I 12 punti stilati da Prodi e
imposti alla coalizione, dopo lo scivolone sulla politica estera in Senato,
chiariscono definitivamente – anche ai compagni che hanno nutrito speranze nella
possibilità di "condizionare a sinistra" la politica del governo – che quello
che ci aspetta sarà proprio quello contro cui i militanti di Rifondazione in
questi anni si sono battuti: rifinanziamento delle missioni militari (a partire
dall'Afghanistan) e permanenza nella Nato; allargamento della base Usa a
Vicenza; rapida realizzazione della Tav e dei rigassificatori; smantellamento
del sistema pensionistico; prosecuzione delle liberalizzazioni. Tutto questo
avviene dopo dieci mesi di politiche – di cui la Finanziaria è l'espressione
finale – a favore dei grandi gruppi industriali, contro i lavoratori: attacco
alle pensioni, con lo scippo del Tfr e l'avvio dei fondi pensione; aumento delle
spese militari; liberalizzazioni e privatizzazioni; lavoro precario e politiche
di esclusione per gli immigrati (tanto più gravi vista la presenza di un
ministro di Rifondazione, Ferrero, alla Solidarietà sociale); privatizzazione
della Scuola pubblica.
E Rifondazione comunista?
Quale è
stato il ruolo di Rifondazione comunista in questo governo? Dicevamo, già prima
della nascita del governo Prodi, che la presenza di Rifondazione comunista in
quel governo sarebbe stata preziosa per il padronato italiano, così come il
sostegno della Cgil alla politica economica di Prodi e Padoa Schioppa. Così è
stato: Confindustria ha portato a casa quello che, durante il governo
Berlusconi, non era riuscita a incassare. La controriforma delle pensioni (con
il famigerato silenzio-assenso) e la privatizzazione della Scuola pubblica
(Fioroni ha proposto la trasformazione degli istituti pubblici in fondazioni,
con la partecipazione delle imprese) ne sono l'espressione più eclatante:
nemmeno Berlusconi e Moratti erano mai arrivati a tanto. Oggi anziché convocare
uno sciopero generale contro il più pesante attacco che sia stato sferrato ai
lavoratori nell'ultimo decennio, Rifondazione e Cgil votano e approvano le
controriforme.
È per questo che riteniamo assurdo che Rifondazione comunista
giustifichi oggi, per voce di Giordano, il suo voto a favore della guerra in
Afghanistan e della controriforma delle pensioni con un solo argomento: "Se non
votiamo Prodi, torna Berlusconi". Berlusconi c'è già: ci sono le sue politiche,
che le proteste e gli scioperi della stagione precedente erano riusciti a
fermare e la destra si sta rafforzando nella società, preparandosi a vincere di
nuovo anche elettoralmente. Chi è scomparsa, invece, è proprio Rifondazione
comunista, blindata negli anni a venire a votare a favore del padronato, contro
i lavoratori, i giovani sfruttati, gli immigrati, i popoli oppressi dalle guerre
imperialiste. Il partito che per anni, pur con tanti limiti, ha sostenuto le
lotte degli sfruttati, oggi siede accanto agli sfruttatori.
Quali spazi per una battaglia all'interno di
Rifondazione?
La recente vicenda che si è conclusa con l'espulsione di
Turigliatto, per la sua non partecipazione al voto in Senato sulla politica
estera, è l'ultimo atto di un'involuzione che, all'indomani della nascita del
governo Prodi, ha segnato la vita interna di Rifondazione comunista: non
esistono più spazi in quel partito non solo per condizionare la politica della
maggioranza dirigente, ma nemmeno per esprimere una voce di dissenso. La
trasformazione di Rifondazione da partito di lotta a partito di governo ha
portato con sé l'azzeramento di qualsiasi opposizione interna.
Per questo,
abbiamo assistito in questi mesi al rientro in maggioranza dell'area
dell'Ernesto, che oggi sostiene, alla conferenza organizzativa del partito, la
proposta di Giordano. Non solo: i rappresentanti dell'area dell'Ernesto, che per
tanti anni sono stati i critici di Bertinotti sulle questioni della guerra
imperialista e della difesa dei popoli oppressi, oggi in Senato e in Parlamento
hanno votato la fiducia a Prodi ogni volta che Prodi ha proposto il rilancio
delle guerre imperialiste! Ai compagni vicini alle posizioni di quest'area
chiediamo: è possibile difendere le ragioni dei popoli contro gli imperialisti
sostenendo il governo della settima potenza imperialista del mondo? Votando a
favore di D'Alema che garantisce agli Stati Uniti il rispetto degli "impegni
presi" dall'Italia, a partire dall'allargamento della base di
Vicenza?
Similmente, l'area di Erre-Sinistra Critica, i cui dirigenti sono
consapevoli della natura antioperaia del governo ("I 12 punti rappresentano la
sanzione di una svolta liberista e di una decisa volontà di affermare una
politica di sacrifici e di guerra multilaterale", ha affermato Turigliatto), si
trova in un vicolo cieco: il fatto che Turigliatto abbia votato la fiducia a
Prodi proprio nel momento in cui Prodi rilanciava, coi 12 punti, il
programma di guerra e di dissanguamento dei lavoratori è l'emblema di questa
impasse. Non è possibile praticare l'opposizione sociale nel Paese se,
contemporaneamente, si annuncia "un appoggio esterno molto condizionato in
Parlamento", come promette Cannavò: non si può stare a metà strada tra gli
oppressi e gli oppressori, tra chi vuole la guerra e chi vuole la pace.
Così,
ai compagni delle altre minoranze (come Falcemartello) che mesi fa, quando siamo
usciti da Rifondazione e abbiamo avviato il processo costituente di un nuovo
partito comunista, ci dicevano che la nostra scelta era sbagliata e non sarebbe
stata compresa dai lavoratori, oggi noi diciamo: quello che i lavoratori non
capiscono è come ci si possa richiamare alle loro ragioni e contemporaneamente
far parte di un partito che contribuisce a smantellare le loro conquiste
(Mirafiori ce l'ha insegnato).
Costruiamo insieme l'alternativa
comunista
All'indomani della vittoria dell'Unione, alcune centinaia di
dirigenti e militanti della sinistra di Rifondazione comunista -che come voi per
tanti anni avevano costruito quel partito- hanno deciso di non accettare
l'entrata dei comunisti nel governo dei padroni, di avviare da subito la
costruzione di un partito comunista degno di questo nome. Prevedevamo che, con
la partecipazione al governo Prodi, Rifondazione avrebbe perso qualsiasi legame
con le ragioni delle lotte e dei movimenti, sarebbe passata definitivamente
dall'altra parte. I fatti hanno confermato le nostre peggiori previsioni. A
gennaio, insieme a tanti compagni che, nel frattempo, hanno deciso per questi
motivi di abbandonare il Prc, abbiamo dato vita al Partito di Alternativa
Comunista. Il nostro è ancora un piccolo partito che si pone, però, un grande
compito: quello di offrire una rappresentanza politica ai lavoratori che
subiscono oggi le manovre antioperaie del governo Prodi, ai tanti giovani
precari costretti a condizioni di vita miserrime, agli immigrati, ai 200 mila
manifestanti di Vicenza che si battono contro la guerra.
Per questo vi
chiediamo di unirvi a noi, di costruire, con noi, l'opposizione comunista al
governo Prodi e lo strumento necessario per una vera alternativa dei lavoratori:
un nuovo partito comunista.