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Lenin e l’estremismo: spunti
di riflessione.
Giuseppe Guarnaccia
Lenin nel 1920 scrive L’estremismo,
malattia infantile del comunismo. Risalente agli anni del comunismo di
guerra, questo testo, estremamente lucido e puntuale nelle valutazioni
storico-politiche, fornisce spunti ed elementi di riflessione interessanti e
mai retorici.
Lenin, analizzando la situazione interna e internazionale
nella Russia sovietica a quasi due anni e mezzo dalla vittoria della
Rivoluzione proletaria, sottolinea come e perché i bolscevichi sarebbero
riusciti a mantenere il potere: “È certo che ormai quasi tutti vedono che i
bolscevichi non si sarebbero mantenuti al potere, non dico due anni e mezzo, ma
nemmeno due mesi e mezzo, se non fosse esistita una disciplina severissima, veramente
ferrea del nostro partito, se il partito non avesse avuto l’appoggio pieno e
incondizionato di tutta la massa della classe operaia, cioè di tutto quanto vi
è in essa di pensante, di onesto, di devoto sino all’abnegazione, di influente
e capace di guidare o attrarre gli strati arretrati”.
La storia del partito bolscevico in Russia segna
inequivocabilmente la storia della Rivoluzione socialista. La teoria marxista,
la coscienza dell’avanguardia proletaria, la giustezza della direzione politica
si fondono e costituiscono la base granitica dell’esperienza bolscevica. Senza
queste condizioni, la disciplina di un partito rivoluzionario, capace di essere
il partito dell’avanguardia proletaria e trasformare in senso socialista la
società, non è realizzabile.
La costruzione del partito rivoluzionario in Russia dimostra
la giustezza delle idee di Lenin.
Negli anni che precedono la prima rivoluzione russa
(1903-1905), all’estero vengono poste
teoricamente tutte le questioni fondamentali della
rivoluzione. Le classi in lotta, dunque, forgiano l’arma politico-ideologica
che occorre loro per le future battaglie.
Durante gli anni della rivoluzione (1905-1907), le
concezioni tattiche e programmatiche vengono verificate dall’azione delle
masse.
Negli anni delle reazione (1907-1910), lo zarismo spazza via
la maggior parte dei partiti rivoluzionari presenti in Russia e la
demoralizzazione, lo scoraggiamento, il tradimento, invadono le organizzazioni
della classe operaia e costituiscono una lezione fondamentale per i partiti in
lotta. Tra tutte le organizzazioni rivoluzionarie devastate dalla reazione
zarista, il partito bolscevico subirà le minori perdite e scissioni. I
bolscevichi raggiunsero questo risultato solo perché smascherarono i
rivoluzionari a parole, i quali non comprendevano che bisognava ritirarsi e
lavorare nella legalità per preparare nuovamente l’offensiva allo zarismo. La
presenza del partito bolscevico nella duma ultrareazionaria, nelle
organizzazioni sindacali, cooperative e assicurative, garantirono la lenta
ripresa della lotta di classe.
La seconda Rivoluzione russa (dal febbraio all’ottobre 1917)
segna l’ascesa del partito bolscevico a partito dell’avanguardia proletaria: la
lotta vittoriosa contro l’opportunismo dei menschevichi e dei socialisti rivoluzionari
è stata preparata in un modo tutt’altro che semplice, la vittoria della
Rivoluzione proletaria e la sua difesa senza una preparazione lunga e minuziosa
non si sarebbero mai potute ottenere.
Comunismo di sinistra
e tattica politica
Scrive Lenin: “Il bolscevismo al suo sorgere, nel 1903,
riprese la tradizione della lotta implacabile contro il rivoluzionarismo
piccolo borghese, semianarchico (o capace di civettare con l’anarchismo),
tradizione che era sempre esistita nella socialdemocrazia rivoluzionaria e che
presso di noi si era particolarmente rafforzata dal 1900 al 1903, quando in
Russia si erano gettate le basi del partito di massa del proletariato
rivoluzionario. Il bolscevismo riprese e continuò la lotta contro il partito
che esprimeva più di ogni altro le tendenze del rivoluzionarismo piccolo
borghese, cioè contro il partito dei socialisti rivoluzionari, intorno a tre
punti principali. In primo luogo, quel partito negava il marxismo, si ostinava
a non voler comprendere (forse è più esatto dire: non poteva comprendere) la
necessità di ponderare, con rigorosa obiettività, le forze di classe e i loro
rapporti reciproci, prima di qualsiasi azione politica. In secondo luogo, quel
partito ravvisava il suo particolare rivoluzionarismo, ossia il sinistrismo,
nel fatto che ammetteva il terrore individuale, gli attentati che noi marxisti
respingevamo risolutamente (…). In terzo luogo, i socialisti rivoluzionari ritenevano
che essere a sinistra significasse dileggiare i peccati opportunisti
relativamente piccoli della socialdemocrazia tedesca, pur imitando gli
opportunisti estremi di quel medesimo partito (…)”.
Lenin critica aspramente le deviazioni di sinistra presenti
nel movimento operaio: la questione della partecipazione al parlamento
ultrareazionario e l’adesione ai sindacati reazionari costituiscono elementi
centrali nella lotta del partito bolscevico contro le pericolose degenerazioni
opportuniste.
Lenin sottopone a dura critica i comunisti di sinistra in
Inghilterra e in Germania, contrari ad ogni forma di partecipazione ai
parlamenti borghesi e scrive: “La puerilità della negazione della
partecipazione al parlamento sta appunto nel credere di risolvere, in questo
modo semplice e facile e pseudorivoluzionario, il difficile problema nella
lotta contro le influenze democratiche borghesi in seno al movimento operaio,
mentre in realtà si fugge soltanto dalla propria ombra, si chiudono soltanto
gli occhi davanti alle difficoltà e si cerca soltanto di liberarsene con delle
parole (…). Voi sembrate a voi stessi terribilmente rivoluzionari, o cari
astensionisti e antiparlamentaristi, ma in realtà vi siete spaventati per le
difficoltà relativamente piccole della lotta contro le influenze borghesi in
seno al movimento operaio, mentre la vostra vittoria –
cioè l’abbattimento della borghesia e la conquista del potere politico da parte
del proletariato – creerà quelle stesse
difficoltà in misura ancora maggiore, incommensurabilmente maggiore”.
L’estremismo di sinistra, oggi praticato da piccole sette
autoreferenziali contrarie ad ogni forma di partecipazione alle istituzioni rappresentative
borghesi, resta quella “malattia infantile” del comunismo contro la quale Lenin
ha condotto una dura lotta politico-ideologica: la stessa battaglia che il
partito rivoluzionario del proletariato, oggi come ieri, deve condurre.
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