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Il referendum sull'aborto PDF Stampa E-mail
giovedì 15 marzo 2007

Portogallo

Il referendum sull'aborto

 

Flor Neves*

 

L'11 febbraio in Portogallo si è tenuto un referendum sulla Depenalizzazione della Interruzione Volontaria di Gravidanza. È stata la seconda volta che nel Paese si è tenuto un referendum su questo tema, visto che l'aborto in Portogallo continuava a essere un crimine, con l'eccezione dei casi in cui la gravidanza costituisse un pericolo di morte o di pericolo grave per la salute fisica e psichica della donna, in caso di malformazione congenita o danno incurabile del feto o in caso di stupro. La legge in vigore prevede la criminalizzazione della donna per l'interruzione volontaria di gravidanza, prevedendo l'inchiesta poliziesca, l'indagine da parte del pubblico ministero e la condanna della donna per questa pratica (fra il 1998 e il 2003 si sono avute 30 mila condanne): la pena può arrivare fino a tre anni di prigione. In Europa l'interruzione volontaria di gravidanza continua ad essere illegale solo in Polonia, Malta e Irlanda, mentre nella maggior parte dei Paesi d'Europa, come in Italia, questa pratica è "legalizzata".
Se il primo referendum (1998) diede la vittoria al No alla depenalizzazione (50,91% per il No e 49,09 per il Sì), il referendum dello scorso 11 febbraio ha dato una vittoria piena al Sì, con il 59% di voti per il Sì (2.238.053 voti) su un 41% di No (1.539.078 voti). Il referendum è stato caratterizzato da un'alta astensione (56%), benché inferiore all'astensione del 1998.
La vittoria del Sì nel referendum ha costituito un'importante conquista democratica per le donne e per la classe lavoratrice portoghese, cioè i settori che più subivano la repressione dell'aborto. Per questo vediamo in questo risultato un'importante vittoria.

Tuttavia, se questo referendum ha costituito una vittoria per le donne e i lavoratori del Paese, esso ha anche rinforzato relativamente il governo borghese in carica, che ha fatto campagna per il Sì. Di fatto il governo di José Socrates (Partito socialista) ha tentato fin dall'inizio con questo referendum di sviare l'attenzione dei lavoratori dalla dura offensiva che sta conducendo contro i loro diritti: indennità di maternità, sanità e scuola, pensioni e salari ecc. Dopo i mesi di ottobre e novembre, il governo ha dovuto fronteggiare manifestazioni con migliaia di persone, come non se ne vedevano da alcuni anni, e diversi scioperi, dal settore della funzione pubblica a quello della metropolitana di Lisbona: con il referendum il governo è riuscito a deviare, per quasi due mesi, l'attenzione dai grandi temi di attualità politica delle lotte contro il governo al tema del referendum.
Quindi Socrates (così come Zapatero in Spagna) ha utilizzato il referendum per rafforzare la sua politica neoliberale, concedendo una parziale legalizzazione dell'aborto così da coprire con una veste di "sinistra" la sua reale politica di destra. È riuscito così a far vincere la posizione che difendeva, ottenendo con questa stessa posizione di smontare coscientemente l'ascesa delle lotte contro le sue politiche antipopolari, canalizzando l'energia di massa verso l'attività per il Sì al referendum. In tutto ciò, ha avuto come alleati il Partito comunista portoghese e il Bloco de Esquerda (Blocco di sinistra), che hanno fatto campagna per il Sì senza differenziarsi dal governo e hanno infatti tenuto un basso profilo nella campagna nel nome del non rompere l'unità del fronte del Sì.
In realtà la battaglia non tocca solo il tema dell'aborto in sé. È necessario che sia il Servizio sanitario nazionale a garantire l'interruzione volontaria di gravidanza, altrimenti di fatto non cambia nulla. È necessaria una politica di accesso gratuito e facilitato ai metodi contraccettivi, una campagna di pianificazione famigliare e lo sviluppo dei corsi di educazione sessuale nelle scuole. In relazione a tutto ciò il governo si è mostrato ambiguo, mentre si tratta di una lotta fondamentale perché le donne e la classe lavoratrice in generale possano realmente beneficiare della vittoria del Sì al referendum.
È quindi la lotta contro le politiche del governo che deve continuare: nelle scuole, nei luoghi di lavoro, per costruire un'alternativa combattiva che possa essere il germe delle prossime lotte contro il governo, lotte che prima o poi sorgeranno in opposizione alle norme dell'Unione Europea e al Patto di Stabilità e Crescita, che implicano nuovi e duri attacchi contro i lavoratori.
Noi continueremo a stare in queste lotte per costruire un'alternativa rivoluzionaria.

 

*Dirigente dei giovani di Ruptura-Fer, sezione portoghese della Lit

                                     

 

 
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