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Bari: contestazioni a Putin e Prodi PDF Stampa E-mail
lunedì 16 aprile 2007

Bari: contestazioni a Putin e Prodi

Il capitalismo italiano a braccetto con il dispotismo russo

 

Pasquale Gorgoglione

 

Il 14 marzo a Bari, si è svolta la seconda parte del vertice intergovernativo italo-russo a cui hanno preso parte i due premier, Prodi e Putin, e una folta delegazione di ministri e imprenditori. Ad accogliere l’allegra comitiva e a stringere la mano alla romantica figura del pistolero venuto da lontano c’era anche il presidente-poeta della regione Puglia, Nichi Vendola.

 

Prima gli affari...

 

Mentre le cronache davano grande enfasi alla ritrovata armonia tra due popoli amici, all’importanza del ponte tra oriente e occidente, al comune impegno dei popoli per la pace e per il rispetto dei diritti umani nel mondo ed altre simili grottesche costruzioni retoriche, i due leader e le relative delegazioni padronali provvedevano a concretare, esclusivamente sulla base del profitto, una decina di importanti accordi economici.
Con questo vertice il capitalismo italiano, grazie all’impegno del governo e ai sacrifici dei lavoratori, ha intrapreso una forte azione di penetrazione in Russia. I più grossi benefici li avranno Eni ed Enel, per lo sfruttamento delle enormi riserve energetiche russe, anche in campo nucleare; le banche Intesa-Sanpaolo e Mediobanca, che apriranno lì nuove catene di credito; Alenia e Finmeccanica, per la fornitura di treni e aerei. Probabilmente da questo vertice Unicredit trova l’alleato forte per l’assalto all’Alitalia: la compagnia di bandiera russa Aeroflot.
Entusiasta per il ricco banchetto di affari offerto alla borghesia italiana, il premier Romano Prodi, rivolgendosi a Vendola e agli altri amministratori locali, ha sollecitato: “Svegliatevi, svegliatevi, svegliatevi!”.

 

...poi il volto compassionevole

 

Prodi aveva dato rassicurazioni all’opinione pubblica che, in agenda di discussione col suo amico assassino russo, c’era anche il tema del rispetto dei diritti umani e una base comune di intenti per la farsa della conferenza di pace in Afghanistan.
Quando però qualcuno in conferenza stampa gli ha chiesto dell’ex ministro della sanità russo Umar Khanbiev, in cerca di asilo politico in Italia perchè testimone del genocidio della popolazione cecena, Prodi non è sembrato altrettanto sveglio come negli affari: “Con il presidente russo non abbiamo parlato, ne vengo a conoscenza in questo momento”.
E chissà se gli avessero chiesto dell’Afghanistan e dei particolari della farsa della conferenza di pace? Non credo che anche questo argomento abbia avuto tanto rilievo tra le decine di tavoli di discussione del vertice.

 

La contestazione

 

Ma non tutti a Bari hanno steso il tappeto rosso a Prodi e al suo amico Putin.
Una manifestazione di protesta alla quale hanno partecipato circa duecento persone ha avuto luogo ai margini della zona rossa. L’obiettivo era contestare il presidente russo Putin per la repressione delle voci libere in Russia e per l’operato in Cecenia, regione in cui le forze di sicurezza moscovite stanno operando da anni un vero e proprio massacro di massa, nel silenzio internazionale favorito dal peso che la Russia mantiene per la sua presenza nel consiglio di sicurezza dell’Onu.
Il PdAC era in piazza anche per denunciare la politica imperialista del governo Prodi, politica di guerra e rapina, perfettamente rispondente agli interessi di Confindustria e dei banchieri: guerra e occupazione in Afghanistan, i tagli all’istruzione e alla sanità, l’aumento delle spese militari, la rapina ai danni dei lavoratori in misure come la privatizzazione di grandi imprese di Stato (Alitalia, Fincantieri), lo scippo del Tfr.
Purtroppo, anche questa volta bisogna registrare che la manifestazione di protesta è stata deliberatamente limitata nei contenuti e nelle dimensioni dal Prc. Ancora una volta Rifondazione e la sinistra di governo si distinguono in ipocrisia e ambiguità: da un lato Vendola ad accogliere il carnefice Putin; dall’altro i baby-burocrati del Prc che stanno in piazza per cercare di frenare e limitare i contenuti antigovernativi della protesta.

 

 

 

 

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