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Alla Sevel ritorna l'inchiesta operaia PDF Stampa E-mail
mercoledì 21 dicembre 2016

Alla Sevel ritorna l'inchiesta operaia

La fabbrica dei record

Intervista a Giordano Spoltore,

operaio, attivista dello Slai Cobas

 

 

 

a cura di Fabiana Stefanoni

 

foto_spoltore

 

Giordano, prima di tutto ti chiediamo di raccontarci da cosa è nata l'idea di avviare in Sevel un lavoro di inchiesta.

L'idea dell'inchiesta è nata a seguito di un confronto tra gli iscritti dello Slai Cobas e i militanti del collettivo autonomo Zona22 sull'impossibilità di rappresentare adeguatamente gli interessi e i bisogni dei cittadini/e lavoratori/ci di una grande fabbrica e comunità quale Sevel con i suoi 6200 dipendenti, per tentare di ristabilire opportuni contatti con i colleghi di lavoro, verificarne le necessità e aspettative sociali e di lavoro in fabbrica.

La Sevel è una grande industria del settore automobilistico che impiega più di 6000 operai. Quali sono a tuo avviso i dati più significativi che si ricavano dai risultati dell'inchiesta?

I dati emersi denotano i limiti dell'agire sindacale concertativo nel contrastare i ritmi di lavoro esasperanti, la sfiducia nelle forme tradizionali della rappresentanza sindacale per i pregressi tradimenti delle aspettative salariali e delle condizioni lavorative. Altro punto da non sottovalutare l'insorgere di patologie e sintomatologie psicosomatiche, oltre a quelli fisiologici-biomeccanici per attività ripetitive ed usuranti, riconducibili ad atteggiamenti autoritari e intimidatori dei responsabili gerarchici aziendali.

Il 5 novembre avete organizzato a Lanciano (in collaborazione con il centro sociale Zona22, con lo Slai Cobas nazionale e con alcuni sociologi) un'iniziativa pubblica di presentazione dell'inchiesta. Puoi raccontarci come è andata l'iniziativa?

La presentazione ufficiale si è svolta in una libreria del centro MU gestita da giovani ragazzi disponibili ed entusiasti di ospitare l'originale iniziativa sindacale. Hanno partecipato oltre agli ospiti estensori i sociologi Roberto Latella, Franco Violante e Massimo Taddia dell'ass. Il Laboratorio, la coordinatrice nazionale Slai Cobas Mara Malavenda, colleghi di altri stabilimenti Fca quali Termoli e Pomigliano, operai/e Sevel e cittadini frentani interessati a conoscere le reali condizioni di lavoro degli operai dello stabilimento abruzzese spesso enfatizzate sui media locali.

In occasione dell'iniziativa di Lanciano, nel tuo intervento introduttivo, hai detto che questa inchiesta nasce anche dall'esigenza di superare gli ostacoli posti dall'azienda all'attività sindacale in fabbrica. In particolare hai ricordato la limitazione delle pause giornaliere. Come Slai Cobas avete organizzato numerosi scioperi, sia contro la limitazione delle pause sia contro lo straordinario comandato. Puoi parlarcene?

In Sevel i turni straordinari sono rituali mensili che contrastiamo con lo sciopero, richiedendo la prioritaria redistribuzione dei notevoli profitti prodotti attraverso nuove assunzioni, stabilizzazione dei precari presenti e riconoscimenti retributivi strutturali in paga base per gli obiettivi produttivi eguagliati. Dal dicembre 2015 ad oggi insieme agli iscritti dell'Usb abbiamo indetto scioperi con modalità diverse, dapprima 10' quotidiani per tre mesi consecutivi, proseguiti con modalità orarie diverse, sempre concordate con gli aderenti, nel corso dei mesi per riconquistare il diritto scippatoci al riposo fisiologico funzionale ad interrompere la monotona ripetizione dei numerosi quanto identici movimenti giornalieri, a seguito della riduzione della pausa quotidiana del 25%, clausola contrattuale prevista per aumentare la produttività, condivisa dai confaziendali firmatari Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Acq.

La Sevel fa parte del gruppo Fca e quindi, come in tutto il gruppo, i sindacati conflittuali sono esclusi dalla rappresentanza sindacale. Pensi che questa esclusione faccia parte di una precisa strategia padronale?

Si l'esclusione dei sindacati conflittuali è una strategia politico-sindacale purtroppo in atto da anni per evitare la partecipazione e il protagonismo rivendicativo diretto delle maestranze. L'obiettivo principale per i vertici Fca attraverso i confaziendali firmatari negli ultimi anni è di colonizzare l'immaginario e i bisogni collettivi delle maestranze, coinvolgendole nella richiesta di servizi cogestiti quali fondo sanitario integrativo (fasif) o pensionistico (cometa), attraverso la realizzazione di vacanze estive per i figli o la possibilità a partecipare gratuitamente ad eventi sportivi calcistici o motoristici (Juventus stadium-autodromo di Monza), al fine di impedire la maturazione di una coscienza di classe operaia utile a capire l'origine dei profitti e dello sfruttamento intensivo.

Come operai Sevel dello Slai Cobas avete sempre cercato di favorire un coordinamento tra gli attivisti sindacali combattivi indipendentemente dalla specifica appartenenza sindacale. Siete stati tra i promotori del Coordinamento lavoratori Fca, che ha tentato di raggruppare tutti i delegati e gli attivisti sindacali combattivi degli stabilimenti Fiat del centro-sud. Ora partecipate attivamente alla costruzione del Fronte di lotta No austerity. Pensi che l'unità di classe sia importante? A partire da quali discriminanti?

Siamo consapevoli della necessaria e fondamentale aggregazione dei militanti conflittuali nei luoghi di lavoro e nella società civile, altresì rifiutiamo diktat e accordi che privilegiano gli esclusivi interessi delle istituzioni sindacali riducendo l'esigibilità dei diritti per i lavoratori/ci quale ad esempio l'accordo interconfederale sulla rappresentanza nei luoghi di lavoro del 10/1/2014. Le altre discriminanti sono l'antifascismo e antirazzismo che tornano a galla in forme diverse nella società e nei luoghi di lavoro grazie alle politiche governative, amministrative e aziendali premianti l'individualismo e la competizione tra gli appartenenti alle classi sociali deboli sempre più povere.

Siete stati in prima fila anche nella lotta contro l'accordo della vergogna sulla rappresentanza. Cosa pensi di questo accordo?

Tale accordo riflette quello contrattuale introdotto in Fca nel 2011 a Pomigliano, bocciato dal 40% delle maestranze ed esteso in tutti gli stabilimenti italiani e modello delle future relazioni sindacali nel nostro Paese.
La casta sindacale al pari di quella politica con tale accordo interconfederale si autolegittima evitando le modifiche restrittive dei privilegi paventate dall'attuale illegittimo e anticostituzionale governo.

Le clausole contenute nell'accordo impediscono ai lavoratori eletti di esercitare in pieno il mandato ricevuto dai colleghi di lavoro pena il rischio di sostituzione. Lo sciopero non è più considerato un diritto dei lavoratori da esercitare per la rivendicazione bensì uno strumento delle organizzazioni sindacali.

Infine, una domanda più generale: lo strumento dell'inchiesta operaia come credi ci possa aiutare per elaborare nuove strategie nell'interesse dei lavoratori e delle lavoratrici?

L'inchiesta è da sempre un utile dispositivo del movimento operaio per l'elaborazione di strategie adeguate ai tempi e alle necessità reali ed aspettative di vita dei lavoratori.
Da quella appena conclusa emerge la necessità di trovare soluzioni per ridurre l'intensificazione dello sfruttamento, derivante dal sistema ergo-uas, evitando l'insorgenza di patologie croniche con aumento dei costi per la sanità pubblica.

L'altro aspetto dirimente riuscire a conciliare la riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario per ridurre la disoccupazione e consentire un tenore di vita dignitoso.

 

 
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