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sabato 03 marzo 2007
Lettera aperta alle compagne e ai compagni delle minoranze del Prc
COSTRUITE CON NOI
L'OPPOSIZIONE COMUNISTA AL GOVERNO PRODI
E UN NUOVO PARTITO
 

Governo Prodi: governo di guerra e di rapina
Le vicende delle ultime settimane hanno confermato che non esistono, nel governo Prodi, spazi di rappresentanza degli interessi dei lavoratori, dei giovani precari, degli immigrati, delle esigenze di pace e giustizia. Dopo la grande manifestazione di Vicenza contro la base Usa, la risposta che il governo ha dato alle centinaia di migliaia di manifestanti che hanno sfilato in nome della pace è stata inequivocabile: la base Usa si farà.

I 12 punti stilati da Prodi e imposti alla coalizione, dopo lo scivolone sulla politica estera in Senato, chiariscono definitivamente – anche ai compagni che hanno nutrito speranze nella possibilità di "condizionare a sinistra" la politica del governo – che quello che ci aspetta sarà proprio quello contro cui i militanti di Rifondazione in questi anni si sono battuti: rifinanziamento delle missioni militari (a partire dall'Afghanistan) e permanenza nella Nato; allargamento della base Usa a Vicenza; rapida realizzazione della Tav e dei rigassificatori; smantellamento del sistema pensionistico; prosecuzione delle liberalizzazioni. Tutto questo avviene dopo dieci mesi di politiche – di cui la Finanziaria è l'espressione finale – a favore dei grandi gruppi industriali, contro i lavoratori: attacco alle pensioni, con lo scippo del Tfr e l'avvio dei fondi pensione; aumento delle spese militari; liberalizzazioni e privatizzazioni; lavoro precario e politiche di esclusione per gli immigrati (tanto più gravi vista la presenza di un ministro di Rifondazione, Ferrero, alla Solidarietà sociale); privatizzazione della Scuola pubblica.
 
E Rifondazione comunista?
Quale è stato il ruolo di Rifondazione comunista in questo governo? Dicevamo, già prima della nascita del governo Prodi, che la presenza di Rifondazione comunista in quel governo sarebbe stata preziosa per il padronato italiano, così come il sostegno della Cgil alla politica economica di Prodi e Padoa Schioppa. Così è stato: Confindustria ha portato a casa quello che, durante il governo Berlusconi, non era riuscita a incassare. La controriforma delle pensioni (con il famigerato silenzio-assenso) e la privatizzazione della Scuola pubblica (Fioroni ha proposto la trasformazione degli istituti pubblici in fondazioni, con la partecipazione delle imprese) ne sono l'espressione più eclatante: nemmeno Berlusconi e Moratti erano mai arrivati a tanto. Oggi anziché convocare uno sciopero generale contro il più pesante attacco che sia stato sferrato ai lavoratori nell'ultimo decennio, Rifondazione e Cgil votano e approvano le controriforme.
È per questo che riteniamo assurdo che Rifondazione comunista giustifichi oggi, per voce di Giordano, il suo voto a favore della guerra in Afghanistan e della controriforma delle pensioni con un solo argomento: "Se non votiamo Prodi, torna Berlusconi". Berlusconi c'è già: ci sono le sue politiche, che le proteste e gli scioperi della stagione precedente erano riusciti a fermare e la destra si sta rafforzando nella società, preparandosi a vincere di nuovo anche elettoralmente. Chi è scomparsa, invece, è proprio Rifondazione comunista, blindata negli anni a venire a votare a favore del padronato, contro i lavoratori, i giovani sfruttati, gli immigrati, i popoli oppressi dalle guerre imperialiste. Il partito che per anni, pur con tanti limiti, ha sostenuto le lotte degli sfruttati, oggi siede accanto agli sfruttatori.
 
Quali spazi per una battaglia all'interno di Rifondazione?
La recente vicenda che si è conclusa con l'espulsione di Turigliatto, per la sua non partecipazione al voto in Senato sulla politica estera, è l'ultimo atto di un'involuzione che, all'indomani della nascita del governo Prodi, ha segnato la vita interna di Rifondazione comunista: non esistono più spazi in quel partito non solo per condizionare la politica della maggioranza dirigente, ma nemmeno per esprimere una voce di dissenso. La trasformazione di Rifondazione da partito di lotta a partito di governo ha portato con sé l'azzeramento di qualsiasi opposizione interna.
Per questo, abbiamo assistito in questi mesi al rientro in maggioranza dell'area dell'Ernesto, che oggi sostiene, alla conferenza organizzativa del partito, la proposta di Giordano. Non solo: i rappresentanti dell'area dell'Ernesto, che per tanti anni sono stati i critici di Bertinotti sulle questioni della guerra imperialista e della difesa dei popoli oppressi, oggi in Senato e in Parlamento hanno votato la fiducia a Prodi ogni volta che Prodi ha proposto il rilancio delle guerre imperialiste! Ai compagni vicini alle posizioni di quest'area chiediamo: è possibile difendere le ragioni dei popoli contro gli imperialisti sostenendo il governo della settima potenza imperialista del mondo? Votando a favore di D'Alema che garantisce agli Stati Uniti il rispetto degli "impegni presi" dall'Italia, a partire dall'allargamento della base di Vicenza?
Similmente, l'area di Erre-Sinistra Critica, i cui dirigenti sono consapevoli della natura antioperaia del governo ("I 12 punti rappresentano la sanzione di una svolta liberista e di una decisa volontà di affermare una politica di sacrifici e di guerra multilaterale", ha affermato Turigliatto), si trova in un vicolo cieco: il fatto che Turigliatto abbia votato la fiducia a Prodi proprio nel momento in cui Prodi rilanciava, coi 12 punti, il programma di guerra e di dissanguamento dei lavoratori è l'emblema di questa impasse. Non è possibile praticare l'opposizione sociale nel Paese se, contemporaneamente, si annuncia "un appoggio esterno molto condizionato in Parlamento", come promette Cannavò: non si può stare a metà strada tra gli oppressi e gli oppressori, tra chi vuole la guerra e chi vuole la pace.
Così, ai compagni delle altre minoranze (come Falcemartello) che mesi fa, quando siamo usciti da Rifondazione e abbiamo avviato il processo costituente di un nuovo partito comunista, ci dicevano che la nostra scelta era sbagliata e non sarebbe stata compresa dai lavoratori, oggi noi diciamo: quello che i lavoratori non capiscono è come ci si possa richiamare alle loro ragioni e contemporaneamente far parte di un partito che contribuisce a smantellare le loro conquiste (Mirafiori ce l'ha insegnato).
 
Costruiamo insieme l'alternativa comunista
All'indomani della vittoria dell'Unione, alcune centinaia di dirigenti e militanti della sinistra di Rifondazione comunista -che come voi per tanti anni avevano costruito quel partito- hanno deciso di non accettare l'entrata dei comunisti nel governo dei padroni, di avviare da subito la costruzione di un partito comunista degno di questo nome. Prevedevamo che, con la partecipazione al governo Prodi, Rifondazione avrebbe perso qualsiasi legame con le ragioni delle lotte e dei movimenti, sarebbe passata definitivamente dall'altra parte. I fatti hanno confermato le nostre peggiori previsioni. A gennaio, insieme a tanti compagni che, nel frattempo, hanno deciso per questi motivi di abbandonare il Prc, abbiamo dato vita al Partito di Alternativa Comunista. Il nostro è ancora un piccolo partito che si pone, però, un grande compito: quello di offrire una rappresentanza politica ai lavoratori che subiscono oggi le manovre antioperaie del governo Prodi, ai tanti giovani precari costretti a condizioni di vita miserrime, agli immigrati, ai 200 mila manifestanti di Vicenza che si battono contro la guerra.
Per questo vi chiediamo di unirvi a noi, di costruire, con noi, l'opposizione comunista al governo Prodi e lo strumento necessario per una vera alternativa dei lavoratori: un nuovo partito comunista.
 
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