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L’America Latina si polarizza PDF Stampa E-mail
venerd 14 aprile 2017
L’America Latina si polarizza

 

 



di Eduardo Almeida *

 

 

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Stiamo vivendo una congiuntura ricchissima e complessa in America Latina. Come sempre, in momenti come questi, i settori di sinistra sono messi alla prova.
In Brasile ne abbiamo avuto una prova il 15 marzo e con la convocazione dello sciopero generale per il 28 aprile contro le riforme del lavoro e delle pensioni. Temer ha poco più di sei mesi di governo, e già vede indici di popolarità simili a quelli di Dilma Rousseff alla fine del suo mandato.

In Argentina abbiamo avuto, il 6, il 7 e l’8 marzo, gigantesche mobilitazioni che hanno spinto la burocrazia sindacale alla convocazione dello sciopero generale del 6 aprile. Si tratta della più pesante messa in discussione del governo Macri, a poco più di un anno dal suo insediamento.

Nelle strade del Cile due milioni di persone hanno protestato contro la nuova legge sulle pensioni. La legge vigente, che fu promossa da Pinochet, è un riferimento per tutta la borghesia in America Latina. Ora, il governo Bachelet (alleato al Partito socialista e appoggiato dal Partito comunista) vuole peggiorare ancora di più questa legge. Quella di Bachelet, nel paese, è la popolarità più bassa per un governo dalla fine della dittatura. In Messico, il governo Peña Nieto ha l’appoggio solo dell’8% della popolazione (alcuni sondaggi indicano ancora meno), il più basso di tutta la storia del Paese. Questo ha a che vedere con il disastro del suo governo, che ora sta realizzando un salto con la capitolazione a Trump. Ossia, Trump sta gettando più benzina sul fuoco della già grave crisi messicana. Il Paese sta vivendo una situazione esplosiva. Ci sono state diverse sollevazioni a livello locale, che hanno portato temporaneamente ad embrioni di doppio potere armato.

Nella Guyana francese, tuttoggi una colonia, uno sciopero generale a tempo indeterminato scuote il paese dal 27 marzo.

In Venezuela, il governo Maduro ha messo in atto una manovra dittatoriale, chiudendo l’Assemblea legislativa e trasferendo i suoi poteri al Tribunale superiore di giustizia, nel quale possiede la maggioranza. C’è una crisi nello stesso apparato chavista, e il procuratore generale del paese, Luisa Ortega, si è pronunciata duramente contro questa misura. Maduro ha dovuto retrocedere, rendendo più profonda la crisi del suo governo. Maduro ha una popolarità bassissima, essendo stato sconfitto dall’opposizione borghese di destra alle elezioni di dicembre del 2015. Da allora, il governo ha manovrato per evitare il referendum revocatorio – diritto assicurato dalla costituzione bolivariana – che lo rimuoverebbe dal potere. Maduro è ripudiato nella stessa base popolare che diede storicamente sostegno al chavismo.

L’opposizione borghese di destra teme di mobilitare direttamente le masse perché potrebbe perdere il controllo del processo. Purtroppo, non esiste alcuna alternativa di massa dei lavoratori, indipendente dal governo e dall’opposizione di destra. In Paraguay, diecimila persone ad Asunción (il che equivarrebbe a 240.000 persone a San Paolo) hanno occupato e dato fuoco al congresso nazionale. Il popolo protestava contro il decreto che rende possibile la rielezione del presidente Cartes (Partito colorato) e di Fernando Lugo (ex presidente che si dice di sinistra). È stato come se la mobilitazione del giugno 2013 in Brasile avesse invaso e incendiato il congresso nazionale a Brasilia. La mobilitazione ha anche avuto la medesima base sociale di gioventù popolare.

Questo decreto che rende possibile la rielezione è stato approvato da 25 senatori (quelli che appoggiano Cartes e Lugo), che si sono riuniti senza alcun oppositore per votare questa misura.

Il Partito colorato, con Stroessner alla testa, ha governato il Paese con una dittatura sanguinaria per 35 anni, rieleggendosi con la frode per sette volte consecutive. Per questo, la rielezione è proibita dalla Costituzione del Paese dal 1992, tre anni dopo la caduta della dittatura. La popolazione ripudia violentemente la rielezione, e per questo il popolo gridava “dittatura mai più”.


La crisi dei governi di collaborazione di classe e anche dei nuovi governi borghesi

 

Ciò che si può constatare con questo breve riassunto è che esiste un'instabilità e una polarizzazione crescente in Paesi chiave del continente, con un’ascesa molto importante delle masse e spaccature di peso nella borghesia.
Uno scenario completamente differente da quello che gli stalinisti e i riformisti descrivono come “ondata reazionaria”. I riformisti parlano di una campagna orchestrata dall’imperialismo per destabilizzare i “governi progressisti” di Dilma Rousseff, Kirchner, Maduro, ecc.

In realtà, la crisi dei governi nazionalisti borghesi (come quello di Kirchner o del chavista Maduro), così come di quelli di collaborazione di classe diretti dai partiti riformisti, come il Pt di Dilma in Brasile e il Ps di Bachelet in Cile, non sono frutto dell’offensiva della borghesia, ma dell’indebolimento dovuto all'applicazione da parte di quei governi dei piani neoliberali e della rottura delle masse con essi. L’attuale crisi del Messico (tradizionale governo di destra) e del Paraguay sono prove del fatto che ciò riguarda i governi di tutte le origini.

Durante i loro governi, Lula-Dilma, Kirchner e Lugo sono stati appoggiati dalla borghesia e dall’imperialismo. Lula è stato applaudito da Bush – le forze armate brasiliane invasero Haiti, al servizio di Bush, nel 2004 – e Obama. Dilma, nel suo primo mandato, era appoggiata dai governi imperialisti di tutto il mondo.

Però, quando questi governi perdono popolarità per l'applicazione delle politiche neoliberali, entrano in crisi profonde e non riescono più ad attuare i piani di austerità, allora l’imperialismo cerca altre alternative borghesi.

La borghesia e l’imperialismo utilizzano le crisi dei governi nazionalisti borghesi e di collaborazione di classe  (che hanno appoggiato in precedenza) per mettere in piedi nuovi governi borghesi di destra, come quello di Temer (attraverso l’ impeachment) o di Macri (attraverso le elezioni), che possano continuare ad applicare i loro piani. Lugo fu destituito in Paraguay con una manovra parlamentare nel 2012, e nel 2013 fu il colorato Horacio Cartes a vincere le elezioni. Quello che interessa all’imperialismo è che i governi borghesi applichino i suoi piani neoliberali.

Dall’altro lato, quello che deve interessare alla sinistra rivoluzionaria è che i lavoratori rompano, in maggiore o minore grado, con questi settori riformisti, e che è necessario disputare queste basi contro le alternative borghesi.

Al contrario di ciò che dicono i riformisti difensori della teoria dell’ “ondata reazionaria”, i nuovi e i vecchi governi borghesi della destra rivelano la propria debolezza. Temer ha già una popolarità vicina a quella di Dilma. Macri è in discesa. Peña Nieto e Cartes vivono profonde crisi politiche. Ossia, la realtà è che l’America Latina vive oggi una esacerbazione della lotta di classe, con una forte polarizzazione e instabilità nei Paesi chiave.

Trump esprime un fenomeno simile nel cuore dell’imperialismo. Si tratta di un governo di estrema destra, che è andato al potere per l’indebolimento del Partito democratico durante il governo Obama. Però, al contrario di quanto i difensori dell’ “ondata reazionaria” prevedevano, ha generato una reazione importantissima del movimento di massa, con una mobilitazione di tre milioni di persone nelle strade un giorno dopo il suo insediamento. Anche Trump ha portato polarizzazione e instabilità agli Stati Uniti.


Le sfide della sinistra rivoluzionaria e i dilemmi del riformismo

 

Queste nuove crisi politiche in America Latina pongono grandi sfide alla sinistra rivoluzionaria.
La mobilitazione unitaria negli scioperi generali in Brasile (28 aprile) e Argentina (6 aprile) non può nascondere due strategie differenti. I rivoluzionari del Pstu vogliono lo sciopero per rovesciare Temer. I riformisti del Pt e del Psol hanno un’altra strategia che consiste nel dirottare tutto verso le elezioni del 2018. La maggioranza di questi, rivendicando la necessità di difendersi in una congiuntura avversa, propongono un fronte ampio per rieleggere Lula nel 2018, e portare di nuovo il Pt col suo progetto neoliberale al potere! Non vogliono abbattere Temer, vogliono arrivare fino alle elezioni del 2018. E sono disposti ad ogni tipo di accordo per negoziare l’impunità di Lula insieme a quella di Temer e di tutti i capi politici dei principali partiti coinvolti nella corruzione.

Purtroppo, anche il Po e il Pts, due partiti trotskisti argentini, hanno una strategia di tipo elettoralistico. Alla vigilia dello sciopero generale del 6 aprile, i siti internet di questi partiti continuano ad avere l’occhio fisso alle elezioni, senza alcun riferimento allo sciopero generale. Il Partido Obrero (Po) ha come articolo principale un'udienza nella Camera dei Deputati. Il sito del Pts presenta cinque articoli differenti con il suo candidato presidente, Nicolàs del Caño.

Basta andare sul sito del Pstu argentino, un'espressione della sinistra rivoluzionaria in questo Paese, per osservare la focalizzazione sulla preparazione dello sciopero generale.

I riformisti utilizzano l’ideologia dell’ “ondata reazionaria” per giustificare il proseguimento dell'appoggio al Pt, a Kirchner, a Lugo, a Maduro, a Bachelet. La sinistra rivoluzionaria dev'essere indipendente dai blocchi borghesi e puntare alle mobilitazioni delle masse.

Ora, i riformisti hanno alcuni grossi problemi da risolvere. Il primo: dopo gli annunci di golpe e ancora golpe che non esistevano, cosa hanno da dire il Pt e il Psol sul Venezuela? È stata o no una manovra dittatoriale quella compiuta da Maduro? Il silenzio della sinistra riformista è una vergogna. La Ust, una piccola organizzazione della sinistra rivoluzionaria rivendica “Via Maduro” e un'alternativa dei lavoratori, indipendente dall’opposizione borghese di destra.

E Lugo? Cosa hanno da dire il Pt e il Psol sulla mobilitazione che ha incendiato il congresso paraguaiano?

Il Fronte ampio (il partito di Lugo) dice che la popolazione che è scesa nelle strade è di “estrema destra”. In Brasile, il PCdB e Breno Altman del Pt appoggiano questa menzogna. Hanno legittimato in questo modo la repressione delle manifestazioni, che ha causato centinaia di arresti e feriti oltre ad un morto ammazzato dalla polizia.

In Paraguay esiste una divisione nella borghesia, della quale si è approfittato il movimento di massa. Il Plra [Partito liberale radicale autentico] – dell’opposizione borghese – si è posto contro l’accordo Cartes-Lugo. Questo partito è tanto borghese quanto il Partito colorato di Cartes, con esso Lugo ha fatto un accordo, però è molto meno odiato perché non sta al governo. E sono stati i senatori di questo partito che si sono sollevati contro la votazione fraudolenta dell’emendamento che rende possibile la rielezione. A partire da lì, si è verificata una mobilitazione popolare e l’invasione del congresso che ha scavalcato completamente questo partito borghese e obbligato Cartes a rimuovere il ministro degli Interni e il capo della polizia.

In questo momento esiste un processo di mobilitazione molto importante nel Paese, che già ha assunto “Via Cartes” come bandiera. È necessario puntare su questa mobilitazione, in forma indipendente dal Plra. Il Pt paraguaiano (un partito rivoluzionario di sinistra, l’opposto del Pt brasiliano) è il partito della sinistra rivoluzionaria che scommette su questa mobilitazione, al contrario della maggioranza riformista.

I sostenitori di Lugo sono alleati al governo del Partito colorato, il maggiore sostenitore della borghesia e della corruzione nel Paraguay. La sinistra latinoamericana non può più farsi portatrice di questa gravissima macchia.

Come sempre, gli scenari e le grandi crisi politiche mettono alla prova le correnti di sinistra. I rivoluzionari guardano a questo processo come a un'opportunità molto importante; la sinistra riformista affronta tutto questo collocandosi in difesa dei regimi e dei governi borghesi, con l’argomento dell’ondata reazionaria.

Oggi più che mai è fondamentale una politica di classe, indipendente dalle fazioni borghesi in competizione. Persino i Paesi che sono più indietro nella lotta di classe stanno evidenziando delle divisioni interborghesi, che (le fazioni borghesi, n.d.t.) pretendono di risolvere sul terreno elettorale. La sinistra riformista latinoamericana è responsabile del fatto che settori della borghesia abbiano canalizzato, fino ad ora, il ripudio delle masse ai piani di miseria capitalista, in quanto hanno posto tutte le loro forze nell’appoggio a supposti governi “progressisti”, trascinando importanti settori di massa nel pantano della democrazia borghese, nel quale affondano ogni giorno di più.

È l’ora di costruire un'opposizione di classe e rivoluzionaria, intervenendo nei processi, affinché si approfondisca sempre di più all'interno di essi la demarcazione tra le forze rivoluzionarie e quelle controrivoluzione.

 

 

* Dal sito della Lit-Quarta Internazionale: www.litci.org

(traduzione di Nico Buendia)

 
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