Cambiamenti climatici e sistema di produzione capitalista
Alberto Cacciatore
Il Comitato intergovernativo sul
mutamento climatico (Ipcc) - organismo dell'Onu che comprende scienziati e rappresentanti di governi - nel quarto
rapporto presentato a Parigi e a Bruxelles, stima un aumento della
temperatura della terra, entro la fine del secolo, da 1,8 a 4 gradi. Ciò provocherà
siccità, alluvioni, uragani, estinzioni di specie animali e vegetali, malattie,
inondazioni delle coste e delle isole abitate da centinaia di milioni di
persone. Gli esperti dell'Ipcc ritengono che il riscaldamento climatico sia
dovuto alle emissioni umane di gas serra - tra questi l'anidride carbonica e il
metano - e chiamano in causa le responsabilità politiche che hanno portato a
questa situazione, cioè le scelte di sviluppo energetico e produttivo centrate
sui combustibili fossili e sulla deforestazione. Un tale appello non ha alcuna
credibilità, dal momento che viene lanciato da quegli stessi scienziati che,
per ottenere l'approvazione della 2° parte del rapporto da parte dei principali
Paesi del mondo, hanno attenuato i contenuti del documento piegandosi alle
forti pressioni dei governi di Stati Uniti, Cina ed Arabia Saudita. Ad
ulteriore prova del forte condizionamento delle lobbies politiche ed economiche
sulle agenzie dell'Onu. D'altra parte nel caso dell'Ipcc, si tratta di scienza
intergovernativa (come recita il nome stesso del comitato) vale a dire, di
scienza negoziata. Il meccanismo del
consenso dà potere di veto a ogni paese visto che le decisioni devono essere
prese all´unanimità. E, cosa stupefacente, questo rapporto dovrà servirà
come guida per i governi di tutto il mondo, per definire la politica ambientale
dei prossimi decenni e per provvedere alla riduzione dei gas serra dopo il
2012, quando scadranno i termini previsti all'interno del protocollo di Kyoto.
Il protocollo di Kyoto e la politica energetica del governo Prodi
Questo protocollo impegna i paesi
industrializzati e quelli cosiddetti ad economia in transizione (i paesi
dell'Est europeo) a ridurre le loro emissioni totali di gas serra del 5% entro
il periodo compreso fra il 2008 e il 2012 in riferimento alle emissioni del 1990. L'aumento
dei gas serra nell'atmosfera e l'aumento della temperatura del pianeta sono la dimostrazione
più eloquente che quando il sistema di produzione capitalista tenta di dare
soluzione alla crisi ecologica, che peraltro esso stesso determina, con
soluzioni interne alla logica di mercato, fallisce. Infatti, il protocollo di
Kyoto ai fini della riduzione delle emissioni di gas serra fissa dei tetti
all'emissione e, all'interno di quei limiti, demanda ai governi nazionali di
distribuire alle imprese interessate quote di emissioni. L'obiettivo è di
creare un mercato nel quale chi riduce le proprie quote di emissioni di gas
serra può venderle a chi non ha ridotto la quota di emissione che gli è stata
assegnata. Attraverso questo meccanismo di mercato si vorrebbe incentivare a
inquinare meno e produrre un costo per chi inquina. Ma il risultato vero è che,
se si paga si può inquinare, e se si inquina meno di quello che sarebbe
consentito si può vendere il proprio diritto di inquinare ad altri. Cosa fa il governo Prodi? Mentre Bersani
sponsorizza i rigassificatori e D'Alema parla di carbone "pulito", Pecoraio
Scanio -sensibile alle pressioni delle associazioni ambientaliste borghesi che
nel frattempo hanno piazzato alcuni dei loro più "prestigiosi" esponenti in
ministeri e commissioni parlamentari- garantisce che il governo è impegnato
nell'applicazione del Protocollo di Kyoto, considerato evidentemente,
nonostante le sue pessime prove, un'utile strumento.E a proposito di
riduzioni delle emissioni, il piano di assegnazione delle emissioni del governo
Prodi consegnato alla Commissione Europea, assegna ai grandi complessi
industriali una quota sorprendentemente alta di permessi ad emettere anidride
carbonica per il quinquennio 2008-2012. Vengono premiate le centrali a carbone,
le acciaierie, le industrie del cemento e il settore termoelettrico che potranno
accrescere i loro profitti e, allo stesso tempo, potranno comprare i permessi
di inquinamento alla "Borsa delle emissioni", istituita
dal governo Prodi per la costituzione di un mercato nazionale per l'acquisto e
la vendita dei diritti di emissione. L'impegno ecologista del
governo Prodi si è inoltre manifestato con l'elaborazione di un piano
sull'energia che prevede una pioggia di finanziamenti alle imprese - la
cosiddetta "ecoindustria" - che vogliano investire nel settore delle energie
rinnovabili e nell'innovazione dei processi produttivi volti a ridurre
l'intensità energetica delle lavorazioni. L'incentivazione statale alle imprese
prosegue anche con il decreto sul Conto energia che paga per venti anni
l'energia prodotta da un impianto fotovoltaico assai più di quanto venga pagata
l'energia elettrica consumata, una possibilità di azzeramento completo dei
costi che l'impresa dovrebbe invece sostenere per i propri consumi di energia
elettrica.
La politica energetica del movimento operaio e delle masse popolari
Contro il governo Prodi che vuole
completare la privatizzazione e la liberalizzazione dei servizi pubblici locali
e del mercato della produzione dell'energia, il movimento operaio e le masse
popolari debbono rivendicare la ripubblicizzazione, sotto il controllo dei
lavoratori del settore e dei cittadini-utenti, dei servizi pubblici di
distribuzione dell'energia che sono stati privatizzati e la nazionalizzazione, senza
indennizzo e sotto il controllo operaio e delle masse popolari, degli impianti
di produzione dell'energia, la collettività deciderà le caratteristiche
tecniche e le modalità di funzionamento degli impianti applicando il solo
criterio della loro compatibilità con la salubrità dell'ambiente e la salute
umana. Solo queste misure potranno
rendere possibile la pianificazione dell'uso razionale e sostenibile delle
risorse, finalizzato al reale soddisfacimento dei bisogni sociali.
|