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No al massacro di Aleppo! PDF Stampa E-mail
giovedì 29 dicembre 2016

No al massacro di Aleppo!

Pieno sostegno alla rivoluzione siriana!

    

Dichiarazione del Segretariato

della Lega Internazionale dei Lavoratori - Quarta Internazionale

Negli ultimi giorni, la drammatica situazione di Aleppo ha attirato la solidarietà dei popoli di tutto il mondo. E non per caso. Le scene di una città assediata sotto intenso bombardamento delle forze aeree siriane e russe, con bambini morti estratti dalle macerie, donne che preferiscono suicidarsi piuttosto che essere violentate dalle forze militari del regime, giovani che inviano messaggi di addio su internet, convogli di aiuti umanitari e ambulanze mitragliate e bombardate dalla dittatura, riportano alla memoria la città di Guernica, bombardata spietatamente dalle forze aeree naziste durante la guerra civile spagnola. Il fascismo si caratterizza per l'utilizzo di metodi di guerra civile contro la popolazione, e non c'è dubbio che la dittatura di Assad usi metodi fascisti contro il popolo siriano.
Aleppo distrugge la narrazione ipocrita che in Siria ci sia una guerra civile fra il regime "laico" del dittatore Bashar al-Assad e gruppi ribelli terroristi. La dittatura afferma che sta combattendo terroristi dello Stato Islamico. Qualcuno crede che i 500.000 siriani assassinati dal regime di Assad o i 12 milioni di rifugiati siano terroristi? Che i bambini morti per i bombardamenti siano terroristi?

Quella che c'è, di fatto, è una guerra della dittatura contro la popolazione siriana che si è sollevata nel marzo del 2011 per le libertà democratiche e la giustizia sociale, come parte della "Primavera araba". Il dittatore e i suoi alleati preferiscono uccidere mezzo milione di civili, espellere la metà della popolazione dalle sue case e distruggere paesi e città per non abbandonare il potere.

 

Le Potenze si uniscono per affogare nel sangue la rivoluzione siriana.

Assad e il suo regime rimangono al potere grazie all'appoggio militare e politico della Russia e dell'Iran. Quest'ultimo fornisce risorse finanziarie e militari attraverso le milizie settarie del Libano (Hezbollah), Iraq, Iran, Afghanistan e Yemen con migliaia di combattenti. La Russia fornisce armamenti di punta e bombardieri pesanti, terrestri e aerei, oltre a effettuare sforzi diplomatici per garantire che il massacro in Siria sia effettuato senza interferenze di nessuno. A questo fine, Putin negozia con i governi di Stati Uniti, Europa, Israele e Turchia.
I governi degli Stati Uniti e delle potenze europee si nascondono dietro alle proteste contro la violenza in Siria. Qualche giorno fa, il segretario di Stato americano, John Kerry, ha affermato che Assad ha preso Aleppo e ha chiesto compassione per la popolazione civile. Il governo francese ha chiesto una riunione del Consiglio di sicurezza dell'Onu, che è terminata senza nessuna conclusione. Però non c'è nessuna azione oltre alle parole. Nessuna sanzione contro il regime di Assad, contro la Russia o contro l'Iran. Nessuna armamento è stato consegnato ai ribelli perché possano difendersi. E neppure si sono garantiti gli aiuti umanitari per Aleppo. Al contrario, in ottobre, il Consiglio Nazionale Siriano (Cns) ha denunciato che John Kerry ha chiesto che si abbassassero le armi ad Aleppo per dirigerle a Raqqa per lottare contro Daesh (gruppo fascista autonominatosi "Stato Islamico"). Le principali potenze imperialiste nel mondo si limitano a permettere che i loro soci russi e iraniani facciano il lavoro sporco di affogare nel sangue la rivoluzione popolare siriana.

I governi di Arabia Saudita, Qatar e Turchia completano il circolo dei nemici della rivoluzione siriana. In piena battaglia di Aleppo, questi governi hanno ridotto gli aiuti finanziari e militari ai ribelli siti ad Aleppo. Non è stato per caso che il regime siriano ha lanciato volantini sopra Aleppo esigendo la resa della popolazione, visto che tutti i Paesi del mondo l'avevano già abbandonata.

Il governo turco è arrivato al punto di spostare i pochi battaglioni dell'Esercito libero di Siria sotto la sua influenza verso Al-Bab e Raqqa, invece che lottare per rompere l'accerchiamento di Aleppo. Questo prova che il governo turco non ha mai appoggiato realmente la rivoluzione, così come nessun governo arabo. E l'aiuto limitato che hanno prestato ai ribelli era solo con l'obbiettivo di controllare l'opposizione, debilitare L'Esercito libero di Siria e cambiare il carattere della rivoluzione democratica per mezzo di una guerra settaria.

 

Lo stalinismo internazionale appoggia il massacro.

Di fronte alle sofferenze della popolazione siriano situata ad Aleppo, la reazione delle organizzazioni staliniste, castrochaviste e dei loro alleati è stata la commemorazione. La maggior parte dei partiti riformisti accompagnano lo stalinismo nella difesa del massacro di Aleppo. Nel loro affanno nel difendere un regime assassino, queste organizzazioni mentono sui fatti e utilizzano una falsa metodologia di analisi. Esse ripetono la giustificazione di "guerra contro il terrorismo" utilizzata dalla dittatura siriana, così come da George W. Bush per giustificare le invasioni e i massacri in Afghanistan e Iraq.
Quello che succede in realtà è che il terrorismo di Stato di Assad, praticato in varie parti della Siria e ora arrivato ad Aleppo, ha prodotto un tale grado di distruzione su tutte le forme di sopravvivenza, e assassini a sangue freddo di donne e bambini in nulla differenti dal terrorismo dello Stato Islamico.

Lo Stato Islamico fu espulso da Aleppo due anni fa dalle forze ribelli. Però questa stessa organizzazione ha riconquistato due giorni fa la città di Palmira, che era sotto il controllo del regime, in chiaro coordinamento con Assad per collocare una cortina di fumo sopra la massacro di Aleppo e alimentare la menzogna che Stato islamico e ribelli siano la stessa cosa.

Altra sordida menzogna è quella relativa all'appoggio di Assad ai palestinesi. Tutti i palestinesi sanno che il regime di Assad è nemico della causa palestinese. Hafez al-Hassad invase il Libano nel 1976 per impedire che l'Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) e il Movimento nazionale libanese distruggessero le milizie fasciste e cambiassero il regime del Paese. Negli anni '80, bombardò i campi di rifugiati palestinesi in Libano. Nel 2012, ha assediato il campo di rifugiati di Yarmouk e lo ha bombardato spietatamente fino al suo smantellamento.

Allo stesso modo diffondono una falsa metodologia di analisi. Affermano che, visto che il regime di Assad si autoproclama laico, sia più progressista di vari gruppi di ribelli che si autoproclamano gruppi islamici. In primo luogo, autoproclamarsi laico non è garanzia di niente. Il nazismo, il fascismo, lo stalinismo, i razzisti sudafricani guidavano regimi che si autoproclamavano laici senza però avere nulla di progressista.

Secondo, il regime di Assad non è mai stato laico. Ha sempre alimentato le divisioni settarie per garantirsi il suo dominio. Ha privilegiato la minoranza alawita nei posti chiave dello Stato. Le milizie straniere che stanno massacrando la popolazione di Aleppo sono di tipo religioso come Hezbollah e gli iraniani che si basano esplicitamente in difesa della supremazia sciita. Quando inziò la rivoluzione nel 2011, liberò centinaia di prigionieri di ideologia fondamentalista, favorendo il sorgere di Al Qaeda e del Daesh, con cui stabilì un patto di non aggressione per lottare insieme contro la rivoluzione. Tutto per indebolire e sfigurare le forze della rivoluzione e creare una cortina di fumo per le sue politiche genocide.

Allo stesso modo dicono che Assad è antimperialista, anche se è sempre stato condiscendente con Israele e amico del Fmi. Yasser Arafat diceva che Assad era un leone contro i palestinesi e un congilio contro Israele. Non è un caso che l'establishment israeliano preferisca la permanenza di Assad affermando che preferiscono un nemico conosciuto a uno sconosciuto.

Recenti dichiarazioni di Assad elogiano Trump e proclamano che, se mantiene le sue promesse elettorali, sarà un "alleato naturale" del suo regime. Ossia, Trump, il nuovo capo ultradestro dell'imperialismo, il nemico dei popoli arabi e del mondo intero, che ha nominato un ministro che difende e riconosce gli insediamenti di Israele in tutta la Palestina occupata, sarebbe un alleato per Assad.

In realtà, queste organizzazioni staliniste e tutte le altre che appoggiano Assad sono complici del genocidio di Aleppo, somigliante alla Guernica della guerra civile spagnola. Si tratta di una macchia di sangue sopra questi partiti, che non lasceremo mai che venga dimenticata.

 

La rivoluzione continua?

Animati dalla vittoria ad Aleppo, Assad e i suoi alleati vogliono conquistare tutte le aree intorno a Damasco, la provincia di Idlib e le città del sud, che continuano ad essere zone libere sotto il controllo dei ribelli. I governi di Stati Uniti ed Europa fanno pressione attraverso Ginevra e gli organismi internazionali per una soluzione rapida che non generi ulteriori rifugiati. L'elezione di Trump non dovrebbe cambiare questo scenario e anzi potrebbe renderlo più esplicito, visto che ha nominato un imprenditore amico di Putin - il Ceo di Exxon Mobil - come segretario di Stato.
Il governo turco ha ripreso le relazioni con Russia e Israele, e ha come priorità combattere le milizie curde, che sono appoggiate dagli Stati Uniti e dalla Russia, ma che non godono della simpatia di Assad e dei dirigenti iraniani. La Lega araba si riunisce a fatica per piangere lacrime di coccodrillo, mentre sospira sollevata di fronte all'indebolimento delle rivoluzioni in tutta la regione.

La sconfitta di Aleppo è molto importante, però non è la fine della rivoluzione popolare. Dal 2011, la rivoluzione ha visto vittorie e arretramenti. Ci sono state altre sconfitte, come la battaglia di Homs, centro della rivoluzione dal suo inizio, città che è stata assediata, bombardata e in seguito evacuata con le stesse modalità di Aleppo.

La stessa popolazione di Aleppo si è incorporata nella rivoluzione più di un anno dopo il suo inizio. La forza della rivoluzione ha indebolito enormemente il regime di Assad, che si è trasformato in una marionetta nelle mani di Iran e Russia. Gran parte dei soldati siriani ha disertato o si rifiuta di lottare. L'economia del Paese è in rovina. Il regime di Assad non è caduto solo grazie al massiccio intervento iraniano e russo, senza il quale già sarebbe stato liquidato. E questa dipendenza non ha data di scadenza, poiché è improbabile che la ampia maggioranza del Paese appoggi il regime nel futuro.

D'altro canto, la battaglia di Aleppo ha portato nelle strade migliaia di rifugiati siriani e simpatizzanti della rivoluzione in manifestazioni di fronte alle ambasciate russe in vari Paesi, la maggioranza di queste ad Istanbul. Ci sono state manifestazioni anche in Giordania e in Kuwait, cosa che non era mai successa dall'inizio della rivoluzione. E ci sono chiamate alla difesa della rivoluzione siriana in tutta la regione e nel mondo. In più, migliaia di combattenti ribelli continuano ad essere armati, con forti radici nelle zone liberate.

Come analisi della realtà, annotiamo la necessità di accompagnare il processo siriano per valutare se avrà o no continuità. Come politica, dichiariamo che il nostro appoggio alla lotta del popolo siriano contro questa dittatura assassina e i suoi alleati si amplierà.

Le principali debolezze della rivoluzione sono la mancanza di armamenti pesanti per far fronte alla alta tecnologia russa e la strategia adottata dallo screditato Consiglio nazionale siriano, che è formalmente subordinata alla direzione dell'Esercito libero che è all'estero.

Girando in cerchio fra Turchia e Ginevra, il Cns ha cercato l'appoggio degli Stati Uniti e delle potenze europee. Questi governi non hanno alcun interesse al trionfo rivoluzionario in Siria e confidano nelle forze russe per liquidare la rivoluzione e stabilizzare la regione. È necessario costituire una nuova direzione per la rivoluzione a partire dalle forze operaie e popolari che lottano dentro e fuori della Siria, unendo ai combattenti ribelli e alla popolazione delle aree liberate, gruppi di appoggio dentro le aree sotto il controllo del regime e di Daesh, così come i rifugiati all'estero. Questa direzione deve proporre un'alleanza con la popolazione curda, impegnandosi la diritto all'autodeterminazione e esigendo che i leaders del partito curdo Pyd rompano con Assad e si uniscano alla rivoluzione, utilizzando tutto l'armamento statunitense in loro possesso. Questa nuova direzione deve garantire indipendenza totale dall'imperialismo e da tutte le potenze regionali (Arabia Saudita, Turchia e Qatar incluse) e allo stesso tempo esigere da loro armi e aiuti umanitari per poter vincere. Infine, la necessaria solidarietà internazionale.

La Lit-Quarta Internazionale fa appello a tutte le organizzazioni sindacali, studentesche e popolari per la solidarietà attiva con la rivoluzione siriana e all'appoggio ai milioni di rifugiati, esigendo la immediata concessione di visti per migrare nei Paesi che desiderano, aiuti per case, lavoro, legalizzazione dei diplomi, così come la libertà politica per organizzarsi.

 

Via Bashar! Via Daesh!

Per il ritiro di tutte le forze straniere (Usa, Russia, Iran, Turchia, milizie settarie libanesi, iraniani, iracheni e altre)!

Armamenti pesanti per i ribelli! Aiuti umanitari per tutta la popolazione!

Unificazione di tutti i gruppi ribelli in un nuovo esercito libero, sotto il controllo democratico della popolazione siriana!

Viva la rivoluzione siriana!

Per una Siria libera verso la Palestina libera, dal fiume al mare!

 
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