentivazione statale alle imprese prosegue anche con il decreto sul Conto energia che paga per venti anni l'energia prodotta da un impianto fotovoltaico assai più di quanto venga pagata l'energia elettrica consumata, una possibilità di azzeramento completo dei costi che l'impresa dovrebbe invece sostenere per i propri consumi di energia elettrica.

 

La politica energetica del movimento operaio e delle masse popolari

 

Contro il governo Prodi che vuole completare la privatizzazione e la liberalizzazione dei servizi pubblici locali e del mercato della produzione dell'energia, il movimento operaio e le masse popolari debbono rivendicare la ripubblicizzazione, sotto il controllo dei lavoratori del settore e dei cittadini-utenti, dei servizi pubblici di distribuzione dell'energia che sono stati privatizzati e la nazionalizzazione, senza indennizzo e sotto il controllo operaio e delle masse popolari, degli impianti di produzione dell'energia, la collettività deciderà le caratteristiche tecniche e le modalità di funzionamento degli impianti applicando il solo criterio della loro compatibilità con la salubrità dell'ambiente e la salute umana. Solo queste misure potranno rendere possibile la pianificazione dell'uso razionale e sostenibile delle risorse, finalizzato al reale soddisfacimento dei bisogni sociali.

 

 
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