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giovedì 15 marzo 2007

Difendiamo le pensioni

 

Antonino Marceca

 

Mai come in questo periodo è stata cosi concentrata la propaganda dei poteri forti per l'ennesimo aumento dell'età pensionabile dei lavoratori dipendenti. Sull'argomento, ospitati dai mezzi di comunicazione borghesi grandi e piccoli, sono intervenuti esponenti della Banca d'Italia, della Corte dei Conti, dell'Unione Europea, dell'Ocse, del Fondo monetario internazionale, tutti unanimi nel pronosticare "gravose conseguenze per la finanza statale, già oppressa da un abnorme debito pubblico" se non si interviene aumentando l'età pensionabile e riducendo la copertura pensionistica pubblica fino a livelli che, senza retorica, possiamo definire da fame.
Appena uscito dal colloquio con il direttore del Fondo monetario internazionale, su questa linea ha convenuto il ministro Pier Luigi Bersani, non diversamente si è espresso il ministro Tommaso Padoa-Schioppa. Dopo l'intervento dei ministri e dei dirigenti degli organismi finanziari, sull'argomento vengono chiamati a dire la loro perfino i gerontologi e i geriatri. Questi ci spiegano come la "crescente longevità di massa" comporta la necessità assoluta della riforma del sistema previdenziale proprio nel senso auspicato dai poteri forti.

Per parte nostra continuiamo a ritenere che altra debba essere la funzione di questa branca specialistica della medicina: quella di curare e riabilitare gli effetti psicofisici di una lunga e dura vita lavorativa, con il necessario supporto di una pensione pubblica dignitosa e di un efficiente ed efficace sistema sanitario pubblico.

 

Il documento unitario di Cgil, Cisl e Uil

 

Della questione previdenziale, un argomento che interessa milioni di lavoratori, s'è occupato tra l'altro anche "il documento unitario su welfare, sviluppo e pubblico impiego" presentato il 6 febbraio 2007 a Roma da Cgil, Cisl e Uil. Per coloro che si aspettavano da questo documento l'elaborazione di una piattaforma sindacale di fase per la difesa dei diritti, delle tutele e del salario dei lavoratori e dei disoccupati, lo diciamo subito, c'è da rimanere fortemente delusi. Manca nel documento ogni riferimento ad una lotta contro la precarietà del lavoro salariato e per l'abrogazione delle leggi precarizzanti, mentre rispetto allo scalone di Maroni, ne viene auspicato il "superamento", grazie agli scalini del ministro Damiano.
Il documento ha un'altra finalità: l'apertura di "un confronto tra sindacati, governo e imprese fondato su una concertazione trasparente". Infatti il primo paragrafo inizia ponendo "al centro delle scelte del paese il tema della sua crescita economica" a partire dai problemi di produttività e dell'efficienza del sistema economico capitalistico e della pubblica amministrazione. Proprio la richiesta "urgente" di estendere la previdenza complementare ai pubblici dipendenti indica i reali interessi che muovono in questa fase le burocrazie sindacali, per il resto quello che emerge dalla lettura del documento, oltre all'estrema vaghezza funzionale ai peggiori compromessi, è la confermata disponibilità delle burocrazie sindacali a discutere tutti i temi posti da Confindustria. Dai modelli contrattuali, al tema delle pensioni.
Non a caso il direttore generale di Confindustria, Maurizio Beretta, a sostegno del documento dichiara: "il documento unitario di Cgil, Cisl e Uil sulle pensioni è la premessa per aprire il confronto tra governo e parti sociali". Mentre il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, chiede ai metalmeccanici di indirizzare i propri sforzi sulla contrattazione aziendale "senza dissanguarsi sul contratto nazionale che serve a coprire il vuoto dell'inflazione". Una logica questa che porta direttamente alla demolizione del contratto nazionale come giustamente ha puntualizzato Gianni Rinaldini, segretario della Fiom Cgil, anche se poi in sede di Direttivo Nazionale della Cgil del 7 e 8 febbraio proprio sul documento unitario si è astenuto. In quella sede peraltro la bocciatura dell'ordine del giorno - tendente ad assicurare al pilastro pubblico del sistema previdenziale il 60-65% dell'ultima retribuzione e a rendere inaccettabile ogni prolungamento dell'età lavorativa oltre i 35 anni di contributi e 57 anni di età - da parte della maggioranza di Epifani, evidenzia ancora una volta la volontà da parte della burocrazia sindacale ad andare verso un aumento dell'età pensionabile. Non a caso lo stesso segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, all'indomani del Direttivo Nazionale della Confederazione intervenendo a Palermo ha detto: "La discussione sull'innalzamento dell'età pensionabile non è un problema. La questione è con quali modalità, ma non si tratta di un tabù".
Il documento approvato, con il voto contrario della sinistra Cgil, la Rete 28 aprile, si conclude affermando che si aprirà la consultazione dei lavoratori con assemblee nei luoghi di lavoro e nei territori. I Direttivi unitari di Cgil, Cisl e Uil del 12 febbraio hanno confermato come negli intenti della burocrazia sindacale le assemblee avranno una funzione puramente informativa, senza un percorso di vera consultazione, senza reale potere decisionale da parte dei lavoratori. Ancora una volta sarà compito dei lavoratori più coscienti della sinistra sindacale, e con essi dei militanti del Partito di Alternativa Comunista, spiegare la natura del documento unitario e l'accordo concertativo che prefigura, chiedere la bocciatura del documento di Cgil, Cisl e Uil col voto organizzato e certificato dei lavoratori.

 

La necessità di una risposta di classe

 

La politica economica e sociale del governo, il documento sindacale unitario di Cgil, Cisl e Uil, la proposta di Confindustria per un nuovo patto per la produttività sono aspetti convergenti di un unico percorso mirante a smantellare quello che rimane dei diritti e delle tutele conquistati con anni di dure lotte operaie e popolari.
Non è un caso che proprio in presenza di un governo di centrosinistra, di collaborazione di classe, con l'inglobamento dei partiti della sinistra stalinista e socialdemocratica (Pdci, Prc, sinistra Ds, Verdi) nel governo a guida liberale, è possibile ai poteri forti approfondire l'attacco alle condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori e delle masse popolari. A partire proprio da questa inclusione governativa si sono assicurati il controllo non solo dei maggiori sindacati ma anche della stampa progressista e di sinistra, da il manifesto a Liberazione.
Proprio per contrastare queste politiche abbiamo proposto la più ampia unità di lotta a tutte le forze della sinistra politica e sindacale non concertative, dalla sinistra Cgil, Rete 28 aprile, alla Cub, al sindacalismo di base. Abbiamo chiesto e continuiamo a chiedere alla sinistra (Prc, Pdci, Verdi) di rompere con il governo e con gli azionisti del Partito democratico, a costruire assieme a noi l'opposizione di massa contro le politiche liberali portate avanti dai governi padronali, ai comunisti di rompere con i partiti di governo e costruire con noi l'alternativa comunista. Nel contempo in tutte le sedi e assemblee sindacali, come abbiamo fatto lo scorso anno all'assemblea nazionale costitutiva della Rete 28 aprile in Cgil, presenteremo a tutti i lavoratori una piattaforma sindacale di fase in grado di contrastare l'attacco in atto. Proprio per l'importanza che la questione previdenziale riveste siamo impegnati in queste settimane alla costruzione unitaria dei "Comitati per la difesa della pensione pubblica, del Tfr e contro la precarietà", coscienti che solo con lo sciopero generale, sulla base di una piattaforma unificante, è possibile bloccare l'offensiva liberista.

 

 
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