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Jeremy Corbin, la nuova alternativa? PDF Stampa E-mail
venerdì 14 luglio 2017

Jeremy Corbin, la nuova alternativa?

 

 di Felipe Alegria *

 

Dopo il fiasco di Tsipras (sicario per conto della troika del saccheggio della Grecia) gran parte della sinistra, con i suoi vecchi o nuovi partiti riformisti, ha già il suo nuovo eroe, Jeremy Corbin, il leader laburista britannico.
Corbyn è stato il vero vincitore delle elezioni dello scorso 9 giugno ed ora è un autorevole candidato a guidare il governo britannico entro breve tempo, dopo l’umiliante sconfitta di Theresa May.

Corbyn è stato ignorato dalla destra laburista, dalla stampa britannica e dai sondaggi. Ma contro ogni pronostico ha ottenuto un vero trionfo, rendendosi protagonista di manifestazioni di massa, recuperando una parte importante del voto operaio e trascinando con sé la maggior parte dei giovani britannici, che vedono in lui la speranza di un cambiamento reale della loro vita.

 

Il programma laburista

 

Il manifesto laburista (“Per tanti, non per pochi”) propone l’eliminazione del “contratto a zero ore” (il contratto britannico per i precari), l’aumento del salario minimo, immatricolazioni universitarie gratuite, un concreto aumento degli investimenti nella didattica, nella sanità e nell’assistenza sociale, revoca delle privatizzazioni nel sistema sanitario pubblico e la costruzione di centomila alloggi popolari. Promette anche di abrogare l’ultima controriforma sindacale (ma non le leggi antisindacali della Thatcher) e propone anche alcune nazionalizzazioni: le ferrovie (ma nell’arco di decenni e man mano che scadranno le concessioni), le poste, gli acquedotti e parti del mercato delle fonti di energia (ma tutto con i dovuti indennizzi). Queste misure saranno finanziate da un considerevole aumento delle imposte per le imprese e con il 5% per i più ricchi.
Queste promesse, se realizzate, migliorerebbero certamente la vita delle persone. La domanda è se questo programma sia fattibile.

 

È praticabile il programma di Corbyn?

 

Ce lo chiediamo perché non va a toccare in nulla la proprietà delle banche e delle grandi imprese né mette in discussione il regime politico con le sue istituzioni di base. Vale a dire che lascia intatte nelle mani delle banche, la City e i grandi capitalisti le strutture fondamentali economiche e statali. Perciò non solo incontrerà enormi difficoltà per realizzare queste promesse ma, quand’anche fossero parzialmente raggiunti questi obiettivi per merito della mobilitazione sociale, essi non potranno che essere effimeri. Le conquiste dello “stato sociale” dopo la seconda guerra mondiale furono dovute al timore della borghesia di una rivoluzione sociale. In realtà non ci sarà alcun modo di recuperarle né di estenderle senza l’espropriazione del capitalismo e la presa del potere da parte della classe operaia.

 

La pretesa di un impossibile “capitalismo dal volto umano”

 

Corbyn ammette gli accordi e i trattati internazionali del capitalismo inglese (NATO, dispiego di forze militari nel mondo) e conferma l’armamento nucleare. Riguardo all’UE, cerca un accordo amichevole del capitalismo britannico con quello tedesco all’interno del mercato comune e dell’unione doganale.
Alleati della burocrazia sindacale, Corbyn e i suoi collaboratori fanno parte dell’apparato laburista da molto tempo. Dopo la sua elezione si è rifiutato di rompere con l’ala destra blairista e adesso ha intenzione di riconciliarsi con essa. Pochi mesi fa ha consentito che sindaci e consiglieri laburisti approvassero i loro “bilanci entro i requisiti di legge”, con nuovi tagli a tutti i servizi pubblici municipali già gravemente insufficienti.

Ci troviamo di fronte alla pretesa di un impossibile “capitalismo dal volto umano” in un Paese imperialista. La celebrazione di Corbyn da parte della maggioranza della sinistra (compresa l’estrema sinistra) è la conferma del fatto che queste forze politiche hanno abbandonato la prospettiva rivoluzionaria e si sono convertite nell’ala sinistra della democrazia borghese, della “democrazia dei ricchi”. Da parte nostra, nel centenario della rivoluzione russa, continuiamo a pensare che senza espropriare il grande capitale e senza costruire un regime di democrazia operaia non c’è via d’uscita per l’umanità. Per questo lottiamo per costruire un partito e un’internazionale rivoluzionari.

 

 

 

* dal sito della Lit-Quarta Internazionale: www.litci.org

(traduzione in italiano di Mario Avossa)

 

 

 
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