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I marxisti e le elezioni PDF Stampa E-mail
giovedì 15 marzo 2007

I marxisti e le elezioni

Alcune considerazioni di metodo in vista delle prossime amministrative

 

Michele Scarlino

 

 

La prossima primavera si terranno le elezioni amministrative parziali, con alcune grandi città ed alcune province (in particolare quella di Vicenza) chiamate al voto. È la prima volta che il nostro neonato partito si trova dinanzi a delle elezioni.
Il PdAC, in linea con la strategia e la tattica del marxismo rivoluzionario, ed in linea con le proprie tesi approvate al congresso costitutivo tenutosi a Rimini in gennaio, ha deciso di partecipare a questa tornata elettorale.
La "questione elettorale" è stata sempre molto dibattuta tra le organizzazioni comuniste. E’ opportuno o meno partecipare alle elezioni? Prima di rispondere a questa legittima domanda, bisogna comprendere quale funzione hanno le elezioni in un regime democratico-borghese come il nostro e qual è il ruolo che la borghesia assegna loro. La questione elettorale, in realtà, non dovrebbe mai essere slegata dalla questione dello Stato (ed in ultima analisi dalla questione del potere, cosa che non toccheremo in questo articolo).

 

Un passo indietro...

 

Le dirigenze burocratiche e revisioniste di Pci prima e del Prc (in sedicesimo) poi, hanno fatto credere, in malafede, alla classe lavoratrice che l’altro mondo possibile, il socialismo, fosse raggiungibile anche tramite mezzi parlamentari, tramite le elezioni. Il Pci, adeguandosi e rientrando nei ranghi del "democraticismo borghese" fece credere ai lavoratori che l’urna potesse cambiare i rapporti di forza tra le classi (cosa mai avvenuta, nemmeno in epoche rivoluzionarie).
Ma come hanno potuto fare questo? Questo è stato possibile grazie ad un certosino lavoro di smantellamento teorico del marxismo portato avanti da quelle dirigenze. Facendo passare tra i lavoratori la definizione borghese di Stato super partes (la stessa per cui oggi Bertinotti ricopre la terza carica dello Stato "neutrale") e sradicando dal proletariato il concetto marxista di Stato.
Cos’è lo Stato borghese per un riformista? Lo Stato è un apparato neutrale ed indipendente della società che ha lo scopo principale di difendere e salvaguardare il cittadino e prendere provvedimenti per il bene della collettività. Questa è la definizione che troviamo nei manuali di diritto.
Cos’è lo Stato borghese per un comunista? Lo Stato è un mezzo di oppressione (tramite il potere politico, giudiziario e militare) di una classe su un’altra. Lo Stato è il garante ed il difensore dei privilegi della classe dominante. Per dirla con Engels: "Lo Stato è, per principio, lo Stato della classe più potente, della classe economicamente e politicamente dominante".
Uno dei più grandi danni causati da quelle dirigenze burocratiche è stato proprio quello di far accettare ai lavoratori la definizione di Stato "neutrale", quindi modificabile anche per via elettorale.
Il PdAC, invece, partecipa alle elezioni rivendicando appieno un concetto proprio del marxismo rivoluzionario: l’irriformabilità dello Stato borghese.
Riaffermare e rivendicare questo basilare assunto non è superfluo. Partendo da qui cambia evidentemente anche la concezione che abbiamo delle elezioni. Esse non sono il momento più "alto di democrazia, ma sono, di contro, uno strumento di oppressione della classe dominante che di tanto in tanto chiama i lavoratori a scegliere quale borghese dovrà massacrarli. Questo vale per tutti i tipi di elezioni: dalle politiche alle comunali. Facciamo un esempio. Alle ultime elezioni politiche la borghesia ha posto ai lavoratori, in realtà, le seguenti domande: "Chi volete che vi scippi il Tfr? Prodi o Berlusconi?", "Chi volete che faccia una finanziaria lacrime e sangue? Prodi o Berlusconi?", "Chi volete che costruisca la base a Vicenza? Prodi o Berlusconi?" e così di seguito. In realtà alle elezioni scegliamo chi attuerà un programma già scritto dalla borghesia…qui sta tutta la democrazia borghese! Quella democrazia che fa scegliere al condannato a morte se morire impiccato o fucilato…
Partendo da questi due assunti basilari, con questi due postulati nel nostro bagaglio teorico, partecipiamo alle elezioni.

 

…e due avanti

 

A questo punto dobbiamo chiederci: perché sarebbe invece un errore non partecipare alle elezioni?
Per noi le elezioni sono un mezzo per propagandare il programma rivoluzionario, un mezzo per avvicinare i lavoratori ed un mezzo per far conoscere il partito. La questione, come ci insegna Lenin, è tattica e non esistono "feticci" di sorta a riguardo. La classe operaia è atomizzata e molti lavoratori, la maggioranza, votano e credono che le elezioni siano un mezzo per migliorare le loro misere condizioni di vita. Il parlamentarismo non è quindi una partita chiusa. Da questa analisi noi dobbiamo partire. Un marxista deve assolutamente propagandare le proprie idee anche su questo campo e non tralasciarlo. Quello che è chiaro per noi non lo è per i lavoratori. Sarebbe un madornale errore, un errore da circolo di intellettuali, rinunciare a presentarsi alle elezioni. Coscienti però che il nostro principale terreno di propaganda sono comunque le lotte che si creano sul territorio, gli scioperi e le agitazioni.
E a chi ci dice che saremo un partito che catalizzerà pochi voti? A loro rispondiamo che il "contare i voti" non è un nostro problema. Il peso elettorale è un problema che tormenta i partiti borghesi, non i partiti comunisti. Quello che conta per noi è sfruttare il momento della campagna elettorale per far conoscere il nostro programma, per avvicinare lavoratori, studenti, precari. Fargli capire che, in definitiva, le loro istanze non potranno essere accolte da un governo borghese che governa per i borghesi alle spalle dei lavoratori. Che i cambiamenti non si ottengono dall’urna ma dalla lotta. E’ questo il senso della nostra decisione di candidarci.
I nostri candidati (ed i nostri eventuali eletti) saranno dei propagandisti del programma rivoluzionario. Un partito che parte da queste considerazioni non avrà paura di propagandare il proprio programma anche sul terreno delle elezioni.

 

 
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