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No a Trump! PDF Stampa E-mail
domenica 15 gennaio 2017
No a Trump!
Manifestazioni nelle strade di tutto il mondo il 20 gennaio!
 
 
dichiarazione del Segretariato della Lit-Quarta Internazionale
no_a_trump
 
L'elezione di Donald Trump, un populista reazionario di estrema destra, è sia un sintomo che un punto di svolta nella storica crisi politica che stanno vivendo gli Stati Uniti. La polarizzazione della lotta di classe sta già producendo mobilitazioni senza precedenti in occasione dell'insediamento di un nuovo presidente eletto, e può generare grandi lotte contro questo governo di estrema destra, già dal primo giorno.
Dopo otto anni di governo, la farsa del "volto umano" di Obama si è rivelata come una menzogna. Ora, con Trump, la reale, oppressiva e brutale faccia dell'imperialismo è visibile dal mondo intero. E' ora di unificare le lotte contro il governo imperialista di Trump negli Stati Uniti e nel resto del mondo.
Per la prima volta da decadi, il sistema partitico bipolare sta affrontando una crisi profonda: i due partiti tradizionali della borghesia, quello Democratico e quello Repubblicano, hanno perso massicciamente l'appoggio popolare, in particolare del settore operaio industriale della classe lavoratrice, degli immigrati e dei giovani. Dopo le votazioni, molti giovani della classe lavoratrice, in particolare i latinoamericani, sono usciti in strada dalle scuole a protestare contro Trump e hanno iniziato rapidamente a organizzare localmente e a livello statale proteste contro l'insediamento del 20 di gennaio. Questo appello all'azione è stato raccolto dai settori più attivi del movimento sindacale, e inoltre è sorto un appello per realizzare una "marcia delle donne" il 21 gennaio a Washington D.C.
È necessario organizzare proteste in tutto il mondo contro l'imperialismo statunitense il 20 gennaio, per appoggiare i lavoratori, la gioventù, la comunità immigrata, nera e musulmana che scenderanno in lotta non solo negli Stati Uniti ma in tutto il mondo. Per questo il 20 gennaio più che mai dobbiamo scendere in piazza e mostrare nella lotta che la classe operaia è internazionale, e che se toccano uno, toccano tutti noi. Dobbiamo incominciare, lottando contro Trump, a costruire anche negli Stati Uniti un'alternativa di direzione per il movimento operaio indipendente dal Partito Democratico.
 
Il nuovo governo di Trump: minaccia per la classe lavoratrice mondiale e per il pianeta
La nuova amministrazione di Trump si sta profilando come una delle più reazionarie, razziste, misogine, anti-operaie e aggressivamente imperialiste che gli Stati Uniti hanno eletto da decadi.
Un ex-manager di Goldman Sachs, Steven Mnuchin, guiderà il dipartimento del Tesoro; il direttore esecutivo di Exxon, Rex Tillerson, è stato nominato Segretario di Stato; il direttore esecutivo di una catena di ristoranti di fast food (Cke restaurants) che paga salari da miseria, Andrew Pudzer, sarà Segretario al Lavoro; il funzionario posto a carico dell'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente (Epa), Myrin Ebell, non crede al cambio climatico e appoggia un piano energetico a base di combustibili fossili, e infine una milionaria che difende la privatizzazione dell'educazione (Betsy deVos) guiderà il Dipartimento dell'Educazione. Secondo il portale economico Quartz, i 17 membri nominati da questo Esecutivo, il più ricco della storia nordamericana, con una fortuna totale di 9.500 milioni di dollari (altri media parlano di una cifra che potrebbe raggiungere i 35.000 milioni), guadagnano più soldi che 43 milioni di famiglie statunitensi (essendo la rendita media 55.000 dollari all'anno).
La nuova amministrazione include anche vari generali dell'esercito nominati per chiudere la crisi apertasi fra le fila dell'apparato militare con la sconfitta in Iraq e Afghanistan e la mancanza di appoggio ai veterani di guerra, crisi che fu espressa chiaramente quando varie centinaia di veterani dell'esercito parteciparono alla lotta di Standing Rock contro il governo degli Stati Uniti.
Inoltre vari settori dell'estrema destra e del fascismo sionista sono rappresentati nel nuovo governo: il nuovo ambasciatore degli Stati uniti in Israele, David Friedman, che è legato all'estrema destra israeliana, sostenitore del riconoscimento di Gerusalemme come capitale d'Israele, il suprematista bianco Jeff Sessions nominato procuratore generale e Segretario alla Giustizia; e infine l'ideologo dell'ultradestra Steve Bannon proposto come Direttore Strategico e consigliere del Presidente.
L'amministrazione di Trump prepara un ampio arsenale di attacchi ai sindacati, alla lotta per il salario minimo di 15 dollari, al diritto all'aborto, alla lotta contro la brutalità poliziesca e per la riforma del sistema delle prigioni, contro i popoli nativi americani che difendono la loro terra, contro la rivendicazione di un sistema di salute e di educazione pubblica di qualità e gratuite e per una transizione energetica eco-socialista.
Nondimeno, l'impatto dell'elezione di Trump non si sentirà solo negli Stati Uniti ma anche in tutto il mondo. Gli Stati Uniti continuano ad essere ad oggi la principale potenza imperialista, che controlla le principali multinazionali e possiede l'apparato militare più forte. Lo slogan di Trump "rendere di nuovo grande l'America" si basa su un'ideologia nazionalista, razzista e aggressiva, in cui "l'America" (cioè gli Stati Uniti) è concepita come una entità superiore che ha il diritto di opprimere, invadere, super-sfruttare o eliminare qualunque popolo o nazione desideri.
Sarà la nostra lotta unitaria nei luoghi di lavoro e nelle piazze quella che determinerà se questi duri attacchi che Trump prepara potranno realizzarsi. Vogliamo richiamare i sindacati, i gruppi comunitari, i movimenti sociali e i gruppi di sinistra alla necessità di una forte lotta nel prossimo periodo, e all'importanza di farlo costruendo un fronte di lotta unitario, indipendente e democratico.
 
Costruire una nuova direzione per il movimento di massa per lottare contro Trump
C'è una grande crisi nel Partito Democratico, il che significa una opportunità storica per i lavoratori e la sinistra rivoluzionaria per costruire una direzione alternativa. Però c'è anche una grande crisi di direzione del movimento sindacale: la base dei lavoratori si è ribellata contro la direzione dell'Afl-Cio che ha appoggiato massicciamente la Clinton senza neanche discuterne con la base e restando cieca davanti ai risultati devastatori delle politiche neoliberali difese ed applicate dal Partito Democratico negli ultimi 30 anni.
Oggi i dirigenti del movimento sindacale non sanno che fare e restano paralizzati. Il Partito Democratico sta cercando di "lavorare con Trump" sui punti "buoni" del suo programma, quelli che considerano "favorevoli al popolo lavoratore" - ignorando il programma e l'ideologia anti-immigrati, anti-neri, anti-musulmana e maschilista di Trump - come se questi non fossero anche loro settori della classe lavoratrice!
Nonostante questo, la gioventù e vari settori della classe lavoratrice, che stanno rifiutando in massa Trump e non sono mai stati grandi difensori della Clinton, stanno cercando una via d'uscita per lottare e organizzarsi. Siamo in una situazione paradossale e simile a quella che si produsse con le proteste di massa degli immigrati nel 2006, la ribellione in Wisconsin, il movimento Occupy o le proteste ogni volta più ricorrenti contro la violenza poliziesca e le deportazioni: molte proteste vengono pianificate a livello locale contro l'insediamento di Trump, però non esiste un'organizzazione con peso di massa a livello nazionale che abbia chiamato alla lotta. Questa è un'espressione della crisi di direzione e della necessaria riorganizzazione dei settori di classe che desiderano lottare.
È dunque anche un'opportunità per gli attivisti onesti e i rivoluzionari che intendano impegnarsi sulla via dell'organizzazione indipendente e democratica della nostra classe, per costruire e sviluppare strutture indipendenti che promuovano la lotta unitaria e la organizzazione dalla base.
Mobilitiamoci contro Trump, e nel corso di questo processo iniziamo a costruire una alternativa di direzione per i lavoratori, indipendente dal Partito Democratico!
 
Costruiamo insieme le mobilitazioni del gennaio 2017
In California, gli appelli alla lotta per l'iniziativa del 20 di gennaio sono stati appoggiati da diverse organizzazioni studentesche della Università della California (9 campus), dal City College di San Francisco, dalla coalizione Educatori contro Trump (che riunisce maestri e studenti a San Francisco) e dalla coalizione comunitaria di Oakland (Progetto contro il terrore poliziesco) diretta dal movimento afroamericano. Tutti hanno come obiettivo di tenere azioni coordinate a San Francisco e Oakland in quei giorni. Anche organizzazioni comunitarie a Los Angeles e San Diego pianificano proteste in quel giorno.
Al momento vari sindacati hanno sottoscritto ufficialmente l'appello: l'UAW 2865 (sindacato dei lavoratori accademici dell'Università della California), Uesf (maestri di San Francisco), UTR (maestri di Richmond), e altri, come Ilwu Local 10 (lavoratori portuali), stanno pianificando di appoggiare ufficialmente l'appello. Il Consiglio lavorativo della contea di Alameda (est della Baia), che rappresenta più di 100.000 lavoratori ripartiti in 100 sindacati locali, ha prodotto una risoluzione il 5 dicembre "esortando ciascuno degli affiliati a partecipare il giorno 20 gennaio per mostrare il nostro potere, unità e solidarietà organizzando azioni intorno ai conflitti lavorativi esistenti e invitando tutti i membri a partecipare e ad appoggiare chi desideri partecipare alle proteste contro l'insediamento". Gli attivisti sindacali dell'area che stanno organizzando azioni hanno formato un collettivo di base, Labor rising (Against Trump) che sta crescendo e costruendo basi in vari sindacati.
È certo che la California non sarà l'unico Stato che terrà proteste il 20G, anche se si sta definendo come un centro di resistenza data la sua percentuale di latinoamericani e afroamericani che sono stati fortemente attaccati da Trump e dai suoi sostenitori durante la campagna elettorale. Sulla costa ovest, anche gli studenti dell'Università di Washington organizzeranno proteste e a Seattle si stanno formando consigli comunitari per organizzare la resistenza. A Chicago, New York, Baltimora e Washington D.C. ci sono stati diversi appelli all'azione nelle reti sociali di diversi settori.
Poco dopo le elezioni, è stato lanciato per il 21 gennaio a Washington D.C. un appello indipendente per organizzare una "marcia delle donne" contro Trump e per i diritti delle donne. Questo appello non viene da nessuna organizzazione conosciuta di donne - il che non è una sorpresa visto che Now e la gran parte delle organizzazioni si sono subordinate al Partito Democratico negli ultimi decenni.
L'appello a marciare si organizza introno allo slogan "i diritti delle donne sono diritti umani" e dice di voler rispondere alla retorica e ai dibattiti durante la campagna elettorale nella quale "molte di noi - donne, immigrate di tutti i tipi, con religioni diverse però in particolare musulmane, persone che si identificano come Lgbtqia, native, nere, latine, disabili, impoverite e vittime di molestie sessuali - ci siamo sentite insultate, demonizzate e minacciate". Varie marce locali verranno organizzate per chi non potrà viaggiare fino a Washington D.C.
La marcia ha un programma democratico-borghese, sulla parità e l'equità, senza nessuna analisi di classe (o di etnia) reale: "non ci stancheremo finché le donne non otterranno la parità e l'equità a tutti i livelli di direzione nella società. Lavoreremo pacificamente finché non ci sarà una vera pace finché non ci sia giustizia e equità per tutti".
Nonostante le nostre differenze programmatiche con l'appello, è molto importante mobilitare e partecipare a queste marce con uno spezzone separato, indipendente, proprio per portare ai settori lavorativi, e in particolar modo alle donne immigrate, il nostro programma di azione e rivendicazione e per unirci all'azione unitaria.
Pertanto esistono al momento due giorni di azione nazionale:
- il 20 gennaio per protestare contro l'insediamento di Trump come presidente
- il 21 gennaio con una grande marcia nazionale di donne a Washington D.C. e varie marce locali
Come Lit-Quarta Internazionale ci impegniamo a costruire queste azioni nazionali negli Stati Uniti e a proporre mobilitazioni unitarie in tutto il mondo per il 20 gennaio. Vogliamo organizzare proteste con sindacati, movimenti contro l'oppressione imperialista del governo statunitense e organizzazioni di sinistra. Ci saranno proteste nelle piazze contro Trump! Lotteremo contro l'imperialismo nordamericano e il dominio delle multinazionali in ognuno dei nostri Paesi!
 
Abbasso il governo Trump!
Costruiamo una resistenza unificata contro gli attacchi alla classe lavoratrice e alle comunità oppresse!
Per una nuova direzione operaia, indipendente dal Partito Democratico!
Respingiamo l'imperialismo statunitense e i suoi interventi militari nel mondo!
Rifiutiamo il dominio delle multinazionali!
No al pagamento del debito estero!
 

nostra traduzione dal sito della Lit-Quarta Internazionale www.litci.org che pubblica quotidianamente articoli delle sezioni della Lit in tutto il mondo, tradotti in spagnolo, portoghese, francese, inglese e arabo
 
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