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Proteste di massa a Tijuana e alla frontiera tra Stati Uniti PDF Stampa E-mail
sabato 11 febbraio 2017

Proteste di massa a Tijuana e alla frontiera tra Stati Uniti e Messico contro il Gasolinazo e il governo di Peña Nieto

 

 

okeowo-gasolina

 

di Workers' voice, sezione simpatizzante della Lit-Quarta Internazionale negli Stati Uniti d'America*

Sono arrivate a tre le settimane consecutive di blocco che i manifestanti in Messico stanno realizzando presso uno dei pricipali ingressi della frontiera con gli Stati Uniti. Il movimento contro il Gasolinazo, partito dall'occupazione popolare di un distributore di benzina a Rosarito, ha raggiunto una dimensione nazionale con un'enorme spinta popolare che ha portato all'occupazione di alcuni edifici federali, oltre che la dogana alla frontiera. Questo movimento sta trascinando la gente nelle strade a lottare contro il governo.

Il Gasolinazo, cioè l'aumento del 20% del prezzo di carburante a partire dall'inizio di quest'anno, è la ripercussione diretta dell'infame politica energetica voluta dal governo di Peña Nieto, che ha privatizzato le aziende petrolifere pubbliche causando la conseguente liberalizzazione del prezzo del carburante. Abbiamo intervistato la compagna Rosa dell'associazione Radici senza frontiere di San Diego (USA), che ha preso parte a queste proteste.

Che sta succendendo al confine tra Messico e Stati Uniti da quando è scoppiata la protesta contro il gasolinazo?

Rosa: Gli Stati di confine si sono uniti alle azioni partite dal centro del Messico, alle marce di protesta, all'occupazione degli uffici governativi, dei caselli autostradali ecc.                                       Le masse, come un gigante che si sveglia perchè stufo di essere ripetutamente colpito, si sono ribellate contro aumenti che vanno ben oltre la disponibilità economica dei messicani. Il numero delle persone che stanno prendendo parte alle proteste non ha precedenti. In una manifestazione svoltasi a Mexicali, capitale della Bassa California [Stato messicano situato a Nord Ovest del Paese, ai confini con gli Usa; ndt] si sono mobilitate più di 40.000 persone, a  Tijuana sono scesi in strada in 20.000. Le manifestazioni, totalmente apartitiche, hanno visto la partecipazione di cittadini di differente estrazione sociale ed età. Ci sono stati già tre di questi cortei nel solo mese di gennaio, l'ultimo domenica 22, e il numero di partecipanti non era per niente diminuito.                                                                                                                                           Ma i ribelli della frontiera non si sono limitati a manifestare. In alcune città come Mexicali e Tecate hanno occupato gli uffici dell'agenzia delle tasse. A Rosarito hanno occupato per tre giorni lo stabilimento della PEMEX [la maggiore impresa petrolifera messicana; ndt]. La polizia federale è dovuta intervenire con forza la notte del 7 gennaio a Città del Messico. A Tijuana il palazzo del governo è occupato dal 22 di gennaio. In questa stessa città, alle proteste contro il gasolinazo, si sono unite quelle contro l'abrogazione della legge per la privatizzazione dell'acqua, varata contro la volontà popolare dal sindaco Francisco Vega.                                                                                                             Il colpo più pesante è stata la presa e la liberazione dei check-point degli Stati Uniti in Messico, a volte con centinaia e a volte con migliaia di persone presenti come accaduto il 15 di gennaio a Tijuana. Gli accessi sono stati aperti per dar modo alle automobili di passare indistrubate senza controlli, il tutto davanti agli occhi di autorità ed esercito che non potevano farci nulla. Di conseguenza le autorità statunitensi hanno chiuso i check-point in uscita e la gente, per colpa dei media, non comprende questa azione ed incolpa i manifestanti per il blocco.

Quali sono le principali rivendicazioni dei manifestanti?

Rosa: Le persone esigono che venga eliminato l'aumento del prezzo del carburante e chiedono le dimissioni di Peña Nieto, dal momento che tutte le sue promesse sono state smascherate da questa sua riforma energetica. Senza dimenticare le tante richieste di ritiro dei vari provvedimenti locali, come la già accennata legge sull'acqua di Tijuana.

Quali sono i settori che promuovono ed organizzano queste proteste?

Rosa: L'organizzazione delle proteste è stata condotta da gruppi di cittadini e studenti non facenti riferimento ad alcun partito politico. Gli autotrasportatori e i taxisti erano molto numerosi nel corteo di Tijuana. In questa manifestazioni abbiamo visto casalinghe che facevano rumore battendo sulle loro pentole, studenti, famiglie con bambini, operai, insegnanti, colletti bianchi e sicuramente anche alcuni esponenti di partiti politici ma senza esporre le loro bandiere.

Quali sono i prossimi passaggi per poter sviluppare la mobilitazione da ambo le parti del confine?

Rosa: Il movimento negli Stati settentrionali del Messico è un movimento giovanile e appare carente sotto il profilo organizzativo. Deve prendere come esempio il movimento del centro e del sud del Paese dove vengono convocate assemblee popolari spontanee. Posso parlare meglio del confine Tijuana-San Diego, perché qui è dove vivo e dove seguo e partecipo al fenomeno del fronterizo [occupazione delle frontiere; ndt]. A San Diego, come risultato dell'elezione di Trump, si stanno organizzando coalizioni tra varie forze della sinistra, seppur con differenti tendenze ideologiche e di orientemento politico. Molti individui sono coscenti del fatto che vivere in questa regione è come stare in una terra di mezzo. Tutti sono consapevoli che che l'economia delle due città dipende fortemente l'una da quella dell'altra. Migliaia di abitanti di Tijuana lavorano o fanno acquisti a San Diego. Esponenti della coalizione nata a San Diego parlano della necessità di unirsi alla lotta del lato messicano. Messicani o statunitensi di origine messicana hanno attraversato la frontiera per partecipare alle mobilitazioni di Tijuana e per poter diffondere informazioni su quello che sta accadendo in Messico. Questo per noi significa organizzare un'alleanza coi nostri fratelli messicani.

 

 


* Dal sito della Lit-Quarta Internazionale: www.litci.org

   Traduzione di Massimiliano Dancelli

 
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