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Cronaca di una collisione annunciata
La vertenza dei
marittimi dello Stretto di Messina
Giacomo Di Leo
Chi
ha lavorato da precario (anche per poco tempo) in qualsiasi settore privato o
pubblico vive con angoscia questa condizione. Questa è la situazione dei
marittimi, la cui condizione lavorativa è addirittura peggiorata dopo il
tragico incidente nello Stretto di Messina, nel quale hanno perso la vita
quattro lavoratori, di fatto dimenticati da Rete ferroviaria italiana (Rfi).
Tale azienda non retrocede dai suoi propositi nemmeno davanti ai quattro morti
per lavoro: incurante della sicurezza nei trasporti, sta procedendo alla
riduzione delle nuove tabelle d'armamento, diminuendo i membri dell'equipaggio.
Taglieranno così un centinaio circa di precari all'inizio, per poi continuare.
Ma
facciamo un passo indietro: il 15 gennaio, l'aliscafo Segesta Jet e la nave
portacontainer Susan Borchard sono entrati in collisione causando il ferimento
di circa 80 persone e la morte di quattro lavoratori: il comandante dell'aliscafo,
Sebastiano Mafodda, il direttore delle macchine, Marcello Sposito, i marinai
Lauro Palmino e Domenico Zona.
Il
sistema radar Vts, posto sull'altura di Forte Ogliastri, non era attivo! Viene
usato 24 ore al giorno a fini sperimentali-formativi del personale soltanto il
giovedì: tutti gli altri giorni della settimana rimane operativo solo sino alle
ore 17.30. Pertanto, il PdAC critica aspramente la tesi suggerita in modo
surrettizio anche da alcuni organi di informazione, secondo cui l'origine della
collisione tra i due natanti va ricercata nell'errore umano.
Il
Sasmant (Sindacato Autonomo Stato Maggiore) aveva a suo tempo denunziato i mancati
investimenti tecnologici per la sicurezza nell'area dello Stretto, come ha nuovamente
e tristemente ricordato il comandante Sebastiano Pino nell'affollata assemblea
dei marittimi successiva al tragico incidente; ma nessuno dei governi che si
sono succeduti negli ultimi vent'anni - di centrodestra come di centrosinistra -
ha mai investito un centesimo per la totale sicurezza dei lavoratori e dei
pendolari che transitano in quest'area, contribuendo invece all'aumento del
tasso di sfruttamento della forza-lavoro ad opera degli armatori privati. Ogni
mese si stima un traffico di circa 600 navi di stazza superiore alle 15 mila
tonnellate e oltre1500 imbarcazioni di peso inferiore. Navi da e per Gioia Tauro,
da e per Genova, che solcano lo Stretto di Messina, dirette verso il Nord
Africa, il canale di Suez e l'Oriente. Quindi un braccio di mare
particolarmente insidioso, dove già si sono verificati negli ultimi 50 anni 44
incidenti, di cui quattro con morti. Nel 1985, in seguito allo scontro
tra la petroliera greca Patmos e la nave spagnola Castillo de Monteargon,
vennero fatte solenni promesse di miglioramenti tecnologici mai mantenute.
La ribellione
dei lavoratori marittimi e la nostra proposta
I
lavoratori marittimi precari sono protagonisti già da tempo di lotte effettuate
con metodi radicali, come ad esempio il blocco dei traghetti mediante l'occupazione
delle invasature di partenza. La discesa rabbiosa dei precari marittimi nell'arena
della lotta di classe ha di fatto rotto la pace sociale a Messina, "contagiando"
altri settori sociali, come i lavoratori della Birra Messina (Heineken).
La
lotta è in particolare rivolta contro le assunzioni fatte con contratto "a
viaggio", sistema utilizzato anche da Rfi, che in tal modo gestisce l'impianto
con circa 100 lavoratori in meno rispetto alle esigenze.
Il
PdAC sosterrà la loro lotta, che per essere vincente dovrà fare un salto
qualitativo, creando un coordinamento delle realtà di lotta, a partire dai
settori in crisi (marittimi, Atm, Vigili del Fuoco, servizi sociali comunali, precari,
ecc.). Il coordinamento dei comitati di lotta, espressi dalle singole realtà
dei lavoratori, stabiliranno metodi, piattaforma, modalità delle trattative, che
le varie organizzazioni sindacali dovranno sostenere. Il PdAC propone a tutti i
lavoratori e alle loro organizzazioni sindacali confederali e/o
extraconfederali la convocazione di uno sciopero generale cittadino al fine di
unificare ed allargare le lotte sin qui espresse che dovranno coagularsi in una
vertenza generale unificante del mondo del lavoro che lanci la parola d'ordine
dello sciopero generale contro il governo dei padroni e dei loro speculatori
finanziari (oggi Prodi, prima Berlusconi), che hanno scippato i lavoratori del
Tfr, si apprestano a smantellare il sistema pensionistico pubblico liberalizzando
e privatizzando ulteriormente servizi pubblici essenziali ed imprese come Alitalia,
Tirrenia e Fincantieri: mantenendo comunque le leggi precarizzanti e con un
forte aumento delle spese militari, alla faccia degli estimatori del governo "amico"!
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