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Contratto metalmeccanici: una sconfitta da rovesciare con il No e con la lotta! PDF Stampa E-mail
venerdě 02 dicembre 2016
Contratto metalmeccanici:
una sconfitta da rovesciare con il No
e con la lotta!
 
 
di Massimiliano Dancelli (*)
 
contratto_metalmecanici
 
Dopo mesi di trattative a oltranza, Landini, a capo della delegazione Fiom al tavolo delle trattative, accetta tutte le condizioni di Federmeccanica e pone la firma, accanto a quelle dei segretari di Fim e Uilm, sull'ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto nazionale (ammesso che ancora si possa chiamare così…) dei metalmeccanici. Sono state accettate praticamente tutte le condizioni poste dai padroni, sancendo di fatto la fine di un importante strumento che i lavoratori avevano conquistato caparbiamente con la lotta quasi cinquant'anni fa.
Non è un caso che il governo della borghesia, per bocca di Renzi, dichiari: "Bel passo avanti".
 
Un pessimo accordo
Partiamo dicendo che l'accordo è sicuramente pessimo per i lavoratori metalmeccanici, peggiora persino quello precedente del 2012, che allora la Fiom si era rifiutata di firmare e aveva tanto criticato. Innanzitutto, resta tutta la parte normativa del precedente contratto: derogabilità, straordinario obbligatorio, flessibilità e restrizioni sulla malattia. Inoltre, vengono introdotte nuove regole peggiorative per quanto riguarda l'applicazione della legge 104 (assistenza ai parenti disabili) e l'inquadramento lavorativo. In secondo luogo, non è stato concesso di fatto nessun aumento salariale. Viene, infatti, introdotto un sistema estremamente variabile per definire gli aumenti salariali previsti dal contratto, che saranno calcolati in automatico a metà anno sulla base dell'indice Ipca dell'inflazione reale (ad oggi sarebbero "stimati" in circa 51€ di aumento), con la possibilità per i padroni di riassorbire eventuali aumenti salariali di una futura contrattazione aziendale. A ciò va aggiunto il fatto che il premio di risultato è divenuto totalmente variabile ed è legato quindi ad indici di produttività che implicano aumento dell'orario di lavoro e peggioramento delle condizioni di vita dei lavoratori. Si capisce bene quindi come gli aumenti non siano garantiti per tutti: se un lavoratore percepisce dei premi concordati in azienda, questi verranno sottratti dalla cifra calcolata per l'aumento. In pratica il contratto nazionale diventa una sorta di scala mobile al contrario, utile solo alle tasche dei padroni.
Parte del salario, per arrivare a quota 93€, cifra propagandata dalla segreteria della Fiom come reale aumento ottenuto, sarà invece erogato in welfare aziendale e sanità integrativa (nell'ambito del processo di smantellamento di stato sociale e sanità pubblici), con diversi benefit tipo buoni carburante e buoni carrello che riportano all'epoca in cui il lavoratore veniva pagato in natura... Se come ciliegina della torta aggiungiamo l'applicazione totale dell'accordo "vergogna" del 10 Gennaio (sulla rappresentanza sindacale), chiudendo ad ogni residuo spazio di democrazia in fabbrica, si intuisce da subito che questa intesa determina la fine del contratto nazionale collettivo così come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi, cioè uno strumento che limitava l'azione di ogni singolo padrone e (infatti i lavoratori negli anni Sessanta e Settanta dovettero organizzare dure lotte molto per conquistarlo).
 
Le responsabilità della direzione Fiom
I padroni hanno centrato il loro obiettivo: rendere sempre più ricattabili i lavoratori togliendo loro una seppur minima forma di tutela e legando il salario alla produttività. Questo contratto rappresenta di certo un'enorme sconfitta per i metalmeccanici e i lavoratori tutti, e immaginiamo che ora anche per gli altri settori si percorrerà la stessa strada (come sta avvenendo in questi giorni per i lavoratori del pubblico impiego).
Con questa firma la direzione della Fiom, nel segno di una ritrovata unità sindacale con Fim e Uilm, capitola davanti a tutte le richieste di Federmeccanica (questione salariale compresa) e chiude definitivamente una stagione di “opposizione” di facciata alle politiche padronali e dei governi. Il vero volto di Landini e della direzione Fiom, con cui hanno sempre ingannato i lavoratori, si smaschera definitivamente. Del resto, la strada era già stata tracciata fin dalla questione del contratto aziendale di Fca (ex Fiat) sottoscritto da Fim e Uilm, quando i dirigenti della Fiom si dissero contrari al contratto, ma poi rinunciarono alla lotta.
 Il segretario generale Landini in realtà ha sempre saputo da che parte stare. Al di là delle parole e delle arringhe – che hanno ingannato molti lavoratori – Landini e la burocrazia Fiom si sono sempre rifiutati di mettere in campo un’azione conflittuale e di lotta di ampie dimensioni. Per difendere gli operai bisognava mobilitare i lavoratori, arrivare allo scontro di classe duro, verificare i rapporti di forza in campo per provare quantomeno a respingere le proposte dei padroni e costringerli a fare dei passi indietro. Si è scelta evidentemente un'altra strada: Landini ha preferito riallinearsi col resto della dirigenza della Cgil, sacrificando gli interessi dei lavoratori per i probabili futuri scranni dorati nell’apparato del più grande sindacato italiano. Anche Fim e Uilm hanno gravi responsabilità, ma questo già si sapeva: le loro direzioni avevano capitolato molto prima, come dimostra la già citata vertenza Fca, tanto che la stessa dirigenza Fiom, che ora si vanta di aver ritrovato intesa e unità con loro, le aveva definite filo-padronali.
 
Gli operai devono respingere questo accordo nelle fabbriche e nelle piazze
Ora i lavoratori saranno chiamati a giudicare questo accordo con voto segreto il 18-19-20 dicembre. I lavoratori col loro voto possono dare un segnale forte, possono dimostrare a questi burocrati, interessati più alla loro carriera che ai reali interessi della classe, che non si gioca sulla loro pelle. Pertanto invitiamo gli operai e i delegati in fabbrica a non farsi ingannare dalle lusinghe dei propri dirigenti sindacali e spiegare ai loro colleghi e colleghe come stanno realmente le cose, mettendo in risalto nelle varie assemblee che si terranno nei prossimi giorni tutti gli aspetti negativi di questo accordo, dando una chiara indicazione di voto contrario.
La battaglia per il No al contratto va organizzata con comitati di lotta e accompagnata e seguita da un rilancio delle mobilitazioni unitaria dei lavoratori di ogni settore, tutti colpiti direttamente o indirettamente da questo attacco. Trasformiamo questa vergognosa capitolazione delle burocrazie sindacali in un'occasione di ripresa delle mobilitazioni contrattaccando i padroni e il loro governo.
 
Lavoratori e lavoratrici metalmeccanici: votate no!
Riprendiamo la mobilitazione per un giusto contratto dalla parte dei lavoratori!
 
 
 
(*) Operaio Fiom. Dipartimento sindacale Pdac
 
 
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