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Contro la precarietà del
lavoro:
opposizione di classe al
governo Prodi
La precarietà è divenuta la regola negli attuali
rapporti di lavoro . Nel nome della competitività delle imprese e della
“presunta” trasformazione delle economie a capitalismo avanzato, in Italia sono
state introdotte negli ultimi anni, prima con il Pacchetto Treu (voluto dal
primo Governo-Prodi nel ’97 sostenuto in Parlamento del Prc), poi con la
legge-Biagi, alcune deleterie misure funzionali a legalizzare uno stato di
iper-sfruttamento e di ricatto continuato allo scopo di far impennare i
profitti e rendere ancora più docile ed ammansita la classe lavoratrice.
Per la stragrande maggioranza dei giovani che si affacciano
oggi sul mercato del lavoro quelle del "posto fisso" e di un futuro sereno e
dignitoso sono diventate delle vere e proprie utopie, come tali impossibili da
raggiungere. Il "mantra" ossessivamente ripetuto dai politici al servizio degli
interessi dei padroni, secondo il quale la flessibilità corrisponderebbe alle
reali esigenze di ragazzi e ragazze che vivono una società dinamica (!) e in
continuo cambiamento, produce l'orticaria in chi ha lavorato da precario (anche
solo per poco tempo) in un call-center o in una qualsiasi fabbrica di questo
Paese.
Il corteo di oggi -che segue quello dello scorso 29
settembre in cui migliaia di lavoratori dei call-center sono scesi in piazza
per chiedere maggiori tutele e garanzie- è uno dei primi importanti tentativi
per cercare di porre fine ad una situazione che si è fatta nel corso del tempo
via via sempre più critica. Per questo, a differenza di altri, abbiamo aderito
con convinzione a questa manifestazione; convinzione che nasce dalla
consapevolezza che solamente attraverso la costruzione di un'opposizione
radicale alle politiche dei governi della borghesia, di qualsiasi colore essi
siano, si può provare ad invertire una tendenza negativa che si
contraddistingue per la chiara volontà da parte del padronato di scardinare
progressivamente quelle conquiste sociali che il movimento operaio era riuscito
a cogliere in lunghe stagioni di lotta.
Crediamo che le mobilitazioni che ancora oggi vengono
prodotte da settori consistenti del mondo del lavoro nel nostro Paese non
debbano essere abbandonate al loro destino. La lotta dei giovani e dei
lavoratori francesi contro l'introduzione del CPE nella scorsa primavera
insegna che la possibilità di arrestare i disegni della borghesia non è una
chimera se esiste la reale volontà politica di perseguire questa strada. Oggi,
a fronte dell' ennesima finanziaria di "lacrime e sangue" voluta dal governo
dell'Unione -sostenuto da forze politiche come il Prc, che pure in
quest'occasione ipocritamente scendono in piazza contro quella precarietà che
hanno contribuito a far nascere e che non hanno nessuna intenzione di
sconfiggere- è necessario organizzare quella risposta di classe in grado di
lanciare un importante segnale al mondo del lavoro e ottenere il consenso di
coloro che non si arrendono all'idea che la crisi del capitalismo debba essere
sempre pagata dai lavoratori e dalle lavoratrici: lo sciopero generale del 17 novembre contro il
padronato e il suo governo sulla base di una piattaforma unificante di tutto il
lavoro salariato, dei disoccupati e degli immigrati.
L'appello a lavorare per la costruzione di questa giornata
di lotta e di opposizione lo rivolgiamo a tutte le forze sindacali e politiche
della sinistra sociale, consci che la difficoltà del compito che ci siamo posti
richieda la maggiore unità possibile, ma consapevoli allo stesso tempo che sarà
questo il terreno su cui si potranno smascherare quelle organizzazioni che,
avendo sposato la causa del governo, nelle lotte sono presenti
solamente col ruolo di freno, lavorando così alla loro sconfitta politica.
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