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Immigrati: continuiamo a lottare!
Costruiamo una grande
mobilitazione unitaria contro il governo!
Leonardo Spinedi
Negli ultimi mesi le politiche antioperaie ed antipopolari
del governo Prodi hanno conosciuto un'accelerazione su tutti i fronti: dal sostegno
alle guerre imperialiste in Afghanistan e Libano alla pratica costante della
guerra sociale in casa propria (le cui bombe intelligenti più devastanti si
chiamano "finanziaria di rigore" e "scippo del Tfr") i
lavoratori e gli sfruttati del paese stanno subendo un attacco senza precedenti
attuato con la complicità della cosiddetta "sinistra radicale". Questa
è sempre attenta a garantire -come da copione - la pace sociale, inquinando le proteste
e cercando goffamente di tenere "il piede in due staffe", quella
delle lotte e quella del governo di guerra che sostiene.
È un teatrino che è destinato a durare ancora per poco: i
lavoratori - sia pur lentamente e tra mille contraddizioni- stanno iniziando a
capire e, ciò che più conta, a mobilitarsi.
Gli immigrati e il
governo
Il settore più avanzato in questo senso è stato sicuramente
quello dei lavoratori immigrati, per continuità e radicalità di contenuti. Non
è un caso: questo è infatti uno dei campi in cui il governo e la sinistra hanno
gettato immediatamente la maschera, abbandonando da subito anche le
rivendicazioni - del tutto insufficienti e minime- avanzate in campagna
elettorale.
Una volta al governo, infatti, nessuno di questi burocrati
traditori parla più di chiusura immediata dei Cpt, che per loro ormai devono
semplicemente essere "riformati" e tenuti sotto controllo, e così per
la legge Bossi-Fini-Turco-Napolitano, che deve essere "modificata" e
non cancellata. Il ministro Ferrero di Rifondazione è arrivato persino a
proporre un "pizzo" di 2-3000 euro che gli immigrati dovrebbero
pagare per ottenere il permesso di soggiorno (come se non bastasse quello che
tanti si trovano costretti a pagare per essere trasportati in Italia da
clandestini a vivere una vita da schiavi).(1)
Tutto questo si spiega molto semplicemente: se i padroni
hanno bisogno di lavoratori immigrati da sfruttare pesantemente, e questo
governo è il loro governo, ecco che
le politiche di Prodi serviranno a mantenere
la schiavitù degli immigrati, e non ad eliminarla.
Un primo bilancio di mobilitazione
Per questo i lavoratori immigrati sono stati tra i primi a
capire cos'è questo governo, e ad iniziare a mobilitarsi contro di esso.
La prima grande manifestazione è stata quella organizzata
dal Comitato Immigrati in Italia (CII) il 26 novembre a Roma, che è stata fino
ad oggi la più avanzata in assoluto contro Prodi. In quel corteo si disse
chiaramente che non esisteva nessun governo "amico", e che era
necessario lottare contro di esso come contro quello precedente. In
quell'occasione il nostro movimento costituente (Pc-Rol) era l'unica forza
politica presente in piazza; per la prima volta la sinistra cosiddetta "radicale"
aveva abbandonato anche fisicamente il movimento degli immigrati.
La seconda è stata indetta il 20 gennaio, in seguito alla
tragica morte di Mary e del piccolo Hasib nel rogo di piazza Vittorio. Visto
l'enorme spazio mediatico avuto dalla vicenda, molti burocrati di governo e "burocratini"
comunali pensarono bene di tentare di inquinare l'evento, aiutati da giornali e
telegiornali (che sono di regime anche quando al governo non c'è Berlusconi) che
hanno tolto spazio ai contenuti radicali del corteo per offrire a questi
mascalzoni un grande spot politico (come dire che fa più notizia la solidarietà
di Ferrero che la rabbia di migliaia di immigrati).
Il bilancio di queste prime mobilitazioni è comunque
positivo, a condizione però che si dia un salto qualitativo in questo senso a
breve.
Un compito urgente
Per costringere questo governo a concedere qualcosa è
necessario cominciare da subito a costruire una Grande Mobilitazione Unitaria
di tutti i lavoratori immigrati, che
abbia come base di partenza una discussione più ampia possibile intorno a tre
parole d'ordine fondamentali: chiusura immediata dei Cpt, cancellazione delle
leggi Bossi-Fini-Turco-Napolitano, permesso di soggiorno subito per tutte/i.
Queste tre rivendicazioni costituiscono, ad oggi, la linea di confine tra gli
alleati ed i nemici degli immigrati. Crediamo che di questo compito debbano
farsi carico tutte le organizzazioni di lavoratori immigrati a partire dal CII,
e tutte le forze della sinistra di classe. Il PdAC sarà in prima fila in questa
battaglia.
(1) L'idea è quella di aprire le frontiere a cittadini
extracomunitari in cerca di occupazione per un lasso di tempo che potrebbe
andare dai sei mesi all'anno, purché entri con una sua dote. (...) Una somma che
potrebbe essere fissata attorno ai due mila euro" (Paolo Ferrero su Il sole 24 ore, 26 novembre 2007)
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