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Immigrati: continuiamo a lottare! PDF Stampa E-mail
giovedì 15 marzo 2007

Immigrati: continuiamo a lottare!

Costruiamo una grande mobilitazione unitaria contro il governo!

 

Leonardo Spinedi

 

 

Negli ultimi mesi le politiche antioperaie ed antipopolari del governo Prodi hanno conosciuto un'accelerazione su tutti i fronti: dal sostegno alle guerre imperialiste in Afghanistan e Libano alla pratica costante della guerra sociale in casa propria (le cui bombe intelligenti più devastanti si chiamano "finanziaria di rigore" e "scippo del Tfr") i lavoratori e gli sfruttati del paese stanno subendo un attacco senza precedenti attuato con la complicità della cosiddetta "sinistra radicale". Questa è sempre attenta a garantire -come da copione - la pace sociale, inquinando le proteste e cercando goffamente di tenere "il piede in due staffe", quella delle lotte e quella del governo di guerra che sostiene.
È un teatrino che è destinato a durare ancora per poco: i lavoratori - sia pur lentamente e tra mille contraddizioni- stanno iniziando a capire e, ciò che più conta, a mobilitarsi.

 

Gli immigrati e il governo

 

Il settore più avanzato in questo senso è stato sicuramente quello dei lavoratori immigrati, per continuità e radicalità di contenuti. Non è un caso: questo è infatti uno dei campi in cui il governo e la sinistra hanno gettato immediatamente la maschera, abbandonando da subito anche le rivendicazioni - del tutto insufficienti e minime- avanzate in campagna elettorale.
Una volta al governo, infatti, nessuno di questi burocrati traditori parla più di chiusura immediata dei Cpt, che per loro ormai devono semplicemente essere "riformati" e tenuti sotto controllo, e così per la legge Bossi-Fini-Turco-Napolitano, che deve essere "modificata" e non cancellata. Il ministro Ferrero di Rifondazione è arrivato persino a proporre un "pizzo" di 2-3000 euro che gli immigrati dovrebbero pagare per ottenere il permesso di soggiorno (come se non bastasse quello che tanti si trovano costretti a pagare per essere trasportati in Italia da clandestini a vivere una vita da schiavi).(1)

Tutto questo si spiega molto semplicemente: se i padroni hanno bisogno di lavoratori immigrati da sfruttare pesantemente, e questo governo è il loro governo, ecco che le politiche di Prodi serviranno a mantenere la schiavitù degli immigrati, e non ad eliminarla.

 

Un primo bilancio di mobilitazione

 

Per questo i lavoratori immigrati sono stati tra i primi a capire cos'è questo governo, e ad iniziare a mobilitarsi contro di esso.
La prima grande manifestazione è stata quella organizzata dal Comitato Immigrati in Italia (CII) il 26 novembre a Roma, che è stata fino ad oggi la più avanzata in assoluto contro Prodi. In quel corteo si disse chiaramente che non esisteva nessun governo "amico", e che era necessario lottare contro di esso come contro quello precedente. In quell'occasione il nostro movimento costituente (Pc-Rol) era l'unica forza politica presente in piazza; per la prima volta la sinistra cosiddetta "radicale" aveva abbandonato anche fisicamente il movimento degli immigrati.
La seconda è stata indetta il 20 gennaio, in seguito alla tragica morte di Mary e del piccolo Hasib nel rogo di piazza Vittorio. Visto l'enorme spazio mediatico avuto dalla vicenda, molti burocrati di governo e "burocratini" comunali pensarono bene di tentare di inquinare l'evento, aiutati da giornali e telegiornali (che sono di regime anche quando al governo non c'è Berlusconi) che hanno tolto spazio ai contenuti radicali del corteo per offrire a questi mascalzoni un grande spot politico (come dire che fa più notizia la solidarietà di Ferrero che la rabbia di migliaia di immigrati).
Il bilancio di queste prime mobilitazioni è comunque positivo, a condizione però che si dia un salto qualitativo in questo senso a breve.

 

Un compito urgente

 Per costringere questo governo a concedere qualcosa è necessario cominciare da subito a costruire una Grande Mobilitazione Unitaria di tutti i lavoratori immigrati, che abbia come base di partenza una discussione più ampia possibile intorno a tre parole d'ordine fondamentali: chiusura immediata dei Cpt, cancellazione delle leggi Bossi-Fini-Turco-Napolitano, permesso di soggiorno subito per tutte/i. Queste tre rivendicazioni costituiscono, ad oggi, la linea di confine tra gli alleati ed i nemici degli immigrati. Crediamo che di questo compito debbano farsi carico tutte le organizzazioni di lavoratori immigrati a partire dal CII, e tutte le forze della sinistra di classe. Il PdAC sarà in prima fila in questa battaglia.

 

 



 (1) L'idea è quella di aprire le frontiere a cittadini extracomunitari in cerca di occupazione per un lasso di tempo che potrebbe andare dai sei mesi all'anno, purché entri con una sua dote. (...) Una somma che potrebbe essere fissata attorno ai due mila euro" (Paolo Ferrero su Il sole 24 ore, 26 novembre 2007)
 
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