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Turbogas: una scelta sbagliata
Continua in queste settimane la lotta contro
tutti gli scempi ambientali
Nicola Cantucci*
Da alcuni mesi gli
abitanti di Modugno sono impegnati in una difficile vertenza contro la scelta
di realizzare in un territorio densamente urbanizzato e a forte vocazione
agricola una centrale per la produzione
di energia elettrica a ciclo combinato turbogas da 760 Megawatt.
I motivi della protesta
Le decisione di
localizzare una centrale di queste dimensioni in un'area dove vivono oltre 150.000 persone, gravata da seri
problemi d'inquinamento atmosferico e con la presenza di industrie ad elevato
rischio ambientale, è figlia di un'altra scelta sbagliata: il cosiddetto
decreto "Sblocca-centrali,"
varato dal governo Berlusconi nel lontano 2002, sull'onda del black-out
nazionale come misura di emergenza nazionale, che ha azzerato qualsiasi logica
di programmazione.
Ma la scelta di
costruire nella provincia di Bari una nuova centrale termoelettrica è sbagliata
per ragioni di carattere ancora più generale: continuare ad inseguire il trend della crescita del consumo energetico
senza pianificare dove e come risparmiare, quali e quante energie pulite e
rinnovabili realizzare nel nostro paese, aumentando così la nostra dipendenza
dalle importazioni di combustibili, ci condanna ad inseguire un modello di
sviluppo senza futuro. Appare fuori da ogni ragionevolezza la scelta di
continuare a peggiorare la nostra dipendenza energetica continuando ad ignorare
i limiti alle emissioni di gas serra. Già oggi l'Italia è abbondantemente oltre
i limiti di emissione che si era impegnata a rispettare (le produzioni di Co2
sono addirittura aumentate negli ultimi anni del 13%).
Ci opponiamo a
questo progetto anche per ragioni di carattere locale: l'impianto è stato
autorizzato pur avendo collocazione attigua ad una area popolata da ben 48.000
abitanti ed essendo distante solo 2,3 Km dal centro di Modugno. Nel giro di 15 chilometri sono
presenti almeno 110.000 abitanti residenti nei comuni di Bari, Bitritto, Bitonto,
Palo del Colle e Bitetto, e nel raggio di 40 km almeno altre 250.000.
Non viene
neppure presa in considerazione la presenza di autorevoli studi sulle polveri
sottili emesse da centrali termoelettriche della grandezza prevista per quella
di Modugno e le crescenti preoccupazioni per quanto riguarda gli effetti sulla
salute.
Il “nostro”
territorio avrebbe bisogno di ben altri interventi: andrebbero sviluppati, seri
programmi di risanamento ambientale, di riqualificazione urbana, di
realizzazione di servizi sociali, creando vere opportunità di lavoro.
Il coraggio, la
determinazione di migliaia di persone ha consentito di far valere queste
ragioni, richiamando l'attenzione della stampa locale e nazionale. E' nato un
movimento che attraverso le sue azioni ha riacceso le speranze di chi contesta
la scelta sbagliata della localizzazione in questo territorio di una centrale
termoelettrica.
Il decreto
"Sblocca-centrali" e tutta la legislazione conseguente ed analoga non
accenna ad essere modificata, ed anche il centro sinistra che tanto ne
contrastò l'approvazione oggi non è intenzionato a modificarlo.
La lotta continua…
A Modugno, come in
altri comuni italiani viene portata avanti una battaglia in cui si chiede
semplicemente il rispetto e l'ascolto delle ragioni della gente comune. Ed è
per queste ragioni che intendiamo promuovere una iniziativa aperta alla
presenza e alla collaborazione di tutte le forze sociali, le associazioni ed i
movimenti impegnati in altre vertenze importanti nel nostro Paese. Una grande
manifestazione unitaria, che tenga insieme i momenti del confronto, della
discussione su una scelta che riteniamo sbagliata e quelli della mobilitazione
per chiedere coerenza tra gli impegni per la riduzione dell'effetto serra e le
scelte concrete in materia di energia, pretendere il pieno rispetto
dell'ambiente e l'effettiva tutela della salute.
Non lasciateci
soli. A Modugno, stavolta, si gioca il futuro di tutti.
*Comitato
ProAmbiente di Modugno
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