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Pensioni: l'attacco del governo, i primi scioperi spontanei nelle fabbriche PDF Stampa E-mail
lunedì 14 maggio 2007

Pensioni: l'attacco del governo, i primi scioperi spontanei nelle fabbriche

COSTRUIAMO LO SCIOPERO GENERALE!  

di Antonino Marceca    

Mercoledì 9 maggio si è aperto a Roma il tavolo concertativo sulle pensioni tra governo e parti sociali. Il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa Schioppa, il giorno prima sulle colonne di Repubblica si rivolgeva ai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil (Epifani, Bonanni e Angeletti) invitandoli a svolgere bene il ruolo loro assegnato dal governo: "vincere la sfida in casa loro", cioè  tenere a freno l'indignazione dei lavoratori rispetto all'ennesima guerra sociale scatenata dal governo e dal padronato: l'aumento dell'età pensionabile e l'ulteriore riduzione della pensione pubblica a livello da fame. Dato che, ricorda con tono minaccioso il ministro, in assenza di un accordo entro giugno si applica la "legislazione vigente": le leggi Dini e Maroni.

Ricordiamo che la riforma Dini del ‘95 introdusse il famigerato sistema pensionistico contributivo, rompendo la solidarietà intergenerazionale e riducendo drasticamente i rendimenti pensionistici a meno del 50% dell'ultimo salario, prevedendo inoltre la "revisione dei coefficienti di trasformazione", appunto quanto Padoa Schioppa si promette oggi di applicare tagliando i rendimenti pensionistici di un ulteriore 6-8%. La riforma Maroni prevede lo "scalone", cioè l'innalzamento dell'età pensionabile da 57 a 60 anni, con 35 anni di contributi.
Il ministro ha anche ricordato che del famoso "tesoretto", 10 miliardi di euro di extra gettito fiscale, almeno 7,5 mld saranno destinati al rientro del deficit e del debito pubblico. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, annuncia che comunque si prevedono, per addolcire la mazzata, ammortizzatori sociali soprattutto per i giovani...
Il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, per parte sua si sarebbe impegnato per sostituire lo scalone con gli scalini in salita per arrivare a 62 anni di età per la pensione "anticipata".
 
A stretto giro sono arrivate al ministro Padoa Schioppa le dichiarazioni entusiaste del leghista Roberto Maroni, ex ministro del welfare del precedente governo Berlusconi, che annuncia l'apertura del dialogo e il sostegno da parte del suo partito, la Lega Nord. Da parte della sinistra di governo arrivano contraddittori richiami al programma delle 281 pagine, nel frattempo riassunto nei dodici punti di Prodi, e aperture alla revisione dei coefficienti di trasformazione da parte della sottosegretaria al Lavoro, Rosa Rinaldi, di Rifondazione - Sinistra europea. Per Confindustria, interviene prima il direttore, Maurizio Beretta, che invita a non "mettere mano alle nome in vigore", poi il presidente degli industriali, Luca Cordero di Montezemolo che elogia la posizione del ministro Tommaso Padoa-Schioppa e aggiunge "il costo e il peso delle pensioni" devono ridursi e le risorse vanno utilizzate per  "i veri investimenti, le infrastrutture", cioè per finanziare le imprese.
 
I segretari generali di Cisl e Uil, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, aprono all'innalzamento dell'età pensionabile. La segretaria della Cgil con delega alle pensioni, Morena Piccinini, dichiara di andare al tavolo "senza idee" , proponendosi di "ascoltare, per avere un quadro di riferimento sul quale ragionare e decidere". Una condizione di totale predisposizione alla firma di qualsiasi  accordo bidone. Questa dipendenza dal governo trova spiegazione nella partecipazione della burocrazia sindacale ai consigli di gestione dei Fondi pensione, frutto della rapina del Tfr dei lavoratori, assieme al capitale finanziario. 
La partecipazione ai tavoli di concertazione -pensioni, mercato del lavoro e pubblico impiego- assume per il sindacato lo stesso significato che ha per la sinistra socialdemocratica (Prc, Pdci, Verdi, Sd) la partecipazione al governo: controllare e raffreddare le lotte giovanili, operaie e popolari contro la guerra sociale scatenata dal governo.
 
La dichiarazione di Giorgio Cremaschi, dirigente della sinistra Cgil, Rete 28 aprile, a favore dello sciopero generale per essere credibile deve essere seguita dalla ricerca attiva di una convergenza unitaria con tutto il sindacalismo di sinistra (dalla RdB Cub ai diversi Cobas), proprio per costruire realmente lo sciopero generale contro il governo e il padronato, superando il settarismo di organizzazione che porta a proclamare scioperi separati nelle date e tra le categorie, funzionali solo ad esercitare una pressione sul governo magari per essere poi accolti al tavolo di concertazione. La pressione sindacale in questa situazione è speculare al sostegno critico al governo dei deputati e senatori di Sinistra critica,Turigliatto e Cannavò, che non votano il finanziamento alla guerra in Afghanistan... ma votano la Finanziaria, le privatizzazioni di Bersani e la fiducia al governo!
 
Intanto nelle fabbriche di Torino, Parma, Bologna e di altre città è iniziata la mobilitazione spontanea dei lavoratori contro l'ennesimo attacco a quel che rimane della pensione pubblica. Diverse Rsu aziendali in tutto il Paese stanno votando ordini del giorno in cui chiedono al sindacato di difendere gli interessi immediati dei lavoratori. Una pressione a cui la burocrazia sindacale risponde, come nel caso del segretario nazionale della Fiom, Gianni Rinaldini, col tentativo di controllare il malcontento dei lavoratori, parlando di mobilitazione ma senza dare reali indicazioni operative.
 
Proprio la coincidenza di diversi contratti nazionali in attesa di rinnovo -pubblico impiego, metalmeccanici, commercio, turismo e servizi- che coinvolgono milioni di lavoratori e lavoratrici può costituire il fattore sociale oggettivo per avanzare una vertenza generale, sulla base di una piattaforma unificante, avente al centro nella parte economica dei contratti la difesa attraverso forti aumenti salariali uguali per tutti del potere d'acquisto, tra i più bassi in Europa, e nella parte normativa una maggiore rigidità in tema di orari, diritti e tutele; contro la precarietà del lavoro salariato e dei lavoratori immigrati; per la difesa della pensione pubblica e del suo potere d'acquisto, contro ogni ipotesi di aumento dell'età pensionabile; la difesa del Tfr/Tfs contro i fondi pensione; la difesa della natura pubblica della Scuola contro le fondazioni; la difesa della Sanità, dei servizi sociali e essenziali contro le privatizzazioni; contro la politica di militarizzazione del territorio e la guerra coloniale e imperialista.
 
Nell'editoriale del numero in distribuzione del nostro giornale, Progetto Comunista, abbiamo avanzato la proposta di uno sciopero generale contro il governo e il padronato, i nostri militanti nei luoghi di lavoro e nel sindacato, nelle piazze e in ogni movimento e moblitazione, lavorano alla costruzione di un fronte unico in questa prospettiva.
 
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