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Acqua privata? No, grazie! PDF Stampa E-mail
giovedì 15 marzo 2007

Acqua privata? No, grazie!

Prodi ed il vizio delle privatizzazioni

 

Michele Rizzi*

 

I grandi interessi economici che si annidano dietro la gestione complessiva dell’acqua ormai non fanno più notizia…

 

L’inizio del processo di privatizzazione

 

Il processo di privatizzazione parte nel 1994 con la Legge Galli che permette agli enti locali la costituzione di società miste o Spa (anche a capitale pubblico, come nel caso dell’Acquedotto pugliese), che gestiscono l’acqua, rompendo con il monopolio delle municipalizzate. Il quadro è quello dell’entrata definitiva del capitale privato nella gestione degli stessi.
Da allora c’è stato un fiorire di società per azioni tra cui la Mediterranea delle Acque del gruppo Iride che fa capo ai comuni di Genova e Torino, la società Acque potabili a metà tra Smat e Comune di Genova, la romana Acea del Comune di Roma al 51% e per il restante privato, la Hera di Bologna, il già citato Acquedotto pugliese di proprietà della Regione Puglia e della Regione Basilicata, fino ad un totale di circa 550 Spa. Tutte queste ex municipalizzate sono riunite in un’associazione chiamata Federutility.

 

Alcuni esempi: Lombardia, Sicilia, Puglia

 

A Milano sta nascendo, dalle ceneri di società di servizi pubblici, una multiutility con l’Asm di Brescia (70% pubblica e 30% privata) e l’Aem di Milano (42,2% pubblica e 57,8% privata) che incorporerà anche la gestione del servizio idrico. In Sicilia, lo sfascio organizzato della gestione pubblica dell’acqua e l’alibi della siccità, favoriscono la privatizzazione. Le forze politiche siciliane di entrambi gli schieramenti hanno limitato gli investimenti per la ristrutturazione delle condotte e degli invasi, facendo sì, come accade anche per l’Acquedotto pugliese, che molta acqua andasse perduta.
I tanti enti pubblici che fino a qualche mese fa gestivano l’erogazione dell’acqua siciliana sono stati scalzati. Infatti, adesso, una gara d’appalto ha aggiudicato la gestione ai privati per 30 anni, nella fattispecie alla Società metropolitana Acque Torino e alla società Acque Potabili. Una conferenza di servizi dei comuni interessati all’erogazione dell’acqua a Palermo, ha visto anche il benestare alla privatizzazione del sindaco di Rifondazione comunista Bolognetta.
In Puglia l’ex presidente dell’Acquedotto pugliese, Riccardo Putrella, ha ingaggiato una dura battaglia che ha rimesso in discussione la gestione privatistica dell’Aqp. Lo scontro aveva come oggetto la richiesta di Petrella di eliminare la Spa per restituire l’acquedotto alla gestione diretta della Regione Puglia. Successivamente Vendola ha indotto alle dimissioni Petrella e l’ha sostituito con Ivo Monteforte, protagonista della privatizzazione della società dei servizi pubblici di Pesaro.

 

La nascita dei comitati "Acqua bene comune" ed il ruolo PdAC

 

La spinta privatizzatrice dei servizi pubblici di questo governo, rappresentata dal ministro per gli affari regionali Linda Lanzillotta (e dal suo decreto), dovrebbe riguardare anche la gestione del settore idrico, nonostante alcune fonti governative affermino il contrario. Sta di fatto che la mobilitazione dei comitati per l’acqua ha spinto il governo Prodi a ritardare questo processo. L’esecutivo ha costituito un comitato di ministri che punterà probabilmente a dilazionare la privatizzazione.
La fase delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni di questo Governo è ormai in fase avanzata. Localmente il business dell’acqua sta avendo un’accelerazione ampissima. Manca ancora una normativa nazionale che obblighi le società pubbliche alla loro trasformazione in società private. Il governo Prodi sta provvedendo a tal fine.
I comitati per l’acqua bene comune, pur avendo una piattaforma limitata, hanno comunque il pregio di rimettere al centro della discussione politica la necessità di una vertenza generalizzata sul territorio per la ripubblicizzazione dell’acqua e della sua gestione.
La costituzione di un comitato nazionale, all’interno del quale il PdAC è presente, si pone l’obiettivo di costruire un fronte unico di forze politiche e sociali che si contrappongano nettamente alle spinte privatizzatrici del governo Prodi. Il PdAC, che sta impegnando i suoi militanti in questa vertenza nazionale, ritiene assolutamente indispensabile spingere questo fronte unico ad un’opposizione netta e coerente nei confronti di questo governo e delle lobbies affariste ad esso collegate che vanno in direzione del controllo di un bene comune ed inalienabile nelle mani di pochi. L’escamotage che il governo vuole utilizzare come cavallo di troia per mettere mano alla privatizzazione è la separazione della proprietà dell’acqua (che rimarrebbe pubblica) dalla sua gestione (che andrebbe ai privati). Il PdAC, insieme ad altri movimenti ed associazioni, dice no anche alla gestione delle Spa, ancorché pubbliche, e continuerà la vertenza fino alla ripubblicizzazione di tutta l’acqua ed alla sconfitta del governo e dei suoi alleati confindustriali.

 

*Coordinatore provinciale Bat del comitato nazionale "Acqua bene comune"

 

 
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