Difendiamo le pensioni
Antonino Marceca
Mai come in questo periodo è stata cosi concentrata la
propaganda dei poteri forti per l'ennesimo aumento dell'età pensionabile dei
lavoratori dipendenti. Sull'argomento, ospitati dai mezzi di comunicazione
borghesi grandi e piccoli, sono intervenuti esponenti della Banca d'Italia,
della Corte dei Conti, dell'Unione Europea, dell'Ocse, del Fondo monetario
internazionale, tutti unanimi nel pronosticare "gravose conseguenze per la
finanza statale, già oppressa da un abnorme debito pubblico" se non si
interviene aumentando l'età pensionabile e riducendo la copertura pensionistica
pubblica fino a livelli che, senza retorica, possiamo definire da fame.
Appena uscito dal colloquio con il direttore del Fondo
monetario internazionale, su questa linea ha convenuto il ministro Pier Luigi
Bersani, non diversamente si è espresso il ministro Tommaso Padoa-Schioppa.
Dopo l'intervento dei ministri e dei dirigenti degli organismi finanziari,
sull'argomento vengono chiamati a dire la loro perfino i gerontologi e i
geriatri. Questi ci spiegano come la "crescente longevità di massa"
comporta la necessità assoluta della riforma del sistema previdenziale proprio
nel senso auspicato dai poteri forti.
Per parte nostra continuiamo a ritenere che altra debba
essere la funzione di questa branca specialistica della medicina: quella di
curare e riabilitare gli effetti psicofisici di una lunga e dura vita
lavorativa, con il necessario supporto di una pensione pubblica dignitosa e di
un efficiente ed efficace sistema sanitario pubblico.
Il documento unitario
di Cgil, Cisl e Uil
Della questione previdenziale, un argomento che interessa
milioni di lavoratori, s'è occupato tra l'altro anche "il documento
unitario su welfare, sviluppo e pubblico impiego" presentato il 6 febbraio
2007 a
Roma da Cgil, Cisl e Uil. Per coloro che si aspettavano da questo documento
l'elaborazione di una piattaforma sindacale di fase per la difesa dei diritti,
delle tutele e del salario dei lavoratori e dei disoccupati, lo diciamo subito,
c'è da rimanere fortemente delusi. Manca nel documento ogni riferimento ad una
lotta contro la precarietà del lavoro salariato e per l'abrogazione delle leggi
precarizzanti, mentre rispetto allo scalone di Maroni, ne viene auspicato il "superamento",
grazie agli scalini del ministro Damiano.
Il documento ha un'altra finalità: l'apertura di "un
confronto tra sindacati, governo e imprese fondato su una concertazione
trasparente". Infatti il primo paragrafo inizia ponendo "al centro
delle scelte del paese il tema della sua crescita economica" a partire dai
problemi di produttività e dell'efficienza del sistema economico capitalistico
e della pubblica amministrazione. Proprio la richiesta "urgente" di
estendere la previdenza complementare ai pubblici dipendenti indica i reali
interessi che muovono in questa fase le burocrazie sindacali, per il resto
quello che emerge dalla lettura del documento, oltre all'estrema vaghezza
funzionale ai peggiori compromessi, è la confermata disponibilità delle burocrazie
sindacali a discutere tutti i temi posti da Confindustria. Dai modelli
contrattuali, al tema delle pensioni.
Non a caso il direttore generale di Confindustria, Maurizio
Beretta, a sostegno del documento dichiara: "il documento unitario di
Cgil, Cisl e Uil sulle pensioni è la premessa per aprire il confronto tra
governo e parti sociali". Mentre il segretario della Cisl, Raffaele
Bonanni, chiede ai metalmeccanici di indirizzare i propri sforzi sulla
contrattazione aziendale "senza dissanguarsi sul contratto nazionale che
serve a coprire il vuoto dell'inflazione". Una logica questa che porta
direttamente alla demolizione del contratto nazionale come giustamente ha
puntualizzato Gianni Rinaldini, segretario della Fiom Cgil, anche se poi in
sede di Direttivo Nazionale della Cgil del 7 e 8 febbraio proprio sul documento
unitario si è astenuto. In quella sede peraltro la bocciatura dell'ordine del
giorno - tendente ad assicurare al pilastro pubblico del sistema previdenziale
il 60-65% dell'ultima retribuzione e a rendere inaccettabile ogni prolungamento
dell'età lavorativa oltre i 35 anni di contributi e 57 anni di età - da parte
della maggioranza di Epifani, evidenzia ancora una volta la volontà da parte
della burocrazia sindacale ad andare verso un aumento dell'età pensionabile.
Non a caso lo stesso segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani,
all'indomani del Direttivo Nazionale della Confederazione intervenendo a
Palermo ha detto: "La discussione sull'innalzamento dell'età pensionabile
non è un problema. La questione è con quali modalità, ma non si tratta di un
tabù".
Il documento approvato, con il voto contrario della sinistra
Cgil, la Rete 28
aprile, si conclude affermando che si aprirà la consultazione dei lavoratori
con assemblee nei luoghi di lavoro e nei territori. I Direttivi unitari di
Cgil, Cisl e Uil del 12 febbraio hanno confermato come negli intenti della
burocrazia sindacale le assemblee avranno una funzione puramente informativa,
senza un percorso di vera consultazione, senza reale potere decisionale da
parte dei lavoratori. Ancora una volta sarà compito dei lavoratori più
coscienti della sinistra sindacale, e con essi dei militanti del Partito di
Alternativa Comunista, spiegare la natura del documento unitario e l'accordo
concertativo che prefigura, chiedere la bocciatura del documento di Cgil, Cisl
e Uil col voto organizzato e certificato dei lavoratori.
La necessità di una
risposta di classe
La politica economica e sociale del governo, il documento
sindacale unitario di Cgil, Cisl e Uil, la proposta di Confindustria per un
nuovo patto per la produttività sono aspetti convergenti di un unico percorso
mirante a smantellare quello che rimane dei diritti e delle tutele conquistati
con anni di dure lotte operaie e popolari.
Non è un caso che proprio in presenza di un governo di
centrosinistra, di collaborazione di classe, con l'inglobamento dei partiti
della sinistra stalinista e socialdemocratica (Pdci, Prc, sinistra Ds, Verdi)
nel governo a guida liberale, è possibile ai poteri forti approfondire
l'attacco alle condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori e delle masse
popolari. A partire proprio da questa inclusione governativa si sono assicurati
il controllo non solo dei maggiori sindacati ma anche della stampa progressista
e di sinistra, da il manifesto a Liberazione.
Proprio per contrastare queste politiche abbiamo
proposto la più ampia unità di lotta a tutte le forze della sinistra politica e
sindacale non concertative, dalla sinistra Cgil, Rete 28 aprile, alla Cub, al
sindacalismo di base. Abbiamo chiesto e continuiamo a chiedere alla sinistra
(Prc, Pdci, Verdi) di rompere con il governo e con gli azionisti del Partito
democratico, a costruire assieme a noi l'opposizione di massa contro le
politiche liberali portate avanti dai governi padronali, ai comunisti di
rompere con i partiti di governo e costruire con noi l'alternativa comunista.
Nel contempo in tutte le sedi e assemblee sindacali, come abbiamo fatto lo
scorso anno all'assemblea nazionale costitutiva della Rete 28 aprile in Cgil, presenteremo
a tutti i lavoratori una piattaforma sindacale di fase in grado di contrastare
l'attacco in atto. Proprio per l'importanza che la questione previdenziale
riveste siamo impegnati in queste settimane alla costruzione unitaria dei "Comitati
per la difesa della pensione pubblica, del Tfr e contro la precarietà",
coscienti che solo con lo sciopero generale, sulla base di una piattaforma
unificante, è possibile bloccare l'offensiva liberista.