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Brasile: la sfida del 2017 PDF Stampa E-mail
sabato 21 gennaio 2017
Brasile: la sfida del 2017
 
 
 
di Zé María
(operaio metalmeccanico, presidente del Pstu
sezione brasiliana della Lit-Quarta Internazionale)

brasile_la_sfida_del_2017
 
 

 
Il 2016 è finito ed è ora di prepararsi alle sfide che ci riserva il prossimo anno, nel mezzo della grave crisi economica e politica che sta vivendo il Brasile. È necessario sapere da dove veniamo per poter vedere meglio il cammino che ci possa consentire di costruire un'alternativa alla situazione in cui versa il Paese, e impedire che i costi della crisi vengano, ancora una volta, scaricati sulle spalle dei lavoratori, delle lavoratrici e di tutta a popolazione povera del Brasile.
La crisi economica che sta scuotendo il Paese, di una gravità mai vista nella storia recente del Brasile, conduce i grandi imprenditori e i vari governi (federale, statale e municipale) ad intensificare gli attacchi ai diritti e al livello di vita della classe lavoratrice e della popolazione povera. I capitalisti, i banchieri e i grandi impresari, chiedono questo perché è l'unico modo in cui possono, nuovamente, veder tornare a crescere i propri margini di profitto (per loro questo vuol dire "uscire dalla crisi"). I governi, che agiscono sempre più come zerbini di banche e grandi imprese (che finanziano i partiti di governo) li accontentano, nonostante ciò vada contro gli interessi della maggioranza della popolazione.
D'altro canto, le conseguenze di questa situazione: disoccupazione per 20milioni di brasiliani e brasiliane, tagli agli ammortizzatori sociali, pagamento del Pis (programma di integrazione sociale), tagli a sanità, scuola ed edilizia pubblica, attacchi ai diritti di lavoratori e pensionati, hanno causato quella rivolta che si sta allargando a vista d'occhio nelle fabbriche e nei quartieri poveri dei grandi centri urbani. Questo ha causato la rottura della grande maggioranza dei lavoratori con il governo della presidente Dilma ed è stato l'elemento scatenante dell'instabilità politica che si è creata subito dopo nel Paese.
La presidente Dilma, senza più l'appoggio popolare (che ha perso dopo aver voltato le spalle ai lavoratori, attaccando i loro diritti per favorire gli interessi delle grandi imprese), e con l'accusa di corruzione di tutta la dirigenza del Pt, ha perso il controllo della sua base parlamentare e il suo governo è caduto a causa di un impeachment votato dal senato federale. Il suo posto è stato preso dal vice presidente Michel Temer (Pmdb).
In quel momento, cacciare il governo del Pt era un desiderio della maggioranza assoluta dei lavoratori che erano furiosi per il tradimento operato dal governo Dilma. Ma, come era facilmente immaginabile, sostituire Dilma col suo vice Michel Temer non ha portato nessuna soluzione ai problemi dei lavoratori e delle lavoratrici.
Temer ha proseguito sulla strada del vecchio governo e forse ha anche agito con più violenza (incalzato dall'approfondirsi della crisi economica) proseguendo con gli attacchi ai diritti dei lavoratori. Questa è una cosa incontestabile: non siamo di fronte ad una rottura con il precedente programma economico applicato nel Paese dal governo del Pt. Si tratta di una prosecuzione dello stesso, e le uniche differenze che vediamo sono legate al cambiamento dello scenario economico nazionale e mondiale. Lo dimostravano già le misure adottate da Dilma subito dopo la sua rielezione, come i tagli agli ammortizzatori sociali. Ricordiamo che la presidente iniziò  con tagli drastici agli investimenti pubblici per aggiustare il bilancio dello Stato. Era la proposta del Pec (Progetto di emendamento costituzionale) presentato in parlamento aumentando la Dru (1) dal 20% al 30%, annunciando un piano di riforma della previdenza sociale che ora Temer intende realizzare. Temer infatti ha annunciato una riforma del mondo del lavoro con nuovi pesanti attacchi in vista per i lavoratori (2).
 
La soluzione non è il ritorno al passato
Una parte della sinistra brasiliana sostiene che la soluzione per la situazione in cui si trova il Paese sia il ritorno al governo del Pt, o tramite la sconfitta del supposto "golpe" o con l'elezione di Lula nel 2018.
Non solo il Pt, la Cut o l'Mst (Movimento Senza Terra, ndt) sostengono oggi questa posizione, ma anche settori che prima si dicevano opposizione di sinistra al governo petista come il Psol (principale partito della sinistra riformista e semi-riformista, ndt) e il movimento del Mtst (Movimento Lavoratori Senza Tetto). Denunciano fino allo sfinimento (giustamente) la gravità degli attacchi portati dall'attuale governo. Ma lo fanno tentando di convincere i lavoratori che prima, col governo del Pt, le cose non stavano così, nascondendo vergognosamente gli attacchi che già quel governo stava conducendo contro la nostra classe. Essi cercano di fare affidamento sulla “memoria corta” che le persone hanno di solito in politica, vendendo un gatto per un coniglio...
Apro una parentesi per dire che è quello che sperano le direzioni del Pt e della Cut (la "Cgil brasiliana" legata allo stesso Pt, ndt). Essi stanno infatti cercando di fornire alla classe e al Paese una loro fotografia del disastro che hanno causato. Ora anche settori della cosiddetta sinistra socialista fanno lo stesso e lottano affinché i lavoratori difendano il governo petista proprio nel momento in cui (dopo 30 anni!) i lavoratori cominciano invece a liberarsi del controllo ideologico di Lula, del Pt e del suo progetto di collaborazione di classe... è davvero imbarazzante.
La natura di questi governi (del Pt e del Pmdb) è esattamente la stessa: governano per i ricchi e i potenti, attaccano i diritti dei lavoratori per difendere gli interessi delle banche e delle grandi imprese (ricordo la frase di Lula quando terminò il suo secondo mandato dicendo che banchieri e imprenditori non potevano lamentarsi del suo governo perché mai in tutta la storia del Brasile avevano guadagnato tanto denaro). Qualcuno conosce qualche modo per far sì che impresari e banchieri possano guadagnare denaro senza al contempo attaccare i lavoratori e senza appropriarsi delle risorse del Paese? Ci vogliono far credere che sia possibile.
La soluzione, invece, non è un ritorno al passato, un ritorno al governo del Pt.  Bisogna dire: Via Tutti! Come Dilma e Cunha, ora è necessario rimuovere anche Temer, Renan e tutta questa banda di corrotti che sta nel parlamento nazionale.
Il Brasile necessita di un governo socialista dei lavoratori, senza padroni, dove a governare siano i lavoratori e la popolazione povera, attraverso le proprie organizzazioni, tramite consigli popolari organizzati nei luoghi di lavoro, nelle scuole, in ogni distretto e città, in ogni singolo Stato del Paese e a livello nazionale. Noi, la classe lavoratrice, siamo la maggioranza della popolazione; siamo noi, in particolare la classe operaia, noi che produciamo la ricchezza del Paese, siamo noi che pretendiamo che il Paese funzioni. Perché non possiamo governare? La classe operaia, i lavoratori e la popolazione povera saprebbero dirigere il Paese molto meglio di queste bande di corrotti che oggi occupano il Palacio del Planalto (sede del governo, ndt) e il parlamento, rappresentando appaltatori, banchieri e grandi imprenditori.
Il Brasile non cambierà con le elezioni all'interno di questo sistema che non ci rappresenta. Per questo diciamo: che governino i lavoratori prendendo le decisioni attraverso dei consigli popolari, eletti e controllati dal basso (nei distretti, nelle scuole, nelle fabbriche, etc.). Ovunque, nelle lotte e nelle mobilitazioni, dobbiamo stimolare la costruzione di questi comitati o consigli.
Nell'immediato non sussistono ancora le condizioni per un governo della nostra classe (le dobbiamo costruire nella lotta), ma nel frattempo non possiamo accettare che continui a governare un presidente non eletto e un parlamento costituito a maggioranza da corrotti, che mentirono al popolo nelle scorse elezioni ed oggi fanno l'opposto di ciò che promisero in campagna elettorale: anzi fanno solo attacchi ai nostri diritti. Non possiamo accettare il governo Temer e nemmeno questo parlamento: dobbiamo esigere subito nuove elezioni generali, ma non con le attuali regole antidemocratiche. Chiediamo nuove elezioni per i deputati, i senatori, i governatori e per il presidente della repubblica. Il popolo deve avere almeno il diritto di cambiare chiunque quando lo ritiene opportuno. Elezioni con nuove regole, proibendo il finanziamento delle imprese ai partiti, con un tetto alla spesa elettorale, con diritti uguali per tutte le forze politiche, con pari condizioni, etc. nei dibattiti televisivi. Inoltre, chi assume il mandato, da qui in avanti deve percepire lo stesso stipendio di un operaio o di un professore e deve poter essere destituito in qualsiasi momento (basta eleggere mascalzoni che dicono una cosa in campagna elettorale e poi passano quattro anni a fare tutto il contrario). Basta privilegi!
 
Sciopero generale contro le riforme del Welfare e del lavoro
Gli scandali di corruzione che hanno cominciato a coinvolgere i governanti e i dirigenti del Pt ora raggiungono in pieno i principali rappresentanti del governo di Temer (incluso lo stesso Temer), scoperchiando la cupola del Psdb. Questo spinge sempre più settori della classe media ad opporsi a questo governo. Il presidente, che già aveva assunto la direzione nel mezzo di una grande sfiducia popolare, ciò nonostante, si trova obbligato a causa dell'aggravarsi della crisi economica a intensificare gli attacchi ai diritti della classe lavoratrice e della popolazione povera e questo non fa altro che accrescere la sua impopolarità.
È ancora significativo per questo governo l'appoggio che arriva dai settori della grande imprenditoria ma tale sostegno, così come è stato con Dilma, durerà solo fino a quando il governo riuscirà a mantenere il controllo della propria base parlamentare per poter fa approvare le misure di austerità tanto care agli interessi di banchieri e grandi industriali. Ma questo sostegno non garantisce al governo Temer una situazione di forza, non assicura una fortezza inespugnabile. Al contrario, questo governo può essere cacciato. Un grande processo di mobilitazione dei lavoratori può polverizzare il suo sostegno politico, respingere le riforme e gli attacchi in corso ai loro diritti e interrompere questa continuità di corso. Le mobilitazioni nazionali a cui abbiamo assistito fino ad oggi sono un inizio importante, ma serve un avanzamento ulteriore.
Questo avanzamento deve passare per l'organizzazione di uno sciopero generale, convocato sulla base di una piattaforma unitaria, volta ad impedire gli attacchi del governo ai diritti dei lavoratori (contro le riforme del welfare e del lavoro, contro i tagli alla spesa pubblica, in difesa del posto di lavoro e per la scala mobile delle ore di lavoro, per esempio). Uno sciopero generale potrebbe far venire meno le condizioni per cui il governo possa proseguire i suoi attacchi. Senza questo, il governo cadrebbe.
Questa è la strada da seguire se vogliamo cambiare le cose, se vogliamo che i lavoratori contino davvero in questo Paese. Solo così potremo intraprendere il cammino verso l'uscita dalla crisi sulla base degli interessi della maggioranza della popolazione.
La disponibilità alla lotta da parte dei lavoratori non manca. Lo abbiamo visto non solo nei tanti scioperi che hanno attraversato il Paese, ma anche nelle occupazioni delle scuole da parte degli studenti e nelle mobilitazioni e presidi per le strade organizzati dai vari movimenti popolari. Ciò che è mancato è stato il sostegno delle grandi organizzazioni della classe lavoratrice, che ora devono fare la loro parte indicando una data per lo sciopero generale.
Serve un cambiamento. Si tratta di una necessità per la nostra classe, che deve difendersi in forma organizzata dagli attacchi violenti che sta subendo. Questo è compito delle sue organizzazioni e dei loro dirigenti.
Per questo penso che i sindacati e i movimenti sociali debbano, in ogni città del Paese, prendere l'iniziativa e organizzare comitati di lotta contro le riforme e i tagli di questo governo, devono organizzare da subito la lotta alla base. Dobbiamo esigere che i sindacati e le varie organizzazioni nazionali facciano la propria parte e convochino subito lo sciopero generale.
 
Alcune considerazioni a proposito della magistratura
Questa crisi istituzionale innescata dalle denunce per corruzione in merito alle indagini dell'inchiesta Lava-Jato ("mani pulite", ndt), ha indotto molte persone (specialmente in settori della classe media) a sviluppare l'idea che il potere giudiziario (giudici e pubblici ministeri) possa rappresentare una valida alternativa per il Paese. L'appoggio che molti settori della popolazione dimostra al giudice Sergio Moro è ulteriore conferma di questo fenomeno.
Niente di più illusorio. La magistratura (e questo include Sergio Moro, il tribunale supremo federale, passando per il pubblico ministero e la polizia federale) è parte importante della struttura che sostiene tutta la bassezza morale e politica di questa società in cui viviamo. Ci sono centinaia di esempi a supporto di questa tesi. In primo luogo la selezione con cui la giustizia borghese tratta i casi di corruzione. Come mai Maluf continua a fare il deputato in parlamento anziché stare in carcere? È vero che ora stanno accusando e processando i dirigenti e i governanti petisti coinvolti in casi di corruzione. Ma gli altri? Solo quelli del Pt? Lo stesso denaro che gli appaltatori usarono per finanziare il Pt e le sue campagne lo hanno utilizzato pure per finanziare il Psdb, il Pmdb, il Po, il Psd, e altri (ricordo che solo nella famosa lista del caso Odebrecht (3) c'erano 24 partiti).
È vero che hanno arrestato Cunha, ma cosa ha fatto il tribunale supremo federale nel caso di Renan? Le 1.700 famiglie del Pinheirinho (favelas di Sao José dos Campos, ndt), che non hanno rispettato l'ordine imposto da questa giustizia, non hanno ricevuto lo stesso trattamento. Sono state massacrate dalla polizia municipale di San Paolo. Lo stesso tribunale supremo federale in questo momento è impegnato per legalizzare la terziarizzazione del lavoro nelle fabbriche e per porre fine alla tutela giuridica dei diritti dei lavoratori, come l'abolizione della Clt (Consolidación de las Leyes del Trabajo, una specie di Statuto dei lavoratori brasiliano, ndt), per far sì che la contrattazione prevalga sulla legislazione.
È vero che hanno arrestato alcuni appaltatori. Ma resta il guadagno che questa stessa magistratura ha garantito alle imprese coinvolte nei casi di corruzione: Odebrecht, per fare un esempio, aumentò il suo fatturato da 17 miliardi di reales l'anno (5 miliardi di dollari) quando salì al governo il PT nel 2003, a 127 miliardi di reales (38 miliardi di dollari) nel 2015. Dopo le accuse di corruzione Odebrecht, se la cavò con delle scuse e una multa di meno di 7 miliardi di reales (2 miliardi di dollari). Questo significa premiare il crimine. Questa impresa (e tutte quelle nella stessa situazione) doveva essere espropriata senza indennizzo al padrone, e posta sotto il controllo dello Stato per garantire il posto di lavoro ai suoi dipendenti e impedire oltretutto che il mercato resti sotto il controllo delle multinazionali.
L'avvocata ex ministra del Consiglio nazionale di giustizia Eliana Calmon ha dichiarato pubblicamente: “Non è possibile che non appaia il nome di nessun giudice nel caso di Odebrecht”. La ex-ministra sa di cosa sta parlando. Da parecchio tempo nel Paese è conosciuta la pratica con cui i grandi impresari comprano le decisioni dei giudici allo stesso modo in cui comprano i parlamentari.
La magistratura sta dalla loro parte. Serve a difendere gli interessi dei banchieri e dei grandi imprenditori. Dai magistrati non verrà alcuna soluzione per il Paese che possa soddisfare gli interessi della nostra classe.
 
L'appello alla lotta per “ripristinare la democrazia”
Questa idea è parte della propaganda che il Pt sviluppa nel tentativo di redimersi di fronte alla classe lavoratrice che questo partito ha miserabilmente tradito. Dicono che il presunto “golpe” sarebbe stato un “attacco alla democrazia” e allo “Stato di diritto”, quindi dicono che per restaurare la democrazia e lo stato di diritto sarebbe necessario riportare al governo il Pt. Affermano che la “persecuzione” che soffrono i dirigenti del Pt sarebbe, a causa di questa “regressione democratica”, alla base della violenta repressione della lotta dei lavoratori e dei giovani. Quindi, i dirigenti petisti avrebbero subìto una persecuzione da parte del pubblico ministero, del giudice Moro e del tribunale supremo federale.
Ma il Pt ha governato il Paese per tredici anni: perché non ha mai fatto modifiche e proposte per cambiare almeno in parte il sistema giudiziario e le pratiche repressive violente della polizia dal momento che lo ritengono un sistema "imparziale e antidemocratico"? Il Pt quando era al governo non solo fu complice di questo sistema (degli 11 membri della corte suprema, almeno 8 furono indicati dal governo petista), ma utilizzò ogni strumento per attaccare i lavoratori. Ricordate la repressione della polizia e della guardia nazionale contro le manifestazioni per le spese eccessive della coppa del mondo di calcio? O le azioni dell'esercito a Rio de Janeiro durante le proteste del giugno 2013 contro la privatizzazione del Pre-Sal?
C'è tanto cinismo nelle parole dei dirigenti petisti quando dicono che le azioni della magistratura contro di loro “minacciano lo stato democratico di diritto”. Nel nostro Paese, ogni anno (e non era diverso quando governava il Pt) più di cinquemila giovani vengono giustiziati dalla polizia nelle periferie dei grandi centri urbani. Non vengono accusati e condannati senza prove o con regolare procedura penale: vengono assassinati! Molte volte a sangue freddo, solo perché sono di colore e molto poveri. Qui, lo stato di diritto non è minacciato? Perché i dirigenti del Pt non hanno fatto assolutamente nulla contro questo stato di cose quando erano al governo? Anzi, per non dire che non sia stato fatto proprio nulla, i governanti petisti hanno fatto approvare due leggi: la legge sulle organizzazioni criminali e la legge antiterrorismo. Queste leggi servivano principalmente per favorire una maggiore repressione alle lotte e alle organizzazioni dei lavoratori e dei giovani.
Noi sosteniamo le libertà democratiche, il diritto di organizzarsi e di manifestare dei lavoratori, il diritto di sciopero e la fine degli abusi e della violenza praticata dalla polizia contro i lavoratori e la popolazione povera. Siamo in prima linea nella lotta per difendere questi diritti, nella lotta contro Temer e il suo governo, contro i governi statali e la brutalità delle rispettive forze di polizia. Ma questo non va confuso con l'intento di difendere il governo del Pt o i loro dirigenti, che quando sedevano nelle stanze del potere agivano allo stesso modo contro i diritti democratici della popolazione e commisero gli stessi abusi che lamentano oggi sulla loro pelle. Abusi compiuti per difendere gli interessi di banchieri e padroni così come oggi fa il governo Temer.
Già l'ho detto sopra e qui lo ripeto. Penso che noi dobbiamo condannare l'imparzialità, gli abusi e l'autoritarismo della magistratura, della corte suprema e della polizia (militare o federale), siano essi abusi contro i dirigenti petisti o contro altri. Questo è inaccettabile e dobbiamo condannarlo. Tuttavia, rimane inaccettabile il tentativo di nascondere l'enorme sistema di corruzione che coinvolge il Pt, colluso con i grossi imprenditori quando stava al governo.
Alcuni dicono che soltanto i lavoratori possono giudicare i dirigenti del Pt, il che in pratica, corrisponde alla difesa dell'impunità assoluta e la cosa non è accettabile. Il governo del Pt non è stato un governo per i lavoratori, è stato un governo contro la nostra classe, che difese gli interessi della borghesia e del suo Stato. Perché i lavoratori dovrebbero difendere questi governanti se essi sono governanti della borghesia? Il denaro destinato al finanziamento dei partiti e delle loro campagne elettorali, all'arricchimento personale dei dirigenti, è stato sottratto alla sanità pubblica, all'istruzione pubblica e ai servizi essenziali per la popolazione. Non si può parlare di difesa della democrazia reclamando l'impunità per i corrotti. I lavoratori non hanno ancora preso il potere in questo Paese. Quando ciò accadrà, allora potranno giudicare tutti coloro che si sono arricchiti con la cosa pubblica senza nessun rispetto per il popolo. Credo che allora questa gente (i dirigenti del Pt, ndt) avrà nostalgia del trattamento che gli viene riservato ora.
La nostra opinione è che nessun tipo di discriminazione possa essere accettato. Non è possibile che siano giudicati solo i dirigenti petisti, ma non per questo deve esserne difesa l'impunità. Questo penalizzerebbe tutti. Pretendiamo il carcere e la confisca di tutti i beni per tutti i corruttori e i corrotti
 

(traduzione di Massimiliano Dancelli dal sito della Lit-Quarta Internazionale www.litci.org)
 
Sul sito della Lit-Quarta Internazionale (di cui il Pdac è sezione italiana) si possono leggere ogni giorno articoli tradotti in spagnolo, portoghese, ingleese, francese, arabo, provenienti dalle sezioni della Lit presenti nei diversi Paesi (tra cui: Argentina, Belgio, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, El Salvador, Honduras, Inghilterra, Italia, Messico, Panama, Paraguay, Perù, Portogallo, Russia, Senegal, Spagna, Stati Uniti, Turchia, Uruguay, Venezuela, ecc.).
Sul sito del Pdac www.alternativacomunista.org traduciamo in italiano gli articoli principali.
 

Note
1) La Dru (Desvinculación de Recetas de la Unión)  fu introdotta da Fernando Henrique Cardoso, ex presidente del Brasile e consentì al governo di sottrarre fondi a sanità e scuola per pagare gli interessi alle banche
2) Proprio mentre scriviamo apprendiamo la notizia della proposta di legge che aumenta l'orario di lavoro fino a 12 ore a giornata, aumenta la flessibilità e porta l'età pensionabile a 65 anni (ora sono sufficienti 30 anni di contributi), in un Paese dove l'aspettativa di vita è già piuttosto bassa.
3) Multinazionale delle costruzioni, coinvolta nello scandalo tangentopoli che sta imperversando in Brasile, lo stesso presidente Temer pare coinvolto per una tangente da 3 milioni di $ pagatagli dalla Odebrecht.
 
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