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Mussi: giù le mani dall’università!
Il ministro taglia
ulteriormente le risorse universitarie: è ora di dire basta!
Giuliano Dall'Oglio
Nuovo governo, stessa musica. Il governo fronte-populista di
Prodi ha scelto il suo ministro dell’università: Fabio Mussi. E per gli
studenti universitari mala tempora currunt.
Il ministro taglia…
Ma analizziamo i provvedimenti messi a punto da Mussi: prima
di tutto ha attuato la riforma 1+4 che prevede lo sbarramento nei confronti di
coloro che dopo il primo anno di università non finiscono gli esami; si tratta
del 90% degli studenti che per, poter continuare gli studi, si ritroveranno a
cercare un lavoro che non c’è. Per quanto riguarda gli atenei è stato deciso un
taglio del 10% delle spese di gestione e resa possibile la scelta diversificata
dei crediti. Se questa a prima vista potrebbe sembrare una concessione di
autonomia nei confronti degli atenei, in realtà segna una linea discriminante
che va a delinearne una differenziazione netta ed ingiusta.
Ma l’inventiva del ministro Mussi non si ferma qui. Non solo
ha già attuato un aumento delle tasse universitarie, ma ha accelerato il passo
per quel che riguarda i tagli, eliminando il 20% dei fondi destinati
all’università e tagliando ancora del 37% le già esigue risorse destinate alla
ricerca. Su quest’ultimo argomento lo stesso ministro aveva affermato che sarebbero
stati stanziati 110 milioni di euro in più per la ricerca: le bugie di
Pinocchio sembravano più credibili. Contro le abominevoli scelte del ministro
dell’università ci dev’essere una grande risposta da parte degli studenti che
non può essere altro che l’occupazione a tempo indeterminato di tutti gli
atenei.
Proprio i giovani vedono il loro futuro minacciato sia dalle
leggi precarizzanti approvate dai diversi governi che si sono succeduti nel
nostro paese (vedi pacchetto Treu e legge Biagi), sia dai tagli alla ricerca
che stanno causando una fuga di cervelli all’estero dove ci sono più
investimenti; inoltre i giovani per mantenersi agli studi sono costretti ad accettare
qualunque tipo di lavoro, magari in nero e senza garanzie di alcun tipo.
Un’altra forma di sfruttamento è il lavoro a tempo determinato che per i
giovani si traduce molto spesso in apprendistato malpagato senza alcun
contributo assicurato e che non porta ad un lavoro sicuro. Ma il dato ancora più
preoccupante arriva dall’Ilo (Organizzazione Internazionale del Lavoro) che ha
recentemente pubblicato un rapporto sulla disoccupazione giovanile mondiale.
Per quanto riguarda i giovani compresi tra la fascia 15-24 anni la
disoccupazione è aumentata dai 74 milioni nel ’95 agli 85 milioni nel 2005 e il
dato ancora più sconcertante è che la disoccupazione giovanile costituisce il
44 per cento della disoccupazione presente nel mondo.
…i giovani non
staranno a guardare!
Nonostante tutto i giovani hanno dimostrato di essere pronti
alla lotta contro un futuro meno precario anche a livello europeo come dimostrano
le proteste contro il Cpe in Francia, oppure le contestazioni fatte nei
confronti del ministro dell’economia Padoa-Schioppa che ha deciso, all’interno
di una finanziaria lacrime e sangue, di toccare anche le pensioni, innescando
le aperte contestazioni degli studenti di Torino e Catania. Ma tutte le lotte
non sfoceranno mai in nulla di costruttivo e reale se non avranno una vera
guida rivoluzionaria. È per colmare questa lacuna che il PdAC si sta impegnando
per costruire un partito realmente rivoluzionario e che possa portare all’edificazione
socialista della società ed alla liberazione dei lavoratori dallo sfruttamento
capitalista in Italia e nel mondo. Il capitalismo offre solo sfruttamento, miseria
e disoccupazione; il PdAC, essendo un partito marxista rivoluzionario, offre ai
lavoratori, agli studenti e a tutte le realtà vittime del giogo capitalista l’unica
vera alternativa, quella comunista, e s’impegna fin da subito a lottare a
fianco degli studenti, degli immigrati e di tutti i lavoratori (precari e non).
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