La scuola pubblica (o … privata?) del ministro Fioroni
Per una mobilitazione
studentesca a difesa della scuola pubblica
Elder Rambaldi
Durante gli anni del governo
Berlusconi e della ministra Moratti il movimento studentesco (collettivi,
associazioni e sindacati studenteschi) è riuscito a mobilitarsi attivamente
contro le riforme di quel governo e ad assumere un piccolo potere nella sfera
della politica.
Sapevamo però, noi di certo, che
all’indomani dei risultati delle ultime elezioni politiche, il governo Prodi
con il suo ministro cattolico all’istruzione Fioroni non avrebbe invertito la
rotta; già dalle prime dichiarazioni era evidente che non si voleva abrogare la Riforma Moratti ma soltanto
aggiustarla (non immaginiamo come!) e si intuiva che per gli studenti sarebbero
stati questi anni ancora più difficili, anni in cui nulla sarà concesso per
grazia del governo borghese di Prodi.
L’autunno appena passato infatti
è stato funesto per il movimento studentesco: la principale organizzazione
studentesca che guidava il movimento negli anni scorsi, l’Unione degli
Studenti, ha tradito le aspettative del movimento fossilizzandosi nella
discussione ai tavoli del "governo amico" ed abbandonando la lotta
nelle piazze (anche l’appuntamento della giornata internazionale della
mobilitazione studentesca si è trasformata in una farsa) e non c’è l’intenzione
di riprendere la lotta nemmeno dopo gli ultimi evidenti attacchi alla scuola
pubblica delle ultime settimane.
Il Ministro Fioroni ha cominciato
la sua legislatura posticipando i tempi di attuazione della Riforma Moratti e
non cancellandola come ci vengono a raccontare; ha innalzato poi l’età
d’obbligo scolastico a 16 anni, sicuramente un atto dovuto. L’ultima
finanziaria contiene una riduzione del personale non docente, un aumento di
alunni per ogni classe, la diminuzione delle cattedre, una riduzione del numero
di insegnanti di sostegno, stanziamenti largamente insufficienti per l’edilizia
scolastica, sostegno alla politica dell’autonomia scolastica e, per finire, l’aumento
dei fondi alle scuole parificate. Già questo panorama sarebbe stato sufficiente
per ritornare alla lotta!
E ora le ultime news: le fondazioni!
Un decreto legge approvato dal Consiglio
dei Ministri del 25 gennaio 2007 introduce la possibilità ai privati (imprese,
banche, ecc…) di finanziare le scuole pubbliche: queste diventeranno perciò
delle fondazioni dove chi finanzia ha il potere di determinare le scelte della
scuola, trasformata in scuola-azienda, in competizione con le altre
scuole-azienda. Le conseguenze più immediate sono: la deresponsabilizzazione
dello Stato in una materia così importante come l’istruzione, l’introduzione di
forti disparità tra scuole e tra territorio e territorio. Altre novità in
arrivo sono contenute nel disegno di legge "Norme
generali in materia di istruzione tecnico-professionale e di organi collegiali
delle istituzioni scolastiche" che prevedono un accorpamento
dell’istruzione tecnica e di quella professionale (appunto negli istituti
tecnici-professionali) con una forte base d’insegnamento improntata sugli stage e sui tirocini; ricordiamo inoltre
che le norme per quanto riguarda gli stage
e l’alternanza scuola-lavoro sono del tutto insufficienti, presentano infatti
grosse lacune riguardo alla tutela dello studente. Con questo disegno di legge gli
istituti tecnico-professionali saranno "organicamente strutturati sul
territorio attraverso stabili collegamenti con il mondo del lavoro" e
quindi si introduce la possibilità per le istituzioni scolastiche di far
partecipare agli organi collegiali e alla giunta esecutiva organizzazioni
rappresentative del mondo economico, dando loro un peso nelle decisioni di rilevanza
economico-finanziaria, nella gestione amministrativo-contabile e in quella
delle risorse derivanti da donazioni o da altri contributi. Oltre
all’applicazione reale della scuola-azienda, in sostanza il doppio canale
d’istruzione morattiano e classista non viene disturbato, viene solo modificata
la composizione di questi due canali: da una parte i licei, dall’altra gli
istituti tecnico-professionali (con un conseguente abbassamento del livello
scolastico).
Per una risposta di classe
È necessaria una risposta a
questi attacchi frontali alla scuola pubblica; dobbiamo contrapporre a questa
controriforma le nostre rivendicazioni: una scuola pubblica nazionale,
indipendente dalle aziende private e totalmente gratuita, contro l’autonomia
scolastica economica o didattica. Un percorso unitario per tutti gli studenti
almeno fino ai 16 anni, massicci investimenti nell’edilizia scolastica e nella
cultura in generale, abolizione dell’ora di religione e abolizione delle scuole
paritarie. È venuta l’ora di muoverci, il Partito di Alternativa Comunista
cercherà di spingere alla costruzione, fin da subito, di comitati studenteschi
in difesa della scuola pubblica dove ci sia un’ampia discussione tra gli
studenti che porti alla constatazione del fallimento delle politiche del
Ministro Fioroni e delle strategie riformiste delle associazioni studentesche
che siedono ai tavoli di questo loro Governo amico. Apriamo una nuova stagione
di lotte studentesche, con manifestazioni e scioperi, anche territoriali.