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Sult e Sin.Cobas si fondono PDF Stampa E-mail
lunedì 29 gennaio 2007

Sult e Sin.Cobas si fondono nel Sindacato dei Lavoratori Intercategoriale

SUL CONGRESSO DEL SDL

Intervista a De Simone, dirigente romano

 

di Pia Gigli e Francesco Fioravanti

Il Partito di Alternativa Comunista ha partecipato come ospite all'assemblea pubblica del 14 gennaio a Roma dalla quale è nato un nuovo sindacato di base: il Sindacato dei Lavoratori (Sdl).

 

 

Questa fusione rappresenta un importante fattore di novità nel panorama del sindacalismo extra-confederale, ancora oggi purtroppo frazionato in una miriade di organizzazioni -più o meno grandi- impegnate troppo spesso a farsi guerra fra loro per cercare di apparire come l'unico punto di riferimento esistente  per i lavoratori interessati alla costruzione di un soggetto sindacale alternativo alla triade Cgil-Cisl-Uil.

Crediamo sia fondamentale per il nuovo sindacato porsi da subito sulla strada della ricerca della massima unità fra i lavoratori, unità che non può però prescindere da alcuni punti nodali che dovrebbero costituire l'asse portante di qualsiasi forza sindacale che rifiuti le logiche concertative  e collusive che contraddistinguono le modalità di fare sindacato dei Confederali: no alla concertazione, opposizione alle contro-riforme dell'attuale governo Prodi, indipendenza politica dalle componenti socialdemocratiche che coprono a sinistra le politiche anti-operaie dell'attuale esecutivo.  Queste sono le parole d'ordine che servono ai lavoratori e alle lavoratrici del nostro Paese in una fase storica che vede la stragrande maggioranza delle forze della sinistra politica e sociale piegarsi alle esigenze del padronato italiano desideroso di portare vittoriosamente a termine quel ciclo di contro-riforme iniziato negli anni '90.

Di fronte all'operato di questo governo, che sia sul terreno della politica estera che su quello della politica economica sta procedendo contro gli interessi dei lavoratori e delle masse popolari, non ci stancheremo di chiamare tutti i militanti della sinistra e del sindacalismo di classe, quindi anche del nuovo SdL, a un fronte unico di lotta per lo sciopero generale contro il governo e le sue politiche antipopolari.

 

A margine dell'assemblea costitutiva del Sindacato dei Lavoratori abbiamo incontrato Antonio Di Simone, dirigente romano della nuova organizzazione sindacale a cui abbiamo posto alcune domande.

 

Dalla fusione di Sin.Cobas e Sult nasce il Sindacato dei Lavoratori (SdL), come siete giunti a dar vita a questa nuova organizzazione?

 

Nel dna della mia precedente organizzazione sindacale (Sin.Cobas) era già presente il progetto di un processo di unificazione con le organizzazioni sindacali che si ponevano sul nostro stesso terreno: il processo di fusione col Sult -oggi arrivato al suo sbocco finale- è un segnale che intendiamo mandare al mondo del lavoro, alle realtà organizzate sindacalmente che si propongono  di rappresentare un'alternativa ai confederali; un segnale e un invito all'unione quindi, rivolto a quel variegato mondo sindacale che si colloca su un terreno anti-liberista e che intende contraddistinguersi per una concezione dello sviluppo economico che ponga al centro l'individuo, il suo benessere, i suoi diritti.

 

Che rapporti intendete stabilire con gli altri sindacati, in particolare con Cgil-Cisl e Uil?

 

Noi ci confrontiamo quotidianamente nell'attività sindacale e nelle Rsu aziendali con gli altri sindacati, quindi anche con i Confederali; chiaramente è  da questo confronto che emergono le differenze sostanziali che investono l'essere e il fare sindacato. Ciò è causa di confronti anche molto aspri, che mettono alla prova duramente i nostri quadri. Spesso, di concerto con le direzioni aziendali, le burocrazie confederali tentano di limitare o mettere in discussione la fruizione dei nostri diritti sindacali. Fortunatamente non sempre accade questo, in alcuni casi all'interno delle Rsu troviamo validi e responsabili delegati e si riescono a realizzare momenti di lotta congiunti con loro e con le loro organizzazioni. I problemi del mondo del lavoro sono per loro natura unificanti, quando sussiste l'interesse reale di farsi parte dirigente si possono portare a soluzione.

 

I prossimi mesi saranno decisivi per le sorti dei lavoratori italiani: Tfr, pensioni, "Patto per la produttività". Come intendete muovervi per contrastare i progetti di Confidustria e del padronato italiano?

 

Certamente Tfr e pensioni sono due questioni molto importanti; il secondo, le pensioni, a nostro avviso è il tema centrale. Noi intendiamo contrastare i progetti di riforma di natura privatistica e non faremo di certo mancare il nostro impegno in difesa della "pensione pubblica". E' dagli anni '90 che l'attacco alle pensioni dei lavoratori è in atto e anche la riforma del Tfr parte da lontano, da quel periodo. Per la difesa del Tfr ci stiamo già battendo all'interno dei comitati -nei quali operiamo affianco ad altre organizzazioni, come ad esempio il vostro PdAC- e nei posti di lavoro. La nostra critica è indirizzata anche nei confronti dei sindacati confederali che hanno avallato questa manovra, in particolare per l'interesse che hanno nella gestione dei fondi pensioni. In nome di questo interesse non esitano a mettere a rischio il futuro pensionistico dei lavoratori coinvolti. Come si possono spingere i lavoratori ad investire i loro soldi nei fondi pensione in una fase storica in cui nessuna persona responsabile porrebbe fiducia nei mercati finanziari? A questa domanda ancora non ci hanno risposto.

Passando alle altre questioni su cui mi interroghi posso assicurarti che il nuovo sindacato intende contrastare ogni forma di de-contribuzione e di sgravi fiscali alle imprese, poiché tali manovre non sono altro che una deviazione delle risorse sociali verso i grandi capitali, a scapito di pensioni, servizi, salari, progetti di utilità sociale, ecc. La nostra parola d'ordine è "no ai patti di produttività"; chiediamo progetti di redistribuzione della ricchezza prodotta a favore di salari, pensioni e servizi; i lavoratori non hanno bisogno di flessibilità, ma di stabilità nel posto di lavoro, di orari e ritmi di lavoro che restituiscano  tempo di vita per sé e per la famiglia.

 

Che opinione avete dell'operato del governo Prodi?

 

Questo è un governo che fino ad ora si è caratterizzato per un'impostazione analoga a quella dello scorso governo di centro-sinistra.

Indubbiamente il risultato elettorale lo ha reso fragile ai contrasti interni ed a volte su molte questioni sembra oscillare, ma la prassi posta in essere lascia pochi dubbi sulla sua direzione. Parte delle sue promesse programmatiche oggi vengono messe in discussione. Nei posti di lavoro si percepisce la sfiducia da parte di molti lavoratori che pensavano o speravano in un cambiamento reale rispetto alla stagione del centro-destra: i fischi di Mirafiori sono qui a dimostrarcelo.

 

Il PdAC nasce come forza che ha alla base della sua proposta politica l'indipendenza di classe da ogni governo borghese. Pensi possa essere utile, anche per il lavoro del sindacato, cercare di mantenere un dialogo con un'organizzazione come la nostra?

 

Il nostro sindacato non ha cinghie di trasmissione collegate a partiti, la nostra cinghia di trasmissione è connessa al sociale, ai diritti, al salario, alle pensioni, alla dignità del lavoratore. Certamente i partiti che si contrappongono alle politiche liberiste conducono battaglie che possono essere contigue alle nostre; ritengo che il vostro partito possa essere un soggetto con cui dialogare, anche perché collegandosi sul versante politico può divenire quella sponda necessaria anche alle nostre battaglie.

Voglio cogliere l'occasione per augurare a voi, che da pochi giorni siete nati come partito, un buon lavoro e un promettente sviluppo della vostra organizzazione.
 
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