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CON GLI OPERAI FIAT CONTRO IL
GOVERNO
E LE BUROCRAZIE SINDACALI
di Antonino Marceca
Torino 7 dicembre, Fiat Mirafiori, i
segretari generali di Cgil, Cisl e Uil dopo 26 anni tornano in fabbrica: per
sostenere il governo dei padroni. Gli operai rispondono: "Basta fare la
stampella del governo!". Si sente un grido: "sciopero generale" e poi:
"Bertinotti ci hai tradito".
Giovedì 7 dicembre, dopo ventisei anni i
segretari di Cgil, Cisl e Uil si ritrovano a Mirafiori, per l'occasione sono
state organizzate tre assemblee sindacali. I segretari tengono in tasca
l'ipotesi di Patto per la produttività fornito loro da Montezemolo. Ma
sopratutto vengono a spiegare ai lavoratori le bontà della Finanziaria 2007
preparata dal "governo amico", il Memorandum d'intesa che prepara la rapina
ulteriore delle pensioni, firmato con governo e Confindustria, e soprattutto il
lancio dei Fondi pensione, su cui hanno investito assieme ai padroni. Pensano
che grazie al fatto che "la Fiat oggi è risorta" (come dichiara Epifani)
l'accoglienza sarà nel complesso favorevole. Per la prima volta in fabbrica c'è
anche la stampa, Montezemolo ci tiene all'immagine di padrone illuminato.
Ma
un ordine del giorno approvato dalla stragrande maggioranza dei 1.500 lavoratori
che partecipano all'assemblea del mattino alle Presse con il numero uno Uil,
Luigi Angeletti, annuncia tempesta: "Riteniamo il silenzio del sindacato sulla
Finanziaria incomprensibile, in particolare su Tfr, ticket sul pronto soccorso,
aliquote Irpef, bollo per le auto non catalitiche".
Epifani parla davanti a
circa due mila lavoratori, nella sala dove si fanno i test delle auto, tra
addetti alla carrozzeria e impiegati degli enti centrali, è tornato a ripetere
quello che da tempo dice: "È una Finanziaria che ha due necessità: quella di
rimettere in ordine i conti pubblici e di recuperare soldi per gli
investimenti". Poi continua toccando il tema delle pensioni e del Tfr. Ma
l'accoglienza degli operai non è del genere "anche i ricchi piangono", anzi
fatti velocemente due conti si sono resi conto che la Finanziaria è una
fregatura ad esclusivo vantaggio dei poteri forti, mentre l'accordo sulle
pensioni e la perdita del Tfr è una vera mazzata per gli operai. Accanto alla
preoccupazione per le pensioni e il Tfr ci sono anche i timori su flessibilità e
orario di lavoro in fabbrica, le aspettative dei 460 dipendenti degli enti
centrali in cassa integrazione.
La contestazione è un crescendo, inizia
quando un lavoratore ricorda al sindacato che gli operai non hanno, in regime
capitalistico, governi amici. Poi, mentre un impiegato chiede che il sindacato
sia il rappresentante dei lavoratori e non il giullare del governo, a più
riprese gli operai prendono la parola scandendo "le pensioni e il Tfr non si
toccano", mentre il cassaintegrato che teme il mancato rientro in fabbrica punta
il dito sulla precarietà.
Epifani, da abile burocrate sindacale, cerca di
dare rassicurazioni e promette che qualsiasi ipotesi di accordo con il governo
verrà sottoposta a referendum tra i lavoratori perché, spiega, "sulla previdenza
deve essere il lavoratore a dire l'ultima parola". Parole che non convincono i
lavoratori, vengono in mente le tante fregature subite dopo promesse tradite, i
tanti referendum farsa, la memoria scorre al tempo della riforma Dini nel 1995,
quando è iniziato lo smantellamento del sistema pensionistico pubblico a
ripartizione. Proprio per questo la platea rumoreggia, avanza la contestazione,
si sentono i fischi.
Il pomeriggio, alle Carrozzerie, l'assemblea più
difficile: fischi e interruzioni accompagnano l'intervento del segretario
generale della Cisl, Raffaele Bonanni. Secondo il leader della Cisl, a
protestare sarebbero stati "pochi" e "rumorosi" operai "qualunquisti".
Ma altri testimoni diretti evidenziano come le accuse di
appiattimento di Cgil, Cisl e Uil sulle posizioni di questo governo erano
generalizzate.
La contestazione non è indirizzata solo alla burocrazia
sindacale, anche il maggior partito della sinistra riformista di governo, il
Prc, è accusato dai lavoratori: "Bertinotti ci hai tradito", urla un operaio e
dall'assemblea si leva un applauso (il giorno dopo, solo Liberazione,
quotidiano del Prc, non racconta questa notizia e legittima la falsa
ricostruzione degli "operai qualunquisti").
La preoccupazione della
burocrazia sindacale è che i fatti di Torino possano dare il via "alla riscossa
operaia e di tutto il mondo del lavoro" contro una prospettiva certa di aumento
della flessibilità e dell'età pensionabile che proprio Epifani, Angeletti e
Bonanni hanno già promesso al governo e alla Confindustria.
Ma se questa è la
preoccupazione di sindacati concertativi, amici del governo amico dei padroni, è
tanto più valida la nostra prospettiva di lotta: costruire una piattaforma
sindacale di fase per una vertenza generale ed unificante di tutto il lavoro
salariato sostenuta dall'unica iniziativa di lotta in grado di bloccare
l'offensiva di governo e padronato: lo sciopero generale.
Una proposta che
Progetto Comunista ha avanzato con una lettera aperta alla sinistra e al
sindacalismo di classe già nei giorni in cui si costituiva il governo Prodi ed
era chiaro il suo profilo padronale.
Una proposta ripresa ed aggiornata
nella recente assemblea nazionale degli autoconvocati Rsu a Milano, dove erano
presenti i sindacati di base e la sinistra Cgil.
Sulla base di questa
indicazione di lotta -lo sciopero generale unitario contro il governo e il
padronato- nelle prossime settimane contribuiremo alla costituzione unitaria nei
luoghi di lavoro e nei quartieri popolari di "Comitati per la difesa della
pensione pubblica, del Tfr e contro la precarietà".
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